Redazione FederNotizie per tutti Quaderni Formulario Numeri Precedenti Contact Cerca Home
Inserti di FederNotizie Anticipazioni del numero in corso Anni 2011-2002 Anni 2001-1993 Anni 1992-1988

Motore di Ricerca

 

novembre 2009

 

 

sommario

 

download numero di novembre.pdf

 

 

 

Corsivo redazionale


Il discorso del presidente di Federnotai al Congresso Nazionale

di Ignazio Leotta



Congresso Nazionale … a ruota libera


Tornando a casa … 2009

di Grazia Prevete

Curiosa intitolazione

di Gian Franco Condò

“Franza o Spagna …”

di Luciano Guarnieri

La rappresentatività negli organi direttivi del notariato

di Michele Ferrario Hercolani

Com’è triste Venezia

di Franco Treccani

…Zip

di Maria Nives Iannaccone



Iniziativa di Federnotai in vista del rinnovo delle cariche degli organi istituzionali

di Ignazio Leotta

Un notaio parla a tanti commercialisti

di Aniello Calabrese



Argomenti


Il diritto di commutazione nella successione testamentaria

di Aldo Renta

Benefici fiscali prima casa, comunione legale ed abuso del diritto

di Fabio Valenza

Possibili “oggetti sociali” per le holding

di Filippo Zabban



Bungee Jumping

di Maria Teresa Schettino



Attività sindacali


L’annuale “Festa dei Lustri” della Associazione sindacale Emilia-Romagna

di Maria Nives Iannaccone

Verbale dell’assemblea dei delegati del 26 settembre 2009

a cura di Carlo Munafò



Una facile risposta a una domanda ricorrente

dalla Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Corsivo redazionale

 

 

“CALMA PIATTA A VENEZIA”: questa era la frase, con tutte le sue possibili varianti, che più spesso si ascoltava durante il Congresso Nazionale che si è tenuto fra il 21 ed il 24 ottobre scorso. Ci si riferiva ad una assise annuale senza particolari momenti da ricordare, addirittura, secondo alcuni, decisamente noiosa, come è stato sostenuto anche sulla lista sigillo nei giorni seguenti.
C’è del vero: non ci sono state particolari polemiche; non si è assistito a quegli scontri verbali a cui ci avevano abituato i precedenti due Congressi (Fiumicino e Firenze) e l’assemblea plenaria finale è scivolata via come olio sull’acqua.
Ma c’è anche molto di falso in quella affermazione: siamo infatti convinti che questo Congresso abbia avuto molti momenti politicamente importanti e molti risvolti meritevoli di attenta riflessione futura.
Anzitutto meriterà molta attenzione nel futuro prossimo (e comunque prima del Congresso dell’anno venturo) la struttura stessa di questo nostro incontro annuale, la sua durata, la sua organizzazione, il suo regolamento. Il Congresso di quest’anno, per questi aspetti, è stato una “cartina di tornasole” di straordinaria efficacia perché ha evidenziato molto chiaramente tutti i difetti (ed i pochi pregi) dell’attuale impostazione.
Così come è immaginato il Congresso è troppo lungo: non ci tragga in inganno il numero molto elevato degli iscritti: molti hanno frequentato i primi giorni e non gli ultimi, e molti hanno fatto esattamente il contrario. Pur in un periodo di lavoro in forte calo, allontanarsi dallo studio per tre giorni lavorativi (per alcuni, lontani, addirittura quattro) ed occupare anche una parte di week-end tradizionalmente destinato allo studio di qualche pratica più complessa, è troppo oneroso, lo si ripaga troppo prima e dopo, ed insomma … toglie la voglia di partecipare o perlomeno di partecipare attivamente e per tutto il tempo.
Ancora: è troppo decentrato: le città d’arte, e Venezia in particolare, sono bellissime da vedere, ma scomode per questo tipo di manifestazioni: più difficili da raggiungere, più difficili da “vivere”: la localizzazione migliore è sicuramente Roma (o, al massimo, Milano).
Ancora più in generale è forse giunto il momento di riflettere se non sia il caso di staccare il “Congresso vetrina” dal “Congresso di verifica di politica interna”. La soluzione è tutt’altro che facile, ne siamo ben consci ed abbiamo ben presenti tutti i risvolti del problema; tuttavia, anche per gli enormi costi che l’evento ormai genera, è il caso di provare ad immaginare un Congresso annuale con il Ministro, gli invitati, i forum e quant’altro, magari itinerante e scenografico, ed uno, forse anche biennale, svolto rapidamente in due giorni (venerdì e sabato?) a Roma.
Infine un attento ripensamento merita anche la presenza così ingombrante della Cassa Nazionale del Notariato nel Congresso. Non succede in alcun altro congresso di categoria. Benissimo l’intervento del presidente del consiglio di amministrazione insieme al presidente dei pensionati, al presidente di Federnotai, dei giovani notai, dell’Accademia, etc., ma una mezza giornata di forum e due lunghi discorsi hanno ancora senso? Si faccia, magari ogni tre anni, un Congresso della Cassa Nazionale dove il presidente del CNN rivolga solo un saluto di quindici minuti …
Un’altra grande riflessione meriterà la conduzione dell’assemblea plenaria. Ci siamo accorti tutti di come l’attuale regolamento debba essere necessariamente rivisto, per i tempi (troppo stretti) e per i modi (troppo “ingessanti” anche se avessimo avuto un ufficio di presidenza più “duttile” di quanto non sia stato quello di quest’anno). Parlare dell’assemblea plenaria ci porta subito ad un'altra considerazione: molti colleghi si lamentavano dei tempi strozzati dedicati all’assemblea, della impossibilità di parlare compiutamente di tutti i nostri problemi, di discutere davvero della politica di categoria, e così via.
E noi siamo perfettamente d’accordo.
Ma gli ordini del giorni presentati erano, se non sbagliamo, dodici in totale: tre erano stati presentati da Federnotai; tre dalla Associazione Sindacale dei Notai della Lombardia; due dal Comitato Regionale Lombardo. Se non ci fossero stati questi, di cosa si parlava? Dove erano i “contestatori”, quelli che in lista sigillo si definivano “la maggioranza del notariato” che avrebbe messo in crisi la politica dell’attuale CNN, avrebbe portato avanti idee del tutto diverse, avrebbe fatto proseliti e finalmente avrebbe denunciato tutti gli errori della consiliatura che sta per finire? Si fa presto a lamentarsi, ma poi bisogna operare in prima persona, spendersi, mettersi in gioco! L’evolversi del dibattito interno merita quindi di essere ripensato e rivisitato.
*****
Quanto a quelli che definivamo “momenti politici importanti” non sono certo mancati a Venezia.
L’intervento del Ministro Alfano non è stato affatto di circostanza o di cortesia: ha svolto considerazioni di stima nei nostri confronti e si è preso precisi impegni che non sarà facile per lui non rispettare. I forum, tutti, anche quello della Cassa, e la “lectio magistralis” sono stati di rilevante interesse con l’intervento di personaggi di grande valore, importanza e carisma. La visibilità sui giornali ed i media in generale è stata assolutamente soddisfacente.
Tutti gli intervenuti: i professori, i rappresentanti di Confindustria e delle Piccole e Medie Imprese, il presidente dei Consumatori, e così via, tutti hanno affermato con forza il valore del notariato e l’insostituibilità del nostro ruolo: veniva persino da chiedersi: “… dove sta l’inghippo?”
I tre discorsi del presidente Piccoli sono stati altrettanti momenti importanti per la politica del notariato. La rivendicazione dell’operato del “suo” Consiglio Nazionale sottolineata da parte dell’assemblea di inaugurazione con una interminabile ovazione non può non considerarsi un momento significativo del Congresso. (Al proposito un solo rilievo, per non venir meno al nostro ruolo anche di coscienza amica ma critica quando occorra: era il caso di parlare davanti al Ministro ed ai giornalisti –che l’hanno subito ripreso nei loro articoli- dell’ “avidità di tanti notai difficile da estirpare?” Non era meglio riservare l’inciso all’intervento “interno” del venerdì?) Ed anche gli altri due discorsi: quello appunto del venerdì e quello di chiusura del Congresso, nel corso dei quali il presidente, oltre a … togliersi qualche sasso (proprio sasso non sassolino) dalle scarpe, ha anche risposto con puntiglio, precisione ed orgoglio alle varie critiche, sono stati momenti di sicuro politicamente importanti, indipendentemente dal fatto che si condivida o meno la linea politica espressa e giustificata. Ed anche qualche aspetto apparentemente di solo gossip: i non applausi di qualche collega importante e gli applausi solo quando veniva inquadrato di un altro collega importante, anche questi, a modo loro, sono stati  momenti “politicamente” interessanti.
*****
Al Congresso c’era, immanente, un grande “convitato di pietra”. Si tratta delle elezioni del prossimo febbraio per il rinnovo degli organi istituzionali.
Non se ne parlava mai in maniera ufficiale, ma se ne parlava ovunque nei corridoi, negli incontri amichevoli, durante i pranzi e le cene, nelle passeggiate verso la sede dei lavori.
A noi piace la chiarezza e la trasparenza e quindi noi, qui, invece, ne parliamo, anche a beneficio dei colleghi che non erano a Venezia.
C’era chi diceva che il prossimo presidente non potrà che essere scelto fra i cinque colleghi che non scadono e che quindi possono restare per un’altra consiliatura ed ognuno aveva pronta la propria “classifica” ed “identikit” dei cinque per decidere quale fosse il migliore.
C’era invece chi dava per certo che il prossimo presidente sarà Giancarlo Laurini ed allora il contrasto era fra chi riteneva questa una scelta valida per l’esperienza, l’abilità politica ed il carisma del personaggio e chi affermava che “le minestre riscaldate sono sempre acidule”.
Ancora una larga parte era sicura che il prossimo presidente sarà Francesco Attaguile ed in questo caso la contrapposizione era fra chi riteneva che, trattandosi di persona seria e corretta, mai effettuerebbe quel “salto della quaglia” bocciato da un ordine del giorno a larghissima maggioranza di Firenze e chi invece, ritenendolo comunque un abile politico, come appunto fanno i veri politici, di quell’ordine del giorno si disinteresserebbe.
A noi questi discorsi non appassionano.
A noi appassiona la larghissima condivisione che ha avuto l’ordine del giorno n.8 che invitava i candidati a presentare la propria disponibilità per tempo, con chiarezza e trasparenza, rispondendo alle domande messe in lista da Federnotai (e che pubblichiamo anche su questo stesso giornale) e da chiunque altro ritenga di farne, ed esponendo le proprie convinzioni non in modo fumoso e generico ma schierandosi nettamente sui principali problemi “notarili” del momento.
L’abbiamo più volte detto: come ci piacerebbe che in ogni zona ci fossero almeno due contendenti portatori dei due classici modi diversi di vedere la politica del notariato! Così ci conteremmo davvero e così l’autorevolezza del prossimo CNN sarebbe fortemente supportata e valorizzata.
Per parte nostra non mancheremo nel numero di gennaio ed anche, dopo le elezioni, nel numero di marzo, di rendere noto a tutti, facendo nomi e cognomi, quali candidati abbiano rispettato quell’ordine del giorno e quindi quell’elementare principio di chiarezza e trasparenza e quali abbiano operato nel vecchio, superato, modo del passaparola semi-segreto.

 

 

IL DISCORSO DEL PRESIDENTE DI FEDERNOTAI
AL CONGRESSO NAZIONALE


Pubblichiamo il testo dell’intervento preparato dal presidente di Federnotai Ezio Leotta per il Congresso di Venezia. I tempi stretti e la necessità di toccare qualche argomento diverso per rispondere a sollecitazioni di oratori precedenti, hanno poi fatto sì che il discorso pronunciato sia risultato leggermente diverso da quello preparato.


Un ringraziamento al Presidente del Congresso, un saluto affettuoso al Presidente del Consiglio Nazionale e a tutti i consiglieri, al Presidente del Consiglio di Amministrazione della Cassa, ai consiglieri e ai Sindaci, un saluto particolarmente cordiale alle Colleghe e ai Colleghi presenti e un ringraziamento agli organizzatori di questo congresso alla cui fatica dobbiamo il buon esito della manifestazione di questi giorni.
Prima di cominciare permettetemi di esprimere un pensiero di ricordo alla memoria del Collega Paolo Meale, Presidente dell'Associazione dei Notai in pensione che ci ha recentemente lasciati.
Tutti voi ricorderete il Collega che da diversi anni da questo palco portava all'assemblea il saluto dei Colleghi pensionati e ne rappresentava le esigenze.
Io ho avuto anche la fortuna di frequentarlo all'interno del Comitato Organizzatore dei Congressi e ne ho apprezzato le doti di garbo, saggezza e signorilità che voglio qui ricordare rendendogliene testimonianza.
======
Per me questo è il primo Congresso che vivo da Presidente di Federnotai, e, nonostante ne  abbia frequentati tanti, farlo adesso da Presidente di Federnotai, da Presidente di una istituzione non secondaria del notariato mi da una certa emozione inevitabile per chi ha la responsabilità di rappresentare una parte importate del notariato italiano.
E quando qui dico una parte del notariato non voglio intendere una parte differenziata e diversa da un'altra, voglio intendere soltanto che non ho, come nessuno di chi mi ha preceduto in questa carica, ha mai avuto, la presunzione di rappresentare tutto il notariato. Anzi ... so benissimo che molti di voi non vogliono essere rappresentati da Federnotai, so anche che molti altri guardano a Federnotai con freddo disinteresse, ma so anche che molti altri riconoscono in Federnotai un ruolo fondamentale per la crescita del notariato, e so anche che altri ancora hanno speso tutte le loro energie nell'interesse di Federnotai. Io appartengo a quest'ultima categoria, ma il mio discorso è indirizzato a tutti, anzi forse è indirizzato di più ai primi, a quelli che non amano Federnotai.
Mi sbaglierò ma sono da sempre stato convinto che chi non apprezza Federnotai è perchè non la conosce, è perchè ne ha una visione distorta, inevitabile conseguenza di qualche pregiudizio, una valutazione spesso fatta dai "sentito dire", talvolta dando eccessivo peso a qualche eccesso che pure c'è stato, ma che va inquadrato nell'ambito della vivacità del confronto, della passione per le idee, della polemica politica.
Polemica politica che Federnotai ha sempre coltivato con lealtà e trasparenza senza tentennamenti, forse anche senza spiccate capacità di mediazione ritenendo che il suo ruolo fosse sempre quello di guardare avanti anche precorrendo i tempi e senza preoccuparsi d'altro che della bontà delle proprie idee. Ma questo non tutti lo sanno.
Allora vorrei spiegare brevemente che cos'è Federnotai e per essere più chiari forse è bene dire che cosa non è Federnotai. Molti di voi sono convinti che Federnotai sia una sorta di partito politico, una specie di congregazione in cui per essere ammessi bisogna quasi fare un giuramento, in cui è obbligatorio seguire una linea o posizioni già definite. Nulla di più sbagliato: Federnotai non è un partito politico, non è una congregazione che ha un credo predefinito cui tutti devono uniformarsi, per partecipare ad essa non bisogna fare altro che essere capaci di avere autonomia di giudizio, passione per il notariato, capacità di confronto con gli altri e rispetto per le opinioni altrui.
Questo è stata ed è Federnotai: una pattuglia di idealisti, e interessa poco quanti siamo. Non siamo tantissimi ma più di un terzo del notariato non è poco. Siamo meno della metà ma non ci sentiamo una minoranza, non siamo una opposizione e soprattutto non siamo una minoranza che vuole crescere per diventare maggioranza e prevaricare gli altri. Certo, vogliamo crescere ma non per contare di più, vogliamo crescere per fare meglio, per capirvi di più e per rappresentarvi di più e meglio.
Certo lo spirito libero che da sempre ha animato Federnotai, l'assenza di responsabilità istituzionali tipica delle associazioni libere, hanno portato Federnotai a non doversi preoccupare direttamente della gestione del "quotidiano notarile" ed essa ha dedicato le proprie energie ad approfondimenti ideali, a idee nuove, a progetti innovativi prescindendo forse dalla loro concreta realizzabilità. Intendiamoci questo, alla nascita di Federnotai e per molto tempo è stato indispensabile, senza questo slancio verso gli ideali, verso quello che, talvolta, può essere l'utopia, Federnotai non sarebbe cresciuta come è cresciuta. Se Federnotai non avesse sempre guardato avanti, non avrebbe fatto le esperienze che ha maturato, non avrebbe, anche dagli insuccessi,  maturato esperienze ed esigenze di concretezza. Ed ecco il punto la CONCRETEZZA. La giunta che io presiedo si è posta una priorità su tutte: quella di realizzare concretamente le proprie idee. Senza voler sottolineare meriti, cosa che sarebbe inopportuna e quasi sgradevole, è però sotto gli occhi di tutti che Federnotai ha sempre precorso i tempi nel ragionare di notariato e nel proporre innovazioni (per ricordarne alcune:  attenzione verso l'immagine esterna del notariato, rapporti con i consumatori, gli opuscoli sul mutuo e sul preliminare sono idee che abbiamo coltivato e realizzato già negli anni '90, collaborazione e sinergie con la pubblica amministrazione; voglio ricordare il rapporto di collaborazione col Comune di Milano in virtù del quale a fronte della comunicazione dei dati rilevanti ai fini ICI da parte dei notai, ci è stata data la possibilità di consultare la banca dati del Comune in ordine ai dati dello Stato Civile, ai rapporti patrimoniali tra i coniugi, convenzione questa che fu formalizzata già nel 2000). Federnotai dicevo è sempre stata "avanti" spesso tanto avanti da essere fraintesa. Io sono convinto che un'idea, un progetto, pur apprezzabile, se viene portato avanti in un momento inopportuno perde di pregio e rischia addirittura di diventare sbagliato. Io sono fermamente convinto che sono arrivati i tempi perchè Federnotai senza rinunciare ai propri slanci in avanti, senza rinunciare a guardare da subito al futuro, debba anche capire che cosa è realizzabile subito e impegnarsi per realizzarlo e per fare questo pur senza rinunciare ai principi di fondo saremo capaci di mediare le nostre idee, per trovare comunanza di intenti e progetti largamente condivisi. Sono convinto che questo è il tempo in cui piuttosto che fare due passi avanti da soli è meglio farne uno ma tutti insieme. TUTTI INSIEME. E questa è un'altra priorità che si è data la giunta di Federnotai: LA COESIONE. Noi siamo una categoria di eccellenza, secca quasi doverlo dire a sé stessi, ma in effetti è obiettivamente così. Siamo una categoria di eccellenza. Siamo anche una categoria di cinquemila professionisti in tutto il territorio nazionale sicuramente la meno numerosa tra le professioni intellettuali, eppure siamo, e quello che è peggio appariamo all'esterno, come la categoria professionale più divisa. Questo è un paradosso di cui tutti noi siamo consapevoli: che tutti riconosciamo essere un limite insopportabile per il nostro progredire, eppure ciascuno di noi fa poco o niente per evitare di accentuare situazioni di divisione. E dimostriamo un'ottusa incapacità di capire che una categoria come la nostra, poco numerosa, dislocata in maniera ordinata sul territorio, che svolge un compito, un ruolo, una funzione indispensabili per il Paese se solo riuscisse a individuare elementi di unità e non di divisione sarebbe una categoria con la giusta forza per affermare all'esterno di sé l'importanza e l'imprescindibilità della propria funzione.
Il nostro paese è un paese molto particolare, differenziato che vive realtà sociali ed economiche diverse. Un paese che ha economie che viaggiano a velocità differenziata nelle diverse aree del paese.
Questa diversità non può non comportare esigenze diverse anche nell'operare quotidiano delle imprese, delle professioni e del notariato. Ma dobbiamo essere capaci di vivere e gestire questa diversità non come un limite, non come un elemento di frattura e divisione, ma come una risorsa, una ricchezza di esperienze che, con consapevolezza, deve aiutare ad immaginare un modello di notariato che sia migliore per tutti, più moderno, più vicino alle esigenze della gente. Bisogna fare tesoro delle diverse realtà in cui operiamo per elaborare un'idea di organizzazione del notariato capace di essere  al passo coi tempi, attenta ed efficiente, rafforzata nel proprio ruolo di garante della legalità, un notariato utile a tutti, anche e soprattutto a chi notaio non è. E ci piacerebbe che i singoli rappresentanti dei vertici istituzionali dessero concreta attuazione a questi principi. Ci piacerebbe che ciascun consigliere nazionale, una volta eletto dalla propria zona, si sentisse, davvero, rappresentante di tutto il notariato e non di una parte, grande o piccola che sia. Ci piacerebbe che la provenienza geografica di ciascuno serva sì a rappresentare realtà diverse, ma rappresentarle come una risorsa, un modo per arricchire il dibattito e rendere più ampia la ricchezza delle esperienze. Ci piacerebbe che il loro impegno non diventasse mai tutela di interessi particolari in contrapposizione con altri interessi particolari. Ci piacerebbe che la loro attività si manifestasse sempre in armonia con gli interessi generali di tutto il notariato.
========
Per essere concreto voglio almeno accennare  ad alcuni problemi specifici.
Uno e per primo su tutti: la riforma complessiva dell'ordinamento. E' un vecchio cavallo di battaglia di Federnotai, è quasi un tormentone che si ripresenta ad ogni occasione. Certo,  immagino già le obiezioni, i tempi non sono quelli adatti, si rischia di subire attacchi imprevedibili, ma dobbiamo renderci conto che l'ordinamento attuale per più di una ragione non regge più il passo coi tempi e va rivisto nel suo insieme. Va rivisto nella tariffa, non per fare un discorso corporativo, non per avviare recriminazioni di tipo economico ma perchè abbiamo una tariffa vecchia nel suo impianto, vecchia nella sua idea ispiratrice, vecchia nella sua concezione di fondo. Noi diciamo sempre in ogni sede che siamo la categoria professionale meglio attrezzata per sostenere l'ammodernamento anche informatico della nostra attività e della Pubblica Amministrazione. Noi lo diciamo perchè è vero. Siamo un modello a cui le altre professioni e i notariati degli altri paesi guardano con stupore ed ammirazione. Ormai da anni buona parte del nostro lavoro che precede e che segue la formalizzazione degli atti viene fatta per via telematica eppure ci facciamo ancora pagare un euro a pagina come i tipografi. Questa è una tariffa che noi stessi abbiamo difficoltà ad applicare, che all'esterno è indifendibile perchè manca di quel minimo di requisiti di chiarezza, di trasparenza e di comprensibilità che dovrebbero essere l'idea ispiratrice di qualunque attività i cui effetti si ripercuotono verso l'esterno. Abbiamo bisogno di una tariffa chiara, trasparente, semplice nella sua applicazione, spendibile verso l'esterno.
Ancora: l'organizzazione dei distretti: non è possibile che sul territorio nazionale esistano distretti con quattordici notai (sulla carta, di fatto talvolta anche dieci) e distretti con tre, quattro, cinquecento notai e che per giunta questi distretti vengono amministrati con un numero di consiglieri che è di undici sia che il Consiglio sia di settanta o cinquecento notai, come se non si sapesse quanto è difficile governare un distretto! E abbiamo realtà in cui, facendo la media si ha un consigliere per ogni notaio iscritto al ruolo e altre zone in cui si ha un consigliere per ogni cinquanta notai iscritti al ruolo. Abbiamo poi un sistema di elezione degli organi nazionali molto particolare. Lo ricordo per sottolinearne la singolarità non per riaccendere polemiche. Dicevo che abbiamo un sistema di elezione, per esempio degli amministratori della cassa, in cui la metà dei notai iscritti a ruolo elegge due terzi dei consiglieri e l'altra metà elegge il rimanente terzo. I consiglieri così nominati, a maggioranza ne nominano altri tre. Sono sicuro che se a ciascuno di noi sottoponessero uno statuto, poniamo di una società cooperativa dove vige il massimo del sistema democratico: una testa un voto, dove si proponessero queste regole di elezione dell'organo di gestione, avremmo molte obiezioni da fare.
=====
Un accenno ai protocolli:
sui protocolli è stato fatto un lavoro notevole, sono state impegnate energie straordinarie, per quantità e per qualità. Io credo che è un lavoro che va ripreso. Certo va sottolineato l'intento di eccellenza che ne sta alla base, va eliminato qualche eccesso, va smussato qualche punto che può lasciare intendere scopi di mero controllo, va chiarito il concetto della loro vincolatività coniugandolo con la libertà delle scelte tecniche che devono rimanere rimesse alle responsabilità del singolo, ne va accentuata la valenza deontologica  ma non è un lavoro che può essere abbandonato.
========
Limiti all'attività del singolo
Ho già avuto modo di dire pubblicamente la mia opinione su questo punto. E quella che a qualcuno allora era sembrata una fuga in avanti improvvisa ed inaspettata è invece un argomento caldo, su cui già ci si confronta. Ormai non è più un tabù ed è venuto il tempo di ragionare con attenzione e senza pregiudizi anche su questo argomento. Ma bisogna ragionarci non per un intento dirigista, non per lo scopo di una redistribuzione del lavoro (cosa che contrasterebbe con l'organizzazione libero-professionale del nostro ordinamento), bisogna ragionarci per garantire quella qualità e personalità della prestazione che non possono essere conciliate con abnormi moli di lavoro, qualità e personalità della prestazione che costituiscono la nostra ragion d'essere e la cui affermazione è base imprescindibile della nostra stessa esistenza.
========
Un ultimo punto e finisco: i rapporti fra notariato e politica.
La politica, quella vera, non quella delle dichiarazioni di circostanza che pure qui spesso abbiamo ascoltato, quella delle scelte, delle decisioni che determinano e condizionano la vita del Paese, quella Politica, se guardiamo bene, non è una politica di scelte ideali, non è una politica in cui si contrappongono idee e progetti è, spesso una politica di contrapposizione di interessi. Io non voglio certo criticare la politica che rappresenta la spinta del progresso civile del paese, ma dovremo noi essere capaci di indicare alla politica decisioni basate su scelte e progetti ampi, chiari, trasparenti e in armonia con il sistema, su scelte che hanno come scopo il progresso vero della società, e non le semplificazioni di facciata, scelte che abbiano come scopo l'efficienza generale del paese e delle sue istituzioni di cui il notariato, a pieno titolo, fa parte. Il notariato è capace di perseguire spinte ideali e di indicare alla politica scelte che non siano a tutela di interessi di parte ma soluzioni e progetti generali che si caratterizzino per essere al di sopra delle parti, al di  sopra delle contese e che abbiano come obiettivo il progresso civile del paese e insieme a questo anche il progresso del notariato.
Siamo certamente capaci di farlo ma dobbiamo farlo con la forza dell'unione e non con iniziative personali ed estemporanee, consapevoli del fatto che le iniziative concrete devono spettare a chi ha avuto l'investitura di rappresentare la categoria con la conseguente responsabilità.
=====
A dispetto dell'opinione comune che vede il notaio come un professionista vecchio e che invecchia subito sotto le proprie scartoffie, la categoria notarile vive un costante e veloce cambiamento verso due elementi importanti il ringiovanimento e la femminilizzazione delle proprie schiere. Una buona parte dei notai ha meno di 50 anni, più del 25% dei notai sono donne e tra i giovanissimi questa percentuale diventa quasi paritaria rispetto agli uomini e allora io mi aspetto qui di sentire le voci delle donne e dei giovani che sono una parte, non solo numericamente significativa del notariato e a cui spetta davvero di programmare e di gestire il futuro della nostra professione.

