NOVEMBRE 2008
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SETTIMO CONGRESSO NAZIONALE DI FEDERNOTAI
"IL NOTARIATO E LA SOCIETA':UN DIALOGO APERTO"
ROMA, 16/17 MAGGIO 2008
Sommario
Presentazione
VENERDI' 16 MAGGIO
APERTURA DEI LAVORI
Intervento introduttivo di Carlo Munafò della Giunta di Federnotai
Intervento del Presidente dell'Accademia del Notariato Adolfo De Rienzi
Intervento del Presidente della Cassa Naz. del Notariato Francesco Maria Attaguile
Intervento del Presidente del Consiglio Naz. del Notariato Paolo Piccoli
Relazione introduttiva del Presidente di Federnotai Gennaro Fiordiliso
TAVOLA ROTONDA — LIBERALIZZAZIONI E LEGALITA'
Coordina i lavori il dott. Federico Guiglia
Intervengono: Giuseppe Galasso; Stefano Schirò; Luigi Nicolais; Gennaro Fiordiliso;
Fabio Picciolini
LE SFIDE DEL NOTARIATO — PRIMA SESSIONE: LE PROPOSTE
La tecnologia - relazione di Gea Arcella — notaio in Pordenone
La prospettiva europea — relazione di Giovanni Liotta — notaio in Torino
Gli aspetti politici — relazione di Arrigo Roveda — notaio in Milano
DIBATTITO
CHIUSURA DEI LAVORI
Intervento conclusivo di Lorenzo Ferretto della Giunta di Federnotai
SABATO 17 MAGGIO
APERTURA DEI LAVORI
Intervento introduttivo di Romolo Rummo della Giunta di Federnotai Intervento del Presidente dell'Associazione Giovani Notai Dario Ricolo
LE SFIDE DEL NOTARIATO — SECONDA SESSIONE: LA FUNZIONE. SOCIALE DEL NOTAIO
Gli effetti antiprocessuali dell'attività notarile — relazione di Diomede Falconio — notaio in Napoli La certezza della legalità per la tutela del contraente debole — relazione di Biagio Grasso — Ordinario di Diritto Civile, Università Federico 11, Napoli
Lo sviluppo delle Imprese tra tempistica degli atti societari e patti di famiglia — relazione di Federico Tassinari — notaio in Imola
TAVOLA ROTONDA — ASSOCIAZIONI SINDACALI E PROFESSIONI
Coordina i lavori Vincenzo Pappa Monteforte, Segretario Nazionale di Federnotai Intervengono: Giancarlo Laurini; Gennaro Fiordiliso; Gaetano Stella; Ezio Maria Reggiani; Bruno Spazzini; Lamberto Santini
CHIUSURA DEI LAVORI
Intervento conclusivo del Presidente di Federnotai Gennaro Fiordiliso
Nel giugno del 1995 si celebrava il primo Congresso di Federnotai dal tema "Il notaio garante di un nuovo rapporto tra Stato e cittadini".
Ne è passata di acqua sotto i ponti, i tempi sono quasi radicalmente cambiati; l'avvento della tecnologia ha modificato e, per molti versi, innovato la metodologia del nostro lavoro; le esigenze di un mercato globalizzato hanno accentuato una forte spinta liberista; è in gran parte mutato il sistema di vita e politico degli italiani: l'impegno di FEDERNOTAI è rimasto immutato con un occhio molto vigile e, in alcuni aspetti, prospettico alle problematiche interne alla categoria contemperate da un solerte sguardo alle esigenze del mondo esterno.
La specificità di FEDERNOTAI è sempre stata quella di attribuire una attenzione particolare alla qualità della prestazione notarile letta anche in "chiave sociale", perchè pur ribadendo il valore assoluto della cultura e della funzione notarile lo stesso vada sempre migliorato ed attualizzato col confronto delle aspettative e delle risposte che da noi si attende la società civile.
Un notariato sensibile e di qualità al passo con i tempi, elemento di spicco di un grande processo di riforma, interlocutore attento con le varie componenti sociali e politiche per gestire insieme, e non subire, un cambiamento generale che riguarda tutti e rispetto al quale un "dialogo costante" a 360 gradi ci sembra indispensabile, più che opportuno.
Gennaro Fiordiliso - Presidente di FEDERNOTAI
VENERDI' 16 MAGGIO 2008
APERTURA DEI LAVORI
INTERVENTO INTRODUTTIVO DI CARLO MUNAFO' DELLA GIUNTA DI FEDERNOTAI
Buon pomeriggio a tutti. Iniziamo i lavori di questo settimo Congresso Nazionale di Federnotai. Innanzitutto un saluto e un ringraziamento a tutte le Autorità del mondo politico, imprenditoriale e anche sindacale che prendono parte a questo Congresso. Un particolare saluto in prima fila al rappresentante della Federazione Europea delle Associazioni Notarili con cui abbiamo avuto modo di scambiare ieri e questa mattina un colloquio su quello che immaginiamo essere il futuro delle Associazioni Sindacali del Notariato in tutta Europa. Un saluto particolare ovviamente a tutte le colleghe e colleghi intervenuti. L'elevato numero delle adesioni a questo Congresso è un ulteriore conferma di come il Notariato sia particolarmente sensibile a occasioni come queste in cui si discute di temi politici e non soltanto di temi scientifici; e proprio per questo due parole ma proprio due su quello che è il tema di questo Congresso: il Notaio e la società. Oggi noi sappiamo come la società sia in evoluzione e quindi sebbene ognuno di noi sia ben cosciente forse di essere un punto fermo nel traffico giuridico e comunque nell'organizzazione della società, è anche bene interrogarsi (e proprio a questo serviranno le Tavole Rotonde di oggi e di domani) su quello che è il nostro ruolo, come e se deve cambiare il nostro ruolo all'interno della società. Altro punto caldo è quello delle liberalizzazioni che verrà trattato più avanti e che, come sappiamo, è un tema particolarmente attuale e su cui ci confronteremo con rappresentanti delle organizzazioni sindacali e professionali ed anche dell'autorità garante per la concorrenza del mercato e con autorità politiche che interverranno alla Tavola Rotonda.
Il sottotitolo del nostro Congresso è: "Un dialogo aperto", non dobbiamo spaventarci di parlare di determinate cose, ne dobbiamo parlare in modo tale che poi dai Congressi escano delle posizioni di sintesi. Ognuno deve ovviamente dire la propria, ma è necessario che poi ci si coordini per evitare che ci siano soltanto voci isolate che non raggiungono i risultati.
Apriamo questo dialogo, e proprio per questo darei intanto la parola per i saluti iniziali.
INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL'ACCADEMIA DEL NOTARIATO ADOLFO DE RIENZI
Buonasera a tutti. Saluto e ringrazio le Autorità, i professionisti, le Istituzioni e i colleghi; saluto e ringrazio la Federnotai per avere pensato di dare voce all'Accademia del Notariato in un contesto e in un momento così importanti per il confronto democratico fra i notai e dei notai con la Società.
Ciò anche grazie a Gennaro Fiordiliso che ha avuto una presidenza illuminata; ha dato voce a tutti. Pensavo di essermi sbagliato quando ha invitato noi. Considero tale invito un riconoscimento degli sforzi profusi da una associazione di notai che vive solo dei propri sacrifici, che si auto-finanzia, che non ha altro scopo se non quello di fare cultura. L'immagine di eccellenza del notaio ne sta raccogliendo forse qualche frutto.
A questo proposito mi fa piacere riferirvi brevemente del tradizionale incontro di primavera del 9 maggio scorso sul tema della prevenzione. Ci si è confrontati con le categorie più diverse, tutte fortemente convinte che la prevenzione sia un'importante comune denominatore della società civile, fondamento di sicurezza, di benessere e di una migliore qualità della vita. Si è avuto un riconoscimento unanime della funzione del Notariato e della sua necessarietà. Il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso si è detto allarmato delle manovre che tendono a spingerci verso funzioni marginali, di mera certificazione e del tentativo di toglierci competenze esclusive. Nell'occasione si è offerta l'opportunità ai Presidenti Paolo Piccoli e Maurizio d' Enrico di Roma di sottolineare ed argomentare, come loro sanno fare, il ruolo insostituibile del notaio in chiave di giustizia preventiva. Si è anche dato un giusto spazio alla conciliazione, che è un importante momento sia di alleggerimento del carico giudiziario e sia di collaborazione del Notariato con il mondo bancario, degli avvocati e dei commercialisti. Mi ricordo che il 4 di aprile si è creato questo sistema conciliazione di cui fa parte I'ADR che è posseduta come sapete dal Notariato al cento per cento. Ma veniamo al tema del Convegno: Il notaio e la Società. Certamente non vi sarà sfuggito che a novembre scorso il settimanale II Mondo ha pubblicato il sondaggio DO» che vede il notaio occupare un posto molto alto nella classifica delle istituzioni. E' preceduto solo dal medico e dai militari, e precede a sua volta nell'ordine: Università, commercialisti, awocati, grandi aziende, giornalisti, magistratura, pubblica amministrazione, sindacato, governo e Parlamento. E' seconda solo al medico in quanto a reputazione, a preparazione culturale e professionale e a privilegio sociale.
Il giornale però ci ha risparmiato che in quel sondaggio abbiamo riportato un voto basso in quanto a utilità sociale, dove ci siamo posizionati per ultimi. Perché vi riferisco questo? Perché occorre che ci mobilitiamo un po' tutti e vedo che oggi siamo numerosi ed è una cosa che mi riempie davvero di gioia. Se la gente non ci percepisce come utili è perché siamo vittime in difetto di comunicazione, un difetto imputabile, scusate, anche a noi stessi. La Giustizia, che è diversa dal diritto, non può assumere distanze di sicurezza dal mondo in cui vive. Queste sono parole del filosofo Eligio Resta nel suo diritto fraterno molto diffuso in Europa. Io aggiungerei che per noi notai il discorso vale doppio in quanto abbiamo proprio il compito di indagare e tradurre in termini giuridici la volontà della gente. I politici incontrati in campagna elettorale ci hanno molto sollecitato ad uscire dai nostri uffici, a impegnarci nel sociale, ad essere sempre più vicini ai cittadini, alle organizzazioni di difesa dei consumatori. All'incontro dell'Accademia di due anni fa su Liberismo ed Etica –Notaio punto di confluenza, la Dottoressa Teresa Petrangolini, di Cittadinanza Attiva, confessò pubblicamente che non immaginava che fossimo dalla stessa parte. Ciò ha dato stimolo al nostro Presidente Piccoli ed all'Ufficio comunìcazìonì per i tavoli di confronto che hanno portato alla pubblicazione delle ultime guide per il cittadino condivise con le associazioni dei consumatori. Forse oggi è l'occasione giusta per chiedervi di assecondare e sostenere senza troppe polemiche gli sforzi di chi si impegna molto per la categoria ; un aiuto va dato anche alle varie iniziative distrettuali. E' il caso del Presidente d'Errico che ha Roma ha organizzato un gruppo di notai per il sociale. Un importante impegno assunto per aiutare le vittime del racket e dell'usura. Altro esempio di impegno del notariato è il progetto del Collegio Universitario Internazionale di Torino che tende a confrontare la realtà giuridica con il mondo economico. Come Accademia stiamo tra l'altro portando avanti un discorso di collaborazione con Familiaria, la Società che favorisce le famiglie agevolandole, supportandole nelle difficoltà quotidiane. In cartellina troverete un numero del periodico che da gennaio riserva uno spazio ai notai per la cittadinanza, per essere vicini anche alla mamma che fa la spesa al supermercato. Abbiamo di contro avuto un grosso aiuto dal mondo anglosassone, l'incarico di portare avanti uno studio sui fondi etici di investimento. E' uno dei primi incarichi che io sappia ad un'associazione culturale di notai per il mondo della finanza. Saranno i contraccolpi, forse questa volta positivi del lavoro. Grazie.
INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA CASSA NAZ. DEL NOTARIATO FRANCESCO MARIA ATTAGUILE
Autorità, gentili ospiti, cari colleghi, è un compito assai gradito rivolgere a nome della Cassa del Notariato un saluto ai partecipanti a questo settimo Congresso di Federnotai. Un saluto cordiale e caloroso ai componenti della giunta della Federazione Sindacale ed al suo Presidente il collega Gennaro Fiordiliso a cui mi lega un saldo rapporto di stima e di amicizia. Un saluto alle autorità presenti, agli ospiti e a tutti i colleghi intervenuti.
Al saluto aggiungo un sentito ringraziamento per l'invito a partecipare e a prendere la parola nella fase di apertura dei lavori che, vi assicuro, non ne saranno appesantiti data la brevità dal mio intervento. Prima di sottoporre alla vostra attenzione qualche riflessione consentitemi di manifestare alla Giunta e al Presidente di Federnotai l'apprezzamento della Cassa per l'opera svolta e per l'impronta data all'attività sindacale, sviluppata con equilibrio e saggezza ma anche con determinazione e fermezza senza sterili fughe in avanti né inutili protagonismi, fornendo invece utilissimi contributi nel favorire il confronto e il dialogo fra gli organi istituzionali di categoria.
Il giudizio non può che essere positivo su questa scelta di prudente e neutrale attesa, che non va confusa o assimilata ad assenteismo o disinteresse. Una scelta volutamente adottata e sottolineata dal Presidente Fiordiliso nel suo intervento al recente Convegno di Taormina.
Crediamo a proposito che ci sia un momento per tutto, anche per il silenzio, quando questo può rivelarsi utile o necessario; riteniamo che questo sia il momento del silenzio e della prudenza istituzionale. Riteniamo che verrà poi il momento delle spiegazioni, dei chiarimenti, delle risposte e del dibattito su alcune questioni di non secondaria importanza, non ultima quella della revisione della tabella che hanno di recente interessato la categoria e che andranno discusse in sedi e tempi diversi, per quanto ci riguarda pensiamo di farlo rinviando questa verifica al Congresso Nazionale di Firenze.
Oggi dobbiamo occuparci e preoccuparci di altri problemi, alcuni dei quali nuovi e delicati. Dobbiamo serrare le fila, unire gli sforzi con grande senso di responsabilità per vivere ed affrontare al meglio un momento che con l'insediamento del nuovo Governo vede aprirsi quella che mi piace definire la nuova stagione del Notariato, una stagione con tante opportunità ma anche con molte insidie, piena di sfide nella quale bisognerà fare ogni sforzo per trarre il giusto profitto di un corag
gioso ed oneroso progetto di autoriforma. E' una stagione di grande confronto con altre professioni, e in questa direzione è indispensabile, lo auspichiamo da tempo, un dialogo istituzionalizzato come avviene all'interno dell'ADEP per fare le casse di previdenza, fra Consigli Nazionali e anche fra le diverse organizzazioni sindacali delle professioni. E' una stagione di grande confronto con le istituzioni e con la Società. Ne troviamo traccia, tra l'altro, nello stesso tema di questo Congresso tra il Notariato e la Società - un dialogo aperto – E' una traccia che ci riguarda e che sentiamo nostra. Non posso tuttavia dilungarmi in questa sede su questi argomenti, ci sarà modo ed opportunità di affrontarli e di approfondirli in futuro, solo qualche accenno da un angolo visuale strettamente previdenziale. La Cassa sta fronteggiando una situazione non facile; a seguìto della sottrazione degli atti in materia di autoveicoli il Consiglio di Amministrazione ha previsto necessariamente un aumento dell'aliquota contributiva di tre punti, dal 25 al 28%. Sono ora a proporvi una sorta di trimestrale della Cassa, riferito appunto ai dati repertoriali e contributivi dei primi tre mesi dell'anno in corso. Dobbiamo purtroppo registrare con riferimento al primo trimestre del 2007 un decremento degli introiti repertoriali, e così -6,40% a gennaio, -8,54% a febbraio, -15,60% a marzo, e così per un decremento complessivo di quasi l'11c/o, decremento al quale ha fatto seguito inevitabilmente una cospicua riduzione dei contributi versati. A gennaio e febbraio di quest'anno l'incremento dell'aliquota contributiva è valso a confermare i contributi versati nella stessa misura del gennaio-febbraio 2007; a marzo 2008 si è avuto invece un forte calo della contribuzione + dell'8%; 18,63% a parità di aliquota; una riduzione che incide pesantemente sui conti del trimestre. Un calo del lavoro momentaneo è evento che può essere messo in conto e sopportato, il lavoro notarile come sappiamo è strettamente correlato alla condizione economica del Paese. Se la tendenza si consolidasse sarebbe tuttavia doveroso lanciare con senso di responsabilità istituzionale un grido di allarme. Qualsiasi ulteriore sottrazione di competenze ai notai sarebbe letale, letale per i redditi della categoria, letale per gli equilibri finanziari della Cassa, sul duplice fronte delle entrate e delle uscite, per inevitabile aumento delle integrazioni, letale, vorrei aggiungere, per i collaboratori e i dipendenti dei nostri studi che hanno già per loro conto sofferto conseguenze nocive a seguito dei provvedimenti Bersani, e che hanno avvertito la necessità di creare loro organizzazioni sindacali che so essere presenti a questo Congresso ed alle quali va il nostro saluto, il nostro aiuto, la nostra solidarietà.
Il Sindacato è chiamato, a nostro giudizio, su questo terreno del tutto congeniale alla sua funzione, all'impegno forte e rigoroso che include anche il tema della difesa della Tariffa professionale, un tema caro alla Cassa sul quale ci siamo spesi. Ricordo la forte posizione da noi assunta al Congresso Nazionale di Riva del Garda, e ci fa piacere constatare che siamo confortati oggi da importanti riconoscimenti dei giudici della Suprema Corte che riabilitano la tariffa. In questa nuova stagione del Notariato è utile inviare un messaggio affinché, a fronte delle aperture che la categoria ha saputo esprimere, la riforma delle libere professioni, che va finalmente attuata, tenga conto, per quanto riguarda il Notariato e rispetto anche alle sollecitazioni di altre categorie, che non ci sia confusione di ruoli e profili professionali, sottrazioni o travasi di competenze. Sarà una stagione di confronto con il nuovo Parlamento e il nuovo Governo. Esprimiamo intanto soddisfazione per la nomina di alcuni Ministri, il Prof. Brunetta alla Pubblica Amministrazione e l'Innovazione; il Ministro Scajola al Ministero dello Sviluppo Economico e ancora, e mi sia consentito con una nota di personale e vivo compiacimento per le sue origini siciliane, l'Onorevole Angelino Alfano al Ministero della Giustizia; infine per la designazione al Ministero del Welfare di un esperto quale è il Senatore Maurizio Sacconi al quale non mancano certo sensibilità politica e competenza tecnica. Al nuovo Governo chiediamo di proseguire il lavoro, giunto purtroppo a conclusione con la crisi di Governo, iniziato tra le Casse professionali private e il Ministro Damiano. Il colloquio con il precedente Governo è stato caratterizzato da luci ed ombre, ma con un importante bagliore finale: la sigla con il Ministero, il memorandum per il riordino organico della normativa che disciplina gli enti previdenziali e che ha riconosciuto alcune delle istanze delle Casse. A questo lavoro, per il quale va dato atto e formulato un ringraziamento al Ministro Damiano, vorremmo dare un seguito, in particolare sui temi della fiscalità e della garanzia dell'autonomia gestionale. Mi awio alla conclusione. Tocca i diversi momenti in cui si articola la seconda vita della nostra attività professionale, vivere con intensità la nuova stagione affermando con convinzione la specificità e la funzione del Notariato. L'azione del Sindacato con il suo decisivo intervento in questo ambito sarà prezioso. Sappiamo di poterci contare, e anche grazie a questa consapevolezza guardiamo con ottimismo al futuro e con grande interesse ai lavori e ai risultati di questo Congresso, grazie e buon lavoro.
INTERVENTO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO NAZ. DEL NOTARIATO PAOLO PICCOLI
Ringrazio per l'invito, saluto tutti voi presenti, le Autorità, il Presidente Fiordiliso, la Giunta di Federnotai.
Mi sembra che questo settimo Congresso Nazionale di Federnotai si collochi in un momento particolare per il Paese. Le elezioni hanno semplificato notevolmente il quadro politico. Questo ha probabilmente favorito anche un clima che sembra finalmente più costruttivo dopo quindici anni di scontro all'arma bianca. Si aprono spazi per un confronto sui veri problemi del nostro Paese. Sembra, per quanto riguarda noi, che gli uomini di Governo siano disponibili a non assumere comunque prowedimenti unilaterali ma a voler aprire un dialogo, un confronto anche quando ci sono delle questioni che possono interessare non solamente noi, non solamente il contesto della Giu
stizia ma anche la continuità con altre categorie, e noi su questo abbiamo già esplicato un'azione nel corso di queste giornate.
