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SOMMARIO
Presentazione
"Indagine sull'attività di informazione svolta dai Consigli Notarili - elaborazione dati", a cura della redazione, coordinatore Domenico de Stefano
"Informazione e documentazione per il Notariato", di Angelo Gallizia
"Meccanismi di diffusione delle informazioni nell'ambito della categoria: mezzi e strumenti", di Ernesto Narciso
"Scelta, installazione e gestione dei sistemi informatici", di Egidio Lorenzi, pag. 24 "L'informatica nelle scuole di Notariato", di Alessandro Ruggiero
"L'organizzazione dell'informazione notarile", di Guido Roveda
"Trasparenza e comunicazione: l'attività del Consiglio Nazionale del Notariato e delle sue commissioni", di Domenico de Stefano
"Note e riflessioni su un possibile coordinamento e su una possibile programmazione dell'attività culturale", dí Guido Falqui - Massidda
COMUNICAZIONE, INFORMAZIONE E INFORMATICA NEL
SETTORE NOTARILE
INDAGINE SULL'ATTIVITA' DI INFORMAZIONE SVOLTA DAI CONSIGLI NOTARILI -ELABORAZIONE DI DATI
Il questionario proposto:
Collegio Notarile di
Attività del Consiglio
Frequenza delle riunioni del Consiglio
in quale modo avviene la comunicazione tra Consiglio e notai del Collegio?
i i contatti personali occasionali
1 riunioni aperte a tutti i notai del Collegio con frequenza
sporadica
Li annuale (in occasione dell'assemblea)
mensile
(___1 altro (indicare la frequenza)
circolari inviate a tutti i notai del Collegio
ninvio a tutti i notai del Collegio di fotocopia della G.U. recante legislazione di rilevanza notarile
invio a tutti i notai del Collegio di fotocopie della stampa di interesse notarile
altro
Quali sono stati gli argomenti trattati nelle riunioni o nelle Circolari del periodo settembre 87/ giugno 88?
Le modalità della rilevazione
L'indagine è stata effettuata inviando per posta il questionario riprodotto nella paginal precedente ad uno o più notai per ciascun collegio.
La scelta del collega al quale sottoporre i quesiti è stata fatta cercando, nei limiti del» possibile, di rivolgersi a persone non investite di incarichi ufficiali nell'ambito delle istitu2i zioni o delle organizzazioni di categoria.
L'ampio riscontro ottenuto (99 distretti sui 103 esistenti) è stato il risultato di una azionel insistita e prolungata nel tempo.
Talvolta si è fatto ricorso alla intervista telefonica: quando sono pervenuti dati non coinci• denti espressi da due notai dello stesso collegio e quando non è stato possibile óttenere, risposte scritte (fare circolare informazione costa sempre fatica - a qualcuno, evidentemen-: te, induce, anche, timore).
La suddivisione dei collegi
Nella esposizione dei risultati si è suddiviso il campo in due settori: i collegi ai quali sono, assegnati meno di 50 notai e quelli ai quali è assegnato un numero maggiore di posti (1). Questa suddivisione si è imposta quasi spontaneamente sin dalla prima lettura dei risultati dei questionari: se ne vedranno in seguito le ragioni. Sin d'ora val la pena di sottolineare come, complessivamente, poco più di tremila sedi (3.063) fanno parte dí collegi con oltre: cinquanta posti, mentre poco più di duemila (2121) fanno parte di collegi con meno di cinquanta notai assegnati.
Frequenza delle riunioni del Consiglio
oltre 50 meno di 50 complessiva
.%
settimanale 3 11.11 2 2.63 5 4.85
quindicinale 9 33.33 8 10.52 17 16.50
mensile 10 37.04 32 42.10 42 40.77
bimestrale 1 3.70 8 10.52 9 8.73
trimestrale - 4 5.26 4 3.88
occasionale 1 3.70 5 6.57 6 5.82
non so 1 3.70 13 17.10 14 13.59
11 meccanismo attuale di diffusione dell'informazione in ambito notarile si basa essenzialmente sull'attività dei consigli distrettuali. Significativa, pertanto, è la frequenza delle loro riunioni: tanto più assidui sono i consigli nel riunirsi, tanto più tempestiva può essere la comunicazione al collegio della notizia fresca.
Sotto questo profilo appare immediatamente la precarietà della situazione dei collegi con meno dí 50 posti e notevole la differenza tra questi e i distretti con un numero maggiore di notai.
Infatti, mentre quasi la metà (44,44%) dei consigli che "amministrano" più di 50 notai si riunisce con cadenza settimanale o quindicinale, solo un ottavo circa di quelli che operano in collegi più piccoli mantengono questa frequenza.
Qualche perplessità desta anche, per quanto concerne l'efficienza dell'informazione, e soprattutto la sua tempestività, il dato secondo cui la maggioranza (relativa) dei consigli si raduna una volta al mese.
Stante che, come vedremo tra breve, il mezzo di comunicazione più utilizzato è la circolare inviata tramite posta, se ai tempi di spedizione aggiungiamo oltre un mese per la elaborazione del contenuto della circolare, abbiamo un quadro sconfortante, soprattutto se pensiamo all'esigenza di conoscere, tra l'altro, leggi e decreti che vengono pubblicati quasi clandestinamente. Altrettanto potrebbe dirsi per provvedimenti o indirizzi (ad esempio dei Tribunali in materia societaria) che non sono soggetti a forma alcuna dí pubblicazione.
Assai significativo è anche il dato riguardante la mancata conoscenza, da parte dei notai intervistati, relativamente alla frequenza delle riunioni del consiglio che amministra il loro distretto.
Astrattamente si poteva supporre che i notai dei collegi numerosi vivessero una vita professionale più solitaria, mentre nei collegi con meno notai, considerato il numero esiguo delle persone, tutti fossero al corrente di tutto e quindi anche dell'attività del consiglio. Evidentemente non è così.
I numeri in grassetto indicano la percentuale.
In quale modo avviene la comunicazione tra Consiglio e notai?
Anche l'analisi dei mezzi e delle modalità utilizzate dai consigli per comunicare con i notai del collegio mostra differenze significative tra distretto e distretto in funzione del numero dei notai.
Qui non ci sono molte sorprese. Naturale sembra, infatti, che la comunicazione affidata a contatti personali, ancorché occasionali, sia prevalente nei distretti cui sono assegnati meno di 50 posti di notaio.
I numeri in grassetto indicano la percentuale.
Se mai può preoccupare il dato numerico, percentuale e assoluto, che emerge al riguardo. Tale forma di comunicazione, in qualche distretto, piccolo o piccolissimo, potrà anche funzionare assai bene, ma non garantirà mai, in alcun modo, di soddisfare adeguatamente ed equamente il bisogno di informazione, che è esigenza primaria nella nostra professione. Questo metodo riguarda più dí un terzo dei collegi più piccoli e più di un quinto di quelli numericamente maggiori. Ciò significa che circa 700 notai appartenenti ai primi e un numero difficilmente valutabile di notai appartenenti ai secondi si informa tramite il collega incontrato alla conservatoria, o in banca, o ... all'ufficio del registro.
Quanto agli altri mezzi di comunicazione, questi possono suddividersi - e qui la distinzione interessa, in misura pressochè uguale, sia i grandi che i piccoli collegi - ín due categorie ben distinte: riunioni aperte a tutti i notai del collegio, ovvero circolari, o altro materiale cartaceo, inviato dal consiglio ai singoli notai a mezzo posta (trascurabile è infatti il timido e assolutamente sporadico affacciarsi di altri strumenti di comunicazione quali fax, videotel etc., mezzi segnalati dagli intervistati come sperimentali o di prossima attuazione).
La scelta tra questi due sistemi di comunicazione e informazione sembra dipendere da situazioni locali contingenti e, per quanto è emerso dalla segnalazione dí qualche intervistato, mutevoli nel tempo. Evidente è, però, la differente efficacia e valenza dell'uno e dell'altro. Le riunioni comportano, almeno in teoria, la possibilità di discussione e dibattito con conseguente formazione di opinioni e indirizzi che sono espressione diretta del collegio; le circolari presentano l'innegabile pregio di raggiungere tutti e ciascuno e di poter essere conservate in vista della formazione di quell'archivio del "sapere notarile" che ciascuno di noi, a suo modo, organizza per il proprio studio.
Si tratta di strumenti diversi che svolgono funzioni diverse, entrambe indispensabili.
Da un lato, per poter affrontare la professione, vi è il bisogno dí conoscere quanto accade giorno per giorno e, quasi, ora per ora: dall'altro la necessità di sapere e potere "pescare" nel calderone delle mille notizie che ogni giorno ci piovono sul tavolo (e lì, per mesi si ammassano) quella che cí serve in un certo momento. E, spesso non abbiamo molto più che un momento per trovarla.
Due esigenze, tra loro complementari, alle quali, come abbiamo visto, si risponde tradizionalmente con riunioni e circolari. Strumenti invero sempre meno adeguati ín quanto le stesse circolari finiscono con essere troppe e, a loro volta, devono essere sistematicamente organizzate da parte di ciascun notaio, mentre le riunioni non possono comunque avere una frequenza tale da soddisfare la domanda di informazione in tempi stretti. D'altra parte le riunioni che costituiscono pregevole regola in alcuni distretti sono ignorate in altri così che, in quasi un terzo dei collegi, i notai (meglio: alcuni notai) si incontrano solamente in ottemperanza all'art. 85 della legge 16.2.1913 n. 89.