Ignazio Leotta – presidente di Federnotai

 

 

 

 

Congresso Nazionale … a ruota libera


Come lo scorso anno dopo il Congresso di Firenze, anche dopo quello di Venezia sono pervenuti alla Redazione diversi contributi di varia natura: seri, provocatori, scherzosi.
Anche questa volta abbiamo deciso di pubblicarli tutti pur senza necessariamente condividerli.

 

 

 

TORNANDO A CASA … 2009


Tornando a casa ... in realtà ormai con i crediti formativi e i convegni che soprattutto in primavera sbocciano ovunque rigogliosi mi sembra di andare e tornare continuamente, avanti e indietro per l'Italia, ma non si può negare che tornare a casa dal Congresso Nazionale del Notariato abbia una valenza particolare.
Quindi, dicevo, tornando a casa e abbandonando con sollievo i pizzi arabescati di Venezia grondanti umidità (pare fosse il 98%, in pratica si nuotava) ripenso sorridendo allo scherzo che mi hanno  tirato alcune colleghe burlone. Figuratevi che  mi hanno raccontato, giurando e spergiurando sulla sua autenticità con l'aria seria di chi narra una verità incontestabile, che al cocktail della giornata inaugurale  improvvisamente su una pedana, che tutti credevano essere stata approntata per appoggiare cappotti, giacche e schiene stanche, sono apparse due danzatrici del ventre, sì avete capito bene, due danzatrici del ventre, che con costumi approssimativi si sono faticosamente esibite  nel silenzio attonito dei presenti! Beh,  sono stata ad ascoltare la narrazione dell'evento, ma come potevano pensare le burlone che ci potessi credere? Hanno approfittato della mia assenza  al pomeriggio inaugurale, vi prego di credere solo per motivi di lavoro e non perchè non fossi ansiosa di ascoltare gli interventi dei  maggiorenti e delle autorità varie, che ad ogni convegno danno sfogo alla  loro abilità oratoria, fantasia e sapienza! Così non saprò mai che la Città di Venezia è fiera di accogliere l'augusto consesso di notai, che tutti sono felici e onorati di essere presenti, che alcuni sono desolati di non essere potuti intervenire perchè, si sa, con lo sbarco dei marziani, le autorità supreme hanno molte cose urgentissime da fare, che i notai sono nel cuore del Ministro e di tutto il Governo e che pertanto le  campane suonano a festa ( a festa? ) per tutta la categoria. Pazienza, spero che qualcuno abbia pietà e riempia queste mie terribili lacune.
Giovedì mattina sotto un romantico cielo grigio stillante dolci lacrime (pioveva) mi avvio per questa incredibile città “San Marco?”  “Sempre dritto due ponti poi a destra” sempre dritto? Se da un campiello partono due calli parallele, quale è quella del sempre dritto?
E poi altri ponti, calli, campielli, pioggia e in piazza San Marco l'acqua alta, con le passerelle ingombre di turisti  che scattano fotografie, ci mancava anche questa!
In qualche modo arrivo al Lido dopo aver fatto nell'ordine una maratona con esercizi di step (i ponti), aver preso un traghetto ed un autobus, tempo di percorrenza quasi un'ora. Avete notato che la location dei Congressi è sempre in posti isolati, Roma su una collina all'aereoporto, Pesaro sull'autostrada,  il prossimo  forse  ad Alcatraz,  che sia per evitare la fuga dei congressisti senza dover assoldare sorveglianti armati?  La prima impressione è quella di essere in un film anni '50 su come è triste il mare soltanto un mese dopo, dopo l'estate intendo, ma non ho tempo per le rimembranze e mi  infilo subito in una serie di tubi, tensostrutture e tendoni, ormai  accessori abituali dei nostri congressi. Attraverso la sala dell'open bar dove troneggiano i thermos contenenti la “broda” cioè il caffè, anche questo accessorio abituale e ritiro il materiale congressuale, una borsa  di circa un quintale, con la quale continuo i miei esercizi ginnici mattutini (sollevamento pesi).
Nella borsa sono contenuti nell'ordine una quantità di depliants per acquistare libri giuridici in offerta speciale (codice commentato € 450), software, case, sì  ma di pregio, automobili, sì ma Maserati, abbigliamento, sì ma di lusso, caspita siamo notai, poi un'altra quantità di libri su Venezia, una ristampa di un libro sui Notai e persino un libro sui migliori Bed and Breakfast italiani e ovviamente il solito ombrello. Mi sono chiesta ma  gli ombrelli ci vengono regalati perchè piove o piove perchè ci vengono regalati gli ombrelli?   Infine trovo un elegante contenitore di cartoncino nero contenente niente di meno che un libro ponderoso sulla storia del Comitato Triveneto  dal 1956 al 2006 con allegato DVD, cosa si può chiedere di più ad una borsa di materiale congressuale?
La grande aula del Palazzo del Cinema è stracolma, tutti notai, tutti amici, specialmente ora che siamo praticamente  in campagna elettorale, vengo calorosamente abbracciata da  colleghi che non credevo ricordassero il mio nome, sono di altri distretti, non sono una possibile elettrice, ma non si sa mai ... durerà fino a febbraio, poi tornerà l'oblio ...         
I presidenti in pectore piantonano le prime file, si stringono alleanze, si dà inizio o si continuano le grandi manovre, si sussurra il nome del prossimo Presidente del Consiglio Nazionale, quelli proprio sicuri sono già 5 o 6, altri sono meno sicuri, ma probabili: forse non ricordo bene, ma  quanti possono essere i Presidenti?
Si inizia con i forum, le tavole rotonde, i nomi illustri, cerco di fare sfoggio delle mie conoscenze linguistiche non utilizzando le cuffie per la traduzione simultanea dallo spagnolo e dall'inglese: mi chiedo  perchè sottoporsi a questa fatica con il dubbio "avrò  capito tutto?”  Misteri dell'animo umano.
Sul palco fra tanti uomini magrittiani appare una figura anomala, barba e capelli lunghi, pullover e collanina, ma chi è?  Nel mio immaginario corrisponde allo stereotipo del sociologo,  ed è un sociologo, lo stesso, pensa gli scherzi del destino, che circa 10 anni fa, quale giovane di belle speranze aveva presentato ad un Congresso di Federnotai la sua ricerca storica sui notai, ricerca che presenta anche oggi,  aggiornata spero, è uno dei pesanti volumi che mettono a dura prova i muscoli dei congressisti. Siamo al forum della Cassa, il sociologo dovrebbe confrontarsi con Monsignor Pennisi. Bene, penso, sarà interessante scoprire i collegamenti fra la dottrina cattolica, la filosofia socialista e i nostri principi solidaristici. Putroppo devo essermi addormentata  nel momento migliore perchè oltre alle encicliche non ricordo altro oppure vuoi vedere che è entrato in azione di nuovo il Televoter? Sì, quello che trasporta da un posto all'altro in men che non si dica, esattamente come è successo l'anno scorso a Firenze.
Fra un forum e una tavola rotonda, frotte di notai si aggirano per Venezia nuotando per calli e campielli, occupando ristoranti e bar, sotto un cielo inclemente e una pioggia incessante, l'ideale per l'artrosi cervicale, tutti  in coda per passerelle, tutti in coda per la navetta Lido-piazza San Marco, tutti in coda sempre, già dimenticavo c'è anche lo sciopero dei vaporetti.
Finalmente siamo al clou, l'Assemblea plenaria.
Il Presidente del CNN Paolo Piccoli al suo ultimo congresso rivisita i momenti più caldi dell'attacco al notariato e rivendica il merito, togliendosi dalle scarpe sassi, sassolini e macigni, di aver condotto il notariato fuori dalle secche, non proprio integro, ma comunque in discreto stato di salute, un po' commosso,  siamo alla fine del mandato e  può finalmente riprendersi la sua vita.
Anche per il Presidente  della Cassa Francesco Attaguile è giunta la fine del mandato, rivendica il merito della buona salute del nostro patrimonio in tempi procellosi, appare commosso ed anche lui si riprenderà la sua  vita.
Così vuole il principio sacrosanto della rotazione delle cariche e così è giusto che sia.
Grazie, Presidenti e grazie anche a tutti i consiglieri uscenti per il tempo e l'impegno speso per tutti noi.
Poi il Presidente di Federnotai Ezio Leotta,  lui all'inizio e non alla fine del mandato, gente che va, gente che viene, discorso pacato, qualche unghiata, la rivendicazione della diversità del manipolo di idealisti che è FN, l'elenco degli obiettivi futuri (rimodulazione dei distretti, estensione della competenza,  modifica delle norme elettorali), l'invito ai candidati a scendere in campo numerosi e ad esporre i loro programmi o rectius le loro idee, perchè la scelta degli elettori sia consapevole (questa  sì che sarebbe una bella novità!).
Siamo così arrrivati agli ODG e qui entra in azione il Televoter, quest'anno perfidamente mutato, per votare non si deve più premere S, N o A, quest'ultima foriera di ambasce: “A sta per approvato o per astenuto?”, ma 1 o 2,  astenuto non usa più. Primo ODG sulla modifica del Regolamento Congressuale. L'ufficio di presidenza presieduto da un notaio perfetto, né giovane, né vecchio, capelli né corti né lunghi, occhiali né troppo alla moda né troppo demodè,  rigorosamente di sesso maschile, come del resto il 99,9% di tutti quelli che a qualsiasi titolo occupano il palco in qualsiasi momento,  eccezion fatta per le giovani e graziose hostess,  comunica che non sono ammessi emendamenti per ragioni che non può comunicare (Segreto di Stato o Privacy? Mah!) .
Gli animi si infiammano, in realtà la modifica peggiorerebbe il nostro confuso regolamento congressuale, strozzando la discussione in aula, su questo  sono d'accordo  quasi tutti, anche quelli che fra di loro d'accordo non sono mai, per cui a larga maggioranza viene respinto.
Gli aventi diritto al voto erano più di 1500, i votanti 1098, circa due terzi,  mi chiedo   perchè ci si iscrive ad un Congresso, si pagano € 500 più IVA e poi  non si vota?   Venezia è una città stupenda, malgrado pioggia, acqua alta, umidità,  sciami di turisti, prezzi impossibili, sciopero dei vaporetti,    ma è veramente l'unica occasione per vederla? Oppure i problemi del notariato lasciano del tutto indifferenti?    Ovvero si ritiene che le mozioni congressuali siano del tutto ininfluenti e quindi inutile partecipare? Ma se non si partecipa come si può essere influenti?
Ahimè per me l'avventura finisce qui, devo tornare a casa per motivi personali non lieti purtroppo, quindi non potrò  partecipare alle discussioni che ciascuno di noi immagina in periodo preelettorale: programmi dei candidati, riflessioni sul nostro sistema elettivo, funzioni dei nostri organi  rappresentativi, peccato non esserci!
Basta, ora devo proprio andare, ma prima di dire arrivederci  vorrei suggerire al Comitato Ordinatore: per il prossimo Congresso si potrebbbe pensare ad una location magari meno sfolgorante ma più accessibile e infine, per contenere le spese e il peso, dal materiale congressuale si potrebbero escludere alcuni libri e includere invece un paio di stivali di gomma? 

Grazia Prevete - notaio in Torino

 

 

CURIOSA INTITOLAZIONE


Al congresso di Venezia un amico, già presidente del C.N.N., mi ha detto “bisognerebbe proporre al C.N.N. di intitolare una sala del consiglio al fallimento della Lehman Brothers”.
Ho trovato la cosa divertente ma anche sintesi dei lavori congressuali.
Si può dire che la crisi abbia dominato i lavori del congresso.
Tutti ci siamo resi conto che essa ha determinato una inversione di tendenza, una virata verso quelle che sono state da sempre le posizioni del notariato e che erano state, negli ultimi anni, combattute in tutte le maniere.
Assurdo (abbiamo sempre detto e affermato soprattutto nel congresso di Pesaro) ritenere che il mercato possa essere la monade capace di risolvere ogni problema di tipo economico – sociale; assurdo pensare ad una deregolamentazione che lasci libero campo alle iniziative più azzardate; assurdo pensare a semplificazioni, in nome della libertà di concorrenza, devastanti per l’ordinamento e per i cittadini.
Certi economisti come quello ben noto ai notai ricordato da Paolo Piccoli (“comincia per G e non vi dico come finisce …”) dovrebbero riconoscere l’erroneità delle loro tesi di fronte alla enorme catastrofe economica, finanziaria e sociale che sta squassando il mondo.
Sembra brutto dirlo, ma la crisi, se ha inciso economicamente sui notai e sui loro dipendenti, sembra aver avuto un effetto positivo dal punto di vista politico: viene di nuovo riconosciuto il ruolo fondamentale del notaio, vengono rivalutati gli istituti di civil law, viene riaffermata la validità dei nostri sistemi di pubblicità (si veda l’intervento dell’economista De Soto al congresso).
Purtroppo continuiamo ad essere autoreferenziali, poco o nulla si fa per abbattere certe enormi concentrazioni di lavoro presenti in tutti i distretti senza distinzione tra nord e sud, sempre più spesso (ma la cosa dura impunita da decenni) si sente parlare di tangenti in varie forme pagate a mediatori e procacciatori vari.
A tutto quanto fin qui detto si ricollega la posizione da sempre affermata e rivendicata nel congresso da Paolo Piccoli: la sua posizione di dialogo e non di contrasto muro a muro con ordini professionali, istituzioni, politica; la sua tenacia nel combattere una battaglia dura all’esterno e dura all’interno; la sua capacità, con i consiglieri che stavano con lui, di perseguire una linea che ha finito col dimostrarsi vincente.
Di fronte a devastanti proposte (si pensi alla pretesa degli avvocati di estendere la loro competenza al campo immobiliare) il notariato ha “perso” (ma in realtà a me sembra che la perdita sia stata, almeno per ora, molto limitata nei numeri) solo i trasferimenti di quote di srl, se dimentichiamo la perdita delle autentiche degli autoveicoli e delle cancellazioni ipotecarie.
A me piacerebbe molto che i “consiglieri dissidenti”, riconoscessero la validità delle tesi del loro Presidente.
Il Forum del CNN è stato interessante, anche se alquanto utopistiche mi sono sembrate certe affermazioni sui global legal standard (l’umanità non è nemmeno in grado di bloccare l’armamento atomico e di evitare le guerre!); di estremo interesse sono state le relazioni sulla conciliazione cui il Notariato dovrebbe dedicarsi con più attenzione.
Non mi è piaciuta per nulla la conduzione dell’assemblea, come per nulla mi è piaciuta la proposta di Federico Biondi sulla presentazione anticipata degli ordini del giorno da proporre all’assemblea: se la proposta è stata fortunatamente respinta, ha fatto però emergere la necessità di una revisione del regolamento dei Congressi cui potrebbe dedicarsi anche FederNotai con una proposta completa.
Poco o nulla comparso nelle discussioni dell’assemblea ma molto presente nei discorsi dei notai, è stato il tema delle prossime elezioni del CNN e del Consiglio di amministrazione della Cassa.
Spiace dirlo, ma il Notariato sembra contrario a rendere le elezioni dei suoi organi istituzionali, più trasparenti, democratiche, fondate sulle idee e sul confronto delle idee, piuttosto che su calcoli, manovre, restaurazioni, accordi poco chiari.
La prova migliore della cattiva volontà del Notariato è il fallimento dei tentativi di FederNotizie di provocare un incontro tra i presidenti dei Comitati Regionali per incentivare una pluralità di candidature e, quindi, un confronto di idee e di programmi.
Purtroppo si sente dire di attuali consiglieri della Cassa che vorrebbero entrare nel CNN; purtroppo si sente parlare di possibili candidature di persone di meriti e valore indiscussi che già hanno ricoperto nel passato cariche istituzionali: a mio parere, si dovrebbe lasciare spazio ai più giovani ed evitare di vestire i panni di salvatori della patria; purtroppo si sente dire di accordi e pressioni poco accettabili.
Il metodo di elezione del consiglio di amministrazione della Cassa e del CNN deve essere radicalmente cambiato ma, torno a ripeterlo, si potrebbe cominciare col cambiarlo nei fatti con una pluralità di candidature e di programmi che potrebbero essere coordinate in tutte le regioni d’Italia, in modo da delineare un organo caratterizzato da omogeneità di idee e di programmi.

Gian Franco Condò

 

 

“FRANZA O SPAGNA …”


“Franza o Spagna purché se magna” potrebbe essere il simbolo dell'assemblea al Congresso di Venezia.
Tanti segnali purtroppo mostrano essere questo il prevalente interesse della platea dei notai intervenuti.
Rappresentativo tra tutti è quel notaio del distretto di Siena che si è definito "bandito tra i banditi".
Ciò che denota il parterre del Congresso di Venezia è la più assoluta noncuranza dei valori di legalità e rispetto delle regole nell'ambito della categoria, malgrado ci si riempia la bocca di categoria di eccellenza e di categoria che difende il cittadino quale tutore delle regole e della legalità.
Quando si tratta non di interessi altrui ma dei propri allora il notaio peones mostra il suo lato oscuro, caratterizzato da avidità e pavidità come ha sottolineato anche Paolo Piccoli, e manda in soffitta ogni criterio di rispetto dei più elementari diritti di democrazia e di rappresentatività nell'ambito della scelta degli organi di rappresentanza della categoria.
Conservazione e ancora conservazione, paura del cambiamento e di ogni prospettiva che possa produrre qualche riforma dell'attuale sistema strutturale della categoria.
L'importante è tornare tranquilli alle proprie sedi, dedicarsi ai propri affari, rinunciando al minimo sforzo intellettuale ed etico inteso al miglioramento del sistema notariato.
Spiace dover constatare ancora una volta, prima ancora di un soprassalto di onestà intellettuale, la mancanza di un minimo di stile e di rispetto per le ragioni degli avversari.
Questo non può che indurci a cercare altre vie, ad esempio politiche, per tutelare i nostri legittimi ed irrinunciabili interessi di natura civile ed economica.