Si parla molto di crescita in questi giorni, ed è evidente; il Paese è rallentato, è abbastanza fermo dal punto di vista della crescita economica; le preoccupazioni di chi è al Governo, come di tutti i cittadini di questo Paese, devono essere volte a far riprendere la crescita; ma questo, per quel che ci riguarda, ha molta attinenza -come ha attinenza anche su sfondi dei giornali più autorevoli- con elementi come l'efficienza, come il merito, come la responsabilità; aspetti su cui il Notariato ha le carte in regola. Ma anche per il Notariato è un momento particolare perché da tempo, ma soprattutto in questo ultimo periodo, dobbiamo coniugare la fedeltà al nostro ruolo, garanti delle regole e dell'affidabilità generale dei diritti, tramite la sicurezza dei pubblici registri, con la capacità di interpretare il cambiamento della società che è stato vertiginoso negli ultimi 6-7 anni; cambiamento non solo sotto il profilo tecnologico, le relazioni dimostreranno come siamo al passo e qualche volta anticipiamo i tempi, ma sociologico vorrei dire per la pressione che viene dalla globalizzazione; per il cambiamento, anche della percezione dei singoli e dell'opinione pubblica, su una serie di tematiche, sull'importanza delle regole, sulla necessità di togliere aspetti di natura burocratica per quel che riguarda la nostra Società, per la pressione sempre crescente che l'economia ha, e che cerca in qualche misura di mettere nell'angolo il diritto in una sempre maggiore prevalenza degli interessi nei confronti dei diritti che, owiamente, a noi non può stare bene; e non può stare bene sia come operatori giuridici volti alla sicurezza preventiva e sia come cittadini di questo nostro Paese, di questa Europa che ha in sé elementi di qualità della vita che non possono essere spazzati via dall'introduzione di regole nuove. Perché non si tratta di non regole ma di regole nuove imposte da chi è più forte economicamente, che ha un'altra visione del mondo e delle cose, e che sostanzialmente favorisce solo chi è più forte. Veniamo da un anno non facile, se fossi la Regina Elisabetta avrei detto che è stato un annus horribilis. Veniamo da un anno non facile, ma lo abbiamo superato perché da un lato il rapporto con le istituzioni nel corso del tempo ci ha consentito di accrescere la nostra credibilità. Molte volte ci siamo sentiti dire dal Ministero della Giustizia, anche nella riforma recente sulla legge delega: ma voi non vi state occupando di occupare nuovi spazi, vi state occupando degli altri, dei giovani, di provvedimenti di interesse generale. Questo abbiamo fatto, e questa credibilità è servita nel momento giusto, quasi un anno fa, per spendere ciò che il Notariato stava facendo, spendere favorevolmente, e quindi fare rientrare un provvedimento che sarebbe stato disastroso; e spendere ciò che il Notariato dà a questo Paese in termini di certezze e in termini anche di risparmio di danni molto gravi come è dimostrato da quello che accade in Paesi dove noi non esercitiamo il nostro compito. Lo abbiamo superato anche perché ogni componente del Nota-dato ha fatto la sua parte e pur conservando la propria autonomia, la propria autonomia di scelta, la propria autonomia di giudizio, e anche di azioni, ha lavorato in coordinamento con tutte le altre in un lavoro di squadra decisivo. Di questo desidero
dare atto con forza al Presidente Fiordaliso e a tutta Federnotai che ha improntato ognuno dei suoi atti all'interesse profondo della categoria e anche, in definitiva, del Paese.
Federnotai non rinuncia, come è giusto, a essere coscienza critica del Notariato. I suoi Congressi sono stati spesso anticipatori, a volte anche provocatori, come è giusto per il Sindacato; diversamente che Sindacato sarebbe. Spesso il tempo ha dato ragione a Federnotai. Questo Congresso è incentrato sul confronto con la Società, con l'Europa, con la tecnologia, con le altre componenti sociali, ed è una linea che trova impegnato fortemente anche il Consiglio Nazionale del Notariato, che riflette da tempo su temi dell'autoriforma, dell' apertura e di governo del cambiamento. I temi sono noti, li sentirete anche in queste due giornate: l'accesso, l'organizzazione territoriale, la promozione dell'associazionismo, le cariche elettive. Il titolo di questo Congresso è il Notariato e la Società – un dialogo aperto. Noi possiamo presentarci con le carte in regola a questo dialogo con la Società non solo con una professionalità costante ma anche coniugando etica, qualità e trasparenza; dunque, per quel che mi riguarda e anche gli altri Consiglieri nazionali, siamo qui per ascoltare con molta attenzione l'intervento del Presidente Fiordiliso, la tavola rotonda, le relazioni e le conclusioni. Saranno motivo di ulteriore approfondimento e di stimolo in questo tratto di strada che ancora ci compete alla guida del Notariato italiano, con la convinzione che un periodo nuovo si sta aprendo, più meditato, meno gridato, con più rispetto per le professioni e per il lavoro prezioso di raccordo che tutte le professioni esplicano tra i cittadini, le famiglie, le imprese e l'ordinamento. Tremonti in una battuta dice: market is possible governement ... lo spazio per le regole c'è, sta tornando, il clima sta cambiando. Spetta a noi saperlo cogliere con intelligenza, con grande umiltà, ma anche qui ognuno facendo la propria parte. E' un periodo nel quale il Notariato potrà dire con maggiore fiducia e con l'orgoglio che ci compete che il Paese ha bisogno di più legalità non di meno legalità, di più professionalità, non di tuttologi a buon mercato che poi provocano disastri, come si è visto anche in altri campi e non solo nel nostro nei giorni scorsi, di più sicurezza, anche giuridica, non di spazi aperti e non controllati nei quali possono scorrazzare indisturbati i più forti e qualche volta anche coloro che non hanno a cuore un minimo di convivenza civile in questo Paese. Noi faremo la nostra parte tutti assieme. Buon lavoro.
RELAZIONE INTRODUTTIVA DEL PRESIDENTE DI FEDERNOTAI GENNARO FIORDILISO
Un affettuoso saluto ed un sincero ringraziamento per la partecipazione al nostro Congresso, rivolgo alle Autorità politiche, imprenditoriali, accademiche, professionali e sindacali che ci onorano della loro presenza, agli Amici del notariato europeo, ai miei Colleghi e Colleghe.
Si apre oggi il 7° Congresso Nazionale di Federnotai con una prospettiva forse ambiziosa ma sicuramente di grande attualità perché finalizzata ad una convinta apertura dialettica nella prosecuzione di una tematica che è sempre stata al centro delle attenzioni della Federazione: il dialogo con la società civile per la valorizzazione ed il potenziamento della funzione sociale del notariato.
E' quindi un'occasione nuova, per alcuni versi innovativa, ma nel segno di una continuità di impegno che partendo dal 1° Congresso del Sindacato dal tema "il notaio garante del nuovo rapporto tra stato e cittadini" ci porta oggi ad esaminare e valutare alcuni aspetti della nostra professione nell'interesse del cittadino e, quindi, della collettività.
Vorrei subito sgombrare il campo da alcuni equivoci che potrebbero portarci a parlare in termini vaghi od astratti della "funzione sociale" fuorviando, quindi, l'attenzione della platea da problematiche tanto serie quanto reali; dobbiamo misurarci, ed imparare a misurarci, su temi concreti che siano di effettivo ausilio a tutti noi per la ricerca di soluzioni mirate, pragmatiche e perciò stesso costruttive.
Di funzione sociale si può parlare in vari modi e con molteplici sfumature; io ne voglio parlare nel senso di "utilità sociale" e, quindi, nel senso di benefici generalizzati che ne derivano dall'esercizio corretto di una determinata funzione.
E l'impegno di questo Congresso e delle relazioni che lo accompagnano non è finalizzato a contrastare luoghi comuni tanto scontati quanto vetusti (si commentano da soli e, per ciò stesso, qualificano, o direi meglio squalificano, i loro assertori),
bensì ad evidenziare e migliorare quanto, nell'esercizio corrente della loro attività, i Notai fanno per lo Stato e per il Sistema Paese in generale.
Perché, vedete, il notariato di oggi non si sottrae al confronto, anzi lo cerca, lo propone, lo affronta quotidianamente, perché è forte dei valori storici di cui è portatore, ma soprattutto perché è parte integrante della nostra società: io dico sempre che, prima di essere notai siamo cittadini italiani; per tali motivi non ci opponiamo e non ci siamo
mai opposti in maniera sconsiderata a scelte politiche lungimiranti e condivisibili che servono a rilanciare l'economia e la trasparenza dei traffici giuridici (per intenderci la lotta all'evasione fiscale, l'antiriciclaggio, alcuni provvedimenti di liberalizzazioni, aumento dell'organico notarile) e siamo qui ad offrire al nuovo legislatore ed alle parti sociali il nostro contributo affinché su questo percorso ci sia più efficienza nel rispetto indiscusso della legalità e delle fasce sociali economicamente più deboli, perché non ci può essere vero sviluppo economico se lo stesso non è accompagnato dal rispetto assoluto di valori realmente democratici di cui la legalità ne rappresenta, appunto, il baricentro.
Noi ci rendiamo conto delle attuali difficoltà per uscire da una crisi che è di più ampia portata e che prevede una ipotesi di crescita quasi pari allo zero, ci rendìamo conto della necessità di ripartire con slancio ed immediatezza nell'interesse generale e siamo disposti a fare la nostra parte; ma non possiamo avallare, innanzitutto come cittadini, scelte dissennate che, comunque, non vanno nella direzione giusta ma sono di retroguardia e penalizzanti per l'utente, quindi in netta contraddizione con lo spirito proprio delle liberalizzazioni (vedi per esempio il famoso emendamento Lulli).
E' pur vero che su questo filo conduttore del dialogo, a questo appuntamento importante il notariato deve presentarsi in maniera adeguata e preparata; per fare ciò occorrono due riflessioni attente sulla politica interna ed esterna della categoria, perché è necessario che un segnale di apertura e di efficienza parta proprio da noi.
Bisogna, senza indugi, accelerare un processo di autoriforma interno serio e ponderato; un processo che non stravolga i valori assoluti della funzione e del ruolo ma che, al contempo, li renda ancor più attuali e più rispondenti alle richieste di una società sempre più esposta a forti accelerazioni innovative. Non si può dimenticare, infatti, che la costante azione di adeguamento è l'unica strada maestra per riaffermare la infungibilità di una funzione e, quindi, valorizzarne tutti gli aspetti fondamentali; pensare di poter essere fermi e, per ciò stesso, fuori dal processo generale di evoluzione del sistema sociale, magari perché portatori di "verità assolute" o presunte tali, è una scelta strategica miope tesa solo a difendere
l'indifendibile e, quindi, perdente; si potrebbe riassumere l'idea con uno slogan: "innovarsi per rafforzarsi".
Allora avanti con una riforma che tenga presente:
- l'innovazione tecnologica in atto, e mi piace ricordare quel gioiello che molti ci invidiano chiamato NOTARTEL, che proprio la scorsa settimana ha presentato a Roma il suo piano strategico per i prossimi anni, in cui spicca un notevolissimo sforzo di ricerca scientifica anche in campo informatico, tra cui cito la conservazione a norma degli atti giuridici per un periodo di cento anni, a differenza della conservazione degli atti fiscali programmata per dieci anni: questo è ammodernamento, questa è vera competitività, questo è il futuro;
-la dimensione europea del notariato italiano, con un convinto spirito comunitario,
-un miglior assetto territoriale che contemperi l'esigenza di un radicato rapporto con il territorio con una rivisitazione della facoltà di rogito più rispondente alle esigenze di una clientela che oramai difficilmente limita la negoziazione dei propri traffici giuridici negli angusti ambiti dei distretti notarili, che sono troppi e, spesso, troppo piccoli e, quindi, rivedere la conformazione territoriale degli stessi distretti;
-una riforma del sistema elettivo delle cariche nazionali istituzionali che colleghi la necessità di una rappresentatività di tutte le Regioni italiane ad un progetto politico esposto, conosciuto e votato dalla categoria con una metodologia democratica e trasparente (è meglio sapere per cosa si vota oltre che per chi si vota);
-un indubbio rafforzamento del peso dei voti congressuali che siano di effettivo indirizzo, oltre che di semplice sollecitazione, alle scelte politiche del Consiglio e della Cassa Nazionale del Notariato;
-una rivisitazione della tariffa che sia sempre più trasparente, di facile lettura e comprensione da parte del cliente.
Ovviamente ciò rappresenta una semplice elencazione di iniziative sulle quali il notariato dovrà riflettere e per le quali chiediamo al Consiglio Nazionale un rapido impegno di studio e di realizzazione di proposte al legislatore, con senso di responsabilità e condivisioni di obiettivi, ed al dibattito congressuale di questi giorni utili riflessioni e suggerimenti.
Su questi presupposti, sui presupposti di una incisiva autoriforma, il Notariato potrà presentarsi ad un confronto col mondo politico in modo responsabile, qualificato e, soprattutto, propositivo; certo il dialogo, almeno per il passato, non è stato facile soprattutto perché dovevamo pregiudizialmente superare posizioni preconcette infarcite, come detto, di falsi luoghi comuni. Oggi il dialogo può e deve essere più sereno, i tempi sono maturi, soprattutto perché noi ci sforzeremo, come sempre, di far capire che non siamo e non vogliamo essere un ostacolalo alla crescita del paese, in quanto difensori di posizioni di privilegio o radicalmente
legati ad un concetto di pseudo casta (perché tutto siamo tranne che una casta, basti vedere le modalità di accesso alla nostra professione), ma, al contrario, vogliamo essere a fianco del legislatore il quale, sovrano nelle scelte politiche, possa avvalersi del nostro contributo scientifico per quanto attiene l'aspetto tecnico della formulazione di alcuni provvedimenti legislativi (vedi, da ultimo, cancellazioni di ipoteche e portabilità dei mutui, si può fare di più, si può fare meglio).
Il senso del messaggio che vuol partire da questo Congresso è di privilegiare, nei nostri rapporti esterni, l'aspetto collaborativo. Nel rispetto dei ruoli propri, il notariato, in tutte le sue componenti istituzionali e sindacali, nazionali e regionali (anche in previsione di un federalismo legislativo oltre che fiscale), si propone quale costante riferimento perché le normative vengano tecnicamente adottate in sintonia con il contesto giuridico su cui vanno ad incidere e concretamente mirate ai benefici per cui sono state concepite; non è utile per la pubblica amministrazione, non è utile per gli operatori economici, non è utile per il cittadino consumatore avere una prolificità di norme spesso in contrasto tra loro, di dubbia interpretazione e, soprattutto, di facile elusione; i disagi, che ne derivano, non giovano a nessuno.
lo credo che con una maggiore e più articolata forma di collaborazione, di apertura non solo con il notariato, certe distonie, che spesso gli operatori del diritto trovano soprattutto nella prima fase di applicazione delle leggi, potrebbero essere facilmente superate.
Su alcune tematiche potremmo lanciare delle proposte, queste si, realmente incidenti sulla competitività del sistema e sul beneficio delle categorie economicamente più bisognose:
riscrivere un Testo Unico sulle imposte indirette (per intenderci Registro, Ipotecarie, Catastali e di Bollo) raggruppando le imposizioni e semplificando tutte le molteplici forme di agevolazioni fiscali o ipotesi di decadenze: a volte ci sembra di ritrovarci in quella "selva oscura" di dantesca memoria;
predisporre un pacchetto di atti a "valenza sociale" con onorari notarili adeguati (sul presupposto della esistenza dei minimi tariffari) che si contraddistinguano per tipologia di atti: per esempio mutui e vendite prima casa, costituzione di società e per tipologia di soggetti interessati: per esempio pensionati, disoccupati, studenti e giovani al di sotto di una certa età, dipendenti con reddito fisso al di sotto di un certo importo.
Il notariato, come accennavo, è pronto a fare la sua parte, assumendo coscientemente le sue responsabilità, in una ottica di collaborazione e di proposizione contraddistinte da una attività già da tempo intrapresa che si caratterizza principalmente sulle linee guida
-della certezza della legalità a tutela soprattutto dei contraenti cosiddetti "deboli",
-di un forte contributo di lavoro a fianco della magistratura con i notevoli effetti antiprocessuali della nostra attività,
-di un sensibile snellimento delle attività societarie a beneficio dello sviluppo e della rapidità operativa del mondo imprenditoriale
(questi argomenti formeranno oggetto di specifiche relazioni congressuali).
Questa è la lettura corretta, semplice e concreta di alcuni aspetti della "utilità sociale" della funzione notarile, che, certamente, può e deve essere incentivata e potenziata, ma dalla quale è facile argomentare il nostro impegno e, oltretutto, l'infungibilità del ruolo di pubblici ufficiali delegati, che non può essere né svenduto, né barattato con presunte liberalizzazioni che altro non sono se non la prevalenza di interessi di lobby veramente potenti o la esaltazione di demagogia di bassa lega. A sortite di tal genere, che sono al di fuori di schemi progettuali studiati e finalizzati nella giusta direzione di un valido rilancio economico e sociale, che mascherano false liberalizzazioni e servono solo a creare confusione, a queste sortite si oppone non il notariato o, direi meglio, non solo il notariato, ma chiunque cui stia a cuore un effettivo programma di miglioramento e rafforzamento dell'economia del paese che sia in grado di contemperare gli interessi di tutti, dalla grande impresa al piccolo consumatore, dal professionista all'operaio.
Bisogna, infatti, riflettere, e riflettere bene, sul conferire un impulso incontrollato ed incontrollabile alle leggi governate dalla pura economia e logica del mercato che, senza controllo di legalità, non sempre vanno nell'indirizzo di un equilibrato sviluppo economico generalizzato ma, spesso, solo a beneficio di pochi; non sempre determinano una sana concorrenza a vantaggio dell'utente consumatore perchè non sempre la quantità coincide con la qualità: ed è questa ultima, invece, che noi vogliamo difendere e, insieme, trovare un percorso metodologicamente funzionale per farla emergere quale simbolo di un vero progresso civile.
In una democrazia compiuta come è quella italiana non è tollerabile che il mercato faccia le leggi, ma è, invece, indispensabile che siano le leggi a disciplinare l'indirizzo del mercato; si può essere convinti liberisti senza per questo non essere garantisti della certezza del diritto e della legalità, perché questo tipo di garantismo non è a tutela di interessi specifici di pochi, ma patrimonio importante per la crescita omogenea della collettività.
La vera sfida dei prossimi anni, nell'ambito della auspicata ripresa economica del paese, sarà quella di far coesistere, in un moderno ordinamento, legalità, esigenze di mercato anche globalizzato e tutela del contraente debole; a questa sfida il notariato è preparato, pronto a mettere in campo la propria esperienza, la propria affidabilità, la propria provata efficienza.
E la riprova di tutto ciò sta' proprio nella organizzazione e nella proposizione di questo Congresso che ci accingiamo a vivere, un Congresso aperto a personalità esterne con le quali ci vogliamo confrontare in maniera schietta, alle quali, su questi temi, chiediamo ed offriamo un contributo dialettico: il notariato è parte integrante del nostro sistema che deve e vuole andare avanti, ma questo sistema senza il notariato o con un notariato a valenza ridotta, io credo, non andrà molto lontano. Il notariato oggi chiede ad ogni singolo Notaio uno sforzo di responsabilità e di coraggio, che non significa lo stravolgimento della funzione o del ruolo, bensì l'interpretazione della attività in chiave più rispondente alle attuali esigenze della società, affinché l'effettiva portata del nostro lavoro sul tessuto socio-economico del bacino di utenza di riferimento sia pari al nostro impegno, alla nostra preparazione, alla nostra indiscussa professionalità. Pari sforzo lo chiediamo a chi di competenza per comprendere e far comprendere la centralità della funzione notarile all'interno di un sistema giuridico che vuole offrire certezze e garanzie a tutti i cittadini. La terzietà del notaio deve rappresentare un punto di riferimento, di stabilità e di equilibrio nell'ambito delle contrattazioni, deve rappresentare il perno di riferimento per un moderno sistema che sempre più punta sulla concretezza dell'operato e, sempre meno, è soggetto a contestazioni: in sintesi potremmo dire "più certezza e meno litigiosità".
Lavoriamo tutti e nell'interesse di tutti per un notariato sensibile e di qualità, moderno ed efficiente, elemento di spicco di un grande processo di riforma, interlocutore attento per gestire, insieme alle componenti sociali e politiche, un cambiamento radicale che non penalizzi la salvaguardia dei valori autentici cui accennavo prima, indispensabili espressioni di progresso ed equità sociale.
Da ultimo, nel rivolgere un sincero augurio di buon lavoro al nuovo Parlamento ed al nuovo Governo che si è appena insediato, in un clima che ci sembra di maggior serenità e dialettica tra opposizione e maggioranza, ci permettiamo di sollecitare al signor Ministro di Giustizia una rapida attuazione della "riforma delle libere professioni", in molti aspetti condivisa da tutte le categorie professionali segnatamente nella stesura delle ultime bozze e di cui se ne avverte veramente il bisogno e che formerà oggetto di un articolato dibattito nella giornata di domani.