Quali sono stati gli argomenti trattati nelle riunioni o nelle circolari del periodo settembri 87/ giugno 88?
oltre 50 meno di 50 complessiva.
La lettura dei dati contenuti nella tabella che precede richiede una premessa: essendo avviamente possibile che alla domanda facesse riscontro una pluralità di risposte, le percen:uali non sono indice di una maggiore frequenza di un argomento rispetto agli altri, bensì della sua maggiore o minore ricorrenza nelle riunioni o circolari dei vari distretti.
Particolarmente significativo e, a nostro avviso, confortante è il primo dei dati: tra gli argomenti trattati nel periodo preso in considerazione dalla nostra indagine, quelli riguardanti la organizzazione del distretto e cioè quelli attinenti a deontologia, concorrenza, recapiti ed accesso alla professione sono quelli che vengono trattati dal maggior numero di consigli.
Ciò significa che le questioni più strettamente legate alla vita del collegio trovano buono spazio nell'ambito della circolazione delle notizie. Non dubitiamo che di questi argomenti i consigli distrettuali debbano occuparsi molto spesso: ciò che fa piacere è riscontrare che di essi spesso si tratti nelle circolari o nelle riunioni del collegio.
Altrettanto può dirsi per la seconda voce in "graduatoria" e cioè per le questioni attinenti all'applicazione della tariffa.
Si tratta di argomento sicuramente assai prossimo a quelli che abbiamo visto sopra e che abbiamo evidenziato solo per migliore chiarezza.
Un'altra considerazione, solo parzialmente positiva, discende poi dal fatto che 'circa un quarto degli intervistati ha risposto che, nel suo distretto, sono stati trattati tutti gli argomenti di interesse notarile. Questa risposta, a nostro avviso, non può che essere letta come un apprezzamento, da parte dell'intervistato, per l'informazione che riceve dal suo consiglio.
Per un quarto dei notai, dunque, l'informazione copre adeguatamente lo spettro degli interessi di categoria.
Ancora una riflessione, infine, discende dalla comparazione dei dati in funzione delle dimensioni del distretto: tutti gli argomenti risultano trattati in maggior misura nei distretti Più grandi che non in quelli più piccoli. Rammentiamo che la percentuale maggiore non significa che un dato argomento è stato trattato più spesso, bensì che quell'argomento è stato trattato in un maggior numero di distretti, nel periodo di tempo preso in esame.
Come leggere dunque il dato secondo cui in oltre un quarto dei collegi più affollati ci si è occupati, per esempio, di vendite di autoveicoli o di rapporti con gli uffici pubblici, mentre assai minore è il numero percentuale dei distretti più piccoli in cui si è parlato di tali problemi?
Ancora una volta sembra di poter affermare che minore è la diffusione dell'informazione là dove minore è il numero dei notai facenti parte del collegio.
Collegi nei quali il numero dei notai assegnati è superiore a 50
- Bari 90 - Napoli 204
- Bergamo 71 - Padova 68
- Bologna 113 - Palermo 99
- Brescia 84 - Roma Velletri
Civitavecchia 456
- Cagliari e Lanusei 53 - Salerno Vallo di Lucania e
- Catania 89 Sala Cons il ina 70
- Como e Lecco 56 - Teramo e Pescara 50
- Cuneo Alba Mondovì e Saluzzo 60 - Torino e Pinerolo 262
- Firenze Pistoia e Prato 155 - Treviso 56
- Porli e Rimini 60 - Udine e Tolmezzo 51
- Genova e Chiavari 112 - Venezia 56
- Lecce 52 - Verona 66
- Messina Patti e Mistretta 56 - Vicenza Bassano del
Grappa 55
- Milano Busto A. Lodi Monza e
Varese 455 TOTALE COLLEGI 27
- Modena 64 TOTALE POSTI 3063
I collegi in grassetto sono quelli di cui non sono pervenuti i dati.
Collegi nei quali il numero dei notai assegnati è inferiore a 50
Alessandria Acqui Terme e - Macerata e Camerino 25
Tortona 44 - Mantova_ 35
- Agrigento 30 - Matera 16
• Ancona 40 - Novara e Vercelli 47
- Arezzo 27 - Oristano 16
Ascoli Piceno e Fermo 30 - Palmi 16
- Astí 23 - Parma 41
• Avellino S. Angelo de' L. 24 - Pavia Vigevano e Voghera 45
- Belluno 16 - Perugia 45
- Benevento e Ariano Irpino 30 - Pesaro e Urbino 31
- Biella 23 - Piacenza 27
- Bolzano 37 - Pisa 34
- Brindisi 25 - Pordenone 24
- Caltagirone 16 - Potenza Lagonegro e Melfi33
- Caltanissetta 26 - Ragusa e Modica 29
- Campobasso Iserna e Larino 27 - Ravenna 35
- Casale Monferrato 17 - Reggio Calabria 19
- Cassino 18 - Reggio Emilia. 39
- Catanzaro Crotone Lamezia - Rieti 16
e Vibo V. 44 - Rovigo 21
- Chieti 16 - Santa Maria Capua Vetere 49
- Cosenza Rossano Paola - Sassari Nuoro Tempio P. 35
e Castrovillari 48 - Savona 40
- Cremona e Crema 31 - Sciacca 16
- Enna e Nicosia 20 - Siena e Montepulciano 33
- Ferrara 35 - Siracusa 33
- Foggia 44 - Sondrio 17
- Frosinone 17 - Sulmona e Avezzano 17
- Gorizia 12 - Taranto 42
- Grosseto 25 - Termini Imerese 19
Imperia e San Remo 28 - Terni Orvieto e Spoleto 23
- Ivrea e Aosta 26 - Trani 45
- Lanciano e Vasto 22 - Trapani e Marsala 41
- L'Aquila 16 - Trento e Rovereto 39
- La Spezia Massa 40 - Trieste 26
- Latina 36 - Verbania 17
- Livorno 32 - Viterbo 20
- Locri 15
- Lucca 37
- Lucera 18
TOTALE COLLEGI 76 TOTALE POSTI 2121
I collegi in grassetto sono quelli di cui non sono pervenuti i dati.
Conclusioni
Molte sono le interpretazioni possibili di fronte ai dati che abbiamo raccolto ed esposto nelle pagine che precedono. Da parte nostra abbiamo tentato di individuare alcune chiavi-di lettura; certo se ne possono rinvenire altre. Non abbiamo la pretesa di esaurire un argomento di questa portata; vorremmo, però, comunque, trarre alcune conclusioni ed indicare le strade che, in un futuro più o meno prossimo, saranno di fronte a noi tutti.
Come abbiamo visto, 27 consigli gestiscono l'informazione di 3063 notai (in media 113 posti per collegio) mentre ben 76 consigli sono responsabili degli altri 2121 (in media 27 notai per collegio).
Questa sperequazione, probabilmente, ha le proprie origini in ragioni di carattere economico, geografico, storico, culturale; e si tratta di cause le quali, verosimilmente, trovano tuttora fondamento nelle diverse situazioni locali. Negativa è però la conseguenza che tale sperequazione determina sull'efficienza della informazione nell'ambito della categoria, all'interno della quale, innegabilmente, convivono notai ai quali costa ben poco accedere ad un grado di informazione soddisfacente ed altri i quali, per essere aggiornati, devono sostenere il costo di un quotidiano ed ingente sforzo personale che, verosimilmente, non può raggiungere i medesimi risultati che sono a disposizione dei colleghi che operano in un distretto più numeroso.
Sembra indispensabile, dunque, che il compito di informare sia attribuito a organismi dotati, o in grado di dotarsi, dei mezzi necessari per assolverlo.
Pensiamo, innanzitutto, al consiglio nazionale che, accantonato al più presto lo strumento, ormai inadeguato, del notiziario, deve farsi carico in prima persona dei due aspetti fondamentali della informazione e della comunicazione delle notizie di interesse notarile attraverso:
1. creazione di un meccanismo per la comunicazione, diretta, dal centro alla periferia, delle notizie di urgenza ed importanza preminenti;
2. formazione di una struttura idonea a raccogliere, sistematicamente ordinare e fornire a richiesta le ínformazíoní necessarie per lo svolgimento della nostra attività la cui tipicità è tale per cui sembra utopica la speranza che alla domanda di "sapere notarile" risponda adeguatamente il mercato della informazione giuridica.
In secondo luogo pensiamo che l'informazione di non assoluta urgenza e la diffusione delle notizie di interesse locale, così come pure la riflessione sul e la elaborazione del "sapere notarile',' debba essere gestita da organismi istituzionalmente investiti di questo compito. Lodevole è certamente l'attività che alcuni consigli hanno svolto e svolgono in proposito,' ma non possiamo dimenticare che tale attività richiede, pur sempre, mezzi, strutture ed energie che certamente non fanno difetto nei collegi cui fanno capo centinaia di colleghi.
Partendo dalla constatazione che in ciascuna regione esiste un capoluogo che è centro i un distretto per solito attivo ed efficiente nel campo dell'informazione, non si vede lerchè tale situazione non debba essere istituzionalizzata attribuendo la responsabilità ell'informazione locale al comitato regionale che, di regola, si appoggia di fatto, quanto L strutture, al consiglio notarile del capoluogo di regione.
;li altri consigli notarili resterebbero sempre responsabili della informazione strettamente ocale con piena, evidentemente, libertà di iniziativa.