Luciano Guarnieri

 

 

LA RAPPRESENTATIVITA’
NEGLI ORGANI DIRETTIVI DEL NOTARIATO


L’editoriale di questo numero pone in evidenza gli elementi positivi dell’ultimo Congresso, nonostante i molti punti critici. Tra questi ultimi, a mio parere rientra la bocciatura dell’O.d.G. relativo alla modifica del sistema elettivo del Consiglio di Amministrazione della Cassa, proposto da Luciano Guarnieri.
Già nel Congresso dello scorso anno era stato respinto un O.d.G. su un tema analogo, che prevedeva una maggiore democraticità nel rapporto tra elettori ed eletti, nella nomina del Consiglio Nazionale (anche se rimane qualche perplessità sull’esito della votazione, per le modalità di computo degli astenuti).
La questione della rappresentatività potrebbe quindi considerarsi chiusa, essendo stata disattesa per due Congressi di seguito una analoga istanza. Ritengo opportuno, tuttavia, tenerla viva e porre alcune considerazioni e interrogativi, con l’auspicio che qualcuno li raccolga e si apra un dibattito. Gli ordini del giorni sono migliorabili, possono avere un’evoluzione che porti ad una approvazione, successivamente ad una prima bocciatura.
Nel corsivo del maggio 2008, si è posto in luce il grave “vulnus” democratico all’interno dei nostri organi direttivi, in cui chi rappresenta il 52% arriva a contare solo il 33%, e chi rappresenta meno del 50% arriva a contare il 67%. E si è evidenziato che questa sproporzione diventerebbe ancora maggiore, in seguito alla revisione della tabella (anche se oggi, le sorti della revisione straordinaria appaiono incerte).
Per me “giovane” notaio appare naturale l’esigenza di una rappresentatività su base democratica degli organi di governo, ma vorrei svolgere una riflessione distaccata,   non sulla base di emozioni personali.
Queste sono le critiche che ho colto, nel corso dell’ultimo dibattito congressuale e negli scambi d’opinione coi colleghi: il sistema ha funzionato bene fino ad oggi, perché cambiarlo, ci sono problemi più urgenti; l’attuale criterio di elezione garantisce le minoranze territoriali, alcune regioni altrimenti rischiano di non avere propri rappresentanti nel Consiglio Nazionale o in quello della Cassa; esistono organi di Stati democratici in cui non sussiste un rapporto proporzionale tra elettori ed eletti, ad esempio il Senato degli USA, etc…
Queste considerazioni non mi sembrano decisive e nel complesso non convincono.
Siamo sicuri che il futuro prossimo del notariato possa essere affrontato con gli stessi strumenti del passato? Si è discusso sulla necessità di un’ampia riforma dell’ordinamento notarile e in tal senso è stato approvato un O.d.G. nell’ultimo Congresso, ed è chiaro che quello che ha funzionato più o meno bene fino ad oggi, può non esserlo nel futuro; il notariato deve adeguarsi e magari anche prevedere e anticipare le istanze di una società in rapido mutamento.
Quanto alla questione della rappresentatività delle regioni con pochi notai, mi domando: quali interessi esattamente devono tutelare i notai del Molise o della Basilicata, per esempio, che non possano essere soddisfatti dai colleghi delle regioni vicine? Ferme restando le prerogative dei singoli Distretti e l’opportunità di soluzioni diversificate, per certi aspetti, a seconda delle zone (per esempio sulle tariffe), i notai non sono espressione di interessi  geografici, si possono spostare e trasferire in ogni parte d’Italia. Esercitano una pubblica funzione su delega dello Stato in modo necessariamente uniforme. Peraltro, la rappresentatività delle “minoranze” geografiche potrebbe ben essere garantita, attraverso un correttivo nel sistema di elezione, in analogia a quello operante per le elezioni politiche fino a poco tempo fa, quando il sistema maggioritario era mitigato dal concorrente sistema proporzionale. O attraverso altri tipi di correttivi. Ai notai non mancano le competenze e la fantasia per trovarne, credo che non sia questo il problema.
Il parallelo con il Senato USA è poi fuori luogo. E’ ben vero che nel Senato siedono due rappresentanti per ogni Stato, a prescindere dal numero di abitanti.  Questo organo però si inserisce in un sistema in cui il potere esecutivo è nelle piene mani del Presidente eletto a suffragio universale sostanzialmente diretto, anche se formalmente l’elezione avviene tramite i delegati (il cui numero è in rapporto alla popolazione dei singoli Stati). Inoltre, il Senato è espressione del carattere federale, in esso i singoli Stati rappresentano interessi locali.
Un diverso paragone mi sembra più eloquente, anche se può apparire inappropriato.
I Vescovi diocesani sono investiti per natura di ampie potestà nella loro diocesi, il che equivale a dire per diritto divino. In seguito alle riforme conciliari, una schiera di prelati e teologi ha criticato il sistema delle assemblee episcopali nazionali: in esse si vota a maggioranza e la minoranza subisce una limitazione alle prerogative “divine”, per esigenze di democraticità. Ma questo sistema ha prevalso. Una considerazione interessante, con riferimento ad una Istituzione che “vanta” secolari tradizioni di assolutismo.
I notai non derivano le loro prerogative dal diritto divino ovviamente, né sono portatori di interessi particolari e territoriali, quindi questa ritrosia ad aprirsi alla democrazia va superata. L’impressione è che alla politica contraria ad una maggiore rappresentatività negli organi del notariato ci sia dietro questo pensiero: “il Nord non deve comandarci tutti” (perché al Nord ci sono le regioni con più “elettori”). Qualcuno ha tacciato di leghismo questi ordini del giorni, ma mi sembra che il leghismo sia di chi vuole mantenere il sistema elettivo attuale, in cui le esigenze di democraticità soccombono dinnanzi ai localismi. Nel notariato questo non ha senso alcuno, se non la difesa ad oltranza di posizioni di potere.
Infatti, forse è solo una questione di potere. Ma l’unica legittimazione piena e valida oggi del potere risiede nella maggioranza dell’elettorato, non in bizantine regole con il fine esclusivo di evitare che gli equilibri di fatto cambino e si spostino nel tempo. Sarebbe utile conoscere la posizione al riguardo dei prossimi candidati al C.N.N.
Sicuramente il notariato ha al momento problemi più grandi e pressanti di quello della rappresentatività, ma sarebbe un bel segnale verso l’esterno, se accompagnasse il proprio rinnovamento come ordine a regole elettive interne ispirate a maggiore democraticità.
Certo, ad assistere all’ultimo congresso, si percepisce la sensazione di una grande stagnazione. Storicamente gli enti, gli ordini, i governi non si riformano al proprio interno senza forti sollecitazioni dall’esterno. Questo corrisponde al vero, ma non sono forse avvenute queste sollecitazioni? Cos’altro si aspetta? Quanti emendamenti lulliani?
“Tutto cambia affinché tutto rimanga come era prima…”, diceva il Principe di Salina, con grande scandalo del povero inviato del governo piemontese. Verrebbe quasi da auspicare un po’ di gattopardismo, un po’ di spregiudicato trasformismo, perché qui invece nulla cambia! Faremo la fine dei Borboni dinnanzi al garibaldino Bersani?
Il notariato deve darsi una scossa, se vuole rimanere sul campo, e deve saper cogliere con tempismo gli elementi di novità che provengono dalla società e farne un elemento di forza, sfruttando le sue numerose risorse umane e intellettuali. L’alternativa è lasciarsi trascinare dagli eventi e attendere che altri raccolgano tali sfide.

Michele Ferrario Hercolani

 

 


COM’È TRISTE VENEZIA


Charles Aznavour, pseudonimo di Varenagh Aznavurjan, è un cantautore francese di origine armena (Parigi 1924) lanciato da Edith Piaf negli anni Cinquanta, melodico e dalla voce suadentemente piacevole, che ha riscosso notevole successo con canzoni del tipo “Il faut savoir”, “Tu ne tueras pas” e “Com’è triste Venezia” e che ha recentemente rinverdito i fasti del suo successo con un concerto di due ore ininterrotte tenuto a Parma.
Il Congresso di Venezia, seguìto a quelli di Riva del Garda, Roma e Firenze, mi ha richiamato i versi della melodia un po’ struggente che diceva appunto:
 “Com’è triste Venezia
Soltanto un anno dopo
Com’è triste Venezia se non si ama più
Si cercano parole
Che nessuno dirà
E si vorrebbe piangere
E non si può più…”
Ecco, il Congresso di Venezia, in esito di una stagione politico-mediatica sfavorevole e di strategie politiche forse non sempre accorte e lucide, mi è sembrato un po’ triste nel suo contenuto complessivo, così com’è triste Venezia quando piove e quando si avverte un anno dopo (il Congresso di Firenze) che la politica del proprio ruolo ha costruito poco e sembra non amarlo più tanto…
- Triste è la progressione logistica degli ultimi tre Congressi. Spero si sia trattato di una dislocazione poco propizia solo per caso e per fortuite circostanze, ma non mi risulta facile dimenticare che dal tendone lacustre e quasi sperimentale (con uscite strategiche laterali) di Riva del Garda,  siamo passati ad un albergone isolato (Mariott) fuori Roma verso Fiumicino, poi alla Fortezza da Basso, in una sala plastificata a prova di rigido “badge”, per finire da ultimo nel “Casinò” del Lido, con maggior elasticità di punteggio formativo –è vero- ma con evidente distacco dalla “terra ferma”, sull’isola di Malamocco, che per giunta di avverso concorso astrale –sciopero dei servizi pubblici- ha rischiato di trasformarsi per un giorno in una nostrana Alcatraz. Tranquilli, comunque. Siamo ormai sicuri che la prossima tornata congressuale non ci sospingerà nel Palazzo del Buon Consiglio di Trento, perché l’era di “Piccoli (allora si diceva anche, Storti e Malfatti)” sta volgendo al termine.
- Triste è stato il tempo meteorologico, che solo all’inizio (tra qualche nube incerta) e soprattutto a lavori del Congresso ormai ultimati ha saputo trasmettere ai volonterosi presenti la gioia della luminosità marina e la magìa del colorismo veneto (sull’isola di Burano), ma fin dal termine della giornata inaugurale e per tutta la durata dei lavori congressuali (non certo per volontà né dei componenti del Consiglio né della Cassa!) si è manifestato sull’alto Adriatico e sulla Laguna nella sua più uggiosa e plumbea capacità depressiva, così da far temere anche gesti inconsulti  al termine del Forum della Cassa (sulla “Caritas in veritate”).
- Triste per le buone parole, che mi sono parse molto di filosofica circostanza, è stato il saluto del Sindaco Cacciari, che come tanti -della sua e dell’altra parte politica- dicono di trovarsi in sintonia con la imprescindibile e proficua attività notarile, ma sono subito pronti e favorevoli a comprimerne le competenze e soprattutto i ricavi, in un imperituro clima di “amore (vero?) e odio (sicuro!)”.
- Triste è stato l’intervento del Presidente della Cassa, che sempre pronto a “zerbineggiare” nei confronti di qualsiasi politico, ronzante o volteggiante attorno a riunioni e Congressi, si è accomiatato dal Congresso e dal “board” della Cassa tra emozionati ringraziamenti e ripetuti indebiti sconfinamenti sugli attifici, sugli accaparramenti di lavoro e sui tetti repertoriali, nella personale prospettiva che occorra lavorare meno per lavorare tutti ed erogare quindi  minori sussidi a ristoro del patrimonio della Cassa. Tristissimo (ma in perfetta sintonia con il carattere della persona) il ruolo di relatore “elastico” per consentire la prosecuzione dei lavori nell’attesa imprecisata dell’arrivo del Ministro. Triste infine il mancato accenno (sia ad Alfano sia soprattutto a Sacconi) alla doppia tassazione delle rendite della Cassa, che invece continuano pesantemente ad incidere sul ritorno economico degli investimenti. Solo una grande autocelebrazione per la tenuta dei conti patrimoniali, non improbabile con l’innalzamento al 30% della contribuzione e per l’impegno di “taluno” di cogliere il momento opportuno per assottigliare gli investimenti azionari.
- Triste è stato il discorso inaugurale del Presidente, che  per l’ennesima volta ha elencato instancabilmente i meriti e l’elezione della nostra funzione, evidenziandone il ruolo di roccioso baluardo delle regole e del diritto nella “civil law”, passando poi in rassegna le molteplici utilità e le sapienti “penetrazioni nel sociale” del pubblico ufficiale-professionista italiano, ricordando l’imprescindibilità del rigore selettivo, richiamando l’orgoglio della funzione e del senso dello Stato, bacchettando l’avidità e la pavidità di non pochi -dimentichi della dignità notarile-, proponendo ben dieci punti “di debiti ri-formativi” al Ministro, auspicando il trascorrere quasi compiuto dell’onda anomala sfavorevole (tsunami politico-mediatico) quantunque nel timore ancora latente di un improvviso ritorno, ma soprattutto giustificando in fondo con insistenza e passione l’operato del CNN, che con rara sapienza ha saputo mantenere la barra del timone ben ferma in un mare procelloso e avverso (anche se a taluni congressisti l’operato dell’organo dirigenziale non sempre è apparso all’altezza della situazione, lucido nelle strategie e sufficientemente reattivo nella tattica, là dove ben si poteva rivendicare posizioni forse anche costituzionali durante ogni fase di imposto ripiegamento politico nelle competenze).
- Triste l’intervento del Ministro della Giustizia che nelle rinnovate sue parole di conforto al Congresso in ordine alla simpatia verso il ceto notarile ed al vigile ruolo di co-tutore della categoria nei confronti degli assalti dei “peones politici”, ha tuttavia ancora una volta riproposto la ormai assodata sua (o del Premier?) visione del mondo della Giustizia in una prospettiva assai patologica (costi penalizzanti del Ministero in ambito UE ed urgenza di snellimento del processo civile) e molto poco fisiologica (prevenzione ante-processuale delle vicende economico-giuridiche), qual è invece l’ottica in cui si muove il Notariato. Sarebbe ingrato disconoscere l’attenzione ed i meriti del Ministro, ma non è stato piacevole riascoltare (dopo Firenze) nuovamente lo stato dell’arte del processo civile (al quale per altro il notariato contribuisce non poco con lo snellimento delle procedure esecutive). Da un Ministro davvero preoccupato della fisiologia della Giustizia, dotato di tanto sorriso e di tanto trasporto nei confronti del Notariato, il Congresso avrebbe gradito conoscere piuttosto l’iter di accreditamento ordinamentale del nostro ruolo a difesa di una professione unica per garanzia della legalità.
- Triste l’intervento in video-conferenza del Ministro Sacconi che, ancora una volta è stato trattenuto a Roma da impegni più importanti e difficilmente troverà mai il tempo di intervenire ad un Congresso del Notariato.
- Triste la “lectio magistralis” del prof. Hernando De Soto, non certo per il contenuto, che è apparso a tutti subito eccellente e dotato di spunti molto interessanti, ma perché assurdamente compressa nei tempi e relegata nella dislocazione alla fine di una giornata inaugurale, “liquida”, più incline a valutazioni e considerazioni di politica interna alla categoria (di microsistema) che non tipo ordinistico generale (di macrosistema). Il tema affrontato avrebbe ben potuto e forse doveva costituire la cornice ideale del Forum seguente e ben si attagliava ad inquadrare la problematica del “global legal standard”. L’idea di brandire un frutto, una pera, per spiegare il senso ampio e profondo della relazionalità, non direttamente rilevabile nella fisicità dell’”ente”, ma strettamente correlata ad esso ed evidenziabile dal portato storico-culturale del diritto tramite la pubblicità, è stata senza dubbio geniale, quasi newtoniana per empirismo e concretezza, ma solo superficialmente colta dai coordinatori del Congresso.
- Triste anche il primo Forum, non tanto per l’indubbia sapienza e competenza dei relatori, quanto per il mancato inquadramento nella cornice giuridica della “lectio magistralis” che – come detto – ne costituiva la logica premessa. Per questo il Forum, nella sostanza, ha di nuovo posto il giurista di fronte al conflittuale dualismo Economia/Diritto, con il conseguente radicarsi nella coscienza dell’uditorio dell’imprescindibile esuberanza dell’Economia – corriva sempre e solo allo strapotere bancario, seduttore di Stati ignominiosamente tolleranti di errori anche catastrofici e pronti all’erogazione monetaria di sopravvivenza (nonostante situazioni di immorale e fantasiosa creatività debitoria da parte degli Istituti di Credito) - e con l’ulteriore conseguente progressiva consapevolezza degli astanti che mai si permetterà al Diritto di recuperare il saggio ruolo di  regolatore e disciplinatore di corrette relazioni intersoggettive (nazionali e personali), quantunque non staticamente vincolanti ma evolutivamente modificabili.
Un Forum, quindi, che si è perso nelle nebbie di una astratta legislazione di principi, tutta da venire e da impostare, dopo lo sradicamento (di Breton Wood) delle monete dall’oro.
- Triste il Forum sulla “Caritas in veritate”, nel quale è mancato completamente (forse a motivo dell’involontaria defezione influenzale del prof. Pietro Barcellona) un coordinamento sui valori e sui princìpi –sussidiarietà e solidarietà- ispiratori della teoria (enciclica) e della prassi (azione della Cassa), così da collegare con abile filo conduttore il riassunto per paragrafi dell’“amico” prelato, con l’”escursus” storico dell’eccentrico relatore e la buona pratica quotidiana del commosso Attaguile.
La fede di alcuni non è forse crollata (stante l’ormai diffuso agnosticismo), ma certo si è corroborata la laicità e ne ha tratto impulso il montante laicismo.
- Triste e moscia è stata anche l’assemblea generale, con proposte e mozioni che hanno sfiorato e sottaciuto i veri problemi di politica interna del Notariato e non hanno minimamente affrontato la strategia di fondo del Consiglio uscente e le tattiche adottate. E’ prevalsa la fermezza legalista della direzione nell’applicazione del regolamento congressuale ed è emerso quasi palpabile il disorientamento e lo scoramento politico della categoria in ordine ai fini ed alle persone da eleggere prossimamente. Alla fine mi è sembrato di cogliere che i pochi rimasti non sapevano a che santo votarsi (nonostante i sussurri) nella prossima tornata elettorale.
- Com’è triste Venezia, se si continuano a cercare parole che nessuno dice…

Franco Treccani

 

 


… ZIP


Questa volta lascerò ad altri, ad altre penne, ad altre tastiere il compito di fare un resoconto serio del Congresso di Venezia e riserverò per me il più divertente ruolo di cronista semimondana, o meglio "a ruota libera".
Vorrei lasciarmi guidare dai ricordi, da quelle immagini o meglio brandelli di immagini, da quei flash di forme, colori, atteggiamenti che ho conservato ancora vivi nella mente.
Capita a tutti, cercando di portare alla memoria delle giornate speciali, diverse dalle altre, di vedere con immediatezza dei particolari, magari di nessuna o di poca importanza ma che devono averci colpito perchè ne abbiamo un ricordo nitido e preciso, come una fotografia.
Ebbene molti dei ricordi che ho serbato riguardano le zip. Si', zip, cerniere o meglio chiusure lampo. Bisogna riconoscere che le nostre colleghe quest'anno hanno esibito delle bellissime zip, di ogni misura, colore, materiale, ma soprattutto applicate a qualsiasi indumento.
Naturalmente abbondavano sui vestiti: ne abbiamo ammirate di nere e lucide, di grosse e dorate, di oblique ed appariscenti per sottolineare le tasche sulle gonne; zip sulle maniche dei cappotti, sulle tasche di giacche e impermeabili, ostentate sui tagli degli abiti e dei pantaloni. Non si trovavano soltanto su indumenti ma anche su borse e su stivali ed infine, tocco di fashion, applicate su stivaletti bassi, alla caviglia, dove la zip figurava chiara e brillante sul lato esterno della calzatura. L'orgoglio di poter mostrare tale rarità rendeva anche spedita l'andatura della loro proprietaria malgrado l'altezza e la sottigliezza del tacco (del diametro di poco più di 2 o 3 cm. quadrati) mettesse a dura prova la sua abilità.
Viene da chiedersi come mai proprio quest'anno sia scoppiata questa moda. E' solo casuale o non vuole piuttosto dare un messaggio subliminale a tutti i partecipanti al Congresso?
Forse una tale abbondanza di zip dovrebbe farci riflettere, e farci soffermare qualche minuto a decifrarne il linguaggio.
Una prima superficiale lettura potrebbe indurci a ritenere che si tratta solo di una moda passeggera. Si sa: i grandi stilisti si imitano tutti e quando qualcuno di loro ha una nuova idea l'emulazione è velocissima tanto che sul mercato si possono trovare in breve tempo capi di abbigliamento già muniti della novità.
In realtà qualche anno fa la divulgazione delle idee nel campo dell'abbigliamento e dei relativi accessori era molto più lenta, ma più recentemente il fenomeno imitativo si è perfezionato, forse avvalendosi di manovalanza più disponibile, ed ha raggiunto tempi estremamente brevi.
E' sufficiente vedere qualche nuova proposta ad una sfilata, per ritrovarla in tutti i negozi poche settimane dopo.
Quindi se una firma importante ha presentato prima dell'estate per la presente stagione invernale dei modelli di abiti muniti di grandi e numerose chiusure lampo, a ottobre sarebbe possibile trovare zip applicate a tutti i capi di abbigliamento, dalla nuca all'orlo, sulle gonne, sugli stivaletti, e dovunque si ritenga possono essere utili o ornamentali.
Eppure questa interpretazione mi sembrerebbe superficiale. No, sicuramente ci sono ragioni più profonde, diverse da quelle di una semplice ondata di moda.
Mi piace pensare che tutte le zip esibite dalle colleghe vogliano suggerire qualche messaggio troppo debole per essere immediatamente percepito e riconosciuto, ma non tanto da non esercitare qualche influenza sui processi psichici più o meno consci dei colleghi presenti.
E allora cosa potrebbero voler dire tutte queste cerniere, queste zip lunghe, corte, metalliche, plastificate, ornate di brillanti, dorate, lucide, posizionate ovunque e comunque?
Che ci sia un qualche collegamento con la "coesione" tra i Notai di tutta Italia di cui parlava il Presidente di FederNotai Ignazio Leotta?
Forse ciascuno di noi sente che fratture, divisioni della nostra categoria possono fare lacerazioni interne e notevoli danni di immagine. Occorre "individuare elementi di unità e non di divisione" per essere "una categoria con la giusta forza per affermare all'esterno l'importanza e la imprescindibilità della propria funzione".
Ecco mi piace immaginare o meglio interpretare così quel messaggio delle zip, come uno stimolo all'unione, alla coesione, alla eliminazione di distanze tra parti del notariato che non possono essere lontane, perché tutte a loro modo, dal nord al sud, dalle campagne alle città, provenienti da una categoria professionale che è consapevole del suo ruolo sociale, dell'importanza della sua funzione, e delle esigenze di "vivere e gestire le nostre diversità" come ricchezza di esperienza "per immaginare un modello di notariato che sia migliore per tutti".
Un messaggio positivo anche per noi, oltre che, naturalmente, per le imprese che producono chiusure lampo.