Per questo impegno del notariato che in tal senso abbiamo speso in questi difficili tre anni di Presidenza, con grande supporto della mia Giunta e disponibilità del Consiglio Nazionale e della Cassa Nazionale del Notariato, che voglio singolarmente ringraziare,
- impegno che, devo dire, ha trovato un sensibile riscontro con tutti gli interlocutori con cui ho avuto il piacere di parlare e che mi ha portato a girare gran parte dell'Italia,
- impegno che la Federnotai con umiltà e grande senso di responsabilità continuerà a portare avanti,
- per questo impegno che ci consentirà di guardare al futuro del notariato con più serenità soprattutto quando il notariato si presenta compatto in tutte le sue componenti, offrendo una immagine di convinta coesione assolutamente indispensabile in questi momenti,
- impegno che ci troverà sempre disponibili ad un dialogo a 360 gradi con le forze politiche e sociali del paese perché migliorarsi è un dovere prima che un diritto,
- bene per questo impegno, con cui apriamo fiduciosi i lavori del Congresso, io chiedo a tutti Voi un caloroso applauso.
TAVOLA ROTONDA: " LIBERALIZZAZIONI E LE
GALITA' "
notaio Carlo Munafò della Giunta Naz. di Federnotai
Adesso entreremo nel vivo di questo confronto con la Tavola Rotonda su: "Liberalizzazioni e legalità" e quindi io inviterei al tavolo il Dott. Federico Guiglia che provvederà a coordinare questa Tavola Rotonda.
dott.Federico Guiglia
Buongiorno e buon pomeriggio. Ci hanno dato un tema insidioso e vediamo di affrontarlo subito con dei rappresentanti estremamente competenti come vedrete. Ve li presento incominciando dalla mia destra: Giuseppe Galasso, alto Dirigente dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ciò che di solito semplicisticamente definiamo "Antitrust", anche se io preferisco chiamarlo antimonopolio in lingua italiana; sempre alla mia destra il Presidente Stefano Schirò che è il Presidente di Magistratura Indipendente, il Deputato del Partito Democratico Luigi Nicolais, già Ministro per le riforme e innovazioni per la Pubblica Amministrazione del precedente Governo Prodi; il Presidente Nazionale di Federnotai Gennaro Fiordiliso, e infine il Dott. Fabio Picciolini, Segretario Generale di Adiconsum.
Tenderò a fare il giornalista, cioè domande brevi, risposte brevi, cercando di raccogliere da ciascuno di voi il massimo possibile di notizie e anche qualche bel battibecco se ci riusciamo. "Liberalizzazioni e legalità": il vigore del mercato e il rigore
della legge. La prima domanda è uguale per tutti, risposte non telegrafiche ma sicuramente brevi, ed è questa: abbiamo bisogno di una società più libera o di uno Stato più forte?
dott.Giuseppe Galasso
Grazie. lo innanzitutto porto i saluti del Presidente dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato Antonio Catricalà e vi ringrazio ovviamente per l'invito che ci dà modo, spero, di portare il punto di vista dell'Antitrust. La domanda del Presidente della Tavola Rotonda è una domanda alla quale risponderei: "abbiamo bisogno di entrambe le cose". Ovviamente il punto di vista dell'Autorità Garante della Concorrenza è un punto di vista che si presta sempre a questioni particolarmente controverse. Mi rendo conto che mi trovo in una sede in cui owiamente le posizioni dell'Antitrust sono sempre viste con un certo scetticismo, e ciò nonostante mi corre l'obbligo di doverle continuare a sostenere, innanzitutto perché ci crediamo e quindi facciamo il nostro dovere.
Ciò che noi ovviamente portiamo avanti è un disegno di liberalizzazione che riguarda tutte le professioni. Naturalmente noi abbiamo visto non direi con entusiasmo, ma certo con particolare favore quelle che sono state le ultime acquisizioni e cioè le liberalizzazioni cosiddette "Bersani"
dott.Federico Guiglia
Poi approfondiamo, adesso diamo una risposta breve per ciascuno di voi. Presidente Schirò: abbiamo bisogno come Paese di una società più libera o di uno Stato più presente ?
presidente Stefano Schirò
Penso tutte e due. lo non sono tra quelli che non hanno mai visto contrasti dei concetti, anzi, sono convinto che la libertà possa esplicarsi al massimo in un contesto di regole certe e di garanzie e di un tessuto connettivo fatto di una legalità che consenta alla libertà di esplicarsi. Credo allora che il problema sia quello di far sì che la legalità e il controllo di legalità consentano alla libertà dell'iniziativa economica di potersi esplicare al massimo, e quindi significa, per quanto mi riguarda, (io sono un Magistrato, quindi vivo la realtà del mondo della giustizia), svecchiare l'amministrazione della giustizia e renderla più efficiente. Ci sarà tempo per chiarire più esattamente. Però il taglio che darei io al dibattito, se mi è consentito, è questo: far coincidere, perché secondo me si può, libertà dell'iniziativa e controllo di legalità.
dott.Federico Guiglia
Onorevole Nicolais, far coincidere le due cose significa buoni propositi o è realistico?
Onorevole Luigi Nicolais
E' decisamente realistico. lo debbo dire che credo che il Paese abbia bisogno di molta autonomia, di molta libertà ma anche contemporaneamente di valutazione continua e quindi di uno Stato autorevole e capace di essere uno Stato che faccia da regista di tutte le autonomie locali. Noi viviamo in un sistema in cui le Regioni e le altre autonomie locali hanno un ruolo forte, giustamente, ma abbiamo bisogno per avere un Paese coeso di uno Stato forte capace di gestire queste autonomie. Debbo dire che anche in questo che lei diceva prima, abbiamo bisogno, come dice il Presidente Schirò, di una grande capacità di riforme, abbiamo bisogno di grandi riforme. Avevamo avviato una riforma della pubblica amministrazione utilizzando la leva della tecnologia, io spero che il Ministro Brunetta porti avanti questa riforma come sta dicendo e credo che questo sia un grande cambiamento che determinerà sicuramente una maggior efficienza del sistema pubblico.
dott.Federico Guiglia
Presidente Fiordiliso: il Notaio conferma ?
notaio Gennaro Fiordiliso
Il Notaio conferma perché un passo della mia relazione diceva proprio questo: "si può essere convinti liberisti", e noi Io siamo, almeno io personalmente lo sono, "senza per questo rinunciare a determinate garanzie", perché queste garanzie non
ce le dobbiamo dimenticare. lo ho avuto il piacere di partecipare a un Convegno della Magistratura in via della Ripetta l'anno scorso. Il vero sviluppo democratico è quando ci sono delle garanzie di legalità, questa è l'unica tutela per tutti ma soprattutto per le fasce economicamente deboli, liberalizzare sì ma con un alto senso della legalità. Parlerei più di legalità che di interferenza dello Stato che secondo me possono rappresentare due concetti diversi.
dott.Federico Guiglia Dott. Picciolini: la sua opinione ?
dott. Fabio Picciolini
La mia opinione è ovvio che sia che entrambe sono necessarie. Il problema è non esagerare con entrambe le cose. Una società più libera è sicuramente necessaria ma non vuol dire una società senza regole, questo è fondamentale, per cui regole certe, regole chiare, regole comprensibili che è il grande problema che spesso abbiamo. Allo stesso tempo lo Stato più presente, certamente. L'importante è che non sia uno Stato opprimente, che sia uno Stato efficiente, che sia uno Stato che consenta alle professioni, ma anche ai cittadini in senso lato appunto, di poter vivere la propria vita nella libertà avendo la certezza che lo Stato comunque ci sia. Purché questo "esserci" non sia l'aspetto negativo ma invece quello positivo.
dott.Federico Guiglia
Cominciamo a entrare nel merito. Tutti appunto vogliono liberalizzare. E' diventata quasi una moda, purché si cominci a farlo dal giardino del vicino. Vorrei sapere allora da ciascuno di voi quale sia il settore più chiuso della società italiana e come andrebbe spalancato.
dott.Giuseppe Galasso
In Italia purtroppo ce ne sono tanti. lo istituzionalmente mi occupo del settore delle professioni: il panorama delle libere professioni è abbastanza articolato: ce ne sono alcune che sono particolarmente chiuse ed altre che lo sono meno. Quella dei Notai probabilmente è una di quelle nelle quali si registrano maggiori elementi di chiusura. Questo non è un caso, ovviamente noi siamo perfettamente consapevoli del fatto che il Notaio ha una funzione particolare. E' un libero professionista però è anche un Pubblico Ufficiale. Svolge le funzioni di certezza, la circolazione dei beni, di questo ne siamo ben consapevoli; quindi ovviamente siamo edotti del fatto che l'esplicazione delle regole di concorrenza, che è quello che noi facciamo, hanno dei particolari momenti di applicazione nei riguardi di questa categoria di professionisti, così come nelle altre che pure hanno dei loro aspetti particolari.
dott.Federico Guiglia
Presidente Schirò, nel rispondere mi dica anche se, secondo lei, la Magistratura rappresenta un settore aperto o chiuso della società italiana.
presidente Stefano Schirò
Rispondo subito a questa sua seconda osservazione. Vorrei dire che, anche se non è una professione, credo che uno degli aspetti di maggior chiusura sia quello della Pubblica Amministrazione. lo le posso parlare con un minimo di cognizione nei confronti dell'amministrazione della giustizia, ma come utente, come cittadino mi rendo conto anche del livello di apertura e di chiusura nella pubblica amministrazione anche di tanti altri settori. Chiusura nel senso di chiusura a regole nuove di funzionamento; chiusura al volersi rimettere in discussione. Questo è un punto caldo su cui veramente si dovrebbe intervenire. La Magistratura, a mio avviso, anche se non ha tutte le responsabilità che certe campagne d'opinione ritengono di far credere, ha dei profili di responsabilità. Probabilmente un Giudice moderno deve essere più attento alla sostanza e meno alla forma, però un Giudice moderno deve essere anche assistito da strumenti processuali idonei. Gli strumenti processuali italiani non sono idonei ín questo momento a far funzionare bene la macchina della giustizia.
dott.Federico Guiglia
Sta dando una colpa indiretta alla politica, è la politica che fa le leggi no? Sentiamo cosa dice l'On. Nicolais al riguardo
Onorevole Luigi Nicolais
Debbo dire, come mia esperienza di Ministro della funzione pubblica, che condivido totalmente quello che diceva appunto il Presidente Schirò, tant'è vero che avevo preparato un disegno di legge che stava procedendo in Parlamento proprio per modificare sostanzialmente il ruolo della pubblica amministrazione nel Paese, introducendo anche una multa ai funzionari che non rispettavano le regole per la consegna dei documenti o per il rilascio di autorizzazioni. Io credo che abbiamo bisogno di lavorare in tutti i comparti della pubblica amministrazione. Ho ripresentato questa legge come proposta di legge proprio qualche giorno fa perché abbiamo bisogno di cambiare sostanzialmente il sistema, mettere al centro il cittadino e quindi ridare quel ruolo alla pubblica amministrazione che è un ruolo di servizio. lo credo che questo
valga per tutti, anche la stessa politica deve cambiare fortemente.
dott.Federico Guiglia
Quanto è moderno il politico, per usare la metafora che ha fatto il Presidente Schirò? Quanto è moderno il politico oggi?
Onorevole Luigi Nicolais
Credo che, forse, non tanto il politico ma i cittadini sono moderni, diciamo che i voti che si spostano da un lato all'altro chiaramente indicano che il cittadino vuole qualcosa di diverso rispetto a quello che era il passato, quindi c'è un segnale forte di volontà da parte dei cittadini di avere un sistema politico molto più moderno ed efficiente. Noi abbiamo bisogno di cambiare sostanzialmente anche la struttura del Parlamento. Non possiamo pensare di continuare con due Camere che fanno più o meno la stessa cosa. Abbiamo bisogno di dare un ruolo forte a una delle due, di dare un ruolo diverso a una o all'altra, e questa è una grande riforma istituzionale che dobbiamo portare avanti, spero, in questa legislatura.
dott.Federico Guiglia
Presidente Fiordaliso: l'antico Notaio; la modernità dell'antico Notaio qual è?
notaio Gennaro Fiordiliso
E' un termine di contrasto, la modernità dell'antico Notaio. lo direi che il Notaio è moderno perché sicuramente è aperto nei suoi componenti sociali, antico nel valore e nella funzione notarile che è quella di certezza di legalità. lo vorrei però fare una piccola riflessione su quanto ha affermato il Dottor Galasso che ha parlato di chiusura del Notariato. A me non risulta, perché il Notariato, a differenza di altre professioni non è sceso in piazza, non ha fatto manifestazioni come altre categorie. Il Notariato si è sempre dimostrato aperto al dialogo, ha condiviso alcune liberalizzazioni, anche se poi potremmo discutere sugli effetti di queste liberalizzazioni. Piuttosto è l'Antitrust che dovrebbe tener presente, quando propone liberalizzazioni, della specificità di alcune funzioni come quella notarile o come quella della Magistratura. Poiché il carico della Magistratura è notevolissimo, potremmo aprire domani a un milione di Magistrati ! Non so quali sentenze poi andremmo a leggere. La stessa cosa riguarda i Notai.
dott.Federico Guiglia Botta e risposta.
dott.Giuseppe Galasso
Probabilmente si riferisce alla questione dell'accesso, alla produzione.
notaio Gennaro Fiordiliso
Anche all'accesso o all'emendamento se vogliamo parlarne...
dott.Giuseppe Galasso
ho avuto sempre una posizione abbastanza laica e comunque sempre sicuramente rispettosa nei rapporti con il Consiglio del Notariato
notaio Gennaro Fiordiliso
No, lei ha detto che è una delle professioni più chiuse. Noi cerchiamo di essere aperti.
dott.Giuseppe Galasso Quello è un dato di fatto.
notaio Gennaro Fiordiliso
E' un dato di fatto basato su quale fatto? Sul numero dei Notai?
dott.Giuseppe Galasso
Sul fatto che l'accesso alla professione è un mondo chiuso, c'è la pianta organica ed è difficilissimo diventare Notai.
notaio Gennaro Fiordiliso
Noi vendiamo qualità, non vendiamo quantità. E' nell'interesse dello Stato avere dei Notai o dei Magistrati estremamente qualificati perché il Notaio vende qualità, il Notaio è sostituto di imposta nel campo delle imposte indirette. Affidate questo servizio a 200 mila persone e vedrete le funzioni delegate che fine faranno. Noi vendiamo qualità.
dott.Giuseppe Galasso
No, osservo: ci sono altri ordinamenti, altri sistemi che prevedono un notariato aperto, che non attribuiscono, oltre alla questione del numero chiuso, anche alcune attività riservate ai Notai. Ci sono altri Paesi in cui questo non è, anche all'interno dell'Europa, ci sono studi della Commissione Europea recenti che confrontano diversi livelli di regolazione e il diverso apprezzamento da parte degli utenti.
dott.Federico Guiglia
Siete pronti a diventare più europei?
notaio Gennaro Fiordiliso
Assolutamente sì, però il problema non è essere europei, è essere traghettati in un sistema che anziché di qualità parli di quantità, e questo noi l'abbiamo detto con molta serenità ai politici. Se
voi avete il coraggio, assumendovi tutte le responsabilità, di traghettare il sistema giuridico italiano nel common low, ovviamente la funzione notarile cambia, nel common low si tutela la patrimonialità della prestazione, nel civil low si tutela la certezza e la legalità della prestazione. Sono responsabilità politiche, ma, all'interno di questo sistema giuridico, liberalizzare sulle funzioni o sul numero, quindi penalizzare la qualità è assolutamente impossibile. Poi tenga presente, il numero non è un numero chiuso. Usciamo fuori dai luoghi comuni: è un numero programmato. Se i politici ritengono di cambiare i parametri di programmazione ben venga, noi abbiamo richiesto, forse sfugge all'Antitrust, un aumento di 1000 notai all'ultimo Ministro di Giustizia, ne abbiamo avuti 800, siamo stati noi a chiederlo perché ritenevamo che i parametri fossero maturi per avere un inserimento di 1000 Notai. Questo è senso di responsabilità.
dott.Federico Guiglía Sentiamo ancora.
dott.Giuseppe Galasso
No, a noi non sfugge questo aspetto, però ricordiamoci che la pianta organica dei Notai era ferma non so da quanti anni, decine di anni.
notaio Gennaro Fiordiliso Non è colpa nostra.
dott.Giuseppe Galasso
Cí sono Paesi in cui la pianta organica dei Notai non c'è.
dott.Federico Guiglia
L'Onorevole Nicolais voleva dire qualcosa a riguardo.
Onorevole Luigi Nicolais
lo credo che da un lato il rispetto della qualità è essenziale in qualunque professione, cioè, il fatto che è difficile il concorso di Notaio può essere solo una tranquillità per il Paese: sapere che ci saranno Notai o medici o altri professionisti che per poter diventare professionisti devono superare una selezione complessa. lo debbo dire che estenderei questo sistema perché credo che un Paese che vuole essere competitivo nel mondo deve avere professionisti che siano competitivi e quindi veramente capaci di dimostrare una grande qualità. Debbo anche dire che forse qualche piccolo errore che abbiamo fatto nel precedente Governo e ne abbiamo parlato anche col Presidente Piccoli è che abbiamo avviato un processo di liberalizzazione senza concertazione, senza una condivisione con l'Ordine dando l'impressione di voler punire qualcuno e non di voler migliorare il sistema, questo secondo me è la parte che invece va modificata sostanzialmente e come ha detto il Presidente Fiordiliso nella sua introduzione al Convegno, oggi è il momento in cui tutto deve cambiare, e quindi ci sarà anche da far cambiare qualcosa, ma aspettiamo e cerchiamo di avere delle proposte dagli Ordini, delle proposte anche, per esempio, dall'Università che pure deve cambiare, deve introdurre dei sistemi di valutazione un poco più efficienti, dei sistemi di valutazione anche nella scuola, non solo valutazioni degli studenti ma anche dei docenti, quindi abbiamo bisogno veramente che questo Paese cambi nel rispetto della qualità.
dott.Federico Guiglia
Dott. Picciolini, visto da fuori com'è questo dibattito? Questa polemica?
dott. Fabio Picciolini
E' un dibattito interessante. lo però vorrei tornare un attimo alla sua domanda: qual è il settore più chiuso. Non esiste un settore più chiuso perché se ne cito uno tutti gli altri sarebbero graziati, non è così, purtroppo sono molti i settori chiusi in Italia, potrei citare le banche, le assicurazioni, i tassisti, le libere professioni, quindi è un problema grande che va affrontato, però io credo che ci sia un ragionamento da fare a monte, cioè, noi abbiamo condiviso e condividiamo il processo delle liberalizzazioni. Noi abbiamo chiesto, chiediamo e chiederemo, lo diceva adesso l'Onorevole Nicolais, chiederemo che siano fatte meglio, che siano fatte tutte, che siano fatte in maniera concertata. Noi abbiamo leggi che sono scritte male e ci andiamo di mezzo noi consumatori, noi rappresentanti dei consumatori, ci andate di mezzo voi, ci vanno di mezzo altri soggetti, questo è il problema di fondo, e poi per concludere brevissimamente, se c'è un settore chiuso è quello che non accetta la modifica, che non accetta l'ammodernamento, è quello che non si batte per migliorare la norma ma si batte per non applicarla, e noi sappiamo che dal 4 luglio del 2006 questo è successo in molti settori di questo Paese, e secondo me questo è stato l'errore: bisogna combattere per modificare l'idea di non applicare la legge.
dott.Federico Guiglia
Proviamo a trovare anche una via di proposta. In che modo l'impegno dei Magistrati, degli Avvocati e dei Notai può essere messo insieme per dare legalità e liberalità al nostro Paese secondo voi? Prego.
dott.Giuseppe Galasso
Posso fare solo un piccolo intervento su questo tema?
dott.Federico Guiglia
Certo. Chiunque può intervenire indipendentemente dalle domande.
dott.Giuseppe Galasso
Io vorrei dire questo. Secondo me, apertura e chiusura non sono valori assoluti in senso positivo il primo e negativo il secondo. Secondo me bisogna sforzarsi di trovare quel grado di apertura che sia idoneo all'esigenza del mercato e quindi alla capacità del mercato di assorbire la risposta di professionalità. Faccio un esempio: nel mondo dell'Avvocatura non c'è il numero chiuso, però credo, dicendolo con tutte le cautele, le riserve e la prudenza, che questo non essere chiuso o se vogliamo questo esser aperto in modo così forte, crei problemi di agibilità della professione e di accesso al mercato, e quindi, sia chiaro, ío adesso non vengo qui a invocare il numero chiuso per gli Avvocati, però ci possono essere delle situazioni in cui l'eccessiva apertura non è risposta positiva per le esigenze del mercato e dell'utente, ma può essere causa essa stessa di un moltiplicarsi di attività professionale fine a sé stessa. Bisogna, ad un certo punto, se si inizia un'attività professionale, dare anche una risposta in termini di possibilità di mantenimento della professione. Allora bisogna, a mio modo di vedere, esaminare il problema con un certo equilibrio, cercare di fare degli studi seri per capire quali sono le esigenze del mercato degli utenti e, qui mi riallaccio a quello che diceva il Presidente Fiordiliso, trovare dei parametri mobili e non rigidi e immodificabili di piante organiche che consentano che la risposta professionale sia adeguata alla domanda. Tornando alla sua domanda, bisognerebbe cambiare il clima in questo Paese tra Magistratura e soprattutto avvocatura.