Pensiamo anche ad una più accorta utilizzazione del "sapere notarile" che si raccoglie [elle scuole di notariato e attorno ad esse e che è assai riduttivo pensare debba essere 'analizzato ai soli scopi del concorso.
nfíne, fondamentale appare l'attività di coordinamento che, di nuovo, non può che compete-e al consiglio nazionale. Nell'ambito di quell'attività di raccolta, organizzazione e messa 3. disposizione del "dato di interesse notarile" di cui si diceva e che si concreta, in definitiva, iella gestione - il più possibile diretta - di una banca dati, al consiglio spetterebbe anche compito di ottimizzare, indirizzandole, le attività nel campo della informazione dí comitati regionali, consigli e scuole i quali diverrebbero, insieme all'ufficio studi centrale, L principali fornitori dei dati della banca.
A cura della redazione coordinatore Domenico de Stefano
INFORMAZIONE E DOCUMENTAZIONE PER IL NOTARIATO
LA STORIA
Il Notariato Italiano (in realtà alcuni notai italiani - Centro per la documentazione automatica di Milano) è stato il primo, non solo in Europa, ad occuparsi di ricerca dell'informazione giuridica mediante calcolatore. Vedi Sala F. "Introduzione ad un esperimento pilota di ricerca automatica della giurisprudenza" Rolandino luglio 1962.
La reazione di alcuni ambienti del notariato fu pesantemente negativa.
Vedi Rivista del Notariato 1964 pag. 900 e la replica Riv. Notariato 1965 pag. 237, dove prevedevamo che un'idea o un'ideuzza (quella dell'informatica giuridica) avrebbe impiegato 25 anni per circolare correttamente, e fummo ottimisti.
L'informatica giuridica documentaria prese ín Italia la via pubblica (il CED della Corte di Cassazione) ed il Notariato, ufficiale e non, ha continuato ad ignorare il problema.
Solo di recente sembra evidenziarsi un interesse diffuso all'informatica documentaria Notarile, forse per confermare le doti profetiche dei precursori.
INIZIATIVE STRANIERE
Francia
La prima realizzazione operativa di servizi di documentazione notarile fu il Cridon di Lione così organizzato:
un gruppo di esperti in "diritto notarile" aggiorna tempestivamente
- sia un archivio cartaceo costituito da tutte le informazioni che interessano i notai;
- sia un sistema cartaceo (peek a boo) che permette la rapida estrazione dall'archivio dei documenti che rispondono a domande.
Lo stesso gruppo di esperti riceve le domande dei notai, ricerca i documenti pertinenti e li fa pervenire con un breve commento esplicativo, al notaio richiedente.
Il servizio è strettamente riservato ai notai ed è finanziato dalle singole organizzazioni notarili locali in modo proporzionale alle somme dei repertori dei notai.
L'esclusività dell'accesso dei notai viene ritenuta componente importante del prestigio professionale della categoria.
Il peek a boo (sistema cartaceo di ricerca del documento utile) fu in seguito meccanizzato con la creazione del programma Sidonís in collaborazione con l'università di Grenoble dove studi ed esperienza nell'ambito del trattamento mediante calcolatore del linguaggio naturale hanno antica tradizione.
La caratteristica più saliente di Cridon, di cui sono oggi in funzione numerose sedi territoriali sull'intero territorio francese, è la scelta di frapporre fra sistema documentario e notalo, come fra sistema documentario e sorgenti di informazione, il filtro dí esperti che, agendo nei due punti critici di ogni sistema documentario - classificazione argomentale dei documenti (indexing) - classificazione argomentale delle domande (linguaggio di interrogazione), migliorano certamente l'efficienza del sistema documentario, soprattutto in presenza di un'utenza saltuaria e quindi inesperta.
Ovvia la possibile critica: se non accortamente gestito a livello del rapporto servizio/utente vi è il rischio che anzichè una risposta documentaria il sistema dia pareri, sia pure documentati.
Belgio
L'altro servizio di documentazione notarile che non si può non citare è quello belga del Credoc, nato nella seconda metà degli anni 60 su iniziativa della organizzazione centrale del Notariato e dell'Avvocatura ed in seguito esteso anche alla magistratura e all'università. Il problema più complesso di Credoc, informatizzato fin dall'origine, fu la necessità di un linguaggio di interrogazione adatto al bilinguismo.
Dato che la traduzione interlingua mediante calcolatore è tuttora interessante argomento di studio, la soluzione adottata è stata un'originale interfaccia documenti/utenti fondata sulla traduzione umana lingua/concetti.
LA SITUAZIONE ITALIANA, OGGI
1. Rispetto alle origini ciò che è cambiato oltre ad un drastico aumento della velocità elaborativa dei calcolatori, ad una drastica diminuzione di ingombro fisico e di costo, fenomeni tuttora in corso, cui corrisponde una sempre più rapida obsolescenza tecnologica, valutabile oggi in circa 4/6 anni, è la possibilità di disporre in formato leggibile direttamente da calcolatore, senza necessità quindi di copiare mediante tastiere il testo per la memorizzazione, di una (gran) parte dei dati che interessano i notai.
Oggi, infatti, i c.d. ROM (dischi ottici interrogabili con un semplice lettore collegato ad un personal computer, senza necessità di collegamento a distanza) e le banche dati interrogabili via telefono, forniscono all'incirca 1'80% del materiale documentario che interessa i notai.
Il 20% è mancante perché interessa quasi esclusivamente i notai (ad esempio la volontaria giurisdizione).
Sotto il profilo dei costi per 1'80% è possibile oggi (anziché consultare libri e riviste, identificare manualmente i documenti utili e digitarli per memorizzarli) ricercare i documenti su archivi informatici e trasferire gli stessi su supporto leggibile dal o dai calcolatori notarili e ivi organizzarli secondo il linguaggio dí interrogazione gradito ai notai.
Al risparmio economico, quale rovescio della medaglia, corrisponde un allungamento dei tempi di aggiornamento.
Per quanto riguarda il 20% di documenti notarili non presenti sulle basi-dati commerciali non c'è che ricorrere alla tradizionale lettura, selezione delle riviste e libri e successiva digitazione.
Ovviamente, antefatto al reperimento della base documentaria sta la definizione dei documenti che è necessario ed opportuno siano a disposizione dei notai, il che presuppone:
a. la determinazione di quali sono gli argomenti che interessano i notai;
b. la determinazione di quali "descrittori" permettono, sui c.d. ROM e banche dati di repérire i documenti che trattano gli argomenti prescelti.
Ovviamente si tratta anche di fare un bilancio costi/benefici poiché quanto più ampia è la rosa degli argomenti tanto maggiore è la spesa non solo di memorizzazione, ma anche di gestione del sistema.
2. Dopo l'accertamento dell'universo documentale notarile altro problema fondamentale è quello della logica da adottare per il ritrovamento su domanda del documento utile.
Questo argomento, di gran lunga il più rilevante e problematico nel settore della ricerca automatica dell'informazione testuale, di cui si discuteva animatamente fra i pochi addetti ai lavori negli anni 60, oggi è pressochè ignorato sia a livello commerciale, il che è comprensibile, ma, il che è più curioso, anche a livello scientifico.
Sembra oggi diffusa l'opinione che le parole del testo dei documenti, come le parole del testo delle domande, costituiscono un valido strumento per accoppiare la domanda al documento pertinente alla domanda, con ciò accreditando l'idea che la domanda riguardante l'ipoteca è soddisfatta dal documento che contiene le parole "ipotecare il futuro" oppure l'identità argomentale fra il documento che porta la parola "pene" nel contesto tributarlo (pene pecuniarie) e quello con lo stesso descrittore nell'ambito dei delitti sessuali.
Naturalmente esistono sistemi di interrogazione di archivi testuali fondati sul linguaggio naturale, esempio preclaro quello della Corte di Cassazione, ma va osservato che tanto più il linguaggio di interrogazione è efficace quanto più è difficile da usare e richiede potenza di calcolo, cioè calcolatori dì grande dimensione.
Per contro, quanto più il linguaggio di interrogazione è facile da usare, tanto più è incerto.
3. 1l terzo problema da affrontare è quello della dislocazione spaziale del centro di documentazione notarile.
E' preferibile un unico centro (non necessariamente a Roma) connesso ad esempio mediante Videotel con i singoli notai,oppure una collocazione decentrata regionale con collegamenti reciproci, oppure la distribuzione agli utenti di un CD Rom e aggiornamenti, edita dal notariato e consultabile da ciascun notaio nel suo studio mediante personal computer dotato di lettore CD Rom.
La decisione dipende in ugual misura da ragioni politiche ed economiche.
La conclusione di questo breve appunto è che, prima di qualunque decisione operativa, occorre dare risposta ai seguenti quesiti.
1. Come determinare quale universo documentale interessa il notariato
2. Quali sorgenti di testi utilizzare
3. Quale logica di interrogazione adottare
Per la soluzione di quest'ultimo quesito ritengo indispensabile un esperimento condotto ín un piccolo archivio campione (Max 500 documenti) dove ciascun documento è indexto con diversi criteri di classificazione (parole chiave, thesaurus, classificazione decimale universale, ecc.) e dove vengono condotte interrogazioni programmate per mettere in luce le differenti capacità selettive dei diversi sistemi di interrogazione, così da poter scegliere quello che si è dimostrato sperimentalmente il migliore. La metodologia di questo approccio è descritta analiticamente in Gallizia, Maretti, Mollame "Esperienze di documentazione meccanica in campo giuridico", La Ricerca Scientifica (CNR) n. 33 Anno 1963.