Maria Nives Iannaccone

 

 

 

 


INIZIATIVA DI FEDERNOTAI IN VISTA DEL
RINNOVO DELLE CARICHE DEGLI ORGANI ISTITUZIONALI


In vista delle elezioni del prossimo febbraio che comporteranno un significativo rinnovo delle cariche all’interno del Consiglio Nazionale e del Consiglio di Amministrazione della Cassa Nazionale, Federnotai, con una comunicazione in “lista sigillo” da parte del proprio presidente, ha sollecitato, come è sempre stato suo costume, chiarezza e trasparenza.
Pubblichiamo di seguito i documenti.


Federnotai ha da sempre ritenuto che le competizioni elettorali, per essere fonte di dibattito e per non rappresentare una semplice indicazione a ricoprire cariche istituzionali, debbano svolgersi nel rispetto di tre principi fondamentali:
1) che le candidature vengano espresse per tempo   
2) che ci sia una vera competizione e che quindi ci siano più candidati per ciascun ruolo da ricoprire (meglio se essi rappresentano idee, valutazioni e progetti diversi)
3) che le candidature vengano accompagnate da una indicazione chiara delle idee, dei progetti, e degli orientamenti di ciascun candidato.
Va riconosciuto che fino ad ora questi principi non sono stati quasi mai messi in pratica.
Questo dipende talvolta da comprensibili opportunismi elettorali (spesso si sente dire che una candidatura manifestata in anticipo corre il rischio di essere "bruciata"), più spesso dipende da una cronica mancanza di disponibilità ad accettare candidature (in alcune zone trovare un candidato è già un successo) e, in mancanza di alternative, può sembrare superflua ogni attività di presentazione di idee e progetti, trattandosi di una votazione senza alternative, senza competizione, e quindi senza scelta.
Federnotai rimane convinta che i principi sopra espressi vadano comunque perseguiti perchè, anche al di là della loro concreta utilità rispetto alla specifica e locale competizione elettorale, possono innescare meccanismi di confronto politico e di arricchimento di idee e progetti che superano, ovviamente, gli interessi locali delle zone ove va a svolgersi la competizione elettorale.
Convinta com'è della bontà di tali principi Federnotai, anche per la indubbia importanza che la prossima competizione elettorale porta con sé, ha ritenuto di fare qualcosa di nuovo per sollecitare tutti ad una competizione vera, basata su valutazioni non solo di notorietà e stima verso i candidati, ma su una valutazione del loro modo di intendere la politica del notariato e del loro modo di rapportarsi con i problemi concreti che viviamo.
Per questa ragione ha immaginato di rivolgere una serie di domande ai candidati con lo scopo di conoscerne, e farne conoscere, gli orientamenti concreti.
Le domande, quindi, non nascono da una volontà indagatrice, non hanno nessun intento inquisitorio (nulla a che vedere con le ben più famose domande di "Repubblica"), rappresentano invece un tentativo di indicare una traccia che possa essere utile a chi intende rappresentare le proprie idee.
Non si ha alcuna pretesa di completezza e non riteniamo che queste siano, in assoluto, le più importanti questioni su cui confrontarsi; sono però delle questioni che noi riteniamo importanti e sulle quali ci piacerebbe sapere quali sono gli orientamenti dei candidati che chiedono il consenso agli elettori, affinchè il consenso possa essere consapevole e meditato; e ci sembrano questioni abbastanza concrete perchè, anche sulla base delle risposte, si apra un utile dibattito nella categoria.
Poniamo queste domande avendo quindi il massimo rispetto per i candidati alle elezioni, ed essi potranno utilizzarle anche come un promemoria per indicarci i loro programmi, ci auguriamo anzi che i candidati amplino il discorso ad altre questioni che non abbiamo indicato e, nella convinzione di aver fatto una cosa utile, attendiamo le risposte o anche (ma speriamo di no!) un altrettanto significativo silenzio.

per la Giunta di Federnotai
il presidente - Ignazio Leotta


1) Cosa pensi dell'attuale sistema elettorale del Consiglio Nazionale e del Consiglio di Amministrazione della Cassa Nazionale?
2) Ritieni opportuno uno strumento di collegamento e verifica periodica tra gli organi istituzionali nazionali e la base del Notariato? Ed eventualmente quale ritieni che sia la forma più efficace?
3) Come valuti l’idea di un accorpamento e/o un frazionamento dei distretti in modo da renderli omogenei per numero di notai?  Ed eventualmente  quale sarebbe il numero ideale?
4) Ritieni adeguato l’attuale numero complessivo delle sedi notarili sul territorio nazionale?
5) Cosa pensi di un’eventuale revisione normativa e/o deontologica che vieti al notaio di svolgere la propria attività in un ufficio secondario?
6) Cosa pensi dell'eventualità di prevedere limiti quantitativi all’attività del singolo notaio? Ed eventualmente quali ritieni possano essere in concreto le modalità di attuazione? 
7) Cosa pensi dell’attività di raccolta dei dati da parte dei Consigli Distrettuali attraverso questionari inviati ai singoli notai e da compilarsi in base a dati economici e organizzativi?
8) Consideri utile, anche in chiave deontologica, l’indicazione di “minimi tariffari” non derogabili?
9) Ritieni preferibile e/o attuabile una tariffa unica sull’intero territorio nazionale?
10) Come valuteresti l’adozione di una tariffa espressa in termini percentuali sul valore economico del contratto?
11) Ritieni che l’attuale sistema disciplinare sia efficace? Ed eventualmente come ritieni che debba o possa essere migliorato?
12) Con quali modalità ritieni che il Notariato deve rapportarsi con la Politica?
13) Ritieni possibile una politica condivisa con le altre categorie professionali?
14) Cosa pensi di Federnotai e quale ritieni debba essere il suo ruolo?

 

 

UN NOTAIO PARLA A TANTI COMMERCIALISTI


Signore e Signori, buongiorno a tutti.
Innanzitutto ringrazio l'ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Vallo della Lucania ed in particolare il suo Presidente per la possibilità che ha concesso a me e quindi a tutto il Notariato di intervenire in un Convegno così prestigioso ove sono presenti personalità di primo piano del mondo politico, dell'ordinamento giudiziario, dell'impresa e i massimi vertici dell'ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.
E passo al tema oggetto del convegno che è "La riforma delle categorie giuridico-contabili nel più ampio progetto di riordino della giustizia".
Il mio intervento vuole porre l'accento:
a) sulle cause che hanno ritardato la riforma delle professioni legali e commerciali facendone un problema scottante;
b) sulle aspettative che la società civile e le Istituzioni pongono su tale riforma;
c) sulle proposte formulate dalle singole professioni;
Ebbene, la storia della riforma delle professioni ha una data X d'inizio: il 10 dicembre 1994 quando l'allora Presidente dell'Antitrust Giuliano Amato annunciò l'apertura di una istruttoria sulla mancanza di concorrenza nel mondo delle professioni.
Quindi di riforma delle professioni, se ne comincia a parlare, e non è un caso, più o meno con l'inizio dell'affermarsi delle teorie del liberalismo economico o mercatismo; queste teorie, fatte proprie da una parte della politica, avrebbero voluto una riforma delle professioni fondata sulla abolizione degli ordini, sulla abolizione del valore legale della laurea, sulla equiparazione professioni-impresa e sull'assunto che in regime di libero mercato applicato anche al mondo delle professioni, il libero mercato avrebbe comunque premiato i più bravi, i più leali, i più corretti (assunto che quantomeno negli ultimi decenni penso che avvocati, commercialisti e notai possano assolutamente, purtroppo, smentire; il libero mercato, molto spesso, non premia i migliori!)
E' ovvio che la risposta delle professioni sia stata, di fronte alla minaccia di un radicale stravolgimento delle medesime, di estrema chiusura; una risposta, è vero, corporativa, giustificata e determinata, però, da una minaccia di morte delle professioni.
La catastrofe economica provocata da un mercato privo di regole, conseguenza, appunto, delle teorie liberaliste, ed in particolare il disastro dei mutui sub prime ha determinato o quanto meno fatto fortemente vacillare l'assunto che il liberismo economico sia il sistema migliore per governare un Paese e per regolamentare o meglio non regolamentare le professioni.
Conseguentemente la politica ha abbandonato gli eccessi  che voleva imporre al mondo delle professioni, e le professioni, avendo percepito questo mutato atteggiamento, hanno iniziato a dialogare con le Istituzioni e non più a chiudersi. E penso proprio che questa volta la riforma delle professioni vedrà la luce.
Ma, al di là degli eccessi proposti dalla dottrina liberalista riguardo al mondo delle professioni, la società civile e le Istituzioni in genere chiedono dei mutamenti nell'attuale assetto delle professioni, una loro modernizzazione, istanze che non possono, in linea generale, non condividersi e che possono sintetizzarsi nei seguenti punti:
a) gli ordini devono essere preposti più che alla tutela degli iscritti, alla tutela delle esigenze reali del cittadino; è vero, infatti, che gli ordini, sotto questo profilo, sono stati, fino ad oggi, corporativi, hanno per lo più tutelato i loro iscritti e basta. La società civile chiede, quindi:
a1) delle norme più severe a carico dei professionisti che vengano meno ai loro doveri e dei meccanismi efficaci di tutela dei cittadini in caso di danni loro provocati dal professionista;
a2) qualità dei servizi professionali a costi contenuti e che le professioni in genere, e non solo quelle legali e commerciali, che dovrebbero costituire la parte colta, illuminata, del Paese che accompagna e supporta il cittadino in tutte le sue manifestazioni di carattere economico e non solo, siano gli effettivi garanti del rispetto delle regole, poste a  tutela soprattutto del contraente debole e molto spesso a tutela della intera collettività.
Su questo punto apro una parentesi:
E' verissimo che la crisi finanziaria esplosa negli Stati Uniti e propagatasi poi in tutto il mondo ha fatto crollare uno dei dogmi del liberismo che è quello che i sistemi di "common law" siano superiori ai sistemi di "civil law".
E' vero proprio il contrario, la prova è negli accadimenti degli ultimi anni!
Il nostro è un diritto che ha elevato al rango di regola giuridica tanti principi dell'etica e della morale e non solo dell'economia.
Il Presidente Siciliotti, giustamente cita l'economista Joseph Stiglitz, premio Nobel per l'economia 2001, il quale ha affermato di ritenere assai interessante il modello italiano basato sulla presenza di un organo di controllo interno, composto da tecnici e non da manager, i cui membri partecipano alle riunioni degli organi direttivi dell'impresa, assistendo quindi in presa diretta ai processi di formazione delle decisioni, laddove invece il revisore esterno arriva a cose ormai fatte e può soltanto certificare ciò che già è avvenuto.
A sua volta anche il Presidente dei Notai, Piccoli, cita l'economista Robert Shiller, autore di un libro pubblicato anche in Italia e candidato al premio Nobel, il quale ha proposto l'introduzione dei Notai di diritto civile negli Stati Uniti per tutelare i mutuatari da operazioni senza scrupoli o in conflitto di interesse.
Ma è pur vero che:
- mentre era prevedibile che i sistemi di common law portassero alla catastrofe economica, perchè l'assunto su cui detto sistema si è basato: "il mercato non ha bisogno di regole perchè si autoregolamenta", lo possiamo ora dire con certezza, si è rivelata un'eresia;
- è anche vero, però, che i sistemi di civil law dotati di regole e di controllori delle regole (i professionisti) hanno avuto i loro problemi.
- è anche vero, però, che nell'ultimo decennio, il senso etico del professionista, la sua indipendenza (fondamentale) nei confronti soprattutto dei contraenti forti, la consapevolezza che il rispetto delle regole è un caposaldo della sua attività, abbiano, quanto meno, vacillato.
Non è facile, infatti, per il professionista, anche nei sistemi europei dotati di regole, mantenere al cospetto dei poteri forti, del contraente forte, senso etico, indipendenza, non è facile esigere dai cittadini il rispetto delle regole. Spesso a me sembra che il buon professionista sia un don chisciotte che lotta contro i mulini a vento.
Allora chi se non gli ordini professionali, deve da un lato supportare, incentivare gli iscritti a muoversi  nell'ambito della legalità e dall'altra adottare misure sanzionatorie nel caso che ciò non avvenga?
Volete degli esempi pratici di quanto dico?
Ebbene: ne farò due, ma se ne potrebbero fare tanti altri.
- Dove erano le professioni nella vicenda Parmalat, dove tanti cittadini hanno perso i risparmi di una vita?
Ebbene, questo nessuno lo dice, ma se i controlli dei professionisti - a prescindere da quelli effettuati (o meglio, non effettuati) dalle società di revisione - avessero funzionato, se cioè le professioni avessero fatto il loro dovere, la vicenda Parmalat non ci sarebbe stata o quanto meno sarebbe venuta alla luce molto prima, impedendo che tanti risparmiatori investissero in una società da anni decotta!!!
- Il secondo esempio che vi porterò non riguarda le professioni legali e commerciali ma è comunque emblematico di quella che dovrebbe essere la missione delle professioni:
Il terremoto de l'Aquila: si è discusso molto sulla prevedibilità o meno dei terremoti, prevedibilità che al momento, secondo gli esperti mondiali più accreditati non è possibile; ma il problema vero è comprendere perchè fabbricati anche di recente costruzione siano stati edificati con cemento armato non idoneo, etc.
Anche qui, dov'erano le professioni   (geometri, ingegneri, architetti, etc.)?; Le regole c'erano, direzione lavori, collaudi ... ma sono mancati i professionisti che sono venuti meno ai loro doveri etici, deontologici, di indipendenza.
E poi, hanno dato e danno le professioni, sia pur chiamate a farlo, un effettivo e reale contributo a gravi patologie del nostro Paese? vedi il riciclaggio e la lotta all'evasione.
Vi chiedo, allora, se non sia su questi punti che la riforma delle professioni debba soprattutto incidere, se è vero come è vero, che la riforma deve tendere, soprattutto ad accrescere le tutele per il cittadino e l'impresa in genere! Non debbono allora, le Istituzioni e gli ordini concordare dei seri meccanismi di controllo sui propri iscritti?
b) ritornando alle istanze cui, a mio giudizio, la società civile e le Istituzioni chiedono una risposta con la riforma delle professioni, ce ne è un'altra di  rilevante valore sociale: favorire l'ingresso dei giovani nel mondo delle professioni.
Questo è un problema, di rilevantissima valenza sociale, ma a mio giudizio, va risolto non con atteggiamenti demagogici, né di aperture indiscriminate e né di chiusure corporative.
E' ovvio che alle professioni, come in altri campi quali ad esempio le docenze universitarie, debbano arrivare i più meritevoli, i più bravi, non i figli di ... o i raccomandati e, occorre battersi per affermare questi principi di giustizia, ma a mio giudizio l'equazione che di fatto si è venuta a creare in Italia, equazione che costituisce un "unicum" nel panorama europeo, che è quella che la laurea in giurisprudenza o in economia equivale a esercizio delle professioni legali e/o commerciali, non è utile anzi è deleteria per il nostro Paese.
Negli altri Paesi non esiste questa equazione, laurea-esercizio della professione.
Si pensi alla Francia dove il 64% di coloro che si occupano di agricoltura è un laureato, mentre in Italia solo il 4%.
Occorre, quindi ricercare un punto di incontro, un bilanciamento tra due istanze: quella di favorire l'ingresso dei giovani nel mondo delle professioni ed il mantenimento di alti livelli etici, di qualità, di indipendenza dei professionisti.
Se in questa operazione di bilanciamento, la bilancia tenderà troppo dalla parte dell'esigenza di favorire l'ingresso dei giovani a prescindere dal merito, le professioni diventeranno un ammortizzatore sociale, ma la società civile e le Istituzioni non potranno più chiedere alle professioni etica, qualità, indipendenza, controllo delle regole, perchè sarebbe utopia!
Se invece si crede nella "missione" che hanno le professioni e che poco innanzi ho cercato di illustrarvi, è necessario che alle professioni accedano tutti i meritevoli, ma non tutti indiscriminatamente a prescindere dal merito!
Ed anche qui, riguardo al numero degli iscritti alle     professionali legali e commerciali, l'Italia, costituisce un unicum nel panorama europeo: è verosimile ritenere che gli iscritti agli albi degli avvocati e commercialisti abbiano raggiunto un livello di guardia rispetto alle esigenze reali del Paese ed occorre quindi, quanto meno razionalizzare, programmare il numero  degli ulteriori iscritti per il futuro.
E' verosimile ritenere che il numero degli iscritti all'albo dei Notai, sia pur ultimamente incrementato di una percentuale alquanto considerevole (circa il 20%), possa in futuro lievitare in aumento.   
Quindi, riassumendo questa mia prima parte dell'intervento la riforma delle professioni deve tendere a:
- ordini non corporativi;
- qualità, efficienza e costi contenuti delle prestazioni professionali;
- controlli da parte degli ordini sui propri iscritti;
- bilanciamento tra esigenza di favorire l'ingresso dei giovani nel mondo delle professioni, ed esigenza di avere professionisti di qualità, etici e rispettosi delle regole;
COSA HANNO PROPOSTO LE PROFESSIONI
All'invito formulato dal Ministro della Giustizia Alfano alle tre professioni giuridiche ed economico-contabili, di offrire proposte normative per la deflazione e lo snellimento giudiziario nell'ambito del progetto di riforma dello stesso, le professioni hanno risposto:
a) da un lato con una piattaforma condivisa più o meno da tutte e tre le professioni, piattaforma che si sostanzia:
1) nella introduzione dell'istituto della conciliazione stragiudiziale (l'ADR) quale fase obbligatoria in tutti i procedimenti civili che abbiano ad oggetto aspetti economici. Non mi dilungo sul tema perchè se ne parlerà nel pomeriggio.
2) Le Società interprofessionali
Condivise da professioni commerciali e avvocati.
Il Notariato condivide le società interprofessionali tra le altre professioni, ma è fortemente perplesso circa la opportunità che il Notaio, tenuto conto della specificità della sua professione quale libero professionista e al tempo stesso pubblico ufficiale, che svolge, come il magistrato, una funzione per conto dello Stato, entri in una società interprofessionale, perchè verrebbero pregiudicate, senz'altro, le sue prerogative fondamentali di terzietà e di indipendenza che sono a mio giudizio, merce rara in questo mondo.
Non è favorevole il Notariato, come l'avvocatura (vedi art.4 bozza progetto di riforma degli avvocati) all'ingresso in tali società di soggetti non professionisti.
E ciò perchè gli obiettivi dell'impresa (utili di bilancio) sono troppo diversi dagli obiettivi delle professioni che sono non solo il guadagno in termini economici, ma anche la stima sociale, l'affidabilità, la lealtà verso le Istituzioni ed il cittadino!
Valga un esempio per tutti: le società di revisione, le quali avevano ed hanno quasi sempre come soci, imprenditori e non professionisti; ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
b) per tutto il resto le professioni hanno presentato proposte autonome e molto diverse tra loro.
PROPOSTE NOTAI
Il Notariato, da un lato, é andato nella direzione giusta (maggior tutela per i cittadini, maggiore controllo sugli iscritti), addirittura anticipando tanti aspetti della riforma:
-si è dotato volontariamente di un'assicurazione obbligatoria sin dal 1997; poi nel 2007 l'assicurazione è diventata, per legge, obbligatoria;
- per i rarissimi casi dolosi, il Notariato ha istituito un fondo di garanzia, anch'esso previsto dalla legge;
- la giustizia per i Notai non è più domestica, oggi è più severa; il Notaio che infrange le regole è giudicato da una Commissione Regionale, presieduta da un magistrato (che è quindi l'elemento determinante del giudizio);
- è notorio che il Notariato è dotato, da sempre, di scuole di formazione efficientissime;
- ha iniziato a dotarsi di regole di best-practice a tutela del cittadino, ed i Consigli Notarili distrettuali hanno tra i loro compiti istituzionali il controllo del rispetto di tali regole da parte degli iscritti;
- si è dichiarato disponibile, ove mai le Istituzioni lo ritengano opportuno, a dare il proprio contributo oltre che nel campo della composizione alternativa delle controversie, anche in quelli della volontaria giurisdizione (tutela degli incapaci) del processo esecutivo, delle separazioni consensuali in assenza di prole, della procedura fallimentare, della prevenzione delle controversie immobiliari.
Dall'altro però, dovrebbe, a mio giudizio, essere più sensibile, rispetto al passato, a quelle esigenze cui innanzi accennavo di bilanciamento tra il favorire l'ingresso dei giovani meritevoli alla professione e il mantenimento di alti livelli etici, di qualità, di indipendenza della professione.
L'ultimo D.M. che aumenta, su richiesta dei Notai, di circa il 20%, il numero di essi; un programma triennale, già in atto di borse di studio a favore di giovani che intendono intraprendere la professione notarile (è stato stanziato un milione di Euro) che ha coinvolto come membri della commissione figure di primo piano come Ferruccio De Bortoli, Gianni Letta e Alberto Quadrio Curzio; la proposta fatta dal Notariato al ministro Alfano di definire i posti di Notaio in relazione a parametri di crescita economica media per ciascun Distretto in un periodo determinato, manifestano la volontà anche del Notariato di voler, maggiormente rispetto al passato, favorire l'ingresso dei giovani alla professione, fermo, però, il principio del numero programmato, che come per i magistrati, nasce dall'esigenza di avere un corpo di pubblici ufficiali fortemente competenti ed etici.
PROPOSTE DOTTORI COMMERCIALISTI
Alcune proposte sono certamente condivisibili la società di lavoro professionale come innanzi detto; le proposte di modifica al Titolo III del Libro V del C.C., proposte dove si distingue tra professione intellettuale per il cui esercizio sono richiesti un titolo di studio universitario o equipollente e prestatori d'opera intellettuale non aventi tali titoli di studio e  per i quali deve parlarsi solo di "lavoratori autonomi". Con la conseguenza che l'autorità giudiziaria e la Pubblica amministrazione possono conferire incarichi ai soli professionisti, cioè quelli iscritti agli albi, e non ai lavoratori autonomi.
Per tutto il resto, le proposte dei dottori commercialisti sono tese, a mio giudizio, soprattutto a creare nuovi ambiti di competenza per i loro iscritti, creare, cioè, per i suddetti nuove occasioni di lavoro sia pur giustificando ciò con risparmi di spesa per i cittadini e con semplificazioni.
Personalmente non condivido, nelle linee generali, questo aspetto della riforma proposta dai dottori commercialisti ma prima di argomentare il perché della mia non condivisione, non posso sottacere alcuni effetti benefici, che questa strategia - la quale, con dei termini mutuati dalla storia,  definirei "nazionalista, pan-commercialistica" - aldilà di quello che raccoglierà in termini sostanziali, sta producendo nell'ambito della categoria. A me sembra, infatti, che stia nascendo una coscienza di categoria che prima non c'era, un senso di appartenenza, prima di oggi, a Voi commercialisti ignoto, un orgoglio di esser commercialisti che ho intravisto nei volti dei vari iscritti al Convegno di Torino che ho potuto seguire via Internet. Tutto questo è chiaramente altamente positivo per la categoria in sé e per la collettività, in quanto la nascita di una coscienza di categoria, significa anche maggior presa d'atto da parte del singolo professionista della sua "missione" e quindi incremento del senso etico.
Penso, anche però, che la suddetta strategia dei vertici dei dottori commercialisti sia efficace solo nel breve termine; nel lungo termine occorrerà affidarsi a valori più fondanti, più elevati che non sta a me individuare.
Condivido molto, inoltre, l'intento del Presidente  dott. Siciliotti, che mi sembra trasparire dalle sue interviste, di far si che le professioni abbiano voce non solo riguardo alle problematiche proprie degli ordini, ma anche riguardo ai problemi reali del Paese (mercato del lavoro, flessibilità, debito pubblico, pensioni). Questo lo trovo giusto perchè è l'inizio di un percorso che mi auguro che porti i circa 2.000.000 di professionisti a sedersi, in un prossimo futuro, con il Governo insieme a Confindustria e Sindacati ai tavoli di concertazione sui problemi reali del Paese!
Ritorno, ora, ai motivi della mia non condivisione.
Ebbene, in questo tentativo si chiede l'acquisizione di nuove competenze anche in campi oggetto di riserva in favore degli avvocati e dei Notai.
E' noto che il Notariato si oppone fortemente a queste proposte dei dottori commercialisti, come penso si oppongano anche gli avvocati per quanto concerne i settori di loro competenza.
Ma al di là delle singole posizioni, la verità, lapalissiana, è che spetta alle Istituzioni la decisione, le quali Istituzioni, però, hanno un solo, preciso, dovere: di agire in modo non demagogico, a prescindere da qualsiasi calcolo di convenienza politica, ma secondo una sola direttiva: valutare se le proposte dei dottori commercialisti, come quelle anche delle altre professioni, vadano effettivamente a vantaggio del cittadino e della collettività o siano proposte solo a vantaggio di una categoria professionale.
Ai fini di cui innanzi, è da valutare, in primo luogo se una estensione di competenze così variegata, che và dalla levata del protesto cambiario, al trasferimento di autoveicoli, alla separazione dei coniugi, alle cessioni di aziende, accresca o meno la qualità delle prestazioni che deve rendere il professionista; mi chiedo se sia possibile e utile che una professione nata per svolgere determinate attività e quindi per abbracciare una determinata fetta del sapere giuridico-economico, possa abbracciare, essere colta, preparata, in tante altre branche del diritto ad essa geneticamente non appartenenti.
Va tutto ciò effettivamente nella direzione giusta? Costituiscono, cioè, queste estensioni di competenze effettivi vantaggi per il cittadino e per la collettività?
Andando nello specifico, analizzerò due proposte:
Separazioni consensuali:
la proposta dei dottori commercialisti prevede la  possibilità alternativa di richiedere da parte dei coniugi, un procedimento abbreviato ove il giudice nomina un collegio di esperti scegliendo obbligatoriamente un dottore commercialista ed uno psicologo e alternativamente un avvocato o un notaio.
Mi chiedo: ma è giusto che l'avvocato, l'unico vero professionista esperto nel campo delle separazioni, che studia, segue le separazioni almeno dal 1942 (data dell'entrata in vigore dell'attuale codice civile) divenga, nel campo delle separazioni consensuali una figura facoltativa? E' giusto, è utile gettare alle ortiche tutto il loro sapere nel campo delle separazioni?
E' giusto ritenere che l'accertamento patrimoniale sui coniugi sia così difficile da rendere il dottore commercialista e non l'avvocato l'elemento imprescindibile in una separazione consensuale? Non è forse più giusto che l'intervento del dottore commercialista avvenga soltanto quando lo richieda discrezionalmente il giudice?
E allora la domanda che si devono porre le Istituzioni è sempre la stessa: va tutto ciò a vantaggio del cittadino?
Cessione di azienda
I dottori commercialisti chiedono di poter essere abilitati alla trasmissione telematica di detti contratti al Registro Imprese; attualmente questa attività è riservata ai Notai, i quali, leggo anche dal documento presentato dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, hanno competenza esclusiva, collegata alla pubblica funzione e caratterizzata da imparzialità e terzietà, nei casi previsti dalla legge per l'atto notarile, a garanzia dell'ordinamento, delle parti e dell'affidabilità dei pubblici registri".
Chi è il Notaio? Afferma il Ministro Alfano: "Il Notaio è presidio della fede pubblica e garanzia di terzietà, assicura effettività al concetto di legalità nei traffici giuridici, garantendo i soggetti più esposti e meno forti, e favorisce la speditezza della circolazione giuridica, imprescindibile nel movimento degli affari e nella vita dell'impresa.
La tutela dei diritti preventiva, tipica del Notariato latino, incentrata sull'essenzialità di una figura di elevato tecnicismo, su cui gravano gli obblighi propri della pubblica funzione, non a caso di recente è stata posta a fondamento del sistema da un Paese come la Cina, che si affaccia prepotentemente sul mercato mondiale, ben capace di compiere scelte fondanti che garantiscano sicurezza giuridica e correttezza di transazioni, così contenendo i costi della tutela giudiziaria.
Non a caso le procedure selettive d'esame non consistono, come ha più volte rimarcato il Consiglio di Stato, in una semplice valutazione di idoneità, bensì in prove tendenti a garantire il migliore esercizio di una pubblica funzione. Allo stesso tempo, il corpus professionale così creato è collegato ad un numero relativamente ristretto di sedi, anche in funzione della maggiore incisività dei controlli interni e fiscali."
Ed allora, le Istituzioni devono porsi questa domanda: in un momento così delicato, dove si chiedono regole e meccanismi certi affinché  esse vengano rispettate, si chiede, quindi, che i controlli funzionino, è giusto che per garantire la legalità, legittimità e stabilità del contratto "cessione di azienda" nonché l'affidabilità dei pubblici registri, certe funzioni siano di competenza esclusiva di un corpo scelto di professionisti, i Notai, professionisti caratterizzati dalla "terzietà", dall'essere al di sopra delle parti e che svolgono una pubblica funzione come i magistrati?
Oppure è giusto rinunziare a questo controllo di legalità di un soggetto "terzo" ed anche alla funzione anti processuale di prevenzione delle controversie che i Notai esercitano anche sui contratti relativi all'azienda, ed affidare tali attività anche ai dottori commercialisti, senz'altro degni professionisti ma "consulenti di parte" e privi dei requisiti di terzietà e delle altre prerogative dei Notai?
Mi preme precisare che le considerazioni di cui innanzi non sono sottese a mettere in dubbio le capacità professionali dei dottori commercialisti, ma intendono porre in evidenza la differenza dei ruoli tra Dottore Commercialista e Notaio: il dottore commercialista esperto in determinate materie é un consulente di parte, questo è il suo ruolo; il Notaio invece, è un soggetto terzo rispetto alle parti, un pubblico ufficiale che quotidianamente nell'esercizio della sua attività svolge la funzione di "arbitro del rapporto", sottoposto a norme e controlli severissimi, (vi rammento le ispezioni biennali cui ogni Notaio è sottoposto e lo spettro del reato di falso in atto pubblico che atterrisce il Notaio ma che è una grande garanzia per il cittadino) e che, in virtù di tali prerogative, garantisce di più e meglio l'osservanza delle regole, "tiene meglio" nei confronti del contraente forte.
Vi faccio un esempio:
In un contratto di cessione di azienda mentre è lecito al dottore commercialista proporre, sempre nell'ambito della legalità, soluzioni sbilanciate e al limite in favore del suo cliente (e quasi sempre il contraente più forte è assistito dal consulente più bravo), il Notaio deve tendere istituzionalmente a riequilibrare il rapporto a tutela del contraente debole. E non vi sembra che questa attività di riequilibrio del rapporto a tutela del contraente debole sia una attività fondamentale nella nostra società?
La realtà è che un buon prodotto finale "cessione di azienda" richiede sempre una consulenza aziendalistica da parte del dottore commercialista della quale quest'ultimo è il dominus e di una consulenza giuridica da parte del Notaio della quale, quest'ultimo è il dominus.
Questa è la soluzione giusta!
Si può anche immaginare, ma non è certo la soluzione migliore, che queste due categorie professionali per quanto concerne la consulenza si affidino al mercato: scelga il cittadino!
Ma non è possibile affidarsi al libero mercato per il controllo della legalità, legittimità e stabilità del contratto!
Non è possibile affidarsi al mercato per garantire la certezza ed affidabilità dei pubblici registri!
Queste funzioni spettano allo Stato che o le esplica in prima persona o le delega a soggetti imparziali e terzi quali i notai.
Questi sono valori che travalicano la sfera del cittadino coinvolto  nella cessione di azienda! Questi sono valori atti a soddisfare una esigenza pubblica che, ripeto, è quella della legalità, legittimità e stabilità del contratto nonché della certezza e sicurezza dei dati dei registri pubblici!
E' allora qual'è il vantaggio per il cittadino e per la collettività tutta?
Risparmi di spesa? La circostanza andrebbe verificata e dimostrata perché anche i dottori commercialisti chiederanno un compenso per questa loro attività.
Ma a tal proposito mi chiedo se sia opportuno che il professionista sia scelto in ragione degli sconti praticati alla clientela e non per l'esperienza acquisita e per le garanzie che può dare o non dare, al cittadino ed alla collettività intera.
E se proprio si ritiene che alcune prestazioni professionali debbano costare di meno, le Istituzioni potrebbero ripensare al sistema delle tariffe minime e massime e/o delle tariffe a forfait sulla prestazione.
SEMPLIFICAZIONI E INFORMATIZZAZIONE?
Ma chi è contro la semplificazione e la informatizzazione?
Non certo il Notariato che ben dodici anni fa nel 1997 ha avuto l'intuizione di investire nelle tecnologie informatiche ed ha creato, a sue spese e quindi senza alcun onere per lo Stato, una rete telematica che collega tutti i Notai d'Italia e fornisce a cittadini, imprese e pubblica amministrazione, una serie di servizi on-line come l'accesso in tempo reale agli archivi pubblici, al Catasto, ai registri immobiliari e delle imprese. Il Notariato, in questo modo, è riuscito a porsi come un partner affidabile nella decongestione dei costi pubblici, senza tuttavia abbassare il livello né della protezione dei soggetti più deboli, né della certezza dei pubblici registri.
Nelle proposte indirizzate al Ministro Alfano vi è anche quella della emanazione di norme per favorire l'atto notarile informatico.
E' da chiarire, una volta per tutte, poi, che con la informatizzazione dei processi si proporranno ancor di più le problematiche cui accennavo prima e cioè:
-la necessità di un controllo di legalità, legittimità e stabilità del  contratto sia pur informatico;
-la insopprimibile necessità della certezza ed affidabilità dei pubblici registri che può essere garantita solo se l'inserimento dei dati viene effettuato esclusivamente da particolari soggetti qualificati quali sono i Notai.
E a tal proposito se tutti concordiamo sulle carenze dei sistemi di Common law, allora non possiamo sottacere i danni provocati in quel sistema proprio dalle frodi informatiche, furti di identità, frodi immobiliari, frodi ipotecarie, frodi societarie, frodi con falsificazione dei titoli di proprietà degli autoveicoli, determinate, appunto, dall'assenza di controllori qualificati come i Notai.
PROPOSTE AVVOCATI
Condivido sostanzialmente le proposte formulate dagli avvocati la cui illustrazione, giustamente, sarà fatta dal Presidente dell'ordine degli avvocati di Vallo della Lucania.
Questo è quanto avevo in animo di porre alla vostra cortese attenzione.
Concludo il mio intervento augurando a tutti un buon lavoro ed un piacevole soggiorno a Palinuro.