dott.Federico Guiglia
Però lei ha appena tirato le orecchie agli Avvocati che per altro non possono rispondere.
dott.Giuseppe Galasso
ho precisato, per carità, oggi non ci sono gli Avvocati, non voleva essere un invito al numero chiuso. Ho detto, e lo voglio precisare, che un'eccessiva apertura può essere fonte non di risposta adeguata al mercato ma di problematicità. Con questo non voglio dire che ci debba essere il numero chiuso, voglio dire che si deve affrontare questo problema in termini, secondo me, meno drastici. So che questo è un punto sensibile per gli
Avvocati quindi per carità, non vuole essere una provocazione a contraddittorio incompleto. Occorre invece rapportare la professione alle esigenze del Paese, alle domande che ci sono nel Paese. Dicevo, per ritornare, e chiudo sul punto, cambiare il clima tra Magistratura e avvocatura, anche qui non è che dico che fanno bene i Magistrati e fanno male gli Avvocati, dico che le cose sono andate avanti in modo non positivo per il nostro Paese perché si è spostata l'attenzione dai problemi concreti dell'amministrazione della giustizia ai problemi di autoreferenzialità delle rispettive categorie. I Magistrati si sentono sotto accusa e devono in qualche modo sul piano associativo-sindacale rispondere a questo clima di criticità che c'è nel Paese; gli Avvocati a loro volta ritengono che ci sia uno squilibrio del potere legislativo a favore della Magistratura e contro le esigenze della loro professione, e quindi ci si è avviati verso un muro contro muro assolutamente non positivo. Dobbiamo migliorare il rapporto, darci reciproca legittimazione alla partecipazione e aprire dei tavoli tecnici di confronto che consentano, con la mediazione del potere politico, del Governo, delle istituzioni, di poter affrontare serenamente questi problemi.
dott.Federico Guiglia
Dottor Galasso, lei questa possibilità di dialogo tra Avvocati e Magistrati la vede in un nuovo clima del Paese?
dott.Giuseppe Galasso
Il nostro osservatorio è un po' particolare, però comunque la possibilità di dialogare direi che è sempre ben accetta e lo facciamo continuamente checché ne dicano poi molti, però comunque il confronto è costante e quotidiano. In tutte le sedi noi nei confronti della libera professione agiamo attraverso indagini conoscitive, dialoghiamo, partecipiamo a Convegni, avviamo indagini, confronti, non abbiamo alcuna posizione che vogliamo che passi a tutti i costi, avanziamo delle proposte, le portiamo avanti e poi le scelte ovviamente sono dei politici, delle istituzioni, non abbiamo altro da fare che presentare la nostra posizione, quella che ci chiede la Commissione Europea di rappresentare, dopodiché ovviamente le scelte politiche di fondo spettano alle istituzioni.
dott.Federico Guiglia
Onorevole Nicolais, lei che aria sente in questo nuovo Parlamento?
Onorevole Luigi Nicolais
Decisamente un'aria molto diversa dal precedente, perché esiste adesso un dialogo che in passa
to non esisteva, e ciò in quanto l'iniziativa del Partito Democratico di andare da solo, che ha quasi obbligato di conseguenza anche il Partito della Libertà a fare la stessa cosa, ha modificato sostanzialmente il Parlamento. Il Parlamento ormai, parlo della Camera, è costituito da soli cinque gruppi rispetto ai 18 che c'erano prima, e nell'ultimo periodo anche di più. Questo sicuramente modifica il sistema perché oggi abbiamo due grandi partiti, quello che noi volevamo con la riforma: abbiamo perlomeno raggiunto questo obiettivo e abbiamo anche un partito di maggioranza che è molto aperto all'opposizione e vedo anche nelle Commissioni una grande collaborazione, ponendo molto più al centro l'interesse del cittadino che non l'interesse della classe politica. Io credo che questo sia un auspicio per un periodo un poco più fattivo ed efficiente anche per la produzione di leggi che siano delle leggi più adatte e più adeguate per i cittadini con un iter un po' più breve di quello che abbiamo avuto nel passato. Ritornando alla domanda che prima faceva circa gli Ordini professionali, e in particolare gli Avvocati, volevo dire che negli altri Paesi il sistema di filtro, cioè, il sistema di controllo di qualità all'iscrizione a un Ordine professionale è rappresentato proprio dall'Ordine professionale stesso, per cui se per i Notai è necessario un esame di Stato, per gli altri Ordini professionali nel mondo esiste un sistema di selezione molto forte che è rappresentato proprio dagli Ordini professionali per creare un sistema di professionisti tali da poter essere veramente competitivi e di qualità. lo credo che forse qualcosa del genere dovremo cominciare a pensarlo anche nel nostro Paese.
dott.Federico Guiglia
Presidente, Magistrati, Notai e Avvocati possono fare squadra nell'interesse del Paese o resteremo tutti guelfi o ghibellini, anche in questo ambito?
notaio Gennaro Fiordiliso
lo penso che noi non siamo mai stati per la lotta guelfi-ghibellini con i Magistrati e con gli Avvocati, e in questo team, in questa squadra, inserirei anche i dottori commercialisti. Ritengo che sicuramente insieme si possa svolgere un ruolo importantissimo, ovviamente limitatamente alle competenze che ognuno ha, per il rilancio della competitività del Paese. La lotta, l'appropriazione di funzioni da parte di una professione nei confronti di un'altra non vale il senso delle vere liberalizzazioni. Liberalizzare, questo è proprio il senso storico della parola, significa eliminare ostacoli, questo a beneficio dell'utente, ma delegare funzioni da una professione all'altra peraltro mancante di quello spirito particolare per cui ha studiato, per cui ha programmato una vita, credo che sia un senso falso delle liberalizzazioni. Allora sì, lavoriamo, lavoriamo insieme nel rispetto dei ruoli propri e credo che il Notariato già ha dato e vorrebbe dare sempre di più, innanzitutto alla Magistratura un supporto perché ci rendiamo conto che il carico di lavoro che incide oggi sulla Magistratura è pesantissimo, ci rendiamo altresì conto che la Magistratura non può essere liberalizzata con l'inserimento di 20.000 Magistrati in più perché comunque deve fare sentenze e farle bene nell'interesse di tutta la collettività. Quindi io credo che sia indispensabile uno spirito di squadra e che insieme si possa guardare avanti tutti con molta più serenità.
dott.Federico Guiglia
dottor Picciolini, i consumatori hanno bisogno di dialogo o di decisioni da parte delle istituzioni?
dott. Fabio Picciolini
Abbiamo bisogno di dialogo da parte delle istituzioni, ma anche da parte di tutte le forze sociali come stiamo facendo oggi. Dicevo prima che una legge imposta, una legge non concertata, una legge che magari non è condivisa, è una legge cattiva e quindi deve essere rispettata finché esiste ma deve essere fatto l'impossibile per modificarla, dopodiché il dialogo deve essere fra di noi, fra chi opera nella società. lo ogni tanto dico che dovremmo addirittura riuscire ad anticipare il legislatore. Se noi riuscissimo a trovare delle formule per anticipare quello che deciderà il legislatore perché il mercato ce lo chiede, perché la società ce lo chiede, ovvero, riuscissimo a trovare soluzioni per leggi fatte bene, faremmo un grande lavoro tutti quanti insieme, che poi per altro è il lavoro che stiamo facendo, lo stiamo facendo con i Notai, l'abbiamo fatto con le banche, con le assicurazioni, con tanti settori professionali. Nel dialogo tra le parti, prima ancora che attraverso la legge siamo riusciti a costruire passaggi che, secondo noi, il Paese attendeva da anni. Questo credo che sia il grande merito.
dott.Federico Guiglia Per esempio quale?
dott. Fabio Picciolini
Ad esempio lo stesso discorso delle liberalizzazioni. Ripeto, sono state fatte le piccole liberalizzazioni, devono essere fatte ancora tutte le grandi liberalizzazioni, però è un processo che si è avviato, un processo che si è avviato in maniera forse non come ognuno di noi, anche intorno a questo tavolo, si attendeva, però intanto è un processo avviato. Si diceva all'inizio che bisogna sempre iniziare da quelle del vicino, diciamo che sono ini
ziate un po' per tutti i settori, almeno quelli tradizionali ed io penso che sia importante: aver scalfito il mondo monolitico del sistema bancario, non lo dico io, lo dice il Governatore Draghi, aver cominciato a colpire il settore assicurativo, per arrivare alle cose più piccole.
Poi purtroppo (è quando dico che la legge non va bene), poi purtroppo si trovano sempre gli "escamotages", si trova il politico di turno che riesce a modificare la norma che magari andava bene, queste sono le cose che noi non vorremmo. Però, secondo me, con il dialogo tra le parti potremmo riuscire intelligentemente tutti insieme a costruire qualcosa ancor prima della normativa. Perché molto spesso della normativa non c'è neanche bisogno.
dott.Federico Guiglia
Anche lei dottor Galasso è ottimista, le faccio l'esempio delle banche e delle assicurazioni, si sono davvero liberalizzati questi settori?
dott.Giuseppe Galasso
E' una visione molto ottimistica; sì, diciamo che sono stati fatti significativi passi avanti, è stato fatto qualcosa, la portabilità dei mutui è un esempio. Vi sono altre iniziative che certamente noi abbiamo salutato con favore e iniziative recenti testimoniano che comunque ancora molto c'è da fare. Nel settore delle assicurazioni direi altrettanto, si sono avute delle iniziative favorevoli, alcune da noi auspicate che sono appunto l'indennizzo diretto, alcuni meccanismi che hanno facilitato il rapporto con la clientela. Ancora c'è parecchio da fare. Alcune delle iniziative che sono state intraprese (ricordo la soppressione dell'obbligatorietà dell'unicità all'esclusività del canale agenziale per le assicurazioni) vedono ancora delle resistenze. Poi stiamo indagando e stiamo verificando fino a che punto queste iniziative sono dovute a comportamenti naturali delle imprese.
dott.Federico Guiglia
Presidente Schirò, nel nostro sistema penale e di procedura penale chi sbaglia non paga quasi mai: quanto incide questo senso di giustizia incompiuta sul binomio legalità e liberalizzazione?
presidente Stefano Schirò
Il problema è che bisognerebbe prima mettersi d'accordo sul che cosa significa sbagliare nella giustizia penale perché le idee non sono chiare e probabilmente non c'è neanche un termine di paragone certo. Se sbagliare significa che una sentenza viene riformata nei gradi successivi non è neanche un errore del sistema perché il sistema è tale che prevede un meccanismo di adeguamento interno. Però non voglio trincerarmi dietro questo formalismo e dire che i Giudici non sbagliano mai. Il problema è comprendere che la società dovrebbe fare uno sforzo per capire che intanto bisognerebbe darsi delle regole migliori nell'utilizzo di certi strumenti che hanno un impatto sull'opinione pubblica molto forte. Tanto per fare un esempio tradizionale: un ordine di custodia cautelare che viene scambiato nella valutazione comune per una condanna passata in giudicato. Personalmente ritengo che l'uso della custodia cautelare sia uno dei problemi più forti che determinano la sfiducia del cittadino sul funzionamento della magistratura, sia nel caso in cui viene abusato l'esercizio di questo potere e quindi ci sono ordini di custodia cautelare che appaiono sproporzionati o inadeguati rispetto alla consistenza dei fatti o la consistenza delle prove, sia, al contrario, (oggi è di grande attualità il tema della sicurezza) un esercizio timido del potere di custodia cautelare per fatti che hanno un grosso impatto sulla sensibilità dei cittadini. Allora, secondo me, va ristrutturata la problematica e anche la disciplina facendo in modo che l'uso di questi strumenti sia riservato ai casi conclamati e veramente gravi in cui c'è esigenza di impedire che quella condotta venga portata a estreme conseguenze o venga reiterata, e quindi spostare l'asse dell'attenzione sul momento preventivo piuttosto che sul momento punitivo.
dott.Federico Guiglia
Uso la sua stessa parola, non teme o non pensa che la Magistratura negli ultimi anni sia diventata un po' troppo timida nei confronti della delinquenza comune e organizzata?
presidente Stefano Schirò
Mah, guardi, è il clima del Paese. La Magistratura è inserita nel contesto sociale, queste politiche che oggi si declamano nascono da fenomeni culturali che ha vissuto il nostro Paese in cui a fronte di una legislazione eccessivamente repressiva si sono formate per anni tendenze culturali volte invece a dare spazio alla funzione preventiva e riformatrice della sanzione. Quindi quello che poi è portato alle estreme conseguenze oggi ci appare lassismo. Non ho difficoltà, per quanto io qui parlo a titolo strettamente personale, non ho difficoltà a dire che in questo clima culturale del Paese la Magistratura si è innestata su questa lunghezza d'onda. Oggi ci stiamo rendendo conto tutti che forse si è andati oltre il segno. lo credo che si debba mantenere la legislazione entro ambiti di ragionevolezza e di misura con poteri attuabili nel concreto, perché se si arresta troppo non si sa neanche dove metterli gli arrestati, non si sa neanche dove metterli in condizioni di decenza.
dott.Federico Guiglia
Ma questo non può diventare un alibi per non arrestarli.
presidente Stefano Schirò
No, non è un alibi. Arrestato si è sempre arrestato; il problema è che oggi bisogna scegliere diversamente su cosa portare l'attenzione. Oggi il Paese, anche mediaticamente, manda questo messaggio: maggiore attenzione per i reati di piccola e media criminalità che attengono alla sicurezza quotidiana dei cittadini. lo credo che la Magistratura farà la sua parte, ma gli devono essere dati strumenti legislativi agibili e condizioni di lavoro, ma anche di esecuzione dei suoi prowedimenti, fattibili. Ripeto, se ci fermassimo un attimo a riflettere, un maggiore inasprimento in sede esecutiva porrebbe drammaticamente il problema di dove allocare tutte queste forze umane.
dott.Federico Guiglia
Sentiamo il parere del legislatore. Perché non costruire nuove carceri visto che il Magistrato ci sta dicendo che c'è anche un problema di inasprimento delle pene e di non disponibilità di ... posti.
Onorevole Luigi Nicolais
Alcune sono state già avviate in costruzione nella passata legislatura, ma io credo che non è un problema soltanto di spazi fisici dove allocare persone, che è quello che noi vediamo normalmente durante tutti questi eventi mediatici. Io credo che probabilmente abbiamo bisogno non solo nella giustizia penale, ma anche in quella civile di avere una maggiore rigorosità. A volte succede, anche per i licenziamenti dei funzionari pubblici (settore sul quale io stesso ho lavorato in questi anni) che molto spesso un funzionario pubblico viene licenziato perché assente senza autorizzazione e poi un Giudice del lavoro ce lo riammette in servizio. E' stato un caso che io, come Professore Universitario, ho vissuto sulla mia persona perché dirigevo un dipartimento dell'Università: abbiamo licenziato due ricercatori perché per tre anni non erano mai venuti in ufficio; sono stati licenziati dall'università e dopo cinque anni sono stati riammessi in servizio continuando a non venire mai in ufficio. Questo è un problema, è un problema serio, è un problema che va affrontato con molta serietà perché, se la Magistratura non ci da un chiaro segnale di attenzione al rispetto delle regole, noi non abbiamo la forza per far rispettare le regole stesse. Tuttavia non voglio mancare di rispondere alla sua domanda: debbo dirle che questa volta sarà il problema del nuovo Governo quello di avviare un piano edilizio per le carceri in Italia, e credo che anche questo sia necessario.
dott.Federico Guiglia
La sua opinione su questo tema della certezza della pena che è diventata una barzelletta nel nostro Paese
dott.Fabio Picciolini
Che sia diventata una barzelletta è un fatto sicuramente negativo. La certezza della pena rappresenta un'esigenza sociale di qualsiasi Paese realmente democratico, quindi ovviamente noi siamo sempre stati dalla parte della Magistratura e riteniamo che comunque la Magistratura svolga il suo lavoro con grande senso di responsabilità. Guardi che lei mi parla di certezza della pena, ma io facevo prima riferimento a norme tecnicamente formulate male. Le norme formulate male consentono margini di elusione notevolissimi, quindi probabilmente il riscrivere alcune norme anche nel settore penale servirebbe a dare maggiori certezze, maggior garanzia ai Magistrati che le devono applicare.
dott.Federico Guiglia
Ridò subito la parola, e mi scuso, all'Onorevole Nicolais perché deve lasciarci, così risponde su questo: "perché scrivete così male le norme anche in un italiano orribile che non si capisce ?"
Onorevole Luigi Nicolais
Debbo dire che nella passata legislatura (e ho sentito che in questa legislatura si sta avviando lo stesso processo) si era awiato un processo di "taglialeggi": avevamo individuato cinquemila leggi che potevano essere tagliate perché rendevano confusione piuttosto che aiutare il rispetto della legge, e quindi ci siamo avviati in questa direzione. Spero che questo Governo faccia lo stesso, e poi bisogna in qualche modo avere la capacità di scrivere delle leggi chiare. Il Presidente nella sua presentazione ha auspicato la possibilità di una più attenta definizione di tutte quelle che sono le leggi che si riferiscono specificatamente agli interessi dei Notai, e credo che questo possa essere un lavoro da portare avanti assieme. Abbiamo bisogno di lavorare insieme, non dobbiamo pensare che questa è un'attività che svolgono soltanto alcuni di noi. lo credo che oggi i cittadini sono chiamati a interagire in maniera più operativa, attraverso una democrazia partecipata, alla messa a punto di leggi o alla modifica di leggi esistenti e spero che in questa legislatura, anche con l'aiuto dei sistemi informatici, si riesca a operare meglio ed in modo condiviso.
dott.Federico Guiglia
Per mia curiosità: visto che c'è un nuovo clima, almeno, così si preannuncia, lei è già stato chiamato dall'attuale Ministro per avere un colloquio ?
Onorevole Luigi Nicolais
Sì. Abbiamo avuto già tre incontri con l'attuale Ministro, mi sono incontrato la prima volta per le consegne, poi ci siamo incontrati due volte per discutere appunto di questi disegni di legge che sono adesso diventati proposte di legge e abbiamo parlato anche di problemi pratici. Sicuramente c'è un rapporto molto cordiale, non solo con lui ma anche col Ministro della Ricerca e dell'Università.
dott.Federico Guiglia
Forse i Governi la finiranno di cancellare le leggi del precedente Governo e cercheranno invece di migliorarle.
Onorevole Luigi Nicolais
lo lo spero. Debbo dire che io stesso non ho cancellato niente del precedente Governo, anzi, ho lavorato in continuità con il lavoro che aveva fatto il Ministro Stanca perché aveva fatto un lavoro buono per il momento in cui l'aveva pianificato, ovviamente aggiornandolo, tenendo conto degli avanzamenti tecnologici che c'erano stati in questi cinque anni.
dott.Federico Guiglia Grazie della sua partecipazione.
Onorevole Luigi Nicolais Grazie a voi tutti.
dott.Federico Guiglia
Dottor Picciolini, il rapporto cittadino italiano - leggi della Repubblica qual è?
dott.Fabio Picciolini
Pessimo, tanto per essere chiari, perché le leggi (lo diceva anche lei, lo dicevano anche altri) non vengono comprese, non si capiscono. Sono scritte in una maniera incomprensibile e quando sono scritte comprensibilmente, esistono altri problemi. Lei prima parlava, a proposito della giustizia penale, della certezza della pena, ma tante volte manca la pena. lo penso alle liberalizzazioni: in quasi tutte le liberalizzazioni fatte, le due "lenzuolate" cosiddette "Bersani", non è prevista una sanzione. Per cui noi abbiamo oggi una situazione di mancata applicazione di alcune liberalizzazioni e il sistema bancario può permettersi di farlo perché tanto non rischia nulla. Interviene l'Antitrust nel sistema bancario, nel settore di distribuzione dei carburanti, nel settore delle telecomunicazioni ? Fa la sua istruttoria, definisce la sua sanzione, dopodiché interviene il TAR e abolisce tutto.
dott.Federico Guiglia Conferma che è così?
dott.Giuseppe Galasso Qualche volta capita sì, spesso.
dott.Federico Guiglia
Cioè, sta dicendo che non serve a nulla
dott.Giuseppe Galasso
No, questa ovviamente è una battuta, ma è chiaro che le nostre azioni sono provvedimenti amministrativi, per questo sono sottoposti al controllo del Giudice amministrativo, qualche volta ci dà ragione, qualche volta no. L'ultimo intervento recente sul settore della distribuzione dei carburanti si è concluso con un provvedimento che ha assunto degli impegni, quindi non è passato alla fase successiva del giudizio amministrativo. Da ultimo abbiamo avuto dei provvedimenti, invece, che hanno ritenuto che i nostri provvedimenti fossero validi sotto il profilo della legittimità e non presentassero vizi. E' chiaro che il sistema potrebbe essere semplificato. II nostro tipo di procedimento è un procedimento circa l'applicazione di sanzioni pecuniarie che prevede un contraddittorio anche abbastanza spinto, quindi la necessità poi di un successivo controllo giurisdizionale doppio potrebbe anche essere rivista. E' chiaro che questo è un problema di natura legislativa e istituzionale che va meditato.
dott.Federico Guiglia Dottor Picciolini ?
dott. Fabio Picciolini
lo non so quanto è stata una scelta; a me ha molto colpito e ho condiviso e abbiamo condiviso le scelte dell'ultimo periodo dell'Antitrust relative non più alla sanzione, ma a cercare la soluzione con il soggetto inquisito. La mia curiosità è capire se questa scelta è dovuta al fatto appunto che esistono situazioni in cui spesso il TAR poi annulla le sanzioni e quindi si è cercata una soluzione alternativa.