Angelo Gallizia
MECCANISMI DI DIFFUSIONE DELLE INFORMAZIONI NELL'AMBITO DELLA CATEGORIA: MEZZI E STRUMENTI
L'illustrazione dei mezzi e degli strumenti di diffusione delle informazioni, sia pure nel solo ambito di una categoria professionale, potrebbe apparire banale, dal momento che tutti già li conosciamo e istintivamente corriamo col pensiero alla stampa, ai mezzi audiovisivi, ai mezzi dí elaborazione elettronica e di trasmissione a distanza delle informazioni.
Vi sono, tuttavia, aspetti essenziali del problema, quali quello culturale, organizzativo e finanziario, sui quali non sempre riflettiamo.
Eppure, quando nell'ottobre del 1974, in pieno congresso dí San Remo, provocai il dibattito sull'informatica, le mie prime proposte riguardarono l'organizzazione ed i mezzi finanziar i.
Devo onestamente testimoniare che, sia pure con notevoli remore, l'organo di rappresentanza del notariato, all'epoca presieduto dai compianti Pietro Micheli prima e Giovanni Badini poi, adottò dei provvedimenti che lasciavano intravvedere ampi sviluppi. Il più importante fu sicuramente l'impostazione di corsi, che si tenevano a Firenze, per utti i notai di prima nomina; ai corsi venivano ammessi, ín numero più limitato, anche notai in esercizio allo scopo di realizzare osmosi di esperienze e, complessivamente, di giovare culturalmente sia agli uni che agli altri.
Poi qualcuno pose ín dubbio la legittimità della spesa da parte del Consiglio Nazionale del Notariato, provocò ispezioni da parte della Corte dei Conti e, sotto l'incubo della denunzia per peculato per distrazione, i Consiglieri furono costretti a sospendere l'iniziativa!
Ciò ricordato, prima di passare all'analisi più dettagliata del problema, vorrei ricordare che oggi il trattamento delle informazioni con strumenti di elaborazione avanzata è un fatto di cultura prima e di potere poi; nei primi giorni di settembre ho incontrato in Sant'Antonio del Texas, centro militare di enorme importanza, un brillante ingegnere romano, che occupa ivi una posizione di grande responsabilità: egli mi confidava í metodi adottati, servendosi degli elaboratori elettronici, per colloquia-re e far adottare linee di condotta persino alle delegazioni incaricate di trattare a livello internazionale i problemi del disarmo, concludendo che unico limite all'uso degli strumenti elettronici è "... la limitatezza della fantasia umana".
Non dobbiamo dimenticare che gran parte della cultura, specie quella umanistica, trae origine dalla "fantasia" umana.
Purtroppo nel notariato è diffuso il convincimento che faccia cultura solo la trattazione all'infinito dell'art. 2384 c.c., o la trattazione, già avvenuta, per quanto io ricordi, in almeno due congressi e oltre quaranta convegni, della cooperazione, ossia la trattazione di argomenti che, essendo ben conosciuti, non impegnano eccessivamente l'uditorio e facilitano logorroici interventi su questioni ormai definítivamente acquisite. All'aspetto culturale si affianca quello politico, che viene normalmente sottovalutato: è convinzione del notariato che il peso politico della categoria sia determinato dallo spessore della sua cultura giuridica. Il convincimento è indubbiamente fondato, ma solo verso altri soggetti di analoga cultura, mentre è totalmente irrilevante presso tutte le altre categorie sociali.
Assistiamo ad un fenomeno sempre più diffuso di adozione di schemi contrattuali da parte di enti pubblici (le Regioni in primo luogo), di banche, dì federazioni sportive e simili, che dimostrano come la professione notarile sia ritenuta la più banale. Ci vengono imposti schemi contrattuali lunghissimi, scritti con linguaggio assolutamente improprio, imbottiti di clausole pletoriche talora invalide che impongono ai notai di copiare integralmente, sotto pena di diniego agli interessati dì provvidenze, di mutui e di tante altre agevolazioni!
ASPETTI FINANZIARI
La realizzazione di una valida organizzazione per il trattamento e la diffusione delle informazioni richiede cospicui investimenti.
La prospettiva ha sempre paralizzato le iniziative del notariato.
Orbene, la legge 3 agosto 1949, n. 577, istitutiva del Consiglio Nazionale del Notariato, all'art. 2 indica, tra i compiti dell'organo "e) cura la tutela degli interessi della categoria dei notai".
Non v'è dubbio che tra gli interessi del notariato precipuo è oggi quello di disporre liberamente e prontamente delle informazioni necessarie all'esercizio della sua funzione.
E' inutile dilungarsi sui limiti e sulle vessazioni dì fatto posti contro l'accesso alle informazioni.
L'art. 12 della stessa legge dispone che "alle spese necessarie per il funzionamento del Consiglio Nazionale viene provveduto dalla Cassa Nazionale del Notariato".
Pertanto, le spese del Consiglio rappresentano una "insindacabile" voce di uscita della Cassa; l'insindacabilità della voce è stata confermata dalla nota sentenza del T.A.R. del Lazio e, a mio avviso, la norma è persino più favorevole rispetto alle forme di finanziamento previste dal disegno di legge c.d. di separazione Consiglio/Cassa; questo prevede precise e limitate forme di finanziamenti per il Consiglio e nuove procedure di riscossione (sembra attraverso i ruoli esattoriali), che potrebbero rivelarsi limite per le future iniziative consiliari.
ASPETTI POLITICI
Il Notariato ha delegato ad altri le sue sorti rinunziando alla creazione di un proprio centro informatico.
La convenzione Videotel, almeno nel mio distretto, non è stata mai sfruttata, neppure una volta!
La motivazione della rinunzia sta nella difficoltà di assumere personale qualificato nel settore specifico, nella difficoltà di organizzare idonee strutture presso la sede del Consiglio Nazionale del Notariato,nel rifiuto psicologico dei consiglieri ad interessarsi di argomenti diversi dall'esegesí legislativa.
A mio avviso oggi il notariato è rimasto alla mercè di forze commerciali, le cui vessazioni diventano ogni giorno più intollerabili sia sotto il profilo economico che sotto il profilo culturale.
Le vessazioni economiche sono facilmente intuibili, ma erano state ampiamente previste, e non sono le più gravi; quelle culturali sono, invece, a mio avviso, le più subdole è pericolose. Esse consistono in una serie di condizionamenti operativi che a lungo andare incidono negativamente sulla professionalità del notaio, senza che lo stesso se ne accorga. Non mi è possibile dilungarmi in questa sede sull'argomento ma sí sta realizzando quanto Angelo Gallizia aveva sempre temuto e denunziato.
La cultura informatica e la gestione dei relativi mezzi sono anche strumenti dí potere: fu sorprendente che ad opporsi alle prevaricazioni e a denunziare le carenze tecniche dei programmi applicati alle procedure dell'anagrafe tributaria fosse solo il notariato; nè il ministero nè gli altri utenti ne avevano avuto coscienza; ma quel tentativo di arginare lo strapotere della ditta appaltatrice del servizio presso il ministero, non essendo sostenuto da nessuno, naufragò miseramente.
A mio avviso anche quella fu una chiara e lusinghiera manifestazione culturale, non meno valida di una monografia scritta. sull'art. 2384 del c.c.
ASPETTI ORGANIZZATIVI
Fin dal 1975 avevo elaborato un organigramma ché, se adottato dal Consiglio Nazionale del Notariato, avrebbe consentito allo stesso non solo di assolvere adeguamente a questa forma di tutela di nuovi interessi della categoria, ma anche di creare un felice e stabile collegamento con le realtà distrettuali.
Probabilmente i tempi erano immaturi per la sua attuazione ma forse oggi andrebbe riesumato e adeguatamente studiato.
Esso fu pubblicato sul n. 1 del gennaio 1975 di Vita Notarile.
PROPOSTE CONCLUSIVE
A mio avviso:
1) andrebbero subito ripresi i corsi sia per i notai di nuova nomina che per quelli in esercizio, a totale carico, almeno per quanto riguarda i primi, del Consiglio Nazionale del Notariato, ed attuati programmi di assistenza a tutti i livelli.
Tali corsi dovrebbero essere stabili e riguardare non solo la cultura informatica: è inconcepibile che oggi un notaio inizi la professione essendo totalmente digiuno dí urbanistica o di diritto amministrativo quale sviluppatosi negli ultimi decenni;
2) andrebbe elaborato un piano di investimenti nel settore specifico per essere presenti o, comunque, autonomi, nel campo dell'informazione: non è tollerabile che il notariato resti alla mercè di terzi o sopravviva "parassitariamente" all'ombra del potere di terzi, perchè ne rimane pregiudicata la sua indipendenza o, come si dice, la sua "terzietà".
Non si dica che le iniziative non troverebbero larga approvazione nella categoria, perchè tale giustificazione è del tutto pretestuosa e, comunque, rinunciataria.
Ernesto Narciso
SCELTA, INSTALLAZIONE E GESTIONE DEI SISTEMI INFORMATICI
Negli ultimi 50 anni la storia dell'attività pratica ed operativa nei nostri studi è caratterizzata da alcune tappe importanti ed altre fondamentali. Rifacciamoci allo scenario iniziale, diciamo agli anni dell'immediato dopoguerra: tutti gli originali degli atti dovevano esserescritti a mano e quindi laboriose segretarie li dovevano copiare alla macchina per scrivere manuale spesso più volte perchè la carta carbone permetteva un massimo dí quattro o cinque copie leggibili, nonchè rileggere il tutto per collazionare.
Una prima tappa importante è stato l'avvento dei duplicatori, dapprima ad alcool con manovella manuale e poi via via più sofisticati: tutto come prima ma una sola battitura a macchina di una "matrice" che permetteva poi un numero abbastanza rilevante di copie, senza altre collazionature oltre la prima.