Aniello Calabrese
Presidente del Consiglio Notarile di Salerno

 

 

Argomenti


IL DIRITTO DI COMMUTAZIONE
NELLA SUCCESSIONE TESTAMENTARIA


Sommario: 1. La “ratio legis” del diritto di commutazione di cui all’art. 537, comma 3, Cod. Civ; 2. Il diritto di commutazione nella successione legittima; 3. Il diritto di commutazione nella successione testamentaria; 4. La commutazione convenzionale nella successione testamentaria: l’istituzione di erede “oggettivamente alternativa”.

1. Nell’ambito delle norme relative alla successione necessaria, l’art. 537 Cod. Civ. attribuisce ai figli legittimi il diritto di commutazione nei confronti dei figli naturali.
In applicazione della citata norma, i figli legittimi hanno il diritto di estromettere dalla comunione ereditaria i figli naturali e di tacitare le ragioni ereditarie di questi mediante assegnazione di denaro o di determinati beni ereditari.
Il diritto di commutazione tutela l’interesse, sia patrimoniale che personale, dei figli legittimi alla conservazione di tutto o di una parte dell’asse ereditario nell’ambito della famiglia legittima con l’esclusione di soggetti estranei ancorchè aventi titolo a partecipare alla vicenda successoria.
Al riguardo, bisogna distinguere un duplice rapporto: quello tra defunto e figli naturali e quello tra figli naturali e figli legittimi.
Nella relazione tra de cuius e figli naturali, questi ultimi hanno lo stesso diritto dei figli legittimi ad una quota di eredità del defunto a titolo di legittima.
Nei rapporti interni tra figli naturali e figli legittimi, invece, la parità di trattamento dei figli nei confronti del genitore defunto è derogata dall’art. 537, comma 3, Cod. Civ., che attribuisce ai soli figli legittimi il diritto di commutazione nei confronti dei figli naturali.
La deroga sancita dalla citata norma è espressione del generale “favor” del legislatore verso la famiglia legittima rispetto a quella naturale. Nell’ottica del detto “favor”, sarebbe ragionevole riconoscere la legittimazione attiva all’esercizio del diritto di commutazione anche al coniuge del defunto nei confronti dei figli naturali di quest’ultimo, nonostante l’ambigua formulazione letterale dell’art. 542, comma 3, Cod. Civ.
2. E’ generalmente accolta in dottrina l’opinione secondo cui il diritto di commutazione attribuito dall’art. 537 Cod. Civ. ai figli legittimi nei confronti dei figli naturali trova applicazione esclusivamente nell’ambito della successione legittima.
Quando la vicenda successoria è regolata dalle norme di legge, i figli legittimi hanno il diritto di estromettere dalla comunione ereditaria i figli naturali mediante assegnazione di denaro o di beni ereditari.
Lo stesso diritto, invece, non compete ai figli legittimi – secondo la tesi generalmente accolta in dottrina – in caso di istituzione d’erede pro quota di figli legittimi e naturali da parte del testatore.
A fondamento di tale soluzione interpretativa si sostiene che la volontà del testatore, quale espressa nell’istituzione d’erede congiunta di figli legittimi e naturali, è inequivocabilmente diretta a spogliare i figli legittimi del diritto di commutazione loro spettante ex lege.
La volontà del testatore, quindi, prevale sull’interesse dei figli legittimi ad estromettere dalla comunione ereditaria i figli naturali.
Inoltre, si fa rilevare che nessuna norma rinvia all’art. 537, comma 3, Cod. Civ. nell’ambito della successione testamentaria. Al contrario, in materia di successione legittima, il disposto dell’art. 537, comma 3, Cod. Civ. è espressamente richiamato dall’art. 566, comma 2, Cod. Civ. in riferimento alla successione dei figli ai genitori.
Le esposte argomentazioni, pertanto, inducono la dottrina a sostenere che il diritto di commutazione non trova applicazione in caso di istituzione d’erede ex testamento di figli legittimi e naturali, bensì soltanto in caso di successione legittima.
Al riguardo, ci si può interrogare sulla legittimità o meno di una clausola testamentaria volta a privare i figli legittimi del diritto di commutazione contenuta in un testamento privo di disposizioni patrimoniali a titolo d’erede, con conseguente apertura della successione legittima.
Nel caso proposto, è ragionevole considerare invalida la clausola in esame in quanto lesiva del diritto dei figli legittimi.
Tuttavia, ritenendo inapplicabile il diritto di commutazione nella successione testamentaria, si potrebbe interpretare la clausola de qua come implicita istituzione d’erede ex testamento dei soggetti tali designati per legge e nelle stesse quote di legge.
Tale interpretazione consente di conservare efficacia e validità alla clausola testamentaria e garantisce la realizzazione della volontà del testatore, in conformità al principio generale del “favor testatoris” e del “favor testamenti”.
Infatti, l’accoglimento di detta interpretazione comporta l’apertura della successione testamentaria, ove non trova applicazione – secondo la tesi generalmente accolta in dottrina – il diritto di commutazione, nel pieno rispetto della volontà espressa dal testatore.
3. L’orientamento dottrinale fin qui esposto in merito all’inapplicabilità del diritto di commutazione nella successione testamentaria, merita di essere sottoposto a revisione critica sulla base di alcune considerazioni di ordine letterale, sistematico e funzionale del disposto dell’art. 537, comma 3, Cod. Civ.
Sotto il profilo letterale, l’art. 537, comma 3, Cod. Civ. non prevede alcuna limitazione dell’ambito di applicazione del diritto di commutazione né opera alcuna distinzione in base alla fonte legale o testamentaria della devoluzione dell’eredità.
Inoltre, la collocazione sistematica della norma in esame nell’ambito della successione necessaria fa propendere per un’applicazione generalizzata dell’istituto.
In particolare, viene in considerazione il combinato disposto del comma terzo dell’art. 457 e del comma primo dell’art. 536 Cod. Civ., che sanciscono la riserva di particolari “diritti” a favore dei legittimari.
Nell’ambito di tali “diritti” può rientrare non solo la quota di eredità, ma anche il diritto di commutazione dei figli legittimi.
Aderendo a tale impostazione, si può qualificare il diritto di commutazione come un “diritto riservato” facente parte della legittima spettante ai figli legittimi.
Segnatamente, il diritto di commutazione costituisce “un’integrazione qualitativa” della legittima riservata ai figli legittimi.
Ragionando in questi termini, la legittima riservata ai figli legittimi si compone di due elementi:
- la quota di eredità;
- il diritto di commutazione verso i figli naturali del defunto.
Essendo il diritto di commutazione una componente della legittima spettante ai figli legittimi per il caso di loro concorso con i figli naturali del defunto, ne derivano necessariamente i due seguenti principi di diritto:
1) il diritto di commutazione è applicabile non solo in caso di successione legittima, ma anche in caso di successione testamentaria;
2) il diritto di commutazione, in quanto legittima, non può essere leso dal testatore, secondo la regola generale dell’art. 549 Cod. Civ..
Ragionando diversamente, si realizza una disparità di trattamento – ingiustificata ed incostituzionale - dei figli legittimi e, più in generale, della famiglia legittima a seconda che la vicenda successoria sia regolata ex lege o ex testamento.
L’esigenza di tutela dei figli legittimi, in quanto tali ed in quanto legittimari, prevale su qualsiasi contraria volontà del testatore e costituisce un limite invalicabile dell’autonomia testamentaria.
Il testatore può legittimamente precludere l’operatività del diritto di commutazione solo escludendo l’insorgere della comunione ereditaria tra figli legittimi e naturali mediante l’assegnazione di beni determinati a titolo di erede ai sensi dell’art. 734 o dell’art 588 Cod. Civ., ovvero mediante il lascito di beni particolari a titolo di legato.
Al di fuori di tali fattispecie, nell’ambito della successione testamentaria i figli legittimi hanno ex lege il diritto di estromettere i figli naturali del defunto dalla comunione ereditaria a garanzia dell’unità personale e patrimoniale della famiglia legittima.
La dottrina che esclude il diritto di commutazione nell’ambito della successione testamentaria argomenta a contrario sulla base del richiamo dell’art. 537 Cod. Civ. soltanto nella successione legittima (art. 566 Cod. Civ.) e non in quella testamentaria.
Si può obiettare che il rinvio operato dall’art. 566 Cod. Civ. sta soltanto a significare che il diritto di commutazione, in caso di successione “ab intestato”, trova applicazione per l’intera quota di eredità, anziché per la sola quota di legittima.
Si può discutere se la medesima conclusione valga anche nella successione testamentaria, vale a dire se il diritto di commutazione trova applicazione per l’intera quota di eredità disposta dal testatore, anziché per la sola quota di legittima.
La soluzione affermativa può ragionevolmente fondarsi sull’esigenza di garantire la parità di trattamento dei figli legittimi in entrambe le fattispecie di successione testamentaria e di quella legittima.
Inoltre, si può sostenere che se il diritto di commutazione vale per la legittima, a “fortiori” può valere per la disponibile eventualmente lasciata ai figli naturali dal testatore.
4. Per gli autori che non ammettono ex lege la commutazione nella successione testamentaria, si può porre l'interrogativo circa la legittimità dell'eventuale clausola testamentaria volta ad attribuire ai figli legittimi il diritto di estromettere i figli naturali dalla comunione ereditaria.
La fattispecie in esame è quella in cui il testatore istituisce eredi pro quota in “universum ius” tutti i figli legittimi e naturali, con conseguente insorgenza dello stato di comunione ereditaria tra loro.
Precisamente, l’istituzione d’erede pro quota dei figli legittimi è pura e semplice, mentre l’istituzione d’erede pro quota in “universum ius” dei figli naturali è disposta sotto la condizione risolutiva che i coeredi figli legittimi intendano estromettere i figli naturali dalla comunione ereditaria.
Tale volontà dei figli legittimi costituisce anche condizione sospensiva dell’apporzionamento dei figli naturali a titolo d’erede ai sensi dell’art. 734 Cod. Civ. mediante l’assegnazione di beni ereditari predeterminati dal testatore.
Ai figli legittimi si riconosce, in tal modo, la facoltà di sostituire lo stato di contitolarità indivisa dei figli naturali con la divisione predisposta dal testatore.
La volontà del testatore di attribuire ai figli legittimi il diritto di estromettere i figli naturali dalla comunione ereditaria, quindi, può realizzarsi prevedendo una duplice condizione e precisamente:
- una condizione risolutiva all'istituzione di erede pro quota in universum ius dei figli naturali;
- una condizione sospensiva all'assegnazione di determinati beni ereditari ai figli naturali a titolo di divisione testamentaria oggettivamente e soggettivamente parziale ex art. 734 Cod.Civ..
L'evento dedotto in entrambe le condizioni é la scelta dei figli legittimi di non voler instaurare il regime di comunione ereditaria con i figli naturali del defunto. A seguito della detta scelta, si risolve l'acquisto pro quota dell'universum ius dei figli naturali e produce effetto l'assegnazione agli stessi di specifici beni ereditari. Nei confronti dei figli legittimi, invece, permane la comunione ereditaria pro quota nell'universum ius, di cui non faranno più parte i figli naturali.
Nel pieno rispetto del principio di personalità del testamento, la volontà dei figli legittimi – quale evento dedotto in condizione sospensiva ed in quella risolutiva - costituisce elemento condizionante non tanto dell'istituzione di erede dei figli naturali, né dell'entità della loro quota ereditaria, quanto piuttosto dell'oggetto destinato a soddisfare le ragioni ereditarie dei figli naturali.
Dalla scelta dei figli legittimi dipende soltanto l'assegnazione ai figli naturali di una quota ideale dell'universum ius ovvero l'apporzionamento di questi con beni ereditari già individuati dal testatore, ferma in ogni caso restando l'istituzione di erede e la determinazione della quota di eredità dei figli naturali come voluti dal testatore.
La scelta dell'oggetto del lascito testamentario a favore dei figli naturali non è rimessa al mero arbitrio dei figli legittimi in quanto la loro scelta è limitata tra una quota ideale dell'univerdum ius e uno o più beni ereditari predeterminati dal testatore. Risulta, quindi, pienamente rispettato il principio di personalità del testamento quale sancito dagli artt. 631 e 632 Cod. Civ..
La designazione della persona dell'erede e la determinazione della quota di eredità sono, infatti, riconducibili alla sola volontà del testatore, in conformità del disposto dell'art. 631 Cod.Civ..
Il disposto degli artt. 631 e 632 Cod. Civ. vieta di ricondurre alla volontà del terzo l’individuazione della persona dell’erede o dell’entità della quota ereditaria, ma non la determinazione dei beni, che vanno a comporre le ragioni ereditarie dei beneficiari mortis causa.
L’individuazione dell’oggetto del lascito testamentario, nel caso di specie, è rimessa – attraverso il meccanismo condizionale – alla volontà dei figli legittimi, che devono scegliere nell’ambito di quanto predeterminato dal testatore.
La fattispecie in esame può qualificarsi, quindi, come “istituzione di erede oggettivamente alternativa”.
In base alla scelta dei figli legittimi del defunto non muta né la persona degli eredi, né le quote di eredità, che sono pur sempre indicati dal testatore, bensì solo l’oggetto del lascito testamentario a favore dei figli naturali, che è alternativamente - a scelta dei figli legittimi - la comunione pro quota sull’intero asse ereditario o la proprietà individuale di taluni beni ereditari indicati comunque dal testatore e non liberamente scelti dal terzo.
Risulta così rispettato anche il principio sancito dagli articoli 706 e 733, comma 2, Cod. Civ., secondo cui la divisione non può mai essere eseguita dagli eredi. Nel caso di specie, infatti, la divisione è pur sempre riconducibile alla volontà del testatore e la scelta dei figli legittimi è solo un fatto-evento, che costituisce condizione sospensiva e risolutiva di effetti pur sempre voluti dal testatore.
La fattispecie in esame presenta alcune affinità con il legato alternativo, ove il testatore individua una pluralità di beni come possibili oggetti dell’attribuzione testamentaria in via tra loro alternativa a scelta di un terzo ovvero dell’onerato o del legatario.
La differenza tra il legato alternativo e l’istituzione di erede “oggettivamente alternativa” è rappresentata, oltre che dal titolo particolare e universale dei due lasciti, da ciò:
- nel legato alternativo la scelta è tra due o più beni determinati, mentre nell’istituzione di erede “oggettivamente alternativa” la scelta è tra una quota ideale dell’intero asse ereditario e beni determinati;
- il legato alternativo può essere sussunto nell’ambito delle attribuzioni patrimoniali con oggetto non determinato ma determinabile, ove la scelta produce la concentrazione della pluralità degli oggetti indicati dal testatore in uno solo; l’istituzione di erede “oggettivamente alternativa”, invece, è una disposizione testamentaria condizionata, ove la scelta è elemento condizionante dell’attribuzione mortis causa.
Per ragioni di certezza, è opportuno che sia fissato dal testatore un termine finale per la scelta e che sia indicato se la scelta debba adottarsi all’unanimità o a maggioranza dei figli legittimi oppure se è sufficiente la volontà di uno solo di loro.
Il testatore potrebbe, inoltre, subordinare la scelta dei figli legittimi alla mancata opposizione dei figli naturali, prevedendo in tal caso l’intervento dell’autorità giudiziaria per dirimere l’eventuale controversia.
Nell’ambito dell’autonomia testamentaria, la facoltà di scelta in esame potrebbe essere conferita anche al coniuge nei confronti dei figli naturali per una piena e completa tutela della famiglia legittima.

