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Allergie alimentari nei bambini: come fare a riconoscerle e a intervenire

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Le allergie alimentari rappresentano una problematica molto diffusa sia negli adulti, sia, purtroppo, nei bambini. Per fortuna, oggi si possono individuare facilmente così da tenerle sotto controllo con le terapie più adatte. Secondo i dati scientifici, un bambino su 20, nella fascia di età compresa tra i 0 e i 5 anni, soffre di un’allergia alimentare, il numero sale a 10 su 100 se si parla della sensibilità alla polvere e agli acari e circa il 5% è colpito dall’asma di natura allergica. Ma di cosa si tratta esattamente?

L’allergia consiste in una risposta esasperata del nostro organismo a un fattore scatenante, che può essere un alimento o qualsiasi altra sostanza, in genere completamente inoffensiva. È come se l’organismo si sentisse improvvisamente minacciato da questa sostanza e mettesse in atto la sua strategia di difesa, ovvero di sopravvivenza. Questo tipo di reazione, purtroppo, spesso interessa anche i bambini, che possono rivelarsi allergici a un alimento oppure a un insetto, al polline, a un farmaco, al pelo del gatto, alla polvere e così via. Oggi, la forma di sensibilità più diffusa nei piccoli è quella verso la polvere e verso alcuni alimenti specifici, come il lattosio, le uova e il pesce.

Allergie alimentari nei bambini, come fare a riconoscerle Come si riconoscono le allergie alimentari nei bambini? Sicuramente c’è da capire cosa avviene all’interno dell’organismo quando c’è una reazione allergica, così da poter decifrare chiaramente i sintomi "esterni". Quando l’organismo, di un bambino o di un adulto che sia, si sente attaccato da una determinata sostanza per lui allergica, comincia a produrre degli anticorpi particolari che stimolano il rilascio dell’istamina proprio per combattere l’aggressione allergico. A questo punto, con l’istamina in giro per il corpo del piccolo, la reazione esterna può consistere in una "semplice" orticaria fino alla condizione più grave e pericolosa, che è lo shock anafilattico. Normalmente, a meno che non si tratti di un evento grave e concentrato come ad esempio la puntura di un insetto o la somministrazione di un farmaco, non si arriva allo shock anafilattico con un’allergia alimentare, anche se la reazione può essere preoccupante e seria per il bimbo che può rischiare anche di soffocare nel caso di gonfiore alla lingua o in trachea. In genere, tuttavia, ci sono dei segni premonitori nel caso in cui il bimbo è un soggetto particolarmente sensibile e quindi a rischio di allergie. Ad esempio, di solito compaiono dermatiti e rush cutanei, così come starnuti, naso chiuso e raffreddori insistenti, fastidi agli occhi come la congiuntivite o, soprattutto nel caso di un’allergia alimentare, disturbi gastrointestinali come diarrea, male al pancino e vomito. Questi sintomi possono comparire uno alla volta, anche senza un apparente ordine logico, oppure, se siamo di fronte a una vera e propria reazione allergica, tutti assieme quando la sostanza allergica viene ingerita. Davanti a questo tipo di sintomatologia, bisogna immediatamente allertare il proprio pediatra così da fare tutti gli accertamenti necessari e la giusta terapia anche farmacologica. Nel caso in cui, invece, la reazione sia grave bisognerà chiamare immediatamente il 118 o portare il piccolo al pronto soccorso, mai sottovalutare una forte reazione allergica.

Allergie alimentari nei bambini, come intervenire Sicuramente saranno necessari degli accertamenti specifici, come il cosiddetto prick test, analisi del sangue, e il Phadiatop infant, un esame che proprio attraverso un semplice prelievo consente di escludere un’allergia con un esito attendibilissimo. Se la reazione allergica coinvolge le vie respiratorie, sarà il caso anche di eseguire dei test specifici per questa zona, per escludere o meno l’asma allergica. Nel caso in cui dagli accertamenti venga verificata l’allergia conclamata a un alimento, il bambino non dovrà mai assumerlo. Tuttavia, quando si parla di allergie alimentari, è importante anche per il medico curante ricostruire un po’ l’intera storia clinica del piccolo, cercando di capire se ci sono altri casi di allergie in famiglia e quindi una certa familiarità. D’altro canto, gli esami più diffusi, come il prick test ad esempio, non sono considerati dei test di diagnosi allergica, ma solo degli strumenti di aiuto per il pediatra che, unendo il quadro clinico del bimbo ai risultati degli esami, avrà una panoramica più chiara della situazione. In genere, se non ci sono risultati conclamanti di un’allergia specifica, ma una lista di alimenti a cui il bambino è sensibile in modo particolare, si procede andando a eliminare dalla routine alimentare del piccolo questi alimenti per almeno quindi giorni per monitorare la presenza o meno dei sintomi allergici.

Allergie alimentari, si può guarire? È difficile, per non dire impossibile, guarire da un’allergia. C’è anche da dire, tuttavia, che è possibile che nel caso in cui il piccolo sia solo sensibile a un alimento, col passare degli anni, questa sua sensibilità possa notevolmente ridursi. A volte, infatti, se non si tratta di una vera e propria allergia conclamata, la maggiore sensibilità a un certo alimento può dipendere anche da un consumo eccessivo, da un’eccessiva familiarità o anche da una fase della vita del piccolo di maggiore vulnerabilità o stress. Quindi, bisogna sempre ricordare che i cosiddetti fattori ambientali sono comunque fortemente condizionanti, soprattutto sui sintomi dell’allergia. In genere, tuttavia, ci sono alimenti che più di altri causano problemi di sensibilità, come ad esempio, nella frutta, le fragole o gli agrumi, ma anche i frutti rossi, nella verdura e negli ortaggi, i pomodori e gli spinaci, ma anche i piselli e le fave, così come i fagioli nei legumi. Ancora, attenzione alla frutta secca come le arachidi, le noci e le nocciole, occhio anche al lattosio contenuto nei formaggi, nel latte e nello yogurt. Anche il pesce può dare fastidio, come i crostacei e quello conservato in lattina come il tonno o le alici. Purtroppo anche le uova possono essere un alimento incriminato, in questo caso occorrerà escludere tutti gli alimenti che le contengono, compresi i dolci. Non è semplice, quindi, convivere con un’allergia, ma, soprattutto se si tratta di una diagnosi precisa, occorre eliminare completamente l’alimento dalla dieta del piccolo per non rischiare uno shock anafilattico. Come terapie farmacologiche, ci sono creme al cortisone per i rush cutanei e le infiammazioni allergiche, così come degli antistaminici da prendere all’occorrenza. È importante sapere, infine, che c’è una reale possibilità, soprattutto nel caso di bimbi molto piccoli, che l’allergia rientri entro i primi sei anni di età del piccolo. Occorrerà quindi molta pazienza e un continuo monitoraggio nel corso degli anni, ma con buone possibilità di guarigione.