Ancora una tappa importante: la possibilità di scrivere gli originali con la macchina per scrivere. Schiere di brave amanuensi dalla bella calligrafia con eleganti svolazzi pian piano scomparivano dai nostri studi.
Quindi una tappa fondamentale, direi la più rivoluzionaria di questi ultimi 50 anni: la fotocopiatrice. Qui si è assistito ad un cambiamento veramente essenziale nel lavoro pratico: una volta scritto (a macchina) l'originale, nulla più occorreva fare in quanto tutte le copie desiderate, all'infinito, potevano essere fotocopiate.
Sono passati diversi anni senza grandi novità e quindi sono esplose dapprima le macchine per scrivere "intelligenti" cioè i sistemi scriventi che permettevano la correzione e la rielaborazione del testo all'interno della macchina senza necessità di generale ribattitura e quindi, più recentemente, i veri e propri sistemi informatici, i computers, quelli che permettono non solo r.elaborazione del testo ma anche la creazione dei sottoprodotti e la gestione di innumerevoli altre attività dello studio, quali la repertoriazione. l'archiviazione, la fatturazione, la contabilità, ecc.
E' stata una tappa importante: una volta scritto l'originale, tutto il resto, dalla correzione alla messa a repertorio, all'autenticazione, alla fattura, alle note di trascrizione o di voltura, ai modelli 69 e chi più ne ha più ne metta, lo fa la macchina quasi da sola.
E' certamente una innovazione rilevante con la quale nel presente e nel futuro prossimo ci dobbiamo confrontare, anche se, per la verità, non mi sembra così fondamentale come la fotocopiatrice, o così fondamentale come la prossima tappa -nemmeno tanto lontana - che sarà la macchina per scrivere alla quale basterà "parlare" senza battere alcun tasto.
Già molti colleghi hanno... saltato il fosso e si sono organizzati con' un sistema informatico, ma ancora moltissimi non l'hanno fatto e ci vanno pensando di giorno in giorno spesso con molti patemi d'animo: per questi ultimi ho voluto provarmi a scrivere queste considerazioni pratiche sul come avvicinarsi al problema.
Il dotare il proprio studio di un sistema informatico passa essenzialmente attraverso tre momenti principali: la scelta - la installazione - la gestione.
SCELTA DEL SISTEMA
Oramai esistono numerose società specializzate nel software notarile e cioè nello studio e la predisposizione di programmi che si adattino alle esigenze dei nostri studi. Credo che i sistemi in circolazione siano tra i quindici e i venti, anche se quelli che vanno per la maggiore si contano per ora sulle dita di una sola mano.
Credo sia importante dire subito che. almeno secondo me. non esiste "il migliore" in assoluto. Sul piano delle prestazioni, delle "cose che sanno fare" oramai tutti i programmi più noti si equivalgono.
Quello che cambia è il come le fanno ed allora qui ciascuno ha la propria "filosofia" (è una brutta parola ma non saprei come meglio rendere l'idea) e l'uno parte dalla redazione dell'originale per cavare da esso tutti i sottoprodotti (e va bene per chi nell'originale mette tutto ma proprio tutto: codici fiscali, professioni. provenienze, magari storia delle volture catastali mancanti, ecc.), l'altro individua il suo punto di partenza nella repertoriazione perchè teorizza che l'originale si può cambiare mille volte ma è quando lo si è stipulato e repertoriato che i dati sono definitivi (e va bene per chi al repertorio presta particolare attenzione circa la completezza e l'esattezza dei dati), ancora un altro ti "chiede lui" a briglia sciolta i dati variabili di cui ha bisogno e poi da solo li và a inserire nell'originale, nei sottoprodotti, nel repertorio e così via (e va bene per chi ha signorine attente e precise altrimenti ti ritrovi un verbale di assemblea in cui Tizio vende a Caio ed una vendita il cui oggetto è un aumento di capitale), e così vía.
Cosa deve fare allora un povero collega che di computers capisce poco (ed è la stragrande maggioranza di noi) ma che pur deve operare una scelta?
Secondo me deve attenersi a poche regolette precise:
a)- scegliere un sistema che abbia nella sua zona operativa una diffusione rilevante. Un sistema bellissimo e perfetto posseduto in tutta la Lombardia solo da un collega di Chiavenna o di Lodi (si fà per dire naturalmente) è certamente destinato al fallimento perchè la ditta avrà grande difficoltà a prestare la necessaria assistenza ed il collega stesso non avrà la possibilità di scambiare informazioni od anche materiali (nastri, dischetti. etc.) con altri operatori della sua zona;
b)- sobbarcarsi le noiosissime "dimostrazioni" di almeno quattro o cinque diverse ditte ma con grande spirito critico. Normalmente ín sede dí dimostrazione tutto funziona benissimo perchè le eventuali carenze del sistema vengono allegramente "glissate" dalla dimostratrice pronta solo a mostrare le cosette forse più irrilevanti ma di sicuro effetto. E sarà molto istruttivo allora chiedere alla dimostratrice di eseguire proprio quelle funzioni per le quali magari lei ha detto "questo lo saltiamo perchè non particolarmente interessante".
Eppure queste stressanti sedute vanno fatte, secondo la mia opinione, proprio per cogliere quella che prima chiamavo la "filosofia" dei vari sistemi ed individuare quello che più si avvicina al proprio modo di lavorare, quello che sembra più "logico" secondo il proprio modo di gestire il lavoro.
E questo, dopo quattro o cinque esperienze, ho constatato che riesce a molti, anche ai più restii ad avvicinarsi a questi problemi, purchè, ripeto, sia visto in questo spirito: non si badi molto ai giochetti d'effetto della dimostratrice, non ci si preoccupi, in questa fase, di capire i meccanismi o di ricordare "come si fa", si cerchi solo di cogliere una sensazione di insieme del modo in cui la macchina lavora per vedere se sia compatibile con il modo quotidiano ed abituale del proprio studio.
c)- scegliere quindi, alla fine, proprio quel sistema che più si avvicina al proprio modo di operare. Ricordo che, anni. fa, ad una dimostrazione, un solerte tecnico insisteva nel farmi notare che il dover inserire una serie di dati che a me pareva eccessiva e complicata era invece utilissimo perchè poi, schiacciando un bottone, avevi, per esempio, in un milionesimo di secondo, l'indicazione dettagliata di tutti i clienti che non ti avevano ancora pagato con indicazione di quale atto avevano fatto, di quanto per loro avevi speso in bolli, in tasse di concessione, ecc., ed io, istintivamente, risposi che in uno studio delle dimensioni del mio, l'elenco dettagliato di chi non mi aveva ancora pagato era, in un miliardesimo di secondo, ... nella mia testa.
E' un esempio evidentemente banale e di poco conto ma spero renda l'idea di quello che intendo dire quando insisto sull'importanza dell'affinità del sistema così come è immaginato ed imPostato, rispetto al proprio abituale modo di lavorare.
d)- quando si è fatta una prima scelta e si è arrivati ad essere in dubbio fra due o tre sistemi, non ascoltare più i "venditori" ma i colleghi operatori e sobbarcarsi ancora qualche chiaccherata con le signorine di qualche altro notaio alle quali chiedere più í difetti che i pregi dei rispettivi sistemi;
e)- è appena il caso di ricordare (oramai queste cose le sanno quasi tutti) che è molto importante che il sistema sia "compatibile" con la installazione di ulteriori marchingegni (lettori ottici, proiettori su schermi giganti,.etc.) ed il più possibile espansibile (si tenga presente che se vien fatto di pensare: "nel mio studio non serviranno mai più di due posti lavoro" si può essere quasi certi che, dopo pochi mesi, ce ne vorrebbero almeno quattro);
f)- decidere per l'acquisto solo quando si sia veramente convinti di volerlo fare, solo quando sia fortissimamente desiderato o dal notaio stesso o dalla grande maggioranza dei dipendenti: troppe volte ho visto sistemi acquistati perchè "oramai ce l'hanno tutti" che sono rimasti regolarmente inutilizzati o al massimo usati come semplici strumenti di scrittura.
Ma quest'ultima notazione forse appartiene già di più alla seconda fase e cioè alla
INSTALLAZIONE DEL SISTEMA
E' questa la fase più delicata di tutta l'operazione. Un certo giorno si è fatta la scelta e le macchine infernali arrivano in studio. E comincia un periodo davvero brutto: così come sono le macchine sono assolutamente inutilizzabili, non si riesce il più delle volte neppure ad accenderle, occorre "fare i corsi" e quindi sguarnire lo studio di tutti o di parte dei dipendenti per alcune mezze giornate o giornate intere.. E intanto il lavoro si accumula. E poi, quando tutti hanno imparato, bisogna "nutrire" la macchina dei propri schemi, delle proprie "frasette abituali", ed ancora provare e riprovare perchè tutto si incastoni al posto giusto e piano piano cominci a funzionare bene.
In teoria il sistema migliore sarebbe... chiudere lo studio per due o tre mesi. sospendere completamente il lavoro, effettuare l'installazione e quindi ricominciare.
Ma questo è evidentemente impossibile ed allora bisogna essere ben convinti fin dall'inizio che ci sarà un periodo appunto di due - tre o quattro mesi in cui il lavoro, lungi dall'essere facilitato dalle macchine, sarà invece resó caotico e difficile e durante il quale anche le cose che si vanno a fare nel sistema sembrano richiedere - ed in realtà richiedono, in questa fase - il doppio o il triplo del tempo che occorreva con i sistemi tradizionali.