Aldo Renta – notaio in Alessandria

 

 

BENEFICI FISCALI PRIMA CASA, COMUNIONE LEGALE
ED ABUSO DEL DIRITTO


Corte di cassazione – Sezione tributaria – Ordinanza 20 maggio -1° luglio 2009 n. 15426
Pres. Lupi; Rel. Cappabianca; Ric. Gadaldi; Contr. Agenzia delle Entrate.
Agevolazioni fiscali “prima casa” – Acquisto di appartamento da parte di uno dei coniugi in regime di comunione legale – Riconoscimento del beneficio in favore del coniuge non contraente e non in possesso dei requisiti di legge – Configurabilità. (C.C., articolo 177; legge 118/1985, articolo 2).
Nel caso di acquisto di appartamento a uso abitativo da parte di uno dei coniugi in regime di comunione legale, l’altro ne diviene comproprietario ex articolo 177 cod. civ. con diritto a fruire delle agevolazioni fiscali contemplate in relazione all’acquisto della prima casa anche se sprovvisto dei requisiti di legge, sussistenti solo in capo al coniuge acquirente. Infatti l’acquisto della comproprietà di un bene da parte dei coniugi in forza dell’articolo 177 cod. civ. si differenzia ontologicamente dall’acquisto in comune del bene stesso, giacchè colui che diviene proprietario di metà del bene – che, acquistato dal coniuge (presumibilmente con denaro proprio), è da questi fatto ricadere nella comunione legale – non si rende acquirente del bene stesso, ma lo riceve per volontà della legge, con la conseguenza che detto coniuge non è tenuto al possesso dei requisiti posti dalle disposizioni sulle agevolazioni tributarie sull’acquisto della prima casa.
… Omissis … Premesso che il contribuente propose ricorso avverso l’avviso di liquidazione, con il quale l’Agenzia aveva revocato i benefici “prima casa” (con l’aliquota Iva agevolata del 4%), in relazione all’acquisto di un immobile ad uso abitativo sito nel Comune di Dongo, effettuato dalla moglie, in regime di comunione legale, il giorno 11 giugno 2001; che l’avviso trovava fondamento nel fatto che solo la moglie del ricorrente aveva, come prescritto al fine del godimento dell’agevolazione, trasferito la propria residenza nel Comune dell’immobile acquistato entro diciotto mesi dalla data del rogito notarile; che l’adita commissione tributaria respinse il ricorso, con decisione confermata, in esito all’appello del contribuente, dalla commissione regionale; rilevato: che, avverso la sentenza di appello, il contribuente ha proposto ricorso per cassazione in quattro motivi; che l’Agenzia ha resistito con controricorso; osservato: che, nell’ambito della giurisprudenza di questa Corte, si è venuto ad affermare il principio per cui, nel caso di acquisto di appartamento ad uso abitativo da parte di uno dei coniugi in regime di comunione legale, l’altro ne diviene comproprietario ex art. 177 cod. civ. con diritto a fruire delle agevolazioni fiscali contemplate in relazione all’acquisto della “prima casa” anche se sprovvisto dei requisiti di legge, sussistenti solo in capo al coniuge acquirente (cfr. Cass. 14237/00, 8463/01); che a tale conclusione si è, in particolare, pervenuti in base al rilievo che l’acquisto della comproprietà di un bene da parte dei coniugi in forza dell’art. 177 cod. civ. si differenzia ontologicamente dall’acquisto in comune del bene stesso, giacchè colui che diviene proprietario di metà del bene – che, acquistato dal coniuge (presumibilmente con denaro proprio), è da questi fatto ricadere nella comunione legale – non si rende “acquirente” del bene stesso, ma lo riceve per volontà della legge; che, di conseguenza, detto coniuge non è tenuto al possesso dei requisiti posti dalle disposizioni sulle agevolazioni tributarie sull’acquisto della “prima casa”, tanto più in considerazione del fatto che i coniugi non sono tenuti ad una comune residenza anagrafica, ma reciprocamente alla coabitazione (art. 143 cod. civ.), sicchè un’interpretazione della legge tributaria (che del resto parla di residenza e non di residenza anagrafica), conforme ai principi del diritto di famiglia, porta a considerare la coabitazione con il coniuge acquirente come elemento adeguato a soddisfare il requisito della residenza ai fini tributari. Ritenuto: che, alla luce dell’esposto principio, il ricorso del contribuente, restando assorbite tutte le altre doglianze, si rivela manifestamente fondato, sicchè va accolto nelle forme di cui all’art. 375 e 380-bis cod. proc. civ.; che la sentenza impugnata va, dunque, cassata e, non risultando necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa, ai sensi dell’art. 384, comma 1°, ult. parte, cod. proc. civ., va decisa nel merito, con l’accoglimento del ricorso introduttivo del contribuente;  che, per la natura della controversia e le pregresse incertezze interpretative, ricorrono le condizioni per disporre la compensazione delle spese dell’intero giudizio.
P.Q.M.
La Corte: accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo del contribuente.

1. L’ordinanza in epigrafe riguarda l’argomento delle agevolazioni fiscali previste per l’acquisto della prima casa. Nel caso in esame un soggetto, coniugato in regime di comunione legale, richiede, in sede di atto di acquisto, di beneficiare del regime agevolato, essendo in possesso dei requisiti di legge, pur se l’altro coniuge ne sia sprovvisto. Più precisamente, il coniuge intervenuto in atto si impegna a trasferire la residenza nel comune dove è sito l’immobile entro diciotto mesi, cosa che puntualmente avviene. L’Agenzia delle Entrate ritiene di non riconoscere la spettanza dell’agevolazione in quanto l’altro coniuge non ha trasferito la propria residenza nel medesimo comune entro il termine stabilito.
L’argomento, di evidente interesse notarile, è stato oggetto di esame di alcune circolari dell’Agenzia delle Entrate. Nella prima (circolare 1° marzo 2001 n. 19/E) l’amministrazione finanziaria ha espresso un orientamento alquanto restrittivo, negando del tutto l’agevolazione prima casa a entrambi i coniugi in regime di comunione legale, qualora anche uno soltanto di essi risulti non in possesso dei requisiti. Successivamente (circolare 12 agosto 2005 n. 38/E) ha modificato il proprio orientamento ed ha ritenuto che, nel caso in cui le dichiarazioni previste per la richiesta delle agevolazioni vengano rese da uno solo dei coniugi in regime di comunione legale, e precisamente dal coniuge contraente, l’agevolazione si applichi solo per la quota della metà a lui riferibile.
In questo modo, da un lato si riconosce che l’acquisto, per effetto del regime di comunione legale, si estende a favore dell’altro coniuge pur senza che questi debba partecipare all’atto, dall’altro si costringe l’altro coniuge a intervenire alla stipula, al solo fine di rendere le dichiarazioni fiscali, per non perdere il beneficio dell’agevolazione prima casa con riguardo alla metà del bene (che sarebbe stata) dallo stesso acquisita ope legis per il meccanismo della comunione legale.
L’ordinanza in epigrafe richiama la precedente pronuncia n. 14237 del 28 ottobre 2000, nella quale il Supremo Collegio ha affermato che “nel caso di acquisto di appartamento ad uso abitativo da parte di uno dei coniugi in regime di comunione legale, l’altro ne diviene comproprietario ex articolo 177 del codice civile con diritto a fruire delle agevolazioni fiscali contemplate in relazione all’acquisto della prima casa anche se sprovvisto dei requisiti di legge, sussistenti solo in capo al coniuge acquirente”.
Altre pronunce sembrano affrontare l’argomento solo con riguardo al requisito della residenza, che nel caso di acquisto da parte di uno dei coniugi (o di entrambi) in regime di comunione legale viene intesa, non tanto come residenza anagrafica, quanto come residenza della famiglia. E così, per Cass., 8 settembre 2003, n. 13085, “in tema di imposta di registro e di relativi benefici per l’acquisto della prima casa, il requisito della residenza va riferito alla famiglia; per cui ove l’immobile acquistato sia adibito a residenza della famiglia, non rileva la diversa residenza del coniuge di chi ha acquistato in regime di comunione”, e, per la recente ordinanza n. 2109 del 28 gennaio 2009, “in tema di agevolazioni fiscali per l’acquisto della prima casa il requisito della residenza nel comune in cui è ubicato l’immobile deve essere riferito alla famiglia, con la conseguenza che, in caso di comunione legale tra coniugi, quel che rileva è che l’immobile acquistato sia destinato a residenza familiare, mentre non assume rilievo la circostanza che uno dei coniugi non abbia la residenza anagrafica in tale comune, e ciò in ogni ipotesi in cui il bene sia divenuto oggetto della comunione ai sensi dell’art. 177 cod. civ., quindi sia in caso di acquisto separato che in caso di acquisto congiunto del bene stesso”, giungendo, così, con riguardo all’ipotesi di acquisto congiunto e con riguardo al requisito della residenza, ad un risultato interpretativo certamente non prevedibile dalla meno recente Cass., 4 aprile 1996, n. 3159, per la quale “nel caso di vendita di appartamento ad uso abitativo in favore di coniugi in regime di comunione legale, la presenza, rispetto a uno soltanto dei compratori, dei requisiti richiesti dall’articolo 1, comma 6, della legge 22 aprile 1982, n. 168 per le agevolazioni contemplate in relazione all’acquisto della prima casa, rende necessaria la diversificazione della tassazione dell’atto, con il riconoscimento di dette agevolazioni limitatamente alla quota di pertinenza di quel coniuge” (cfr., del resto, in senso corrispondente, la più recente Cass., 21 giugno 2001, n. 8463, richiamata in modo inappropriato dalla ordinanza in commento).
L’ordinanza in epigrafe sembra accogliere definitivamente un’interpretazione più coerente al profilo civilistico della fattispecie.
Infatti la Corte evidenzia che l’acquisto in comune di un bene si distingue ontologicamente dall’acquisto della comproprietà ex articolo 177 cod. civ., in quanto, mentre nella prima ipotesi si è in presenza di una manifestazione di volontà di entrambi i coniugi, nella seconda ipotesi il coniuge non si rende acquirente del bene stesso, ma lo riceve per volontà della legge, con la conseguenza che, in questo caso, detto coniuge non è tenuto al possesso dei requisiti posti dalle disposizioni sulle agevolazioni tributarie per l’acquisto della “prima casa”.
Il percorso logico-argomentativo seguito dall’ordinanza in epigrafe non sembra, peraltro, immune da alcuni rilievi. Da un lato, infatti, la Suprema Corte sembra fondare l’affermazione generale della irrilevanza della presenza dei requisiti in capo al coniuge non contraente sulla considerazione che l’acquisto del bene avvenga “presumibilmente” con danaro “proprio” del coniuge contraente, ove non si comprende se l’aggettivo “proprio” si riferisce soltanto al danaro personale del coniuge contraente o, invece, più in generale, al danaro non oggetto di comunione immediata o, comunque, non comune ai coniugi; dall’altro, con particolare riferimento al requisito della residenza, la generale affermazione della irrilevanza dell’esistenza dei requisiti “prima casa” in capo al coniuge non contraente si stempera nell’affermazione della sufficienza della coabitazione di questi con il coniuge contraente che abbia trasferito la residenza. L’ordinanza afferma, infatti, che “i coniugi non sono tenuti ad una comune residenza anagrafica ma solo alla coabitazione, sicchè un’interpretazione della legge tributaria, conforme ai principi del diritto di famiglia, porta a considerare la coabitazione con il coniuge acquirente come elemento adeguato a soddisfare il requisito della residenza ai fini tributari”.
Certamente le tesi espresse dall’Agenzia delle Entrate, sia quella della totale inapplicabilità del regime agevolativo, sia quella dell’applicabilità solo al coniuge in possesso dei requisiti soggettivi, appaiono affette da sostanziale iniquità, oltre che per le considerazioni svolte dalla Suprema Corte, anche in ragione del fatto che, ove i medesimi coniugi avessero optato per il regime della separazione dei beni, gli stessi avrebbero potuto (o meglio il coniuge contraente avrebbe potuto) godere delle agevolazioni fiscali prima casa. Il legislatore, con la riforma del diritto di famiglia, ha voluto privilegiare il regime della comunione legale e sembra assolutamente contrastante con lo spirito della riforma costringere i coniugi a ricorrere alla modifica del regime patrimoniale, come spesso accade nella pratica, al solo fine di ottenere benefici fiscali che altrimenti non verrebbero riconosciuti (o non verrebbero riconosciuti per intero).
Esigenze di certezza giuridica impongono, peraltro, l’elaborazione di un principio di diritto univoco, che, facendo leva sulla natura non negoziale del meccanismo acquisitivo in favore del coniuge non contraente ex art. 177 cod. civ., non distingua nell’ambito dei requisiti previsti per poter beneficiare delle agevolazioni fiscali prima casa, nel senso di affermare la irrilevanza del possesso di tutti tali requisiti da parte del coniuge in regime di comunione legale non contraente, senza, quindi, che possa avere una residua rilevanza la situazione di fatto della coabitazione con il coniuge contraente, salva, peraltro, l’ipotesi dell’abuso, cui l’ordinamento giuridico non può rimanere indifferente.
L’esigenza di un generale principio antielusivo è, infatti, via via, venuta emergendo nella giurisprudenza della Suprema Corte, dapprima quale principio di derivazione comunitaria e poi quale principio fondato sui presupposti costituzionali dell’ordinamento tributario.
Sembra, pertanto, opportuna qualche riflessione sul concetto di abuso del diritto in ambito fiscale e, prima ancora, dal punto di vista della teoria generale del diritto.
2. Le droit cesse où l’abus commence.
L’espressione “abuso del diritto” indica una difformità o un’anomalia nel corretto esercizio di un diritto soggettivo, ossia del potere di agire per il soddisfacimento di un interesse ritenuto dall’ordinamento lecito e meritevole di tutela. L’esercizio del diritto soggettivo non può significare liceità di assumere un comportamento arbitrario, ma liceità di assumere un comportamento previsto dalla norma. Infatti, al diritto soggettivo non corrisponde uno spazio di arbitrio, bensì uno spazio di libertà, i cui confini sono tracciati dall’interesse, oggetto di riconoscimento e tutela da parte dell’ordinamento. Oltre questi confini, l’azione del soggetto non viene più considerata esercizio del diritto, ma abuso del diritto.
La stessa radice etimologica del termine (ab-uti, usar male) rimanda ad un uso anormale o non usuale del diritto soggettivo, tale da rendere il comportamento dell’individuo eccedente la sfera delle prerogative effettivamente esercitabili, ovvero in contrasto con gli scopi etici e sociali, per cui il diritto stesso viene riconosciuto e protetto dall’ordinamento giuridico positivo. In dottrina si è affermato che l’abuso del diritto non sarebbe riconducibile nè alla sfera del lecito, perché l’atto abusivo non è permesso e l’ordinamento sanziona il suo comportamento, né alla sfera dell’illecito, perché l’atto abusivo non è puntualmente vietato da una specifica norma, mentre illecito sarebbe solo ciò che contravviene ad un divieto (cfr. Giorgianni, L’abuso del diritto nella teoria della norma giuridica, Milano, 1963, 153-162).
In senso corrispondente, è stata sostenuta l’idea dell’abuso del diritto quale fenomeno derivante da una lacuna della norma attributiva del diritto, in quanto se la fattispecie normativa è calibrata con cura, circostanziata e circoscritta, si sottrae spazio alla categoria dell’abuso, perché ogni ipotesi di sviamento dall’interesse tutelato viene a cadere direttamente al di fuori del paradigma normativo e non si rende  necessario, per evidenziarne l’illiceità, ricorrere alla categoria dell’abuso (cfr. Restivo, Contributo ad una teoria dell’abuso del diritto, Milano, 2007, 141-142).
A differenza dell’eccesso del diritto, che pure comporta uno sconfinamento dal comportamento  consentito, l’abuso si caratterizza per l’apparente conformità del comportamento del soggetto al contenuto del suo diritto. E così, mentre l’eccesso del diritto è immediatamente rilevabile, in quanto l’atto esula dal dettato normativo, nel caso dell’abuso lo sconfinamento non è immediatamente rilevabile, poichè l’atto, astrattamente compatibile con il contenuto del diritto, risulta apparentemente conforme allo schema delineato dalla fattispecie (cfr. Rescigno, L’abuso del diritto, in Riv. dir. civ., 1965, 205 ss.).
In altri termini, l’abuso del diritto è rilevabile soltanto in base ad un’attività di accertamento, eseguita a posteriori, dell’interesse concretamente perseguito dal soggetto (cfr. Busnelli e Navarretta, Abuso del diritto e responsabilità civile, in Studi in onore di Pietro Rescigno, V, Responsabilità civile e tutela dei diritti, Milano, 1998, 181).
Da questo punto di vista, il tema dell’abuso del diritto si può accostare al principio della prevalenza della sostanza sulla forma, noto nei Paesi di Common Law, per effetto del quale le autorità fiscali sono in grado di disconoscere la forma legale assunta dalle parti in un particolare accordo, ponendo invece attenzione sull’effettiva sostanza dell’operazione, ritenuta valida se ispirata e supportata da reali esigenze di carattere economico.
A differenza di altri ordinamenti stranieri, come ad esempio quello tedesco, nel sistema giuridico italiano manca, anche con riferimento al comparto dell’imposizione fiscale, una clausola generale antiabuso. Tuttavia recenti orientamenti giurisprudenziali hanno sostenuto che tale clausola sia riconducibile al principio di collaborazione e buona fede (sul principio di buona fede e su quello del divieto di arbitrio, desumibile, quest’ultimo, da vari indici normativi, quali espressione e fondamento, nel nostro sistema, del divieto di abuso, cfr., magistralmente, Rescigno, L’abuso del diritto, Bologna, 1998).
La Suprema Corte, infatti, con le tre sentenze 30055, 30056 e 30057 a Sezioni Unite del 23 dicembre 2008, in Fisco on line, 2009, e, in precedenza, con alcune pronunce della Sezione Tributaria (Cass., 21 aprile 2008, n. 10257, in Mass. Giur. It., 2008, e Cass., 17 ottobre 2008, n. 25374, in L’Iva, 2008, 58) ha riconosciuto l’esistenza, nel nostro ordinamento, di un generale principio antielusivo, il principio del divieto dell’abuso di diritto, sorto in ambito Iva per giurisprudenza della Corte di Giustizia Ue (caso Halifax e caso Huddersfield, entrambi caratterizzati dalla artificiosa creazione di operazioni imponibili a valle allo scopo di maturare il diritto di detrazione a monte), e discendente, nell’ordinamento giuridico – tributario - costituzionale italiano, dai principi di capacità contributiva  e di progressività dell’imposizione: “i principi costituzionali della capacità contributiva e della progressività dell’imposizione che informano l’ordinamento tributario ostano al conseguimento di vantaggi fiscali ottenuti attraverso strumenti giuridici, l’adozione ovvero l’utilizzo dei quali sia unicamente rivolto, in assenza di ragioni economicamente apprezzabili, al risparmio d’imposta, anche laddove non ricorra alcuna violazione o contrasto puntuale ad alcuna specifica disposizione”.
Il riferimento al principio costituzionale della capacità contributiva sembra corretto ed adeguato, in quanto il dovere solidale di concorrere alle spese pubbliche si fonda sull’effettiva capacità di ricchezza di ognuno e non sulla base di una manifestazione artificiosamente non veritiera, ottenuta per effetto di comportamenti abusivi.
Il rinvenimento di tale fondamento costituzionale al principio del divieto di abuso del diritto in ambito fiscale consente di superare le perplessità iniziali di parte della dottrina, secondo cui il principio in esame, nato in seguito a pronunce giurisprudenziali di ambito comunitario, potrebbe trovare diretta applicazione nell’ordinamento tributario italiano, in mancanza di una clausola generale antielusiva (atteso il riferimento dell’art. 37-bis del D.P.R. n. 600/1973 alle sole imposte dirette), soltanto nelle materie fiscali disciplinate dal diritto comunitario e quindi soltanto per le imposte armonizzate (cfr. Salvini, L’elusione IVA nella giurisprudenza nazionale e comunitaria, in Corriere tributario, n. 39/2006, 3097 ss.).
La Suprema Corte ha poi precisato, nelle pronunce citate, che incombe all’Amministrazione finanziaria l’onere della prova, anche con metodo di accertamento semplificato, della pratica abusiva, vale a dire l’individuazione dell’impiego abusivo di una forma giuridica, o, in altri termini, l’individuazione degli aspetti e delle particolarità che fanno ritenere l’operazione priva di reale contenuto economico diverso dal risparmio d’imposta, mentre grava sul contribuente l’onere di dimostrare che l’uso della forma giuridica corrisponde ad un reale scopo economico.
3. L’affermazione della portata generale del principio del divieto dell’abuso del diritto in ambito fiscale comporta la possibile applicazione dello stesso anche nel campo delle agevolazioni fiscali prima casa.
Se, quindi, sulla base della natura non negoziale del meccanismo acquisitivo in favore del coniuge non contraente ex art. 177 cod. civ., sembra logico affermare e ribadire la irrilevanza del possesso, da parte di questi, di tutti i requisiti previsti per poter beneficiare delle agevolazioni fiscali prima casa, senza che possa avere una residua rilevanza la situazione di fatto della coabitazione con il coniuge contraente, con il conseguente riconoscimento per intero delle agevolazioni in capo a quest’ultimo, che sia invece in possesso dei requisiti relativi, sembra altrettanto logico escludere la concessione del beneficio con riguardo alla quota acquisita ope legis dal coniuge non contraente quando ricorra una ipotesi di abuso e cioè quando, pur comparendo in sede di stipula un solo coniuge, questi utilizzi per l’acquisto, con il consenso dell’altro coniuge, danaro facente parte della comunione legale o, comunque, danaro comune ad entrambi i coniugi.
In questo caso, la scelta dei coniugi di avvalersi dell’automatismo acquisitivo della comunione legale per ottenere l’effetto della comune intestazione del bene costituirebbe un espediente unicamente rivolto – in assenza di ragioni economicamente apprezzabili – al risparmio d’imposta, vale a dire integrerebbe, secondo la definizione giurisprudenziale, una ipotesi di abuso del diritto, il cui divieto impedirebbe il conseguimento del vantaggio fiscale.
Del resto, la stessa ordinanza in epigrafe sembra, sia pure senza troppa consapevolezza, lasciare spazio ad una ipotesi diversa da quella - l’acquisto con danaro “proprio” del coniuge contraente - presumibilmente ricorrente, ipotesi diversa, che, quindi, dovrebbe, coerentemente, ricevere un diverso trattamento fiscale.
Naturalmente, come in tutte le ipotesi di abuso del diritto in ambito fiscale, incomberà sulla Amministrazione finanziaria l’onere della prova della pratica abusiva, vale a dire, in questo caso, dell’utilizzo di danaro comune con il consenso del coniuge non contraente.
Potrebbe, quindi, valutarsi l’opportunità, in caso di acquisto da parte di un soggetto coniugato in regime di comunione legale dei beni, richiedente, senza la comparizione dell’altro coniuge, le agevolazioni fiscali prima casa per l’intero ed a prescindere dalla presenza dei relativi requisiti pure in capo all’altro coniuge, di far rendere al coniuge contraente anche la dichiarazione circa la non appartenenza alla comunione legale e, più in generale, circa la natura non comune del danaro impiegato per l’acquisto.
D’altra parte, solo il caso di utilizzo di danaro comune, avvenuto con il consenso dell’altro coniuge, sembra poter integrare una ipotesi di abuso del diritto, non anche quello di utilizzo di danaro personale, né quello di utilizzo di danaro proveniente dal reddito del coniuge contraente, in quanto, in entrambi questi ulteriori casi, l’effetto acquisitivo in capo al coniuge non contraente, lungi dal costituire un risultato comunque voluto dai coniugi, non potrebbe prodursi a prescindere dall’operare dell’automatismo tipico del meccanismo della comunione legale.
Un’ultima, breve, riflessione appare meritevole di essere svolta.
A ben vedere, sembra, infatti, residuare spazio per un’altra ipotesi di abuso del diritto nel campo delle agevolazioni fiscali prima casa.
La disciplina agevolativa richiede, come è noto, che l’acquirente, che non abbia, al momento della stipula del contratto di compravendita, la residenza nel comune in cui si trova l’immobile da acquistare, si obblighi nell’atto a trasferire la residenza in detto comune entro diciotto mesi.
La disciplina agevolativa non richiede, peraltro, che, una volta che l’acquirente abbia trasferito la residenza in detto comune, debba mantenerla per un periodo determinato, a differenza di quanto, invece, si prevede circa il mantenimento della titolarità dell’immobile (cinque anni, salvo riacquisto entro l’anno).
Sembra, tuttavia, costituire un atteggiamento abusivo quello di chi, trasferita la residenza in formale ottemperanza all’obbligo assunto nell’atto di acquisto, la ritrasferisca dopo un lasso di tempo talmente breve da far ritenere, ragionevolmente, la insussistenza di reali motivazioni, se non quelle di porre in essere un comportamento diretto esclusivamente ad aggirare l’obbligo previsto dall’ordinamento tributario.