Ritorno al sistema bancario: anche l'anno scorso, con le carte di pagamento e via dicendo, si era cercata una soluzione che comunque facesse andare avanti il mercato, aumentasse la tutela del consumatore, dei cittadini in senso lato ? Oppure è stato un obbligo, perché altrimenti non si sarebbe potuto camminare ? Questa è la nostra preoccupazione: che esistano quelli che un tempo sì sarebbero definiti i "poteri forti" (oggi non si dice più) che riescono a bloccare l'attività delle Autorità indipendenti quale è l'Antitrust. Se così fosse questo Paese avrebbe qualche problema.
dott.Federico Guiglia
Sentiamo il parere del Magistrato. Abbiamo un TAR un po' troppo interventista secondo lei?
presidente Stefano Schirò
Non ho elementi per dirlo in questi termini così drastici però io su questo vorrei richiamare l'attenzione dei partecipanti e di tutto il pubblico. C'è stato, nel corso dei primi anni 2000, uno spostamento di competenze giurisdizionali dalla Magistratura ordinaria in favore del Giudice Amministrativo, nel settore delle concessioni, dei pubblici servizi, eccetera. La materia dei diritti è stata attribuita al Giudice Amministrativo, e in compenso hanno dato al Giudice ordinario la materia del pubblico impiego. C'è stata una scelta politica precisa: investire il Giudice Amministrativo, anche in sede di tutela dei diritti, di maggiori spazi di intervento. Questo non è un accaparrarsi da parte del Giudice di qualcosa che non gli spetta, è una scelta del legislatore, così come quando si dice che la Magistratura fa supplenza: è vero, certe volte fa supplenza ma tutto questo si inserisce in un contesto in cui spesso e volentieri il legislatore lascia che la Magistratura faccia supplenza.
dott.Federico Guiglia
Però voi la supplenza la fate molto volentieri.
presidente Stefano Schirò
Guardi, anche in questo caso credo risponda ad un costume del Paese. Ci sono stati molti anni in cui i cittadini ci hanno chiesto spesso di fare supplenza.
dott.Federico Guiglia
E la Magistratura non interveniva?
presidente Stefano Schirò
No, la Magistratura è intervenuta e infatti c'è stato un momento in cui la Magistratura ha avuto un grande consenso nel Paese. Si pensi a tutti gli interventi in materia di fatti di reato connessi alla politica e alla pubblica amministrazione: che straordinario consenso che c'era, si pensi a tutti gli interventi che ha fatto la Magistratura in materia di tutela penale del lavoro, dei luoghi di lavoro, sicurezza sul lavoro, inquinamento.
dott.Federico Guiglia
E perché questo consenso oggi non è così forte come lo è stato indiscutibilmente negli anni '90? Non è che ci sarà una responsabilità anche dei Magistrati?
presidente Stefano Schirò
Può darsi che si sia fatto non sempre bene o che non si sia fatto, perché al fondo, secondo me, di questa situazione è che la risposta penale non è sempre la risposta più adatta alla soluzione dei problemi. Facciamo un esempio: l'inquinamento si risolve distruggendo l'immondizia, non soltanto facendo i processi contro chi non prende provvedimenti sull'immondizia. Quando abbiamo processato il singolo amministratore o il cittadino o il soggetto camorrista che fa le cose in modo tale che l'immondizia non venga smaltita, abbiamo fatto una parte del lavoro, ma se poi materialmente non mettiamo in piedi un sistema che l'immondizia la elimini il problema rimane insoluto. Allora, per tanti anni noi abbiamo identificato la soluzione dei problemi con la soluzione penale dei problemi, cioè con la condanna penale che non sempre è appropriata, non sempre interviene tempestivamente e certe volte è sbagliata. Se imparassimo tutti quanti a capire che i problemi del funzionamento della nostra società hanno bisogno di risposte articolate ! Certe volte ci vuole la Magistratura e allora lì la Magistratura deve fare il suo dovere, forse l'ha fatto e forse può essere fatto in termini più moderni, ma su certe cose la Magistratura non ha motivo di intervenire perché le sue risposte non sono risposte adeguate a quello che la società e le istituzioni chiedono.
C'è stata una sorta di ubriacatura, in certi anni, in cui si pensava che questa presenza fosse un palliativo; non è un palliativo perché la giustizia penale serve a una cosa sola: a cercare reati e far scontare le pene a chi risulta responsabile. Il funzionamento dell'apparato della società connesso alle attività su cui si innescano i reati è un problema che compete sempre e prevalentemente all'amministratore e al legislatore.
dott.Federico Guiglia
Per far funzionare questo sistema i Notai che cosa possono o debbono fare?
notaio Gennaro Fiordiliso
Prima di rispondere alla sua domanda volevo comunque evidenziare un passaggio dell'Onorevole Nicolais, e cioè la sua affermazione, fatta con grande senso di responsabilità, che forse uno degli errori nella precedente legislatura commesso dal Governo è stato quello della mancanza della concertazione, concertazione peraltro che Prodi aveva promesso in campagna elettorale, perché
noi più volte ci siamo sentiti ripetere da esponenti politici di altissimo livello che, se ci si fermava a discutere con gli interessati, le liberalizzazioni non sarebbero andate avanti. lo credo che il senso sia proprio l'inverso, le liberalizzazioni bisogna farle ma bisogna concertarle, perché l'analisi di una tematica vista da più angolazioni sicuramente può portare degli effetti alla lunga superiori ed efficienti per la società. Quindi io ritengo che bisogna andare avanti con le liberalizzazioni, ma bisogna avere come punto di riferimento una grande concertazione, e speriamo di poter essere non dico degli interlocutori privilegiati, ma comunque degli interlocutori anche e soprattutto con l'Antitrust.
dott.Federico Guiglia
I consumatori che cosa dicono al riguardo?
dott. Fabio Picciolini
Ho sentito prima una frase del Presidente Schirò che non mi ha convinto molto, lo dico con molta sincerità: il discorso sull'immondizia, su Napoli e via dicendo. E' vero che non è un argomento da giustizia penale lo smaltimento dei rifiuti, il problema è come è stato trattato però, quello è un problema di giustizia penale, Presidente, perché l'appalto, la causa è l'appalto, l'effetto è l'immondizia nella strada, e quindi lì serve la giustizia penale. Per quello che riguarda le liberalizzazioni, anche qui mi rifaccio un attimo a chi mi ha preceduto, il Presidente Fiordiliso: le liberalizzazioni, l'ho detto anch'io, lo ripeto, lo condivido in larghissima parte, sono state fatte senza concertazione, l'ho detto già tre volte quindi credo di non doverlo ribadire. Il problema forse è un altro però, forse è anche un altro. E' che, come sempre in Italia, si va per legislazione d'emergenza, cioè, è inutile che ci nascondiamo dietro a un dito, la prima "lenzuolata" è uscita così senza ascoltare né voi né noi, e in fondo era a nostro favore. Perché? Perché i mass-media hanno cominciato a dire cosa c'era dentro questo disegno di legge. Allora se invece si riuscisse a fare una legislazione ordinaria nei confronti, lo ripeto per l'ennesima volta, del dialogo, cercando di scriverla bene, cercando di fare una norma che affronti i problemi in senso lato ... Perché io sono contento delle liberalizzazioni fatte, ma se sono tre anni, e dico poco, che manca la riforma dei servizi pubblici locali, non va bene Io stesso per questo Paese. E ne ho detta una per dirle tutte. Affrontiamo in maniera organica le materie e cerchiamo di farlo senza andare sempre in emergenza. Ripeto: è un caso veramente eclatante che il disegno di legge del luglio 2006 sia uscito perché era andato sulla stampa, non perché era pronto, tant'è vero che fu modificato nello spazio di venti giorni.
dott.Federico Guiglia
Dottor Galasso, dal suo osservatorio, lei ha l'impressione di un sistema immobile? Che non cambia mai, oppure che lentamente qualche segnale di rinnovamento lo stia dando? Ed eventualmente quale?
dott.Giuseppe Galasso
Una battuta brevissima, sì, è vero, è mancata la concertazione. lo però vorrei dire che alcune delle questioni che sono venute fuori poi nel luglio del 2006 erano già nel dibattito pubblico da molti anni. Capisco che ovviamente questi provvedimenti vanno concertati, e su questo noi, l'ho detto prima, l'abbiamo fatto, abbiamo aperto dibattiti con le professioni, insieme abbiamo fatto dei provvedimenti, delle indagini. Ci sono dei segnali positivi sicuramente, io vorrei ricordare alcuni effetti positivi anche in altri settori che non sono quelli delle professioni, benché anche qui abbiamo conseguito risultati di un qualche rilievo: l'abolizione dei minimi tariffari, secondo me, in alcuni settori ha prodotto degli effetti significativi; la distribuzione dei farmaci, per esempio: le parafarmacie che si trovano nei supermercati adesso sono negozi nei quali gli stessi prodotti, che erano farmaci senza obbligo di prescrizione, sono disponibili a un prezzo significativamente inferiore. Ancora: nel settore delle banche c'è una maggiore mobilità dei conti correnti, sebbene ancora la questione dei mutui presenta degli aspetti significativi di vischiosità. Ci sono varie ragioni perché questo accade. Stiamo verificando, abbiamo appena avviato una serie di istruttorie, quindi il percorso è lungo. Ci sono ancora dei passi importanti da fare e soprattutto in quello che veniva ricordato prima dal dottor Picciolini nel settore dei servizi pubblici locali. Lì è una materia nella quale ovviamente noi da anni ripetiamo che è necessario intervenire, è necessario procedere con delle riforme in alcuni settori importanti, parlo dei settori della industria rete, la distribuzione del gas, dell'acqua, e sostanzialmente non vi è ancora un grado sufficiente di concorrenza, questo lo diciamo con chiarezza. Siamo assolutamente convinti e stiamo impegnando molte risorse su questo settore.
dott.Federico Guiglia
Presidente Schirò, torniamo al tema iniziale del dibattito: legalità e liberalizzazione, dal suo punto di vista, il punto di vista di un Magistrato che è a continuo contatto con la società, con questa Italia che cambia nonostante tutto. Quali concreti suggerimenti darebbe al nuovo Parlamento per fare quelle due o tre cose che possano dare una scossa in questo senso ?
presidente Stefano Schirò
Mi consenta dieci secondi per fare un'osservazione sull'osservazione. La storia degli appalti dello smaltimento rifiuti: io capisco l'obiezione che fa il mio cortese interlocutore, però anche dare questo messaggio che se un appalto è sbagliato è necessariamente un reato e deve intervenire la Magistratura penale è un messaggio che tende a sviare. Lì ci devono essere una serie di controlli, ognuno al suo livello di competenza, ci devono essere controlli amministrativi, ci devono essere interventi del Giudice amministrativo, ci devono essere interventi del Giudice civile. Se si va a concentrare tutto come un imbuto sulla Magistratura penale non funziona niente perché il sistema non è in grado di reggere.
dott.Federico Guiglia
Posso dire una cosa in aiuto al gentile interlocutore. Indiscutibilmente è giusto cercare di capire la causa, ma dare l'esempio morale e visivo che il responsabile, i responsabili accertati dalla Magistratura del disastro campano e universale che sta infangando il nostro Paese anche in giro per il mondo, che questi responsabili finiscano in galera credo che sia una scelta anche dal punto di vista etico estremamente importante, esemplare. Lei non è d'accordo su questo?
presidente Stefano Schirò
Io sono d'accordo nel dire che se c'è un reato deve essere accertato e i responsabili condannati. L'esemplarità io la lascerei perché sotto il nome di esemplarità abbiamo avuto autentiche vergogne umane e allora accontentiamoci di accertare reati e condannare e non di ostentare.
dott.Federico Guiglia
Esemplare significa una giustizia serena e severa.
presidente Stefano Schirò D'accordissimo.
dott.Federico Guiglia
Finora l'unico esempio che abbiamo è che nessuno paga, neanche per il disastro di Napoli, allo Stato. Questa è l'unica esemplarità che abbiamo.
presidente Stefano Schirò
Su questo staranno facendo degli accertamenti. Ma io voglio dire: non cerchiamo di ostentare la condanna che siamo riusciti ad evitare, io mi accontenterei di riuscire a dare condanne e a dare esecuzioni di condanne. Perché poi 15 anni fa sembravano cose esemplari attaccare penalmente certi politici, poi abbiamo scoperto improvvisamente che avevamo sbagliato tutto e che quelli che venivano attaccati dall'opinione pubblica invece sono dei grandi statisti, quindi come vede la cosa oscilla. Stiamo nel nostro. Il nostro è accertare con serietà le responsabilità, però, mi consento di dire, se scarichiamo tutto sulla Magistratura, sulla Giustizia penale, non otterremo il risultato perché non ci sono mezzi, non ci sono risorse, non ci sono capacità. Ci sono delle cose che può fare la Giustizia penale quando c'è un reato denunciato: accertarlo applicando le sanzioni e facendole eseguire. Però la funzione rieducativa della pena non se l'è inventata la Magistratura: sta scritta nelle leggi italiane; la sospensione condizionale della pena non se l'è inventata la Magistratura, sta scritta nelle leggi italiane; l'indulto non se l'è inventato la Magistratura, sta scritto nelle leggi italiane. Quindi a ognuno il suo, però evitiamo di trasportare tutto sotto i riflettori perché ci debba essere questo messaggio di forza. Non vorrei fare facili profezie, non vorrei che tra 10-15 anni ci trovassimo qui, (magari non io che non so dove starò) a discutere di eccessiva severità della pena...
dott.Federico Guiglia Credo che non accadrà.
presidente Stefano Schirò
Credo che possa accadere. lo voglio ricordare che negli anni '80 si discuteva, c'era il problema delle indagini penali e il dibattito era se questi poteri darli alla Polizia Giudiziaria o alla Magistratura, e il dibattito portò a dire che bisognava portare la Magistratura dentro le indagini perché questo serviva a dare garanzie al cittadino. In quel periodo l'opinione pubblica diceva che le indagini erano effettuate in maniera troppo segreta, riservata, senza garanzie, senza diritti, la risposta fu: va bene, prendiamo il Pubblico Ministero e mettiamolo in mezzo alle indagini e poiché il Pubblico Ministero è un Magistrato ci saranno le tutele delle garanzie. Questo ha fatto sì che progressivamente le indagini venissero condizionate da una forte attenzione per le garanzie del cittadino, il che significa entrare in rotta di collisione con il fine di portare presto alla condanna dei reati, e ha fatto sì che la Magistratura vedesse appannata parzialmente quell'immagine di terzietà che la deve contraddistinguere, perché era una Magistratura "militante" che interveniva anche nella fase delle indagini. Oggi si chiede che cosa? Che la Magistratura che è stata messa dentro le indagini perché svolgesse la funzione di garanzia, oggi dentro le indagini accantoni le funzioni di garanzia e si butti tutta sul bersaglio della sicurezza. In questi termini così
assoluti non lo si può chiedere perché la Magistratura non svolge opera di prevenzione poliziesca, ma attua e tutela diritti. Allora se c'è da condannare qualcuno, la Magistratura deve condannare ma se c'è qualcuno da assolvere, la Magistratura deve assolvere. La prevenzione la deve fare chi nel nostro Paese è chiamato a fare prevenzione. Chiudo il discorso, tornando alla sua osservazione, io l'ho già accennato prima per quanto riguarda cosa chiedere al potere legislativo, al Parlamento. Per quanto riguarda il funzionamento della Giustizia alcune cose fondamentali: snellire i processi, sia il processo civile sia il processo penale. Anche lì, c'è un gioco degli equivoci, i processi sono lenti, se a qualcuno piace dire perché i Magistrati sono inefficienti, diciamolo pure anche se non risponde alla realtà diffusa nel Paese; i processi sono lenti perché sono pieni di orpelli e di sfiziosità giurisdizionali e quindi sono pieni di forme di tutela non sempre giustificata che da tutela reale dell'utente, del cittadino, diventa strumento di abuso processuale. Se io ho la possibilità di tirarla per le lunghe perché o mi scatta la prescrizione o perché tirandola per le lunghe comunque se ho torto campo tranquillo un po' più di anni, se ho ragione forse riesco a lucrare in sede di mediazione, di conciliazione qualcosa di più e di meglio, ecco, sono tutte situazioni che dovrebbero essere rimosse, il processo dovrebbe essere uno strumento per arrivare in termini efficaci e ragionevoli ad una sentenza, dovremmo eliminare tutte queste situazioni. Sul processo penale: il processo accusatorio è nato da un dibattito di civiltà, perché si diceva che il processo inquisitorio, quello di prima, quello vigente fino alla fine degli anni '80 era un processo che non dava garanzie. Abbiamo attinto a piene mani al modello processuale accusatorio di tipo anglosassone senza dotarci degli stessi mezzi di agibilità, e lì c'è la discrezionalità dell'azione penale, qui c'è l'obbligatorietà dell'azione penale che intasa oggettivamente le aule giudiziarie, non ci sono stati dati mezzi, non ci sono state date risorse. Allora, strumenti processuali per far sì che il cittadino possa avere in tempi ragionevoli questa benedetta sentenza; evitare ad esempio i mezzi di impugnazione perché può bastare in certi gradi il primo grado e il ricorso per Cassazione. Dobbiamo cercare di capire che dobbiamo arrivare a un risultato finale in tempi ragionevoli.
dott.Federico Guiglia
Una battuta finale. Voi come associazione sareste disposti a dare dei consigli concreti al nuovo Parlamento?
presidente Stefano Schirò
Il dialogo c'è sempre stato, il problema è riuscire a trovare l'intesa sulle cose da fare. Sembra che si apra una stagione nuova anche nei rapporti con la Magistratura, sembra stando un po' alle notizie che si leggono sui giornali, vedremo quello che sì potrà fare. Devo dire che fino ad ora si è discusso in Italia sul fatto che i Magistrati funzionino bene o funzionino male, il che partiva da una petizione di fondo che i mali della Giustizia sono i Magistrati che, ripeto, è un'opinione come un'al-tra. lo non la condivido, ma se nel Paese è stata portata avanti forse qualcuno ha ritenuto di poterla sostenere. Dato ai Magistrati quello che deve essere dato, hanno fatto la riforma dell'ordinamento giudiziario che secondo me non funzionerà, ma pare che sia uno strumento, lo vedremo, adesso potremo dedicarci agli altri problemi della giustizia, che sono soprattutto mezzi, strutture e processi civili e penali più nuovi e più efficienti, meno barocchi direi.
dott.Federico Guiglia
I notai in che modo possono contribuire a riaffermare la legalità nel nostro Paese ?
notaio Gennaro Fiordiliso
I notai non devono riaffermare, i notai sono parte integrante della legalità del Paese. Quindi su questo tema non credo ci sia niente di nuovo e niente di propositivo. lo vorrei tornare un attimo al discorso generale delle liberalizzazioni sul quale siamo in perfetta sintonia con l'Unione Consumatori e con la sigla oggi rappresentata dal dottor Picciolini: quello che ritengo fondamentale, quello che io chiederei al nuovo legislatore è una visione organica delle liberalizzazioni, un progetto di liberalizzazioni. Ho detto nella mia relazione che il legislatore è sovrano nelle scelte politiche, quindi realizzi un progetto organico a 360 gradi sulle liberalizzazioni che comprenda non solo le professioni ma le grandi imprese, la pubblica amministrazione, il mondo bancario, il mondo assicurativo e via dicendo. Dopodichè, elaborato questo progetto politico, si può e si deve concertare con le singole categorie professionali che devono essere chiama-te a dare il loro contributo. Non può essere un contributo preventivo astratto, se non sappiamo su cosa discutere o se ci viene detto, per esempio: "da domani non fate voi le vendite, le fanno i farmacisti". Su questo non c'è bisogno di confronto. Ci serve un progetto politico, una scelta politica, quindi siano chiamati i vari organi a dare quel supporto tecnico di cui ha veramente bisogno il legislatore, e in prima fila questo supporto poi deve essere dato proprio dall'Antitrust che ha il polso globale della situazione, ma ci sia un programma serio e organico, altrimenti si va avanti a tentoni e benefici per gli utenti non ce ne sono.