Occorre tenacia e convinzione (ecco perchè insistevo nel sostenere che la novità deve essere fortissimamente voluta) e non farsi mai cogliere dallo sconforto o, peggio, dalla tentazione di tornare ai sistemi abituali precedenti.
Un'ultima considerazione a questo proposito: secondo me e secondo la mia esperienza è sbagliatissimo scegliere di inserire i programmi a poco a poco per rendere meno difficile l'impatto. In realtà non si fa che perpetuare molto più a lungo, addirittura negli anni, questa fase di difficoltà e di "antipatia" nei confronti della macchina.
Quando ci si è decisi si parta subito con tutto (sottoprodotti - repertoriazione - fatturazione - contabilità - ecc.): sarà dura, ma, una volta superate) questo periodo, la macchina funzionerà al meglio delle proprie possibilità con soddisfazione "reciproca" (si può dire? o si personalizza troppo la macchina?).
GESTIONE DEL SISTEMA
Finalmente quindi tutto funziona quasi alla perfezione. Finalmente il sistema informatico diventa veramente un grande aiuto al lavoro quotidiano, lo rende più facile, più ordinato, più preciso, più sicuro. Si comincia anche a divertirsi con la macchina, a cavarne risultati neppure segnalati dalla ditta installatrice. ma... si comincia anche a diventare esigenti.
E' proprio questa la fase in cui si è veramente capaci di rilevare le manchevolezze di ogni sistema, in cui sí vorrebbe che una certa operazione venisse fatta meglio o comunque diversamente, in cui si sollecitano le modifiche al programma od i perfezionamenti, la fase in cui serve l'assistenza.
E qui cominciano in genere i dolori: Giacomo Milioti nel numero 5 - settembre 1989 di "Federnotizie" ha molto ben evidenziato quali sono tutti i problemi di questa fase ed al suo articolo potrei tranquillamente rimandare.
Solo per sistematicità della materia riassumo qui i punti essenziali, non senza avvertire che il discorso si fa più tecnico e rivolto forse solo a chi le macchine già ce le ha ed ha superato le fasi precedenti:
- quasi tutte le Case, anche quelle più note ed affermate, sono piuttosto carenti nel tener conto delle esigenze dei singoli operatori ed hanno grande difficoltà a studiare modifiche di programmi che interessino solo pochi utilizzatori: -- tutti. i sistemi hanno "chiavi" di ingresso difficilmente individuabili e quindi tutti gli operatori sono esposti all'obsolescenza del proprio prodotto se la Casa produttrice, per qualsiasi motivo, cessa la propria assistenza:
- le Case -produttrici hanno, evidentemente, interesse a continuare a piazzare nuovi sistemi e nuove macchine e quindi accelerano l'invecchiamento -già di per sè rapido - dei propri sistemi, rendendo difficile dopo qualche anno il reperimento dei pezzi dí ricambio od anche dei materiali d'uso (dischetti, nastri di stampante, etc.).
E' questo il campo dove l'attività del Sindacato potrebbe e forse dovrebbe addentrarsi con maggiore attenzione. Studiare per esempio forme di "assicurazione" (in senso tecnico ma anche in senso pratico) a fronte per esempio del fallimento o del ritiro dal mercato di una Casa produttrice.
Ed anche magari, ma forse è ancora presto, studiare ed immaginare una ipotesi di assistenza "in proprio": è un'idea che mi limito a buttare sul tavolo, ma provate ad immaginare quanto per esempio i Notai di Milano, o di Roma, o di Napoli. presi tutti insieme, pagano all'anno per assistenza software o hardware alle varie Case, e provate ad immaginare se con questi soldi (anzi con molto meno) non si potrebbe organizzare una piccola società di proprietà degli stessi notai con alle dipendenze tecnici hardware e software costantemente pronti a rispondere alle esigenze di ciascuno con tempestività e precisione.
Egidio Lorenzi
L'INFORMATICA NELLE SCUOLE DI NOTARIATO
L'esperimento fiorentino
Il computer ormai è destinato ad entrare nelle scuole di notariato così come già è entrato nei nostri studi professionali. Però ancora non abbiamo chiare le idee sui tempi e sui modi d'impiego.
Quando bisogna imparare l'informatica e quando invece è sufficiente imparare con l'informatica?.
Alla scuola di Firenze abbiamo fatto l'esperimento d'insegnare prima l'informatica, ma i giovani non l'hanno apprezzato. Anzi, l'hanno considerato quasi una perdita di tempo perchè ad essi interessa frequentare la scuola per prepararsi al concorso e l'informatica non serve in via immediata a questo scopo.
Maggiore interesse invece hanno dimostrato i giovani notai di prima nomina, essendo per essi il computer uno strumento di lavoro indispensabile per affrontare l'esercizio della professione. Perciò si capisce il loro interesse ad apprendere l'informatica e le sue possibili applicazioni notarili.
Abbiamo avviato pure la realizzazione di una piccola banca dati (CINO) per cercare di raccogliere e documentare i problemi discussi nella scuola con il proposito di estendere l'uso dell'archivio anche ai notai in esercizio.
Questa iniziativa, tuttora in corso, incontra delle difficoltà specie perchè non si riescono a compilare le schede di documentazione sui singoli casi da introdurre nella memoria del computer.
Sia i docenti che i discenti mostrano di non avere il tempo e neppure la voglia di fare le schede.
Tenteremo di incentivare i discenti attraverso un compenso economico per ogni scheda redatta.
Certo non basta l'installazione di un computer per dire di aver introdotto nella scuola di notariato l'informatica. Per raggiungere dei risultati concreti occorre svolgere una paziente opera di preparazione e di sperimentazione e disporre di persone esperte e programmi validi. Infine necessitano mezzi finanziari adeguati specie per pagare chi dedica il proprio lavoro al funzionamento dell'archivio.
Ancora non sono stati percepiti tutti i vantaggi che potrebbero derivare alla scuola dall'elaborazione e documentazione elettronica di informazioni giuridiche complete e selezionate sia per fini didattici che professionali.
Comunque dall'esperimento fiorentino possiamo trarre questi insegnamenti:
- i giovani frequentano la scuola per avere una preparazione prevalentemente teorica onde vincere il concorso di notaio;
- i programmi e gli strumenti didattici della scuola devono adeguarsi allo scopo di cui sopra e perciò devono raggiungere il livello di una vera specializzazione post-universitaria;
- la formazione professionale dei futuri notai tende a separarsi da quella puramente didattica per essere realizzata dopo il superamento dell'esame di concorso;
- il computer può essere un utile strumento didattico ausiliare nella fase di preparazione al concorso, mentre va considerato come uno strumento di lavoro nella successiva fase di preparazione all'esercizio della professione;
- durante la fase didattica basta imparare con l'informatica, in quella di formazione professionale invece occorre imparare l'informatica.
Il computer come strumento didattico ausiliare.
Nella fase di preparazione al concorso il computer va concepito ed usato come uno strumento didattico sussidiario rispetto ai tradizionali insegnamenti.
Esso serve a favorire e migliorare la ricerca e la documentazione delle informazioni giuridiche necessarie per svolgere e risolvere i problemi posti dai docenti nel corso delle lezioni e delle esercitazioni.
Ciò corrisponde anche ad un'evoluzione della metodologia didattica la quale tende a proporre casi e problemi e a ricercarne valide soluzioni, trascurando l'esposizione astratta e sistematica dei concetti giuridici.
Noi così immaginiamo il graduale inserimento dell'informatica nella fase di preparazione al concorso:
a) raccolta e selezione delle informazioni giuridiche
Il primo e più elementare impiego del computer dovrebbe consentire l'interrogazione dei grandi archivi informatici di documentazione giuridica già esistenti onde raccogliere e selezionare le informazioni utili a migliorare i tradizionali insegnamenti.
b) creazione di una banca dati.
Oggi le scuole di notariato disperdono tutte le informazioni derivanti dalle esperienze didattiche già svolte in quanto manca un sistema di archiviazione dei casi e dei problemi già discussi e risolti nel corso delle lezioni.
Il computer dovrebbe servire a evitare questa dispersione cercando di realizzare un archivio in cui conservare, classificare, elaborare, aggiornare e rintracciare i dati e le informazioni sugli argomenti e sulle esercitazioni già svolti.
Insomma ogni scuola dovrebbe accumulare le proprie esperienze didattiche per formare il proprio capitale culturale. Ciò non esclude la possibilità di scambi di informazioni tra i vari archivi mediante un collegamento telematico.
c) Simulazione di casi.
Un passo ulteriore potrebbe essere quello di impiegare il computer per simulare nuovi casi di scuola attingendo i dati dalla propria memoria e poi verificando che le soluzioni siano corrette sul piano giuridico e formale. Bisognerebbe in questo modo avviarci ad un sistema informatico esperto.
d) Valutazione dei discenti.
L'evoluzione informatica della scuola si potrebbe concludere impiegando il computer per formulare giudizi obiettivi sul livello di apprendimento dei singoli discenti, senza escludere la possibilità di avvalersi di questi giudizi per addivenire alla preselezione informatica ai fini dell'ammissione al concorso di notaio.
Il computer come strumento di formazione professionale.
Una volta superato il concorso si pone in termini sempre più evidenti il problema di preparare adeguatamente i nuovi notai all'esercizio della professione che è cosa del tutto diversa dalla preparazione al concorso.
Solo allora si pone l'esigenza d'insegnare l'informatica per cercare di dare aí nuovi notai quel minimo di conoscenze tecniche sul computer indispensabili per utilizzarlo come strumento di lavoro.