Fabio Valenza

 

 

POSSIBILI “OGGETTI SOCIALI” PER LE HOLDING


Nel numero 4 del giornale (luglio 2009) abbiamo pubblicato un breve intervento del collega Filippo Zabban con il titolo “Noterella sulle holding dopo il decreto ministeriale 17 febbraio 2009, n.29”. In seguito Zabban, nel corso di un intervento ad un Convegno a Milano, ha distribuito alcune ipotesi di formule per gli “oggetti sociali” delle holding. A completamento di quell’articolo, ci pare opportuno pubblicarli


oggetto di holding "statiche” (non soggette ad iscrizione nell'elenco ex art. 113 TUB)

La società ha ad oggetto:
(a) l'esercizio, non nei confronti del pubblico, ai sensi ed in conformità alla vigente di­sciplina normativa e regolamentare, dell'attività di assunzione di partecipazioni in altre società e imprese, nonché delle attività strumentali e connesse;
(b) … eventuali altre attività ...
(c) … eventuali altre attività ...
Ai sensi della vigente disciplina normativa e regolamentare, l'esercizio dell'attività di assunzione di partecipazioni di cui alla lettera (a) del comma precedente, non comporta l'obbligo di iscrizione nella sezione di cui all'art. 113 TUB dell’elenco generale di cui all’art. 106 TUB, essendo escluso dal presente oggetto sociale l’esercizio delle altre attività finanziarie previste dal combinato disposto degli articoli 106 e 113 TUB.
La società può in ogni caso compiere tutti gli atti e tutte le operazioni contrattuali, commerciali, immobiliari e finanziarie che saranno ritenute utili dagli amministratori per il conseguimento dell'oggetto sociale, con esclusione di attività finanziarie nei con­fronti del pubblico.

oggetto di holding "miste" (soggette ad iscrizione nell'elenco ex art. 113 TUB in caso di prevalenza)

La società ha ad oggetto:
(a) l'esercizio, non nei confronti del pubblico, ai sensi ed in conformità alla vigente di­sciplina normativa e regolamentare, dell'attività di assunzione di partecipazioni in altre società e imprese, nonché delle attività strumentali e connesse;
(b) l'esercizio, non nei confronti del pubblico, ai sensi ed in conformità alla vigente di­sciplina normativa e regolamentare, delle attività di concessione di finanziamenti in qualsiasi forma, (salvo che mediante il rilascio di garanzie, quando tale attività sia da ritenersi nei confronti del pubblico) di prestazioni di servizi di pagamento e di in­termediazione in cambi, nonché delle attività strumentali e connesse;
(c) ... eventuali altri attività ...
(d) ... eventuali altri attività ...
Ai sensi della vigente disciplina normativa e regolamentare, l'esercizio dell'attività di assunzione di partecipazioni, di cui alla lettera (a) del comma precedente, non comporta l'obbligo di iscrizione nella sezione di cui all'art. 113 TUB dell'elenco generale di cui all'art. 106 TUB, qualora non venga esercitata alcuna delle attività finanziarie di cui alla successiva lettera (b).
La società può in ogni caso compiere tutti gli atti e tutte le operazioni contrattuali, commerciali, immobiliari e finanziarie che saranno ritenute utili dagli amministratori per il conseguimento dell'oggetto sociale, con esclusione di attività finanziarie nei con­fronti del pubblico.

oggetto per 106 – 107 TUB

(ove non si preveda la concessione di finanziamenti nella forma del rilascio di garanzie, se non nelle ipotesi appresso indicate)
La società ha per oggetto l'esercizio, nei confronti del pubblico, delle attività di assunzione di partecipazioni, di concessione di finanziamenti in qualsiasi forma (compresa l'attività di acquisto dei crediti di impresa ai sensi della Legge 21 febbraio 1991 n. 52), nonché di prestazione di servizi di pagamento e di intermediazione in cambi e delle altre attività finanziarie esercitabili ai sensi di legge e delle attività strumentali e connesse.
Resta esclusa l'attività di rilascio dì garanzie, salvo quelle:
a) rilasciate a favore di banche o di altri intermediari finanziari iscritti nell'elenco speciale di cui all'articolo 107 del Testo Unico Bancario, in relazione alla concessione di finanziamenti;
b) connesse o accessorie a specifiche operazioni riconducibili ad altra attività svolta dalla società;
c) rilasciate nell'interesse di un soggetto garantito e a favore di un soggetto beneficiario facenti entrambi parte del gruppo della società, avvero a favore di un soggetto garantito facente parte del gruppo della società ed il soggetto beneficiario sia una banca a un intermediario finanziario iscritto nell'elenco speciale di cui all'articolo 107 del Testo Unico Bancario.
La società può compiere tutte le operazioni commerciali, immobiliari e finanziarie che saranno ritenute utili dall'organo amministrativo per il conseguimento dell'oggetto sociale, nei limiti consentiti dalla legge.

[ove si preveda la concessione di finanziamenti nella forma del rilascio di garanzie, nell’osservanza dei requisiti patrimoniali specificamente richiesti, (tra cui capitale euro 1.5 milioni) e tenuto conto altresì dell’obbligo di iscrizione all’elenco speciale, ove tale attività diventi esclusiva, prevalente o rilevante]

La società ha per oggetto l'esercizio, nei confronti del pubblico, della attività di assunzione di partecipazioni, di concessione di finanziamenti in qualsiasi forma (compresa l'attività di acquisto dei crediti di impresa ai sensi della Legge 21 febbraio 1991 n. 52), nonché di prestazione di servizi di pagamento e di intermediazione in cambi e delle altre attività finanziarie esercitabíli ai sensi di legge e delle attività strumentali e connesse.
La società può esercitare l'attività di concessione di finanziamenti nei confronti del pubblico anche nella forma del rilascio di garanzie.
La società può compiere tutte le operazioni commerciali, immobiliari e finanziarie che saranno ritenute utili dall'organo amministrativo per il conseguimento dell'oggetto sociale, nei limiti consentiti dalla legge.

(a cura di Filippo Zabban – notaio in Milano)

 

 

 


Bungee Jumping


Si tratta di una rubrica che appare solo di tanto in tanto sul nostro giornale. I lettori hanno quindi ben diritto di non ricordarsene le caratteristiche.
L’abbiamo definita con questo nome (che richiama quello sport spericolato che porta a saltare nel vuoto legati ad un elastico) perché lo spirito era quello di pubblicare il testo di atti notarili “strani” o “rari” o “coraggiosi” che in qualche modo comportassero, se non un salto nel vuoto, almeno un salto nel “non abituale” e “non ripetitivo”.
Questa volta pubblichiamo un atto che ci ha inviato la collega Maria Teresa Schettino di Seregno. 


Repertorio numero                                                                                                                    Raccolta numero
MODIFICA DI ACCORDO DI SEPARAZIONE PERSONALE
PORTANTE TRASFERIMENTO DI QUOTA DI IMMOBILE
Repubblica Italiana
L'anno duemilanove, il giorno ventisei del mese di marzo,
(26.03.2009)
In Seregno, nel mio studio in via Cavour n. 74, avanti a me dottoressa Maria Teresa Schettino, notaio in Seregno iscritto al Collegio Notarile di Milano, alla presenza dei testimoni, noti ed idonei, aventi i requisiti di legge, come mi confermano, signori:
- .......
- .......
sono presenti i signori:
- (TIZIO)
- (CAIA)
Io notaio sono certo dell'identità personale dei comparenti, i quali
PREMETTONO che
a) in data      hanno contratto tra loro matrimonio con effetti civili in Comune di (anno    , atto n.    , parte I);
b) con atto del notaio .... in data ..... rep. n. .... registrato a ... in data ...... al n. ... serie ... e trascritto a ..... in data ..... ai nn. ....., hanno acquistato in regime di comunione legale, dal signor ..... nato a ..... il ...., l'unità immobiliare sita in Comune di....... via .....di cui appresso, per il prezzo di Euro .......;
c) con atto a rogito stesso notaio in pari data rep. n. ........, hanno contratto con la Banca ..... un mutuo di euro ........ per finanziare interamente l'acquisto di cui al precedente punto b), garantito da ipoteca iscritta sul detto immobile a..... in data ...... ai numeri ...... a favore di ........;
d) dal matrimonio non sono nati figli;
e) in data ........... il Tribunale di ....., competente, ha omologato la separazione consensuale tra essi coniugi, con provvedimento rubricato al n. .......; conseguentemente alla separazione consensuale, tra di essi si è instaurato il regime della separazione dei beni, ai sensi di legge;
f) tra le condizioni della separazione omologata, dato atto che i coniugi erano economicamente autosufficienti, si prevedeva quanto segue:
- a nessuno di essi spetterà l'assegno di mantenimento,
- entrambi si impegnano a vendere la casa coniugale di proprietà comune sita in ......., con ricavato da ripartirsi in parti uguali,
- fino a quando la casa coniugale non sarà venduta, TIZIO viene autorizzato ad abitare nella stessa, facendosi carico per intero della rata del mutuo ipotecario contratto per l'acquisto;
g) le condizioni economiche di TIZIO sono mutate, poiché dal mese di ottobre dell'anno 2008 il medesimo è rimasto disoccupato, per cui di fatto l'intera rata del mutuo relativa al mese di febbraio 2009 è stata pagata da CAIA, che stante la situazione suesposta, sarà obbligata a pagare anche le future rate;
h) contemporaneamente, la contingenza economica generale non ha consentito finora di vendere l'intero immobile a terzi;
i) CAIA ha proposto a TIZIO di modificare consensualmente le condizioni economiche della separazione, stante l'assenza di figli e quindi l'assenza di provvedimenti in favore della prole per cui è necessario l'intervento del Tribunale, come segue:
- accollo del pagamento dell'intera rata del mutuo con trasferimento a suo favore della quota di metà della casa coniugale,
- rilascio del possesso;
l) TIZIO ha acconsentito alle superiori modifiche;
CIO' PREMESSO
e considerato presupposto essenziale e integrante del presente atto, i comparenti, alla presenza dei testimoni, stipulano e convengono quanto segue:
Art.1°)
A parziale modifica degli accordi di separazione consensuale omologati dal Tribunale di ….. con il provvedimento in data .................. R.G. n. ......, il signor TIZIO trasferisce alla signora CAIA, che accetta ed acquista, la sua quota indivisa di metà (1/2) di piena proprietà - stante che l'altra quota indivisa di metà di piena proprietà già appartiene alla medesima signora CAIA - della seguente porzione immobiliare sita in Comune di ......, via ..... e precisamente:
- appartamentino ad uso abitazione posto al piano ...., composto da ......, censito nel Catasto Fabbricati del detto Comune al foglio ..., particella      subalterno ...., via ...., piano ..., categoria ...., classe ..., vani ..., R.C. Euro ......
Confini in contorno da ovest in senso orario, con riferimento al foglio ...:
Si allega al presente atto sotto la lettera "A" la copia della planimetria catastale del bene in oggetto, firmata dalle parti per approvazione, dai testi e da me notaio, omessa la lettura della legenda ivi riportata per espressa rinuncia fattavi dalle parti medesime e col mio consenso.
A tale bene segue e compete la proporzionale quota di comproprietà degli spazi ed enti comuni, ai sensi dell'art. 1117 e segg. C.C.
Art.2°)
La porzione immobiliare è trasferita a corpo, nello stato di fatto in cui si trova, con ogni accessione, dipendenza, pertinenza, ragione ed azione, servitù attiva e passiva, nulla escluso o riservato.
Art.3°)
Il signor TIZIO dichiara e garantisce che:
a) quanto trasferito è di sua piena proprietà e libera disponibilità per averne fatto acquisto con l'atto del notaio ....... in data........rep. n. ..... citato in premessa, dal signor ......., nato a .... il ...., che ne aveva fatto acqui-sto con atto a rogito notaio .....del ..... rep. n. ........, registrato a ....... in data ...... al n. .... serie .... trascritto a Milano in data ……………. ai nn. …………;
b) sulla porzione immobiliare trasferita non gravano pesi, censi, ipoteche, oneri, iscrizioni e/o trascrizioni pregiudizievoli, ad eccezione dell'ipoteca a favore della Banca........ con sede in......, iscritta a ...... in data ..... ai nn. ......, a garanzia del mutuo di cui infra, già rubricato per la quota di metà alla signora CAIA e da accollarsi interamente da parte della stessa;
c) presta la garanzia per l'evizione.
La signora CAIA dichiara di essere già in possesso, in quanto comproprietaria, delle dichiarazioni di conformità degli impianti rilasciate dalle ditte installatrici abilitate per legge alla realizzazione delle opere da certificare; peraltro il signor TIZIO presta la garanzia in ordine alla conformità alle normative vigenti - anche di natura comunitaria - in materia di sicurezza di tutti gli impianti di cui all'art. 1 del citato D.M. n. 37/2008, per i tipi di impianti effettivamente realizzati nell'abitazione.
Art.4°)
Ai sensi dell'art. 40 comma 2° della Legge 28 febbraio 1985 n. 47 e successive modificazioni ed integrazioni, il signor TIZIO, da me notaio reso edotto sulla responsabilità penale cui può andare incontro in caso di dichiarazione mendace ai sensi delle vigenti disposizioni di legge, dichiara e garantisce che:
a) le opere relative al fabbricato di cui è parte quanto qui trasferito sono state iniziate anteriormente al 1° settembre 1967,
b) sono state apportate modifiche per le quali è stata presentata al Comune di ...... la denuncia di inizio attività in data ..... protocollo n. ....,
c) successivamente a tali date non sono state apportate alla porzione immobiliare in oggetto modifiche che richiedano provvedimenti concessivi,
d) quanto trasferito è conforme alla D.I.A. sopracitata ed alla vigente normativa urbanistico-edilizia.
Art.5°)
Dichiarano le parti che il valore della quota di metà dell'abitazione col presente atto trasferita è di Euro ....., somma corrispondente alla quota di metà dell'importo del capitale residuo, alla data del ....., del mutuo dalle stesse parti contratto con l'atto a rogito del notaio .... in data ... rep. n. ....., citato al punto c) delle premesse, importo che la (già mutuataria per la quota di metà del mutuo) signora CAIA si obbliga di pagare, unitamente alla propria quota di mutuo, accollandosi pertanto interamente il rimborso dell'intero mutuo.
Per quanto possa occorrere, il signor TIZIO rilascia ampia e liberatoria quietanza, con dichiarazione di nulla più avere a pretendere per tale titolo o causale, con espressa rinuncia all'ipoteca legale ed alla sua iscrizione.
Art.6°)
Proprietà, possesso e godimento dell'immobile in contratto si trasferiscono alla signora CAIA da oggi, in virtù di questo atto, per tutti gli effetti utili ed onerosi.
Art.7°) SPESE - REGIME FISCALE
Le spese del presente atto, sue dipendenti e conseguenti, sono a carico della signora CAIA.
Ai sensi dell'art. 19 della Legge 6 marzo 1987 n. 74, così come modificato dalla sentenza n. 154 del 1999 della Corte Costituzionale, il presente atto è totalmente esente dall'imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa.
In subordine, le parti contraenti richiedono il trattamento tributario ai fini delle imposte di registro, ipotecarie e catastali, previsto dalla nota 2 bis dell'art. 1 della Tariffa Parte Prima - allegata al T.U. del D.P.R. 26 aprile 1986 n. 131, così come modificato dall'art. 7 comma 6° della Legge 23 dicembre 1999 n. 488.
A tal fine entrambe le parti dichiarano che l'immobile trasferito non ha le caratteristiche delle abitazioni considerate di lusso secondo i criteri di cui al D.M. 2 agosto 1969 n. 128.
La signora CAIA dichiara:
a) di essere residente in Comune di ....
b) di non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge, dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà di altra casa di abitazione nel territorio del Comune di ..... - ad eccezione della quota di metà dello stesso, come sopra detto, e di cui la presente acquisizione costituisce completamento;
c) di non essere titolare, neppure per quote, anche in regime di comunione legale, su tutto il territorio nazionale dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà su altra casa di abitazione acquistata con le agevolazioni indicate alla citata nota 2 bis dell'art. 1 della Tariffa Parte Prima - allegata al T.U. del D.P.R. 26 aprile 1986 n. 131;
d) di essere consapevole che, in caso di cessione a titolo oneroso o gratuito dell'immobile oggetto del presente atto prima del decorso del termine di cinque anni da oggi, ovvero in caso di dichiarazioni mendaci, sono dovute le imposte di registro, ipotecaria e catastale nella misura ordinaria, con una soprattassa del 30 per cento delle imposte stesse, a meno che la medesima non riacquisti entro un anno altra abitazione principale.
Ai fini di cui sopra ed ai sensi dell'art. 1, comma 497, Legge 23 dicembre 2005 n. 266 e successive modificazioni, la signora CAIA richiede a me notaio che la base imponibile del presente atto, ai fini delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, sia costituita dal valore degli immobili determinato ai sensi dell'art. 52, commi 4 e 5, D.P.R. 26 aprile 1986 n. 131, indipendentemente dal valore indicato.
A tal fine si precisa quanto segue:
a) che essa richiedente è persona fisica che non agisce nell'esercizio di attività commerciali, artistiche o professionali;
b) che oggetto del contratto è una quota di immobile ad uso abitativo;
c) che il valore della suddetta quota immobiliare, determinato ai sensi dell'art. 52, commi 4 e 5, D.P.R. 26 aprile 1986 n. 131, e quindi la base imponibile del presente atto (in subordine), è pari a Euro .......
Art. 8°)
Per quanto possa occorrere, i signori TIZIO e CAIA, da me notaio resi edotti e quindi consapevoli delle sanzioni penali previste dall'art. 76 del D.P.R. 445/2000 per le ipotesi di falsità in atti e di dichiarazioni mendaci ivi indicate, in relazione a quanto disposto dall'art. 35 comma 22 Decreto legge 4 luglio 2006 n. 223 convertito nella Legge 4 agosto 2006 n. 248 dichiarano che per la stipulazione del presente contratto non si sono avvalsi di un mediatore immobiliare.
E richiesto io notaio ho ricevuto il presente atto del quale ho dato lettura, presenti i testi, ai comparenti che, interrogati, lo approvano e lo sottoscrivono e firmano a margine del foglio intermedio con i testi e con me notaio alle ore ......
Scritto a macchina per mia cura da persona di mia fiducia, e da me completato a mano, su due fogli per pagine cinque e fin qui della sesta.
Firmato:
TIZIO
CAIA
teste
teste
Maria Teresa Schettino notaio - sigillo
Copia conforme all'originale esistente presso questo studio su due fogli per pagine sei circa.
Si rilascia in carta libera per gli usi consentiti dalla legge
Seregno, li                                       
Il presente atto è stato registrato all'Ufficio delle Entrate di Desio 1° in data ……… al n. …. serie 1T -esente- e trascritto all'Ufficio del Territorio Servizi di Pubblicità Immobiliare di Milano Circoscrizione 2° in data ……… ai nn. ………. -esente-.