dott.Federico Guiglia
Dottor Picciolini, lei condivide questo auspicio del progetto organico o se aspettiamo la grande riforma, alla fine rischiamo di non avere nulla sul tema delle liberalizzazioni ?
dott. Fabio Picciolini
Secondo me è possibile avere un progetto organico. Noi peraltro ci stiamo provando, nei prossimi giorni, la prossima settimana più esattamente, presenteremo il nostro programma al nuovo Governo. Dice cose, in fondo, abbastanza semplici: primo: rivedere dove non sono corrette, dove c'è da migliorare le vecchie liberalizzazioni; completare il processo delle piccole liberalizzazioni; avviare il processo delle grandi liberalizzazioni. Ne ho citata una, il dottor Galasso citava quella dell'industria a rete, è altrettanto fondamentale ma ce ne sono anche altre. Chiediamo che le leggi, dove necessario, vengano emanate con rapidità, che il recepimento della Direttiva Europea avvenga subito non aspettando i canonici 24 mesi; chiediamo il rafforzamento dei lavoratori indipendenti, mi sembra che non sia un programma così difficile per un Paese che sembra che si avvii su una strada un pochino diversa dal passato. Vedremo poi nei fatti, perché il clima non è tutto, bisogna vedere poi nell'attività di tutti i giorni se quello che viene detto (maggioranza o opposizione non mi interessa neppure, anzi nulla, il mio mestiere è un altro, la mia professione è un'altra) si traduce poi in fatti pratici, o è solamente per i mass-media. Cerchiamo di fare riforme giuste, precise, rapide, diamo forza anche all'aspetto amministrativo. Noi l'Antitrust, ma anche la Privacy, l'Energia, crediamo che debbano fare molto di più e debbano, e qui concludo, soprattutto mantenere la loro indipendenza. Questo per noi è un aspetto fondamentale: l'indipendenza delle Autorità è una garanzia per tutti quanti.
dott.Federico Guiglia
Dottor Galasso, lei la vede la rivoluzione liberista alle porte ?
dott.Giuseppe Galasso
La vedo? Magari ! Noi la auspichiamo ovviamente, pensiamo che il processo di liberalizzazione debba andare avanti, non si possa tornare indietro. E' chiaro che il quadro politico è mutato, ma non credo che da questo punto di vista questo possa compromettere o ritardare quello che ormai è un processo avviato. Ricordo che anche in altri ordinamenti nazionali, in altre realtà politiche, il processo delle liberalizzazioni è in atto. Vorrei ricordare il rapporto "Attali" in Francia. Leggendolo ho trovato molte cose che già c'erano a luglio del 2006 con la prima e seconda "lenzuolata". C'è un progetto di liberalizzazione delle professioni in Francia, dove il sistema é molto simile al nostro, che a tutt'oggi assomiglia molto a quello italiano.
dott.Federico Guiglia
Il punto di vista del Magistrato mi interessa su questo tema delle liberalizzazioni, lo considera anche lei fondamentale per Io sviluppo del nostro Paese ?
presidente Stefano Schirò
Sì è fondamentale. Siccome lei mi chiede il punto di vista del Magistrato, io dico che a questo processo di liberalizzazioni si deve accompagnare un processo di ammodernamento della pubblica amministrazione come ho cercato di dire all'inizio. Devono andare di pari passo perché è la pubblica amministrazione che deve essere il motore di certi servizi che devono funzionare perché le liberalizzazioni operino. Se inseriamo le liberalizzazioni nel contesto di una pubblica amministrazione che non riesce a mandare avanti la macchina dell'apparato dello Stato per la parte che lo Stato deve fare anche in un sistema liberalizzato, rimane un percorso monco. Noi abbiamo un'amministrazione con molte carenze e ciò malgrado abbia fatto dei progressi, e per quanto io non sia di quelli che dicono che i pubblici dipendenti sono tutte persone che non lavorano. Prendiamo ad esempio le leggi che governano l'apparato della macchina della giustizia: si deve sapere che il lavoro dei Magistrati è valutato sulla quantità, nel senso che io posso aver scritto una sentenza importante, difficile, complicata, che mi ha portato via giorni, posso aver fatto un'attività processuale di conciliazione delle parti molto dispendiosa, tutto questo equivale, se si traduce in una sentenza che mi ha portato via ore, impegno, studio, aggiornamento, equivale a una sentenza che io ho scritto in mezz'ora perché era una causa facilissima e senza complicazioni. Conta il dato numerico del risultato. La pubblica amministrazione funziona così, è la regola dell'apparenza quella che manda avanti la pubblica amministrazione, non la sostanza. Far vedere che funziona e quindi creare anche meccanismi di controllo cartaceo burocratico per far vedere che le cose funzionano. Dobbiamo svecchiarci nella pubblica amministrazione e dare meriti a chi lavora bene, dare demeriti non solo a chi è "fannullone" ma anche a chi lavora con metodologie vecchie e non più adatte a fronteggiare l'emergenza. Se non si fà questo non credo che si farà molta strada.
dott.Federico Guiglia
Il rapporto tra notaio e Stato com'è ? E come dovrebbe cambiare o migliorare se fosse possibile ? Visto che siamo tutti leggermente ottimisti nei confronti del futuro ...
notaio Gennaro Fiordiliso
Il rapporto tra notaio e Stato è ottimo, noi svolgiamo una funzione pubblica delegata e per certi versi siamo lo Stato, quindi rappresentiamo lo Stato. Potrebbe essere sicuramente migliorato, soprattutto da un punto di vista tecnologico, come spiegavamo prima, con la nostra società abbiamo investito molto nel campo tecnologico per cui tutti gli adempimenti fiscali oggi sono fatti in maniera tecnologica. Se venisse completato questo ciclo sarebbe sicuramente un momento di grosso rilancio di competitività perché comunque i tempi giocano per il piccolo utente, ma giocano soprattutto a favore delle grandi imprese del mondo imprenditoriale ed economico. Il nostro rapporto è ottimo, deve essere Io Stato a riflettere, perché quando lo Stato delega determinate funzioni deve fare una scelta di convenienze, e allora deve lui valutare, col massimo rispetto della sua autonomia, quali sono e se ci sono altre funzioni da delegare a una categoria che comunque professionalmente è all'avanguardia tecnologica come il Notariato. Certo, noi siamo pronti a raccogliere qualsiasi sfida, se ce la lancia lo Stato, non chiediamo niente, chiediamo solo per certi versi, non dico da parte dello Stato, ma da altri, un maggior rispetto per la nostra professionalità.
dott.Federico Guiglia
Dottor Picciolini: lo Stato visto dal punto di vista del consumatore. Proviamo a dare una nota di ottimismo, ammesso che sia possibile.
dott. Fabio Picciolini
L'ottimismo deriva dal fatto che esistono già delle norme che dicono che lo Stato deve svecchiare le proprie strutture. Tanto per fare un esempio, si deve cominciare ad utilizzare i sistemi di pagamento elettronici e non più il contante. Ci sono aspetti su cui non c'è bisogno di nuove leggi, applichiamo quelle che ci sono tanto per partire, dopodiché facciamole anche, se servono, quelle nuove. La sburocratizzazione. A me capita alcune volte, come a tutti i padri di famiglia, di andare a fare un certificato e divento pazzo, ormai spendo soldi per l'agenzia per non perdere troppo tempo. E poi ci lamentiamo giustamente che lo stipendio a fine mese non basta. Allora cerchiamo pure di trovare il modo per far risparmiare soldi al cittadino attraverso uno Stato migliore.
dott.Federico Guiglia
Facciamo il giro conclusivo con risposte brevi, giusto per lasciare una riflessione al nostro pubblico che ha seguito mi pare con molta attenzione e che naturalmente ringraziamo. Si parla di legislatura costituente. Ciascuno di voi indichi una riforma che sarebbe importante per il cambiamento del nostro Paese.
dott.Giuseppe Galasso
Una riforma è difficilissima da dire, posso solo preannunciare che l'Autorità nei prossimi giorni farà un intervento probabilmente di segnalazione nel quale indicherà ancora una volta quali sono le priorità, quali sono le aree di maggiore interesse sulle quali veramente bisognerà concentrarsi.
dott.Federico Guiglia
Sulla base della sua esperienza se dovesse indicarne una?
dott.Giuseppe Galasso
Una di quelle che dicevo prima: il settore dei servizi pubblici locali.
dott.Federico Guiglia Perfetto, il Magistrato...
presidente Stefano Schirò
A parte uno snellimento delle procedure amministrative dei processi penali, io avvierei una discussione sull'obbligo di motivazione dei provvedimenti giurisdizionali e sulla ricorribilità in Cassazione di tutti i provvedimenti di natura decisoria, non per dire che non si deve fare, ma perché forse se si avviasse una riflessione su questo, dandosi delle risposte modulate a seconda delle esigenze, forse si potrebbe avviare un discorso veramente di snellimento della risposta di giustizia.
dott.Federico Guiglia E i notai ?
notaio Gennaro Fiordiliso
A titolo personale chiederei un incremento forte della lotta all'evasione fiscale perché cì accusano tutti quanti di essere i Paperoni del sistema professionale italiano. Probabilmente, se si incrementasse la lotta all'evasione fiscale, molte categorie che rispettiamo e che guadagnano anche più di noi, se avessero tutti il coraggio di fare emergere come noi i redditi, si potrebbe risanare buona parte dell'erario italiano.
dott.Federico Guiglia Lotta all'evasione fiscale?
dott. Fabio Picciolini
Premetto che condivido quella sui servizi pubblici locali. lo mi auguro una cosa, che non si intervenga più a macchia di leopardo, per cui nessun problema si risolve. Affrontiamone uno, due, tre, dieci ma risolviamoli perché così come abbiamo fatto fino ad oggi vuol dire aver lasciato tutti i problemi aperti.
dott.Federico Guiglia Grazie per la vostra attenzione.
notaio Gennaro Fiordiliso
Io vorrei personalmente ringraziare il dottor Ga-lasso, il presidente Schirò, il dottor Picciolini e l'Onorevole Nicolais che ci ha lasciato, per la disponibilità che hanno dimostrato nei confronti della categoria notarile e di Federnotai. Noi siamo una porta aperta, il punto di riferimento è un dialogo costante. Grazie.
FederNotizie — Quaderno n. 18 — Settimo Congresso di Federnotai — Allegato al n.6 — novembre 2008
LE SFIDE DEL NOTARIATO - PRIMA SESSIONE: LE PROPOSTE
LA TECNOLOGIA - RELAZIONE DI GEA ARCELLA - NOTAIO IN PORDENONE
I dati acquisiti: la tecnologia ed il notariato.
Il mondo moderno ci pone davanti a fenomeni tumultuosi: in pochi anni attraverso lo sviluppo delle tecnologie dell'informazione e telecomunicazione (in sigla ICT acronimo di Information, Communication Technology) per ognuno di noi è diventato usuale, al fine di ricercare un'informazione o di acquistare un bene o un servizio, accendere il proprio computer e rivolgersi al World Wide Web (Web) - la ragnatela globale - per reperirlo.
La prima categoria professionale che ha raccolto questa sfida tecnologica ed oramai da più di dieci anni partecipa al processo di innovazione del paese e della pubblica amministrazione è stata il Notariato.
Le tappe principali di questa evoluzione possono essere riassunte in alcuni passaggi essenziali:
• la costituzione nel 1997 della Notartel spa, società di informatica interamente posseduta dal CNN e dalla Cassa, da tempo imprescindibile braccio operativo del Notariato nel campo delle ICT;
• la creazione nel 1998 di una intranet, la RUN, che collega tutti gli studi notarili e che permette di interfacciarsi con la PA come un unico interlocutore
• l'iscrizione fin dal 2002 del CNN come ente certificatore della firma digitale dei notai italiani con garanzia circa la funzione esercitata dal soggetto sottoscrittore;
• l'iscrizione dal 2005 del CNN nel registro dei gestori della posta elettronica certificata.
Tutto ciò ha profondamente modificato la nostra professione: per il notaio è ormai usuale - nella fase istruttoria di un atto - effettuare le visure per via telematica, le quali hanno raggiunto volumi di traffico impensabili per altre categorie (le visure ipotecarie superano i 10 milioni, quelle catastali i 7 milioni, quelle camerali i 4,5 milioni); predisporre Patto con l'ausilio di applicativi informatici ed infine procedere agli adempimenti successivi, ivi compresi i pagamenti di tutte le imposte senza alcun
onere per lo Stato, mediante l'invio telematico di documenti informatici firmati digitalmente.
Ciò è stato possibile attraverso un dialogo costante con la PA alla quale il Notariato si è sempre presentato come un interlocutore unico - grazie alla sua società di informatica, la Notartel, ed alla sua rete unitaria - ed al fatto che esso ha sollevato la PA dall'onere di identificare il soggetto che chiedeva l'accesso alle banche dati pubbliche, sostituendosi alla stessa nell'oneroso compito della corretta imputazione e fatturazione delle operazioni di visura effettuate.
A seguito di questa informatizzazione e sulla base del presupposto della esattezza e della veridicità delle informazioni fornite dai notai italiani di cui questi stessi sono garanti a tutti gli effetti, la PA ha potuto semplificare le proprie procedure, evitando inutili duplicazioni, ed evolversi verso un'attività che non è più rivolta al reperimento ed all'inserimento dei dati nei propri archivi, ma è, invece, solo finalizzata ad una funzione di controllo sugli stessi.
I tempi di esecuzione di molti adempimenti si sono ridotti drasticamente, riporto a titolo esemplificativo un dato per tutti: prima della riforma relativa all'omologa degli atti societari occorreva un tempo medio di 150 giorni per la sola nascita di una società di capitali, adesso, grazie ad una piena assunzione di responsabilità da parte del Notariato ed alla sua disponibilità all'utilizzo immediato di tutte le tecnologie necessarie per l'attuazione del Registro Imprese su base informatica, l'iscrizione awiene in un tempo medio di 4 giorni che in alcuni casi può essere di fatto azzerato.
Le ricadute positive di questo sviluppo tecnologico non sono limitate alle imprese ma sono fruibili da tutti i cittadini, sia per la sensibile riduzione dei costi e dei tempi, sia in termini di adempimenti eliminati in quanto il Notariato si è fatto promotore di una vera circolarità dei dati in ambito pubblico.
Attraverso l'opera continua di confronto con tutte le pubbliche amministrazioni, sia centrali che locali, il Notariato ha posto le basi per l'abolizione della denuncia ICI, anche in questo caso facendosi garante della correttezza del dato ed assumendo piena responsabilità circa la provenienza dello stesso.
Le sfide del futuro.
Tutto questo è ormai un dato acquisito, che appartiene alla storia della nostra professione: e allora, quali sono le sfide per il futuro ? Su quale terreno ancora il Notariato può essere un motore di sviluppo e di crescita per la nostra società e la nostra economia?
Tutti sanno che da sempre il notaio è garante della legalità ma anche custode dei documenti: secondo l'articolo 1 della legge notarile, il notaio è deputato tra l'altro alla custodia degli atti e tale conservazione non è fine a se stessa ma è teleologicamente orientata alla preservazione del loro contenuto probatorio e per il documento estero è il presupposto per la sua stessa utilizzabilità nel nostro ordinamento.
Nella società dell'informazione assumono importanza primaria la conoscenza e la possibilità di tramandarla e diffonderla, attività queste ultime che non possono prescindere dell'elaborazione di sistemi rivolti alla sua conservazione e la sua corretta archiviazione: si parla in questi casi di knowledge management'.
L'enorme capacità data dall'informatica di conservare informazioni di tutti i generi senza doversi preoccupare degli spazi fisici di memoria utilizzati, ha comportato un fenomeno di vera e propria esplosione degli archivi2 tanto che il problema moderno non è la conservazione in se o non solo, ma la possibilità di una corretta ricerca.
1 Pur non essendovi una definizione univoca di knowledge management, in senso lato il concetto può riferirsi alla preservazione e alla condivisione della conoscenza ed è un problema a cui l'uomo fin dall'antichità ha cercato di dare una soluzione con lo sviluppo di biblioteche e strumenti di comunicazione. Attualmente, in ambito informatico, viene definito knowledge management quel filone di ricerca teorica e applicativa che sviluppa il ciclo della conoscenza all'interno di una comunità di pratica o d'apprendimento tramite strumenti dell' information technology (V. sul punto la relativa voce di Wikipedia, consultabile sul web all'indirizzo
http://it.wikipedia.org/wiki/Knowledge manageme nt ).
2 Si faccia questa banale osservazione: qualsiasi telefono cellulare è oramai in grado di gestire numeri telefonici, rubriche di indirizzi, messaggi di testo, immagini, filmati con una potenza di memoria oramai superiore a quella di qualsiasi pc di appena qualche anno fa.
gevole reperimento delle informazioni e dei documenti realmente rilevanti.
Esiste poi un problema strutturale per i documenti informatici: per loro natura essi necessitano dell'intermediazione del computer e di tutto l'armamentario tecnico per la loro consultazione (sistema operativo, programmi applicativi ecc.), laddove il documento cartaceo non richiede alcun ausilio; la conservazione nel tempo della loro fruibilità ed il mantenimento del loro valore giuridico devono essere garantiti anche quando siano superate e non più sicure le tecnologie origina- riamente utilizzate per la loro creazione'.
Perchè si parla separatamente di conservazione ed archiviazione?
Forse qualche parallelo con le norme attuali in tema di documento cartaceo potrà essere utile, focalizzando l'esemplificazione a partire dal documento notarile: i principi, infatti, sono gli stessi per qualsiasi tipo di documento rilevante per l'ordinamento e che, per tale motivo, debba essere conservato e correttamente archiviato al fine di un suo possibile utilizzo nel tempo.
Dal punto di vista degli strumenti materiali, le norme sulla conservazione del documento notarile sono quelle che disciplinano l'utilizzo degli inchiostri4 o quelle sulle modalità di rilegatura dei volu
3 Qualsiasi documento informatico formato con strumenti appena di qualche anno precedenti può diventare inaccessibile se non si è provveduto a conservare non solo il programma applicativo con cui è stato creato, ma talvolta anche il sistema operativo dell'epoca nonché lo stesso hw utilizzato per adoperare entrambi, in alternativa a tutto ciò bisogna adottare procedure di riversamento sostitutivo che periodicamente aggiornino il formato e la rappresentazione dei documenti informatici conservati e che sono di fatto ingestibili a livello personale.
4 V. sul punto il R.D. 10 settembre 1914, n. 1326 (reg. not.) il quale dispone, all'art. 67, comma 2, che: "Per la scritturazione degli atti originali, giusta l'art. 53 della legge, deve adoperarsi inchiostro indelebile" e l'art. 6 del R.D.L. 19 dicembre 1936, n. 2380, convertito in L. 25 maggio 1937, n. 1041, con il quale sono state precisate le caratteristiche di indelebilità dell'inchiostro da utilizzarsi per la redazione dell'atto. Successivamente, è stata emanata la legge 14 aprile 1957 n. 251, il cui art. 1 disponeva che:
"Nella stesura (..) degli atti ricevuti dai notai e di tutti gli altri atti pubblici per i quali le leggi vigenti richiedono la scrittura a mano o a stampa, è ammessa la scrittura a macchina, purché siano adoperati nastri dattilografici a inchiostrazione indelebile"; in seguito con D.P.C.M. 3 agosto 1962
Dal punto di vista giuridico il sistema di conservazione del documento notarile è quello che affida tale compito prima ai notai6 poi agli archivi notarili e poi agli archivi di Stato, ma anche le norme sulla ricostruzione dell'originale' attengono latu sensu alla sua conservazione, così come la possibilità di reperire la copia di una atto notarile presso più uffici pubblici costituisce un sistema ante litteram di duplicazione degli archivi e quindi di salvaguardia degli stessi qualora uno di questi dovesse subire dei danni, è quello che in ambito informatico si chiama disaster recovery.
Diversamente le norme sull'archiviazione sono quelle che prevedono la numerazione repertoriale, la numerazione dei volumi per annate, il contenuto dei repertori e degli indici, da tale complesso di disposizioni si ricavano i criteri di ricerca per il reperimento degli atti8: il sistema di indicizzazione
(ed, in particolare, nella Tabella «A» allegata allo stesso) sono state fissate le caratteristiche chimiche del predetti inchiostri. Per il repertorio si vedano l'art.2 del D.M. 30 aprile 1986 che ha approvato i nuovi modelli del repertorio generale atti tra vivi, del rep. speciale degli atti di ultima volontà e di quello protesti cambiari, nonché dei fogli supplementari e degli estratti mensili relativi ai predetti repertori
5 V. l'art. 17 d. Interministeriale 12 dicembre 1959, il quale recita: "La rilegatura degli atti, dei registri o di altre scritture deve essere disposta in modo che il dorso di ogni volume non sia maggiore di 10 cm."