L'insegnamento dell'informatica serve ai nuovi giovani notai per migliorare il proprio livello culturale e professionale. Il computer costringe il notaio ad impostare razionalmente il contenuto degli atti, a semplificare e formalizzare gli schemi negoziali, a raffinare in genere la tecnica di redazione degli atti notarili.
E' vero che il computer talvolta costringe il notaio ad un formalismo documentale esasperato, ma questo non deve spaventare se il notaio conosce dal di dentro il proprio computer. Orbene le scuole di notariato dovranno organizzarsi per dare ai giovani discenti divenuti notai quella formazione professionale che è sempre più necessaria per affrontare l'esercizio della professione.
In questa delicata fase oltre ad insegnare l'informatica si dovrebbero approfondire alcune materie trascurate nel corso della preparazione al concorso. Ad esempio andrebbero. ampliate le conoscenze in materia tributaria e urbanistica, bisognerebbe far conoscere il funzionamento del catasto, dei registri ipotecari e dei registri di commercio, occorrerebbe illustrare l'organizzazione dello studio e gli aspetti contabili, senza trascurare la deontologia.
In conclusione si può dire che proprio l'introduzione dell'informatica nelle scuole di notariato evidenzia la tendenza a scindere la fase di preparazione al concorso da quella di formazione professionale.
Alessandro Ruggiero
L'ORGANIZZAZIONE DELL'INFORMAZIONE NOTARILE
Sono partito da un dato di fatto. Sul mio tavolo, sui nostri tavoli di lavoro, si. accumulano spesso decine tra quotidiani, riviste, circolari, pubblicità e messaggi vari che costituiscono, per ora e in gran parte, il "materiale di informazione". Dentro questo marasma non è facile muoversi e spesso è notevole la perdita (inutile) di tempo alla ricerca di notizie da selezionare e in qualche modo (spesso solo mentalmente) archiviare.
Questa situazione potrebbe, al limite, solo denunciare una cattiva organizzazione di chi riceve l'informazione, ma è assai probabile che derivi invece, o anche, da un cattivo modo di "fare" informazione.
La mia ricerca vuole appunto limitarsi a indagare sul modo di "comunicare" la notizia
e quindi, inevitabilmente cercare di individuare i soggetti che fanno informazione. L'occasione è però buona anche per indagare sulla quantità e sulla qualità delle notizie. Ma prima ancora di far tutto ciò occorre chiarire che l'indagine si svolge esclusivamente all'interno della categoria e pertanto soggetti nonchè quantità e qualità della notizia sono dati da riscontrare nel ristretto ambito del notariato.
I soggetti dell'informazione sí possono dividere in due categorie: soggetti istituzionali
e soggetti altri.
Soggetti istituzionali sono il Consiglio Nazionale del Notariato e i Consigli Distrettuali. Soggetti altri sono gli organismi paraistituzionali (comitati regionali), le associazioni sindacali, le altre diverse associazioni, la stampa, i comitati promotori.
Tutti questi soggetti forniscono la "quantità" delle notizie.
Il Consiglio Nazionale del Notariato fornisce notizie (poche) sulla propria attività, seleziona
e trasmette notizie utili alla categoria, comunica (raramente) con gli altri enti istituzionali
e non, comunica (rarissimamente) con ogni singolo notaio, cura la pubblicazione di un periodico d'informazione che, oltre a dare (in sintesi e in ritardo) alcune delle notizie di cui sopra, svolge il ruolo di eco della stampa, informa sulle attività culturali della categoria, segnala orientamenti giurisprudenziali e amministrativi, richiama le pubblicazioni più recenti etc. Il Consiglio Nazionale del Notariato informa poi attraverso le dichiarazioni ufficiali del suo presidente e, in modo ufficioso, attraverso comunicazioni e interventi dei suoi membri.
I Consigli Distrettuali svolgono un'intensa, ma apparentemente scoordinata e discontinua attività di informazione. Pregi e difetti di questa attività risultano chiaramente dall'indagine svolta a cura della redazione di "Federnotizie" la cui sintesi è pubblicata su questo stesso Quaderno.
Più confusa e inclassificabile è l'attività dei comitati regionali (fanno eccezione alcune Regioni che esprimono comitati attivissimi).
L'unica associazione sindacale nazionale, Federnotai, informa a mezzo "Federnotizie" e mantiene rapporti con le associazioni sindacali regionali che la costituiscono. Queste ultime si avvalgono, per l'informazione, o dello stesso notiziario nazionale, o dí fogli locali, oppure, e soprattutto, di lettere personali.
La stampa (esclusi í notiziari del Consiglio Nazionale e di Federnotai) si risolve nella "Rivista del Notariato", in "Vita Notarile", nel "Notaro", nella "Gazzetta Notarile", tutte riviste che cercano di darsi una loro fisionomia anche se a volte forniscono identica informazione. Queste riviste o periodici soffrono tutte di un certo ritardo nella spedizione e non sono mai in grado di rispettare il mese di testata, spesso raddoppiando (o triplicando) fittiziamente i numeri nel disperato (e inutile) tentativo di tenersi il più possibile prossimi al mese di testata.
La comunicazione telematica è solo agli inizi e solo qualche Consiglio Distrettuale ne fa uso nei confronti di quegli studi che sono forniti dí strumenti ricettivi adeguati.
Ma le notizie utili per l'esercizio della professione non sono solo quelle che provengono dall'attività propria degli organi istituzionali o paraistituzionali o volontaristici, ma anche quelle che provengono dall'esterno e che devono trovare nell'ambito della categoria mezzi veloci per la loro diffusione (si pensi alle leggi, alle circolari di determinante importanza ai fini della prima applicazione delle leggi, ai provvedimenti regionali, provinciali, comunali, all'attività di vari enti pubblici etc.).
Tutta questa massa dí notizie arriva, per quel che già si è detto, sul tavolo del notaio in modo frammentario ed estemporaneo. Manca - all'evidenza - un qualsiasi presidio, una qualsiasi direttiva, una qualsiasi struttura che curi la raccolta e la distribuzione dell'informazione. Non solo, ma ciò che fa più specie, è che mancano quasi totalmente "certe" informazioni: una regolare raccolta e divulgazione di leggi regionali di interesse notarile, una regolare raccolta e divulgazione di direttive -amministrative regionali, . una regolare raccolta e divulgazione di giurisprudenza amministrativa regionale, una regolare raccolta e divulgazione di provvedimenti di ogni tipo, provinciali o comunali, pure interessanti l'attività notarile. Ma, ancora, raccolta di leggi straniere rilevanti sul piano del diritto internazionale in relazione all'ufficio del notaio, giurisprudenza delle Corti Europee, notizie sull'attività dei notariati esteri etc.
Del crescere di tutti questi problemi legati alla maggior richiesta di informazione da parte della categoria si può dire che il Consiglio sia ormai avvertito. D'altra parte le delibere - unanimi - ín questa materia dell'assemblea del Congresso dí Montecatini non potevano rimanere inascoltate.
Per quel che se ne sa (ma così per caso) il Consiglio Nazionale ha, come prima iniziativa, disposto la rifondazione del Notiziario. Pare che ci siano molte idee in proposito e che il Notiziario potrebbe uscire completamente mutato, diversificato, accresciuto etc. -
Questa potrebbe essere una buona notizia, ma potrebbe anche rivelarsi una decisione intempestiva e, alla lunga, penalizzante.
Il problema, infatti, non è solo quello di rivedere il contenuto e i criteri di distribuzione del Notiziario, ma quello di regolamentare la gestione della notizia nel suo insieme. Il Notiziario, da questo punto di vista, diventa un aspetto fors'anche secondario del problema. Ma allora occorre interrogarsi per sapere se un settore così delicato e importante possa essere lasciato a se stesso, affidato di volta in volta a singole autonome iniziative e a singoli diversi responsabili. Credo, in proposito, che tutta la materia della comunicazione debba essere affidata ad un ufficio che la presieda e la coordini. Per avere conferma di questa necessità vale forse la pena di elencare quali potrebbero essere i settori dentro i quali questo ufficio dovrebbe operare:
a) informazione dell'attività propria del Consiglio Nazionale e delle sue commissioni; b) informazione dell'attività propria del Centro Studi con periodica e regolare pubblicazione della rubrica dei quesiti ricevuti e delle risposte date; c) controllo sui tempi e modi di diffusione della notizia propria; d) coordinamento dell'attività culturale (convegni, congressi, convivi); e) organizzazione di un ufficio legislativo e sua gestione; f) finalizzazione dell'attività del Congresso al raggiungimento di obiettivi concreti; g) controllo sulla organizzazione della comunicazione da parte degli organi periferici; h) selezione e raccolta di leggi e sentenze straniere di interesse notarile; O selezione e raccolta di leggi regionali e di sentenze della magistratura regionale di interesse notarile; 1) canalizzazione delle notizie di interesse generale e straordinarie; m) controllo e coordinamento delle attività delle scuole; n) pubblicazione del Notiziario; o) archiviazione e gestione di dati; p) organizzazione di collegamenti per l'informazione telematica; q) organizzazione e/o promozione di corsi di aggiornamento; r) coordinamento della •commissione interprofessionale; s) controllo delle informazioni a mezzo stampa o mass media; t) rapporti con i sindacati interni ed esterni.
La materia è, come si può constatare, vasta nè l'elencazione vuole essere esauriente.
Non è minimamente immaginabile che tutto ciò possa essere gestito all'interno del Consiglio Nazionale, ma neppure, forse, all'interno delle strutture attualmente esistenti. E' probabilmente meglio pensare fin d'ora ad un vero e proprio ufficio composto da un responsabile e da un numero (da determinare) di collaboratori ai quali affidare la gestione del servizio.