 

 

Attività sindacali


L’ANNUALE “FESTA DEI LUSTRI” DELLA
ASSOCIAZIONE SINDACALE EMILIA-ROMAGNA


Lo scorso 18 settembre si è tenuta a Reggio Emilia la tradizionale Festa dei Lustri,  organizzata dall’Associazione Sindacale dell’Emilia Romagna “Aldo Della Rovere” durante la quale, come ogni anno, si festeggiano i notai con sede in questa regione  che hanno compiuto nell’anno uno o più lustri di attività. Vi ho partecipato con piacere anche perché io pure quest’anno avrei avuto i miei lustri da festeggiare.
Per tradizione l’incontro è accompagnato da relazioni su argomenti che interessano il nostro lavoro. Questa volta tuttavia l’appuntamento è stato particolarmente ricco sia per il numero degli intervenuti che per i relatori e si poneva anche degli obiettivi ambiziosi, come lasciava intendere lo stesso titolo: “Le strade del futuro”.
Infatti all’apertura dei lavori erano presenti il Presidente del Consiglio Nazionale  Paolo Piccoli, Il Presidente di Federnotai Ignazio Leotta, il Presidente della Cassa Francesco Attaguile e, più affascinante che mai, il Presidente dell’Associazione organizzatrice Giorgia Manzini.
Le pagine dei giornali locali dedicate all’evento e la presenza di una rete TV locale che, dovendo intervistare il poker di Presidenti  ha un poco ritardato l’inizio dei lavori, sono  stati anche il segnale che si trattava di una edizione particolare della festa dei lustri, insomma una festa alla quale si voleva dare un lustro in più.
Ma parliamo di cose serie.  I lavori sono iniziati dopo una breve introduzione del collega  Federico Tonelli, vero ideatore, anima e animatore dell’incontro da lui voluto e organizzato,  che, con la sua consueta simpatia ha spiegato lo scopo del convegno. Di fronte alla costante riduzione di riserve di competenze del notariato, sinora abbiamo reagito “riaffermando l’importanza e l’insostituibilità del controllo di legittimità che il filtro del notaio assicura”,  purtroppo non sempre con esiti positivi. Tuttavia il notariato ha in sé delle caratteristiche e delle prerogative uniche tra tutti i professionisti: siamo ben distribuiti sul territorio nazionale e siamo stimati, godiamo della fiducia dei nostri clienti. Questo rappresenta un patrimonio inestimabile dal quale partire per sviluppare “l’attitudine a divenire consulenti a tutto tondo in ambito patrimoniale e familiare dei nostri clienti, acquisendo o perfezionando le competenze in ambiti contendibili con le altre professioni e creando valore percepito da tutti gli interlocutori”.
In proposito un esempio è stato per tutti illuminante. Il sistema postale nei paesi occidentali, dopo la diffusione della posta elettronica e degli SMS, si trova ovunque in gravi difficoltà, fatta eccezione per le Poste Italiane che vanno benissimo. Perché?  Perchè, sfruttando i loro valori attivi, la fiducia degli italiani nei titoli postali, la capillare distribuzione sul territorio, si sono allargate in altri settori come quello finanziario e assicurativo; hanno persino rilevato una compagnia aerea e fatto un accordo con il Vaticano per organizzare viaggi a Lourdes. Chiave del successo? La differenziazione! Spostiamo questo esempio sui notai. Anche noi possiamo avvalerci di un buon patrimonio in chiave di clientela e fiducia ma dobbiamo avere il coraggio e la forza di cambiarci, modificando e aumentando le nostre competenze.  E’ certo una sfida che costa fatica, lavoro, innovazione ma è una strada che, secondo il relatore,  può e deve essere percorsa per migliorarci e forse anche per sopravvivere. … Probabilmente non è neanche necessario imparare a gestire pellegrinaggi a San Giovanni Rotondo.
Gli argomenti trattati durante la giornata avevano come obiettivo quello di stimolare l’attenzione e la curiosità su aspetti del mondo immobiliare che sono per noi meno conosciuti; in particolare sugli investimenti immobiliari indiretti, come i fondi immobiliari.
Il primo relatore, prof. Giacomo Morri, docente del corso SDA della Bocconi, è stato chiarissimo, estremamente pratico e stimolante; difficilmente un intervento di più di novanta minuti riesce a mantenere desta l’attenzione, ma in questo caso direi che ci è perfettamente riuscito. Infatti  ha precisato tutti i pro ed i contro degli investimenti immobiliari diretti e indiretti, persuadendomi che non sempre “l’investimento di famiglia nel mattone” è più sicuro e redditizio di altri.
Prima della pausa del pranzo Francesco Attaguile ha spiegato le motivazioni di alcune recenti decisioni della Cassa Nazionale del Notariato, la quale ha fatto ricorso ai fondi immobiliari per la gestione di parte del suo patrimonio. L’intervento era perfettamente in tema con la precedente relazione, e forse voleva essere un esempio di applicazione pratica dei fondi immobiliari, tuttavia mi ha piuttosto stupito; non ricordavo di aver mai sentito alcuna chiara spiegazione sull’argomento. Comunque è stato interessante avere comunicazioni riguardanti gli investimenti della nostra Cassa e mi auguro che diventino sempre  più frequenti e trasparenti.
Nel pomeriggio dopo la consueta distribuzione degli attestati dei lustri, c’è stato l’intervento del prof. Paolo Legrenzi ordinario di psicologia cognitiva all’università IUAV di Venezia. L’incontro  intendeva approfondire i profili psicologici e comportamentali che guidano le decisioni di investimento. E in effetti è sicuramente riuscito a far comprendere come ogni reazione del mercato è frutto di condizionamenti comportamentali profondamente insiti in noi, ma ha anche ottenuto il risultato di destabilizzare il pubblico, che essendo formato da notai non è stato abbastanza  pronto a comprendere i giochi ed i tranelli psicologici o a seguire i ragionamenti brillanti e veloci del relatore. In particolare il gioco dei tre bicchieri ha destato in me  notevoli perplessità, così come la raffica delle domande da trivial fatta all’auditorio (anche queste erano dieci!) che spaziavano dal cambio euro/dollaro il giorno 10 luglio 2007, all’anno in cui è stata dipinta la Gioconda, e che mi hanno lasciato un po’ frustrata e smarrita, consapevole dell’abisso di ignoranza e di smemoratezza in cui mi trovo. Saranno i troppi lustri? Comunque ho deciso che d’ora in avanti non parteciperò a giochi di società, per non rischiare di rendere manifeste le mie carenze. Potrei forse fare eccezione per la tombola natalizia, sempre che a dicembre mi senta ancora capace di gestire due cartelle; dovrò riflettere con calma se iniziare a  rischiare con gratta e vinci.
Tuttavia è stato un incontro diverso e affascinante che ci ha coinvolto per quasi due ore.
La serata si è chiusa con una breve intervista al rappresentante di una società che professionalmente assiste la clientela  nella gestione di patrimoni familiari complessi.
In sintesi una giornata che ha costituito indubbiamente una novità tra gli appuntamenti notarili, che si occupano solitamente di argomenti tradizionali, tecnico legali. Al contrario questo convegno, oltre a dare un messaggio positivo e ottimistico per il futuro, ha mostrato aspetti differenti di settori nei quali già operiamo. Ciò oltre ad arricchirmi, è stato motivo per riflettere sulla settorialità del nostro lavoro che essendo altamente specialistico spesso dimentica o trascura la globalità di fenomeni sociali ed economici che vediamo continuamente ma dei quali ci occupiamo soltanto in una fase specifica. Come ad esempio per la vendita immobiliare, che è dal notaio valutata soltanto come negozio giuridico mentre, considerata come piccolissimo frammento di un fenomeno di investimenti finanziari che coinvolge mercati nazionali e internazionali, oppure come scelta coatta dell’homo oeconomicus  cacciatore – raccoglitore, assume forme diverse  ma ugualmente interessanti.
Federico Tonelli intende continuare nell’opera di diffusione di questi temi, organizzando dei corsi di due giorni per i colleghi anche di altri distretti e gli auguro di trovare l’accoglienza che il suo entusiasmo e l’interesse della materia meritano.
Un plauso ed un ringraziamento quindi all’Associazione Sindacale dell’Emilia Romagna e a tutti gli organizzatori della festa dei lustri.

Maria Nives Iannaccone

 


VERBALE DELL’ASSEMBLEA DEI DELEGATI
DEL 26 SETTEMBRE 2009


La riunione si apre alle ore 10.30.
Il Presidente Leotta apre i lavori.
Sono presenti:
per la Lombardia: Marco Marchetti, Maria Nives Iannaccone, Nicoletta Ferrario e Carlo Munafò
per il Lazio: Rummo, Cesare Felice Giuliani, Bellelli, Fortini, Casadei, Miccadei, Perna
per il Triveneto: Luca Sioni, Fulvio Bidello
per le Marche: Montali, Colangeli
per la Campania: Pappa Monteforte, Falconio
per l’Emilia Romagna: Lobuono,
Il Presidente inizia l’esposizione con il tema dell’organizzazione del Congresso e degli ordini del giorno.
Riferisce degli incontri avuti con il presidente e i delegati dell’associazione UNICA dei dipendenti degli studi notarili, sottolineando l’utilità di un dialogo aperto con tale associazione, anche alla luce dei rapporti con le associazioni sindacali. Il terreno di confronto e di collaborazione potrebbe essere quello della sensibilizzazione sul terreno del regime contributivo e previdenziale e quello della organizzazione e gestione di corsi di formazione.
Riferisce altresì della Festa dei Lustri organizzata dall’Associazione Sindacale Emilia Romagna e plaude all’iniziativa sia sotto il profilo scientifico sia sotto quello organizzativo.
Prende la parola la collega Casadei – Tesoriere che richiama le singole associazioni agli obblighi di comunicazione degli iscritti e al pagamento delle quote associative; riferisce dell’iniziativa di Federnotai sull’opuscolo informativo sui problemi della sicurezza degli studi.
Prende la parola il collega Pappa Monteforte che si sofferma sulla crisi degli iscritti nella sua Regione, dovuta a diverse motivazioni: interessi della categoria spostati su altro, vicende degli ultimi tempi hanno accentuato le distanze tra “diversi” notariati - il problema delle sedi e le modalità di svolgimento dell’ultimo Congresso Nazionale di Firenze.
Ribadisce che il censimento degli iscritti e il problema delle Regioni non rappresentate sono questioni dibattute da anni e sottolinea come, politicamente, ci sono state sempre ragioni per ribadire comunque la presenza di Federnotai sull’intero territorio nazionale.
Il collega Pappa Monteforte ritiene ci si debba focalizzare sulle modalità concrete per il coinvolgimento dei colleghi per ribadire la valenza politica di Federnotai e suggerisce la vetrina del Congresso.
Il Presidente prende la parola per sottolineare che la questione della crisi degli iscritti deve essere interpretata diversamente a seconda se la causa sia una disaffezione su questioni specifiche di particolare rilevanza o sia invece una stanchezza nella sollecitazione del versamento delle quote.
Prende la parola Fortini che sottolinea come Federnotai sia stata, negli ultimi tempi, accostata ad un orientamento in qualche modo osteggiato con la “non associazione”. Ritiene che la difficoltà di coinvolgere gli associati dipenda anche dalla necessità di fornire agli stessi “servizi” che fungano da stimolo per l’adesione all’associazione.
Il collega Marchetti ritiene che, indipendentemente dal numero degli associati, spesso il problema è quello di comprendere se l’adesione sia consapevole: si veda la sottoscrizione dell’abbonamento a FederNotizie. Il collega individua che il problema della rappresentatività non è necessariamente legato al numero degli iscritti e fa il parallelo con la rilevanza dei partiti politici. Ma in fin dei conti cosa vogliamo rappresentare? Siamo stati il “luogo delle opinioni”, molto più vicino ad un’associazione culturale, che ha comunque fornito “materiale umano” agli organi istituzionali. Forse non riusciamo più ad essere il luogo delle mediazioni tra diversi notariati dal punto vista non solo regionale ma da quello dell’ ”essere e del fare il notaio”.
Il collega Bidello comunica che l’associazione Triveneto sta organizzando dei convegni sulla riforma delle professioni e dei corsi di formazione. Avendo vissuto il sindacato sin dalle origini ritiene che nella sua fase iniziale il Sindacato abbia espresso idee “giovani” e molto forti in termini di novità; nel tempo si è creata una trasfusione di energie e di idee dal sindacato verso gli organismi istituzionali.
Il collega Bidello ribadisce la necessità di implementare i “servizi” e la diffusione nei confronti dei colleghi anche per le associazioni non operative.
Il collega Munafò ribadisce quanto già richiesto fin dall’insediamento della nuova Giunta in relazione al coinvolgimento delle associazioni regionali nell’individuazione di servizi che siano in concreto appetibili per le modalità di offerta agli associati.
Il collega Falconio riprendendo l’intervento del collega Pappa Monteforte ritiene che l’Associazione Campania, nonostante il calo degli iscritti, possa comunque recuperare anche il relazione alla consueta vivacità organizzativa. Ribadisce inoltre quanto già detto dal collega Marchetti in ordine a Federnotai come “luogo di sintesi” tra le diverse idee all’interno del Notariato.
Il collega Giuliani auspica l’assunzione di un ruolo politico di Federnotai: servizi per fare numero, numero per fare politica. L’associazione Sindacale Lazio era una nicchia mentre oggi “pesa” molto di più anche in relazione alla partecipazione agli organismi istituzionali. Introduce la questione del ruolo che Federnotai dovrebbe avere nell’elezione dei componenti degli organismi istituzionali.
Il Presidente si sofferma sulle modalità attraverso le quali Federnotai può dare il proprio contributo per la composizione degli organi istituzionali, evidenziando che tali modalità possono essere diverse su base territoriale. Le singole Associazioni quindi dovrebbero individuare degli elementi di eccellenza per affermare il principio dell’alternatività delle scelte che potrebbe già essere un successo indipendentemente dal risultato elettorale.
Il Presidente espone all’assemblea come Federnotai stia sollecitando che le candidature siano note per tempo, che ciascun candidato evidenzi le sue idee attraverso un processo immaginato dalla giunta; tale processo passa attraverso la predisposizione di “domande” che verranno sottoposte a ciascun candidato per conoscere in anticipo le sue idee su questioni di grande interesse e rilevanza.
Il collega Colangeli ricorda come Federnotai abbia sempre fatto “politica”, in molte occasioni smorzata dalla necessità di non entrare in rotta con le altre istituzioni del Notariato; fare politica per Federnotai può tradursi nella ricerca di posizioni di sintesi tra le diverse idee di notariato.
Il Presidente introduce la questione degli ordini del giorno del Congresso: ribadisce che ciascuna associazione ha piena autonomia nella presentazione degli ordini del giorno ma auspica un coinvolgimento per posizioni di sintesi.
Illustra come la Giunta di Federnotai abbia immaginato degli ordini del giorno che abbiano un respiro più ampio rivolto anche ad una dimensione esterna che coinvolga gli interessi della società con cui il Notariato si relaziona. Sintetizza la posizione della Giunta sull’argomento del conflitto tra le diverse legislazioni regionali in ordine ad argomenti specifici che coinvolgono il traffico giuridico. Il collega Marchetti illustra invece l’opportunità di un ordine del giorno che non si limiti a singoli aspetti ma si lanci sulla riforma dell’ordinamento che sia complessiva ma che in qualche modo solleciti una posizione stralciata dalla riforma delle professioni.
Il Presidente invita le associazioni regionali a esprimere le loro idee su questa linea della Giunta e ad illustrare le eventuali idee sugli ordini del giorno maturate nelle singole realtà regionali.
Il collega Bidello invita a soffermarsi sul problema dell’accesso che è di chiara evidenza e potrebbe formare oggetto di un passaggio nell’intervento del Presidente Leotta al prossimo Congresso di Venezia.
Il collega Fortini sottolinea come si debba sollecitare la Presidenza del Congresso sulle modalità e i tempi per la discussione sugli ordini del giorno; si riferisce alla passata esperienza del Congresso in cui alcuni ordini del giorno non sono stati trattati perché messi alla fine della giornata, quando non vi era il numero per poterne discutere.
La riunione si chiude alle ore 13.30

(a cura di Carlo Munafò -
 segretario di Federnotai)

 

 

 

UNA FACILE RISPOSTA A UNA DOMANDA RICORRENTE

Ogni tanto ricorre una domanda da parte dei colleghi: “Come mai su FederNotizie alcuni autori sono indicati con la qualifica ed altri no?” Poiché anche a Venezia alcuni lettori ci hanno rivolto questo quesito, abbiamo deciso di rispondere sul giornale. La risposta, peraltro, è molto semplice: per antica tradizione di questo giornale tutti gli autori sono indicati con la qualifica: “notaio in…” – “ordinario di … all’Università ...” – “avvocato a …” e così via.
L’unica eccezione riguarda … i redattori per i quali l’ultima pagina di copertina riporta tutti i particolari.