6 V. l'art. 61 1. not.:
"Il notaro deve custodire con esattezza ed in luogo sicuro, con i relativi allegati:
a) gli atti da lui ricevuti ... (omissis);
b) gli atti presso di lui depositati per disposizione di legge o a richiesta delle parti."
7 V. il D.M. 20 febbraio 1947, che fu emanato dal Ministero della Giustizia in dipendenza degli eventi bellici.
8 V. ad es. l'art. 72 Reg. not.:
" Gli atti, rilegati in volume, ai sensi dell'art. 61 della legge, debbono essere numerati in ogni pagina e forniti di un indice alfabetico delle parti.
e l'art. 81 Reg .not.:
"I fascicoli dei repertori debbono rilegarsi in volumi, separatamente dai volumi degli atti.
Possono essere riunite in unico volume più annate, purchè intere.
L'indice alfabetico, che il notaro deve unire ai repertori, oltre alla indicazione dei cognomi e dei nomi delle parti, contiene anche quella della
creato attraverso le varie numerazioni progressive e l'indice delle parti, che a tale numerazione si richiama, assolve proprio a tale scopo.
Volendo, quindi, trarre delle conclusioni la conservazione è diretta a preservare l'esistenza fisica del documento e conseguentemente il suo valore giuridico.
La conservazione informatica persegue i medesimi obiettivi con la particolarità che gli elementi materiali del documento informatico (formato utilizzato, firma digitale, marcatura temporale) vanno esplicitamente conservati e manutenuti nel tempo non solo per preservarne la consultabilità ma anche più direttamente per conservarne il valore giuridico ancor più che per il documento cartaceo.
L'archiviazione, invece, è funzionale alla possibilità di rintracciare correttamente il documento allo scopo della sua concreta fruizione.
L'archiviazione informatica offre sviluppi di straordinaria efficienza nel reperimento delle informazioni, impensabili se riferiti al documento cartaceo: immaginate le ricerche per parola chiave che permettono incroci di informazioni impossibili su una raccolta di documenti cartacei; ciò però pone questioni di tutela di riservatezza nuove ed inedite: il documento, seppure pubblico, diviene infinitamente più accessibile e ciò deve far ripensare la possibilità di consultazione indiscriminata dello stesso9, soprattutto è necessario interrogarsi attraverso quali mezzi di ricerca, che non siano troppo generici ed invasivi, sia possibile reperirlo e prenderne visione.
L'affinamento dei criteri di ricerca e la possibilità, oggi concreta, di incrociare gli stessi con gli strumenti per l'identificazione degli accessi (definiti in informatica IAM, acronimo di ldentity ed Access Management) può essere una garanzia effettiva di tutela della riservatezza e del rispetto della normativa vigente in materia di accesso al documento, ed apre scenari nuovi per l'attuazione di una pubblicità di fatto per alcuni atti ora spesso
forma, natura e data dell'atto, nonchè il numero sotto il quale esso è stato annotato a repertorio."
9 Spesso l'oggettiva difficoltà ed il tempo materiale necessari per accedere ad una informazione conservata su supporti tradizionali (carta, ma anche nastri magnetici, film e microfilm) costituisce un filtro naturale per valutare l'effettivo interesse del soggetto alla conoscenza del dato, oltre a consentire una fisiologica "opacizzazione" di un determinato contenuto. Per una serie di riflessioni non giuridiche ma non meno interessanti sul diritto alla privacy nell'epoca dell'esplosione degli archivi si
veda M. FERRARIS, Sans Papier. Ontologia dell'attualità, Roma, 2007, in particolare la terza dissertazione.
Queste linee evolutive brevemente tratteggiate possono essere indifferentemente applicate sia al documento privato, affidato volontariamente alla conservazione notarile, che al documento autentico per legge, oggetto di conservazione da parte dei notai, coniugando esigenze di riservatezza ma anche di accessibilità, e soprattutto fornendo garanzia circa l'effettiva consultabilità nel tempo dei documenti.
Partendo da queste riflessioni, da tempo patrimonio comune di chi si occupa di informatica nel e per il Notariato, è possibile immaginare che il Notariato, con la sua esperienza millenaria ma anche con la sua attitudine a confrontarsi con le nuove tecnologie, possa giocare un ruolo importante in due direzioni:
• fornendo servizi innovativi verso l'esterno in tema di conservazione dei documenti informatici;
• attivando un servizio centralizzato di conservazione informatica del documento notarile per la categoria stessa.
In quest'ultimo caso il Notariato si riapproprierebbe a livello collettivo di una conoscenza che è oggi allo stato diffuso — ogni notaio, infatti, ha il suo piccolo archivio su cui potenzialmente fare una serie di ricerche, anche solo statistiche — e che una volta centralizzata permetterebbe un'analisi dei fenomeni economici, familiari e sociali, sicuramente interessante ed inedita poiché riunirebbe informazioni derivanti da atti aventi natura diversa ed attualmente oggetto di conservazione da parte di amministrazioni separate.
Tale archivio, inoltre, potrebbe essere uno straordinario strumento per conoscere meglio noi stessi
e la nostra realtà che spesso ci viene raccontata da altri.
Lasciatemi, quindi, finire con un auspicio, dedicato soprattutto al progetto di centralizzare il documento notarile: io spero vivamente che la nostra categoria, da sempre capace di precorrere i tempi, colga con il consueto anticipo la straordinaria potenzialità del progetto, realizzandolo prima che una norma di legge imponga l'istituzione di una siffatta banca dati.
LA PROSPETTIVA EUROPEA - RELAZIONE DI GIOVANNI LIOTTA - NOTAIO IN TORINO
Il testo che segue è la trascrizione dell'esposizione orale con alcuni adattamenti e integrazioni successive dell'autore. Ciò spiega e giustifica il linguaggio e la struttura dello scritto medesimo.
Preliminarmente ringrazio la giunta di FederNotai e il Suo Presidente per l'invito a partecipare, quale relatore, all'odierno Congresso nazionale. In secondo luogo, preciso che la mia breve relazione è strutturalmente divisa in tre parti. Una prima parte in cui evidenziare quelle che possiamo definire le sfide già vinte dal Notariato italiano ed europeo; una seconda parte diretta a dare uno sguardo alle sfide attualmente in corso e, quindi, ai rischi che ci aspettano o da cui occorre difendersi; una terza parte, che rappresenta la conclusione, in cui sinteticamente fornire degli spunti metodologici. E ciò per valutare quale possa essere l'approccio più corretto e produttivo alle sfide future. Naturalmente in chiave strettamente politica e, ovviamente, dalla mia prospettiva ed esperienza nel settore internazionale del notariato.
Dico subito che il punto più problematico e che sta alla base di ogni tema di discussione sul Notariato
e l'Europa è il doversi scontrare con un'ignoranza diffusa. Di tanti, anzi di troppi forse, ma soprattutto
e purtroppo nei mezzi di comunicazione e nei politici. I giornali, specialmente quelli specialistici, pubblicano sistematicamente una serie dì notìzìe dalle quali emerge che il Notariato è attaccato dall'Europa e dalle sue istituzioni. Gli stessi giornali, però, dimenticano di dar conto con analogo risalto di altre occasioni, ben più importanti, ben più pregnanti sul piano del diritto comunitario. Si tratta dei casi nei quali il Notariato è riconosciuto parte del sistema giuridico europeo e la funzione, l'utilità e il ruolo notarile assolutamente acquisiti. Parlavo di sfide già vinte.
Sono sicuramente un numero rilevante le sfide che il Notariato ha vinto in questi anni e reputo centrale in un contesto politico, direi di comunicazione politica quale l'odierno congresso, sottolineare proprio l'aspetto della distorsione di informazioni a cui assistiamo. Le notizie che riceviamo dalla stampa, infatti, sono sempre più che tempestive nell'aggiornarci, ad esempio, sull'attività della Commissione Europea con esiti avversi al Notariato. Si pensi, di recente, all'indagine sfociata nel c.d. Studio Zerp, in cui analizzando i costi dei servizi professionali immobiliari e, in particolare quelli notarili, si accusa il Notariato di essere inspiegabilmente costoso. E, precostituendo già le conclusioni si ricorda che la Commissione medesima ha in corso un'indagine analoga in materia di costi nell'ambito del diritto societario. In questo flusso di notizie di stampa si dimenticano o si omettono, talvolta per ignoranza o scarso approfondimento del tema, tutti i profili che potrebbero far sorgere più di un dubbio sulle conclusioni dichiarate in questi studi, sul loro background, sui loro effetti e, restando nell'esempio menzionato, sul ruolo della stessa Commissione nel quadro delle istituzioni comunitarie. Con ciò ingenerando nel lettore esperto della materia più di una perplessità sulla complessiva buona fede degli autori degli articoli e sulla serietà della testata giornalistica. Si può qui esemplificare in cosa consistano le omissioni o imprecisioni e talora, direi, le furbizie o addirittura i falsi con riferimento ai dati e conclusioni del detto Studio Zerp. Si è, infatti, omesso di precisare a) che nei sistemi di notariato latino la percentuale maggiore di spesa per il consumatore è data dalla provvigione dei mediatori e dal carico fiscale, b) che il notariato italiano in particolare risulta quello maggiormente protettivo del consumatore, c) che esistono studi comparatistici contestuali, quale quello commissionato dal Cnue al Prof. Murray e reperibile sul sito www.cnue.be, con conclusioni ben diverse specialmente quanto a quell'Eldorado che dovrebbe essere la Svezia e il suo sistema. Su un piano più generale, e come tale ben più importante, si trascura sempre un dato: la Commissione Europea ha sì un ruolo di rilievo nell'ambito delle istituzioni comunitarie, ma un ruolo altrettanto importante, forse ancora più pregnante, è proprio di Parlamento Europeo, Consiglio e Corte di Giustizia. E tutti i mass media dimenticano o fanno finta di dimenticare che questi soggetti, che sono quelli che primariamente formano le norme e il c.d. l'acquis comunitario, di Notariato hanno una nozione e un'idea ben diversa da quella che ci viene trasmessa. In che senso? Il Parlamento Europeo ha più volte riconosciuto che il Notariato e l'attività notarile sono connotati da una parziale delega di sovranità da parte dello Stato. Il Notaio "esercita pubblici poteri" precisa una risoluzione del Parlamento Europeo che risale addirittura al gennaio '94. Né si può dire che, nel frattempo, la risoluzione sia superata. Qualche anno fa, il 23 marzo del 2006, nell'ambito di un'altra presa di posizione del Parlamento Europeo in materia di professioni legali, un riferimento ancora una volta specifico è dedicato ai Notai e, punto centrale, ai Notai di civil law cioè al Notariato latino. Quindi il Parlamento Europeo non è contro il Notariato e da questo punto di vista l'Europa non è contro il Notariato.
Ma possiamo fare un passo avanti e verificare se ci sono norme comunitarie che si occupano del Notariato o del Notaio. E' noto che nei Trattati comunitari non si parla espressamente del Notaio se non, potremmo dire secondo l'interpretazione classica, indirettamente, lì dove si riconosce la cosiddetta "eccezione Notarile". Nell'articolo 45 del Trattato CE, in tema di libertà di circolazione, libertà di stabilimento libera prestazione dei servizi, si precisa che può esserci una deroga per coloro i quali partecipano sia pur occasionalmente all'esercizio di pubblici poteri. E, lo si è appena detto, almeno il Parlamento Europeo ha posto questa precisazione.
Ma vi è di più. Limitiamo l'indagine alle norme che considerano il notaio quale prestatore di servizi professionali e non a quelle che ne fanno un destinatario di regole per le operazioni economiche, come nel caso di direttive o regolamenti che riconoscono casi di rilevanza dell'atto notarile. Due Direttive Comunitarie, la c.d. Direttiva servizi n. 2006/123/CE e la c.d. Direttiva qualifiche n. 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, nota anche come Bolkestein, espressamente e non genericamente riconoscono le peculiarità del Notaio.
In particolare la Direttiva qualifiche afferma espressamente che essa non pregiudica l'applicazione dell'articolo 45 del Trattato per i Notai. La Direttiva servizi nel mercato interno pone due regole molto importanti. Siamo in tema di esercizio della libertà di prestazione di servizi da parte del cittadino comunitario in uno Stato membro diverso da quello di appartenenza . L'art. 2, paragrafo 2 lettere i) e I), nel delimitare il campo di applicazione, precisa che tale direttiva non si applica alle "attività connesse con l'esercizio di pubblici poteri di cui all'art. 45 del trattato" e ai "servizi forniti da notai e ufficiali giudiziari nominati con atto ufficiale della pubblica amministrazione"; l'art. 17 n. 12) che la normativa adottata non si applica "agli atti per i quali la legge richiede l'intervento di un notaio". Ancora una volta non risponde al vero che il diritto comunitario assimila i Notai a tutti gli altri soggetti del mondo delle professioni o che sconosce il Notariato. Se dal piano comunitario ci spostiamo a quello interno le sorprese, forse, continuano. Il d.lgs. n 206/2007 che ha dato attuazione in Italia alla detta direttiva qualifiche nel suo articolo 1 - Oggetto – stabilisce che sono escluse dal riconoscimento le "professioni regolamentate" "il cui svolgimento sia riservato dalla legge a professionisti in quanto partecipi sia pur occasionalmente dell'esercizio di pubblici poteri ed in particolare le attività riservate alla professione notarile" (corsivo mio).
Non è un caso, allora, che una completa e corretta conoscenza del diritto comunitario ha portato, come sappiamo, la recente giurisprudenza della Corte di Cassazione a sottolineare quanto sopra. Ad evidenziare, cioè, quella che, come si diceva, è stata definita l'eccezione notarile. La sentenza dì cui parlo è, come voi sapete, la n. 9878/2008 che affronta il tema dell'applicazione del d.l. 223/2006 convertito con la legge n. 248/2006, c.d. Bersani, alle tariffe notarili. La Corte di Cassazione, al di là del problema specifico, ha detto e non in via incidentale, perché occorre ovviamente conoscere gli atti della causa e come si è giunti al giudizio di legittimità, che ai Notai non si applica la libera circolazione e la libera prestazione di servizi e che le norme in tema di concorrenza possono legittimamente non doversi applicare al Notariato. E' evidente che un aggiornato riflesso interno di quanto costituisce patrimonio comunitario vi è già; si tratta naturalmente di andare oltre e, cioè, di diffondere questo concetto e i principi a esso immanenti.
Queste come accennavo sono le sfide per certi aspetti vinte. Perché dico sfide vinte? Perché, ovviamente, la Direttiva 36 o la 123 contengono le precisazioni o esclusioni sopra indicate non per ragioni casuali. Esiste, a monte, un lungo lavoro, frutto di un intreccio tra esigenze e interessi molto diversi e non sempre coincidenti o convergenti fra i Notariati. E' evidente che vi è sì un substrato comune fra i singoli Notariati, ma ci sono altresì dei frangenti nei quali il Notariato italiano si può trovare in contrasto di posizioni col Notariato, ad esempio, francese o tedesco o olandese. Per inquadrare la questione è sufficiente pensare al tema dell'accesso o della competenza territoriale e alla assoluta diversità di vedute e posizioni tra questi notariati. Su questi delicati profili tornerò nelle conclusioni. Un dato è però acquisito: queste sono sfide vinte dal Notariato che ovviamente dobbiamo noi stessi – singoli notai - per primi conoscerle per poter poi comunicare in ogni occasione utile.
Le sfide da vincere quali sono? Sono almeno tre: due di più diretto impatto e una, apparentemente, meno.
La prima è la condizione di nazionalità. In Italia ormai non è necessario essere cittadini italiani per accedere al concorso notarile ma in altri Paesi comunitari sì. La Commissione ha avviato la procedura di infrazione contro tutti gli Stati che ancora non hanno, per così dire, seguito una logica come quella italiana; e la procedura è pendente dinanzi la Corte di Giustizia. Il rischio è enorme si
può facilmente immaginare. Tale procedura di infrazione può essere un grimaldello per negare, da parte della Corte di Giustizia e ove accogliesse le posizioni della Commissione, che i Notariati siano delegati all'esercizio di pubblici poteri o che quantomeno tutto ciò che fa il Notaio è unitariamente da considerare delega di pubblici poteri. E' una sfida di non facile gestione in modo unitario perché per noi può sembrare secondario il tema della nazionalità, però se si pensa a Francia, Belgio e Lussemburgo, Paesi in cui la lingua è comune o comunque, diciamo così, la matrice è simile, il rischio di 'invasioni' da parte di colleghi di altri Stati è enorme. Si tratta, pertanto, di un tema da monitorare e gestire con molta attenzione per garantire il massimo appoggio agli altri Notariati.
Il secondo aspetto è l'atto autentico.
Naturalmente e ancora una volta bisogna fare una precisazione essenziale per evitare fraintendimenti o difetti di comunicazione. Quando si parla di atto autentico nel diritto comunitario non lo si fa riferendosi alla nostra scrittura privata autenticata. Si parla di acce authentique nel significato fatto proprio dal diritto comunitario e di matrice francese. La traduzione italiana è, quindi, atto pubblico. E anche questo è un punto importante perché il rischio è che, dalla mancata conoscenza dei concetti, si creino delle incomprensioni con il legislatore italiano o con i mezzi di comunicazione che, sentendo parlare di atto autentico, pensano alla scrittura privata autenticata.
Il problema dell'atto autentico, in verità, nel diritto comunitario è risolto per molti aspetti. La Corte di Giustizia con la sentenza Unibank (sentenza 17 giugno 1999, causa C-260/97), in connessione con una serie di convenzioni e di regolamenti comunitari, ha delineato il concetto di atto pubblico, cioè di atto autentico nel diritto comunitario, in uno con l'equiparazione alle sentenze. E tale accostamento "è giustificato appunto in quanto l'atto autentico deriva dall'attività intellettiva e valutativa di un pubblico ufficale, è cioè l'emanazione – per quanto indiretta e a fini di mera documentazione –dei pubblici poteri." Questo è quanto scriveva l'Avvocato generale La Pergola nelle conclusioni della detta causa e le sue considerazioni hanno trovato pieno accoglimento nella sentenza della Corte. L'atto autentico è conosciuto e riconosciuto anche a livello normativo. E' qui sufficiente ricordare il Regolamento (CE) n. 805/2004, che istituisce il titolo esecutivo europeo (TTE), le norme comunitarie sul di riconoscimento delle decisioni in materia civile e commerciale per i crediti non contestati, il Regolamento (CE) n. 44/2001, c.d. Bruxelles I, il Regolamento (CE) n. 1347/2000 c.d. Bruxelles II, relativo al riconoscimento ed esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e dì potestà dei genitori sostituito con conferma dell'impianto dal Regolamento (CE) n. 2201/2003 sulla competenza, riconoscimento ed esecuzione delle decisioni nelle dette ultime materie.
Il punto chiave qual è? Che ancora oggi e per ragioni innanzitutto storiche, l'atto autentico è diverso in Italia rispetto alla Francia o alla Spagna. Ecco la seconda sfida che il Notariato non può e non deve perdere nel processo di integrazione europea: trovare un substrato comune agli atti pubblici, cioè garantire un elemento comune che possa essere il passo successivo per il mutuo riconoscimento e la circolazione dell'atto autentico. Ancora siamo in una fase talmente arretrata che, come sapete, nell'ambito comunitario non esiste una deroga incondizionata a legalizzazione ed apostille. I passi da compiere, quindi, sono notevoli. Uno sforzo comune, però, è un passo a mio avviso necessario e indifferibile. Non si può, cioè, non trovare un accordo, possibilmente tradotto, come si spera che accada, in un regolamento comunitario, sul concetto di atto autentico. Non deve esserci un atto autentico per l'Italia che non valga per la Spagna e per la Francia e così via, sia pure ovviamente nella libertà di aggiunte e precisazioni.
Ultima sfida da vincere è quella sul diritto societario; e qui arrivo al profilo, successivo, delle conclusioni. Perché è la sfida più complessa o, meglio, quella paradigmatica dell'approccio da seguire. Qui gli interessi fra i vari Notariati non possono essere assolutamente convergenti, perché noi abbiamo un sistema in cui il controllo di legalità per l'accesso al registro imprese è affidato al Notaio. In altri Stati dell'Unione vi sono regole simili; in Francia, di contro, si è fatta una scelta opposta. Risulta palese quanto sia difficile, a livello comunitario, trovare una cooperazione o comunque una comunione di intenti. Specialmente in un momento in cui crisi economica, globalizzazione e pressioni del mondo anglofono portano un vento contrario alle logiche sistematiche del civil law o al dualismo che finora ha guidato la normativa europea in materia.