E' un progetto ambizioso, ma obbligato. In caso contrario si continuerà a vivacchiare prendendo, un po' qua e un po' là, non senza frustrazioni e irritazioni.
Il notariato ha cultura e mezzi per affrontare- questo problema, per cui occorre solo la volontà politica necessaria. L'attuale Consiglio Nazionale rifletta quanto meno sulla necessità di porre la questione sul tavolo tra le "pratiche urgenti" e approfitti del Convegno di Roma per tastare il polso della categoria.
Guido Roveda
TRASPARENZA E COMUNICAZIONE: L'ATTIVITA' DEL CONSIGLIO NAZIONALE DEL NOTARIATO E DELLE SUE COMMISSIONI
Un impegno come quello rappresentato da questa pubblicazione che, pur senza pretese di essere esauriente, ha lo scopo di suscitare opinioni e confronto di opinioni ín merito all'argomento della informazione e della comunicazione nell'ambito notarile, non poteva eludere una questione che ha spesso suscitato dibattito all'interno della categoria.
Si tratta del problema, sorto in occasione di più di un congresso - ché, a dir il vero, molte altre occasioni di confronto non si danno - se i lavori del Consiglio Nazionale del Notariato debbano essere resi pubblici e, più specificatamente, se debbano essere resi di pubblico dominio i verbali delle sue riunioni.
La discussione, posta in questi termini - in verità assai angusti - vede arroccarsi su"l fronte della riservatezza chi paventa che attraverso la pubblicità dei lavori possa risultare compromessa sia la segretezza di strategie non ancora completamente definite, sia il riserbo che non può non circondare decisioni delicate relative a persone e a fatti particolari.
Sull'altro fronte - estremo - si batte chi, in nome della trasparenza intesa come requisito di controllo, tutto vorrebbe conoscere e sapere dell'attività di formazione della volontà del massimo organo istituzionale della categoria.
A mio avviso, la diatriba trova la sua ragion d'esser nella impostazione, in buona misura estremistica, che viene spesso data alla questione.
Non si tratta, in vero, di esercitare un controllo sull'attività degli "organi di governo", così come, ragionevolmente, nessuno chiede di sapere il pettegolezzo, personale o istituzionale che sia.
Il problema può essere esaminato sotto due aspetti: i contenuti e il metodo.
Quanto ai contenuti, ciò di cui, legittimamente, si avverte la carenza (e che, al di là di atteggiamenti di chiusura preconcetta, non può plausibilmente negarsi), è l'apertura al dibattito della categoria intera di alcune problematiche di rilevanza fondamentale per il notariato. Si tratta dei temi che si potrebbero definire permanenti: l'ordinamento, la deontologia, la tariffa (e qui non si parla della misura del diritto di scritturato!), l'accesso alla professione, la stessa problematica dell'informazione. Ed ancora: la politica della Cassa, il ruolo del Congresso, la partecipazione al processo formativo delle leggi, ecc...
Su questi argomenti continua deve essere la circolazione di informazione tra "il centro" e "la periferia"; soprattutto continua deve essere (e qui davvero riesce difficile immaginare quale ragione di riservatezza possa opporsi a questa richiesta) la comunicazione alla categoria da parte del Consiglio Nazionale del Notariato dei progetti, degli studi, anche delle scelte in fieri. E se dibattito vi è all'interno dell'organo, nessuno scandalo nel palesarlo: dibattito vi sarà pure all'interno della categoria (principalmente nella sede istituzionale del congresso, ma anche sulla stampa notarile e nelle altre sedi locali). E sarà un dibattito più vivo e consapevole, certo più proficuo di quello attuale.
Il discorso di metodo riguarda, invece, il lavoro delle commissioni.
Per quanto è dato di capire le diverse commissioni che il consiglio nomina - spesso in ottemperanza ai voti congressuali e, quindi, sulla base di un esplicito mandato della base - vengono considerate alla stregua dí organi consultivi ed il risultato del loro lavoro, provvisorio o definitivo che sia, viene mantenuto riservato sino a che il consiglio non lo approva facendolo proprio e ponendolo alla base delle sue scelte operative e delle sue prese di posizione ufficiali.
Questa prassi sembra essere dettata dalla esigenza di mostrare, all'esterno del notariato, una granitica compattezza di intendimenti e suole giustificarsi con la necessità di non portare all'esterno .una dialettica di posizioni che potrebbe essere poi utilizzata in funzione di critica delle scelte adottate nella presa di posizione ufficiale.
Anche qui, l'errore più grave sarebbe, a nostro avviso, quello di radicalizzare i termini della questione pretendendo la pubblicità assoluta così come la completa segretezza. Resta però il fatto che, in concreto, o si tratta di questioni tecnico-giuridiche, nell'ambito delle quali ben sappiamo che dottrina, giurisprudenza e la stessa prassi sono in grado di elaborare autonomamente critiche e punti di vista contrastanti, ovvero, ancora, si tratta di problemi che attengono a scelte di politica notarile ed allora potremmò ripetere le considerazioni svolte sopra.
Per quanto riguarda l'attività delle commissioni, però, in ragione della matrice spesso "congressuale" della loro istituzione e dei costi che i loro lavori comportano per la categoria, appare maggiormente criticabile il fatto che, spesso, la supposta esigenza di segretezza, si traduce nella più completa ignoranza, da parte del notariato, dei risultati del loro lavoro.
Auspicabile è invece che, sia pur dopo una ragionevole verifica della utilità della loro diffusione, da parte del soggetto che deve farsi carico della informazione e della comunicazione nell'ambito del notariato, i lavori delle commissioni vengano, con frequente periodicità, portati a conoscenza della categoria non solo per i motivi illustrati in relazione alla attività del Consiglio Nazionale del Notariato ma per la stessa giustificazione della loro utile esistenza.
Domenico de Stefano
NOTE E RIFLESSIONI SU UN POSSIBILE COORDINAMENTO E SU UNA POSSIBILE PROGRAMMAZIONE DELL'ATTIVITA' CULTURALE
L'aspirazione dí fondo, di ciascuno di noi, sarebbe quella di sapere tutto e di informarsi su tutto.
In questo senso siamo fortemente sollecitati proprio dall'informazione che ci dà il Consiglio Nazionale del Notariato col suo "Notiziario" alle rubriche "Incontri e Convegni" e "Prossimi Appuntamenti". C'è da perdere la testa.
Lì sì è parlato o si parlerà di parcheggi, laggiù di novità fiscali, dappresso di trasferimenti di quote e azioni e, così via, di arbitrato e patti parasociali, di diritto successorio compara- to, di trasferimento di azienda, di trust, mandato, fiducia, agency, impresa e tecniche di documentazione giuridica, di liberalizzazione di attività economiche e professionali nell'ambito CEE ecc.
Ma tutto ciò avviene senza un coordinamento geografico e temporale così che la grande offerta di occasioni di studio si traduce in una vera frustrazione.
Non vorrei però essere frainteso. Tutta questa volontà di approfondimento e di ricerca è un fatto sicuramente positivo. Credo che nella realtà giuridica italiana il notariato sia oggi la categoria professionale che più studia e approfondisce pur avendo la schiavitù della presenza contínua e dell'obbligatorio contatto diretto con il cliente anche per una semplice procura a vendere un autoveicolo.
Mi chiedo perciò se non si possa mettere un po' più di ordine.
Mi rendo conto che non è cosa facile e, per certi aspetti, anche forse pericolosa per il rischio che sempre si corre nelle pulizie frettolose di gettare via il bambino con l'acqua sporca. Personalmente partecipo da tempo al convegno di Madonna di Campiglio e la alta consulenza scientifica da cui nasce e con cui sono trattati gli argomenti lò renderebbe difficilmente inseribile in una programmazione di stampo centralizzato e dirigista.
Tuttavia forse qualcosa si può fare per non concludere semplicemente che occorre lasciare tutto come prima.
Da alcuni anni l'attività dí informazione e di direttiva del Consiglio_ Nazionale del Notariato è divenuta assai intensa e a mio avviso di ottimo stampo. Perchè non collegare i vari incontri ai dibattiti sulle circolari e contributi di studio dell'ufficio studi del Consiglio 'Nazionale dividendo il territorio in più zone; con svolgimento magari contemporaneo sullo stesso testo, in modo da allargare in maniera uniforme l'informazione e l'approfondimento sulle questioni che drammaticamente ci coinvolgono e ci richiedono soluzioni immediate?
E ancora: visto che la legislazione è sempre più caotica e obbiettivamente di difficile interpretazione e che ormai nel paese del diritto i cittadini devono andare in giro come ai tempi del Far West con commercialisti e notai nelle fondine, forse l'emergere di una problematica potrebbe suggerire un approfondimento su scala nazionale con suddivisione del territorio in settori (analogamente opera l'IPSOA).
Così come un congresso, magari attraverso la strada della commissione "varie", potrebbe individuare e indicare un argomento o serie di argomenti da approfondire.
Il tutto porterebbe ad un lavoro omogeneo di base, sul quale ben potrebbero inserirsi anche altri convegni lasciati alla fantasia e allo spirito di ricerca degli organismi notarili. In questa programmazione non vedrei male neppure un convegno annuale di taglio sindacale. Chissà che queste considerazioni, che altro non sono che la voce data a mugugni inespressi ma diffusi, possano muovere un dibattito su un argomento .non secondario nella politica della gestione dell'attività culturale della categoria.
Guido Falqui - Massidda