La sfida, in questa prospettiva, quanto a condizione di nazionalità, atto autentico e societario in cosa consiste? In un cambio di mentalità. Che vuol dire un cambio di mentalità? A mio avviso significa che ciascuno di noi spesso e inconsciamente applica quello schema logico che molti psicologi riassumono nel detto "chi è un martello pensa che tutto sia un chiodo!". In altre parole, siamo talmente abituati a ragionare soltanto con la nostra logica e i nostri occhiali che vediamo le cose solo dalla nostra prospettiva. E' necessario cambiare la prospettiva. In che senso? Il Notariato italiano — e non solo esso - deve fare un ragionamento simile a quello che è stato imposto agli Stati membri nell'ambito della Comunità e poi dell'Unione Europea. Affidare e affidarsi molto alle strutture e ai rapporti internazionali. Poiché molta parte delle questioni che oggi ci affliggono sono di provenienza comunitaria, occorre per così dire, avere le antenne attive; occorre esser pronti e dare un peso sempre maggiore, dedicare un'attenzione particolare a quelle che sono le istanze del diritto comunitario. Come? Con una maggiore cooperazione fra le istituzioni comunitarie Notarili e fra le istituzioni Notarili internazionali, perché poi spesso la chiave di volta è tutta qui. Pur con la buona volontà di tutti í soggetti e di tutte le singole persone coinvolte nel livello interno, nel livello internazionale e nelle istituzioni comunitarie, troppo spesso manca il lavoro di sintesi, il far gruppo o squadra. Il che è ancor più inspiegabile ove si rifletta sul fatto che molte volte le persone che operano nei diversi organismi sono le medesime. Ci può essere un soggetto che è nella Commissione Internazionale del Cnn o nel Consiglio Nazionale stesso e che, poi, è anche nei Gruppi di lavoro del Cnue o dell'Unione Internazionale del Notariato. E la diversa sedia su cui si è seduti spesso conduce a un diverso approccio o a un difetto di comunicazione, impedendo il perseguimento del risultato prefissato all'inizio. In altre parole non è raro che nella sede comunitaria si prediliga soltanto per esempio la posizione comunitaria trascurando quella interna o viceversa, e nella sede interna si dimentichi il quadro comunitario. L'unico modo, pertanto, è cambiare mentalità e capire che soltanto con una convergenza e maggiori deleghe questo o quel risultato si può raggiungere. Cosa vuol dire convergenza e cosa vuol dire deleghe in parte di attribuzioni? Vuol dire che ci sono dei settori in cui il Notariato italiano deve conservare la sua piena sovranità nelle scelte, anche a livello comunitario. Ma ci sono settori in cui tale sovranità e autonomia vanno ripensate. Torna utile il precedente riferimento al diritto societario area in cui non possiamo purtroppo accodarci o aggregarci con alcuno. Su altri aspetti dell'esperienza comunitaria, che poi dovremmo definire europea, dato che non si riduce soltanto all'ottica degli Stati membri perché non tutti i Paesi europei fanno parte dell'Unione Europea, occorre invece lavorare sinergicamente. Penso al tema dell'atto autentico, penso a temi quale la riforma dell'accesso, penso a temi quale il territorio. Credo che sia il tempo e il momento giusto per non perdere queste opportunità, per non farci, quindi, travolgere da nuove norme sull'atto autentico che non abbiamo concordato, da nuove norme sulle società che non abbiamo concordato, da nuove norme sulla condizione di nazionalità e, quindi, sulla nozione di Notaio che non abbiamo concordato.
Grazie.
GLI ASPETTI POLITICI - RELAZIONE DI ARRIGO ROVEDA -NOTAIO IN MILANO
RIFLESSIONI PRELIMINARI
E sono sette.
Sette i Congressi di Federnotai e sette le proposte che, all'interno dei temi congressuali, sono stato chiamato a formulare (e forse, essendo l'unico che ha realizzato l'en-plein, sarà il caso di farsi da parte).
Questa volta però, ancor più di altre, quanto dirò non risultera gradito a tutti. Mi consentirete quindi di leggere la prima parte dell'intervento affinché ne riesca a controllare i toni.
Avevo accettato con entusiasmo di tenere questa relazione anche perché, e parlo qui da "sindacalista" che sul tema dell' "autoriforma" si è sentito per anni come un ciclista in fuga faccia al vento, quando Gennaro Fiordiliso mi ha proposto di intervenire al settimo Congresso era l'epoca dell'entusiasmo successivo alla venuta allo scoperto del Consiglio Nazionale che nell'ottobre 2007 aveva lanciato cinque, del tutto condivisibili, punti di autoriforma del notariato.
1) Concorrenza: incremento del numero dei notai di 1.000 unità (più 20%); ampliamento del numero dei notai a cui i cittadini possono rivolgersi attraverso l'accorpamento dei distretti minori.
2) Adeguamento automatico del numero dei notai: introduzione di meccanismi di aggiornamento del numero dei notai in base alla crescita economica del territorio.
3) Costi: introduzione di tariffe agevolate a favore dei giovani per l'acquisto della prima casa, il mutuo e l'avvio di nuove imprese.
4) Accesso alla professione: concorsi a cadenza certa annuale; aumento del 50% (da 200 a 300) dei posti messi a concorso.
5) Sostegno ai giovani: 100 borse di studio triennali per i giovani meno abbienti.
Questo entusiasmo è via via scemato col passare dei mesi, fino a portarmi, proprio nei giorni immediatamente precedenti all'apertura di questo Congresso e per la prima volta nella mia carriera notarile, a non auspicare un processo di accelerazione delle proposte di riforma dell'ordinamento e della legislazione notarile.
Mai come in questo periodo il notariato appare spaccato, privo di una illuminata visione di insieme ed impegnato in una lotta per l'affermazione di interessi particolari.
Non è difficile capire che mi riferisco alla vicenda Tabella.
Ho detto e ribadisco che ritengo del tutto condivisibili i cinque punti di autoriforma, iniziando proprio da quello, realizzato, relativo all'aumento straordinario del numero dei notai.
Ricordo a questo proposito le parole del Presidente della Cassa Nazionale del Notariato, Attaguile, in occasione della presentazione alla stampa dei cinque punti.
Leggo, per non sbagliare, dal Comunicato Stampa pubblicato su CNN Notizie del 19 ottobre 2007: "la proposta elaborata vuole essere un segnale di grande apertura e disponibilità del Notariato. E' evidente che l'inserimento di mille nuovi notai è destinato ad avere pesanti ricadute sull'intera categoria. La Cassa sarà infatti chiamata ad un impegno straordinario per assicurare sin d'ora prestazioni previdenziali a mille nuovi notai che fra 30, 35 anni saranno mille pensionati in più, a fronte di un volume di affari che rimarrà sostanzialmente invariato e che anzi, al momento, è in fase di contrazione sia per la diminuzione della contrattazione immobiliare sia soprattutto per l'ampliamento dei soggetti abilitati all'autentica delle vendite di autoveicoli. Sarà un sacrificio che tutta la categoria dovrà sopportare, sia nell'immediato per una contrazione del reddito dei notai in esercizio e l'inevitabile aumento dell'aliquota contributiva, ma soprattutto in prospettiva".
Sarà un sacrificio che tutta la categoria dovrà sopportare, diceva appunto Attaguile, tutta la categoria.
Sappiamo invece tutti benissimo sia come è andata a finire, sia perché e, soprattutto mi si consenta, per chi è andata a finire così. Il sacrificio di tutta la categoria è diventato il sacrificio beffa di alcuni distretti.
Sono accadimenti, quelli che hanno portato all'approvazione della nuova tabella, da non sottovalutare e che di fatto rompono quel tacito patto dí lealtà che aveva retto l'azione dei nostri organismi elettivi e che consisteva nell'indirizzare l'azione di governo alla realizzazione dell'interesse di categoria e non a quello del proprio bacino elettivo.
Qualcuno mi rimprovererà di aver evidenziato in termini così espliciti un contrasto interno alla categoria in un dibattito aperto ad esterni.
Vorrei quindi che fosse chiaro, soprattutto ai giornalisti presenti, che qui non si cerca di contrastare l'ingresso nel notariato di 840 nuovi soggetti, né si cerca in alcun modo di ritardarlo.
Già oggi, con l'attuale tabella, sarebbe possibile bandire, con cadenza annuale, almeno due concorsi a 350 posti (numeri indicati dal Ministero) e quindi le eventuali, anzi certe, impugnazioni dei Decreti Ministeriali non avranno NESSUN, ripeto, nessun impatto sulla possibilità di bandire concorsi in tempi e per numeri adeguati alle aspettative di coloro che ambiscono ad accedere al notariato.
Qui non si contesta né il principio né il numero. Si contesta l'illegittimo ed immorale gioco che porta a scaricare il sacrificio ("armiamoci e partite") solo su pochi, soliti, distretti, quelli che già conoscono da tempo la concorrenza che si vuole garantire.
CONSIGLIO NAZIONALE DEL NOTARIATO
PROPOSTA DI RIFORMA DEI CRITERI DI RAPPRESENTATIVITA'
Non è quindi più pensabile che il sistema elettivo dei nostri organi istituzionali prescinda da corretti criteri di rappresentatività territoriale ed è necessario che, prima di passare ad una qualsiasi attività propositiva in tema di riforma, si ponga preliminarmente mano ad una riscrittura delle regole che presiedono alla nomina di Cassa e Consiglio per riportare una necessaria democrazia all'interno della categoria.
Gli attuali numeri, macroscopicamente una volta attuata la revisione straordinaria della tabella, ma già oggi in misura inaccettabile, portano ad una sproporzione di rappresentatività per ciascun eletto tale da delegittimare gli organi stessi.
Questi i dettagli
REGIONI
O GRUPPI NUMERO
NOTAI PERCENT.
% NUMERO
ATTUALE NUMERO
MATEMATICAMENTE
SPETTANTE
Lombardia 1167 18,97 2 3,79
Triveneto 776 12,61 2 2,52
Lazio 619 10,06 2 2,01
Piemonte 530 8,62 2 1,72
Emilia - Romagna 527 8,57 1 1,71
Sicilia 468 7,61 2 1,52
Campania 405 6,58 2 1,31
Toscana 402 6,53 1 1,31
Marche / Umbria
Abruzzo / Molise 392 6,37 2 1,28
PII. lia 336 5,46 1 1,09
Liguria 227 3,69 1 0,74
Calabria
Basilicata 187 3,04 1 0,61
Sardegna 116 1,89 1 0,39
TOTALI 6152 100,00 20 20,00
NUMERO
NOTAI PERCENT.
% NUMERO
ATTUALE PERCENT.
%
NORD 3227 52,45 8 40,00
CENTRO
E SUD 2925 47,55 12 60,00
TOTALI 6152 100,00 20 100,00
FederNotizie - Quaderno n. 18 - Settimo Congresso di Federnotai - Allegato al n.6 - novembre 2008
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLA CASSA NAZIONALE DEL NOTARIATO
REGIONI
O GRUPPI NUMERO
NOTAI PERCENT.
% NUMERO
ATTUALE NUMERO
MATEMATICAMENTE
SPETTANTE
Lombardia 1167 18,97 1 2,85
Triveneto 776 12,61 1 1,89
Lazio 619 10,06 1 1,51
Piemonte 530 8,62 1 1,29
Emilia - Romagna 527 8,57 1 1,28
Sicilia 468 7,61 1 1,14
Campania 405 6,58 1 0,99
Toscana 402 6,53 1 0,98
Marche / Umbria
Abruzzo / Molise 392 6,37 2 0,96
Puglia 336 5,46 1 0,82
Liguria 227 3,69 1 0,55
Calabria
Basilicata 187 3,04 2 0,46
Sardegna 116 1,89 1 0,28
TOTALI 6152 100,00 15 15.00
NUMERO
NOTAI PERCENT.
% NUMERO
ATTUALE PERCENT.
%
NORD 3227 52,45 5 33.33
CENTRO
E SUD 2925 47,55 10 66.67
TOTALI 6152 100,00 15 100.00
Senza perdersi in esami troppo dettagliati appare paradossale che alla Cassa conti allo stesso modo chi rappresenta 1167 notai e chi ne rappresenta 93,5 e cioè meno di un decimo (e non vogliamo proseguire raccogliendo i fischi che avevano accolto chi, con un certo fondamento se si parla di politica previdenziale, ragionava in termini di rappresentatività proporzionata alla contribuzione).
Il discorso, naturalmente, non deve essere estremizzato e deve comunque tenere in conto giusti temperamenti per i quali possiamo sottoscrivere il pensiero dell'estensore dell'ultimissimo corsivo di FederNotizie: la riscrittura dei criteri di rappresentatività "non andrà operata solo ed esclusivamente con la matematica in mano (questo esercizio lo lasciamo volentieri a chi l'ha usato perversamente per la tabella), ma avendo come guida proprio principi dì democrazia rappresentativa che permetta comunque, al di là dei numeri, anche una rappresentanza di tutte le componenti geografiche e sociologiche del notariato".
Ma i tempi, in considerazione dell'attuale clima politico di categoria, devono essere rispettati. Prima la nomina con nuove regole di nuovi organi e poi, solamente poi, una nuova accelerazione sulla via della riforma.
PROPOSTE DI RIFORMA DELL' ORDINAMENTO DEL NOTARIATO
A) VERSO DISTRETTI OMOGENEI
Naturalmente l'ordinamento notarile resta il cuore di ogni riflessione in tema di riforma o autoriforma che dir si voglia.
Anche qui si può partire dalle premesse che il Consiglio Nazionale del Notariato aveva posto nel corso dell'autunno scorso.
Ai fini di un incremento di una "concorrenza virtuosa" all'interno del notariato si proponeva "un ampliamento del numero dei notai a cui i cittadini possono rivolgersi attraverso l'accorpamento dei distretti minori".
L'accorpamento dei distretti minori, oltre ad avere innegabili ricadute positive in termini di efficienza del procedimento disciplinare riformato ed andare nella direzione indicata dal CNN, serve a garantire a ciascun singolo notaio opportunità di lavoro se non uguali, perlomeno non così fortemente dissimili come avviene con l'attuale composizione dei distretti.
Un parità di prospettive e potenzialità per ciascun notaio, garantita da bacini di utenza, economici, territoriali e di popolazione, tendenzialmente simili, è sicuramente auspicabile e va nel senso di quell'incremento di concorrenza virtuosa che la società chiede oggi al notariato, essendo ben altra cosa rispetto a quell'egualitarismo di stampo dirigista (e sostanzialmente ignorante da un punto di vista economico) che, attraverso la ripetuta applicazione del metodo preso a base per la revisione della tabella dal DM 2 aprile 2008, porta tendenzialmente ad avere repertori uguali in tutta Italia come se ad uguale tipologia di repertorio corrispondesse uguale fatturato (mentre chiunque sa che gli atti di minor valore moltiplicano assai di più rispetto a quelli di valore elevato) e come se la voci di spesa incidessero ovunque nella stessa proporzione (il carovita impatta sul potere di acquisto, tra provincia e provincia, con differenze misurabili nell'ordine del 30% (fonti Istat e Unioncamere).
Già nel 1998, in occasione del terzo Congresso di Federnotai, erano state formulate precise proposte in tema di riforma del sistema dei distretti. "1) Suddivisione in collegi notarili composti da un numero di notai il più possibile omogeneo tra loro, nel rispetto di peculiarità geografiche del territorio.
L'esperienza dell'attuale legge notarile ha messo in rilievo come l'operare in distretti di diverse dimensioni, sia la causa principale dell'esistenza di notariati diversi tra loro. Illumina a questo proposito una riflessione di Luigi Augusto Miserocchi, che, esaminando la situazione del grande distretto da lui a quel tempo presieduto, sostiene: "Esiste nel notariato un modello opposto: quello dei piccoli distretti, con pochi notai iscritti, nei quali la ripartizione del lavoro avviene su basi prevalentemente territoriali, distretti che costituiscono, per il solo fatti di esistere, una difesa contro la libera concorrenza. Sicuramente anche questo modello ha i suoi lati positivi, però esso spesso porta alla mancanza di stimoli per l'aggiornamento professionale e comunque talora indulge ad una prestazione meno tempestiva e meno capace di adeguamento al mutare della realtà economica".
2) Suddivisione in collegi composti da un numero di notai iscritti non inferiore a trecento.
L'esperienza dimostra come il corretto funzionamento dei consigli notarili possa versi solo ín presenza di un effettivo rispetto del principio di rotazione.
Molteplici sono gli svantaggi connessi al reiterarsi delle cariche in capo alle stesse persone. L'appassirsi delle innovazioni sulle posizioni consolidate di chi da tempo ricopre la stessa carica. L'affievolirsi delle energie e degli entusiasmi. Il mancato coinvolgimento di gran parte della categoria nell'attività politica della stessa.
Il crearsi di posizioni di privilegio (legate al prestigio della carica) distorsive dei meccanismi della concorrenza.
Il rischio di personalismi, con conseguente utilizzo strumentale dei poteri di vigilanza e disciplinare a danno di singoli iscritti.
Un effettivo rinnovo delle cariche (senza pregiudizio in termini di qualità degli eletti), anche a causa di una indiscutibile ritrosia di parte della categoria a ricoprire incarichi istituzionali, può essere garantito solo da un numero ampio di eleggibili.
Lo dimostrano le ripetute vicende elettorali anche successive all'emanazione del codice deontologico: il principio di rotazione, salvo casi di straordinarie cancrene, ha trovato applicazione nei grandi distretti ed è rimasto lettera morta in quasi tutti quelli piccoli.
Se ciò è in parte dovuto al fatto che alla posizione di consigliere, e soprattutto a quella di presidente, è collegata nel piccolo distretto maggior potere, non si può negare che il problema sia anche dovuto ad una mancanza di disponibilità da parte degli eleggibili. Inoltre, la suddivisione in piccoli distretti potrebbe dar luogo alla formazione di cartelli tra notai che attuando, per il tramite di consigli notarili conniventi, controlli e vigilanza in modo più blando potrebbero dar luogo ad un esercizio della funzione di tipo locale, esercitando in tal modo una concorrenza illecita nei confronti di notai iscritti a collegi limitrofi e per questo sottoposti a controlli e vigilanza di diverso tenore.
Infine, si deve ritenere che la funzione di aggiornamento, di formazione permanente, possa essere svolta con maggior efficacia se distribuita tra un più ampio numero di soggetti.
3) Suddivisione in collegi composti da un numero di notai iscritti non superiore a quattrocento
Abbiamo cercato di evidenziare le problematiche connesse a collegi con un basso numero di iscritti. Minori, ma pur sempre rilevanti, i disagi dovuti ad un alto numero di iscritti.
Avendo voluto porre la qualità al centro del rapporto tra notariato e concorrenza, acquista particolare significato l'esercizio delle funzioni dí vigilanza e di controllo.
Se oggi queste funzioni sono compresse tra lo strumento formale delle ispezioni biennali ed una loro visione passiva (limitantesi cioè all'attesa di un esposto fatto da un cittadino o da un altro collega), sarà necessario procedere ad una loro espansione attraverso nuovi e diversi strumenti (si pensi, ad esempio, al monitoraggio dei sinistri denunciati per ottenere la copertura assicurativa dei danni causati da un ripetuto identico comportamento negligente oppure un controllo sulla tempestività, intesa come media, dell'esecuzione degli adempimenti successivi all'atto, trascrizioni ed iscrizioni nel registro delle imprese).
L'effettività della vigilanza e del controllo può però ridursi se aumenta il numero dei soggetti (e quindi delle prestazioni) che devono essere controllati. Ciò non significa che il numero massimo proposto sia da considerare insuperabile. Significa solo che in una fase di sperimentazione di nuovi controlli è prudente lavorare su un numero gestibile di soggetti."
Le riflessioni e le proposte di dieci anni fa, che peccano forse di eccessiva rigidità nell'indicazione del numero ideale di notai per ciascun distretto, ci paiono tutt'altro che superate trovando invece nuovi argomenti a favore
a) nell'espressa richiesta di maggior concorrenza che viene formulata al notariato, a torto o a ragione, anche, ma non solo dalla commissione Antitrust;
b) nell'aumento del numero di notai a vario titolo coinvolti, in ciascun distretto,
nell'attività disciplinare dopo l'insediamento delle COREDI che rende, in alcune piccole realtà il numero dei controllori molto vicino al numero dei controllati.
Oggi che la proposta di omogeneizzazione dei distretti è stata fatta propria dai vertici del notariato, è arrivato il momento di accelerare sull'obiettivo e non si comprendono i motivi per i quali il Ministero non si sia già pronunciato in occasione del DM 2 aprile 2008.
Poiché auspichiamo che il notariato possa ritrovare una sua unità sul problema Tabella mettendo da parte quelle irrazionali spinte egoistiche che hanno portato al contestato prowedimento ministeriale, l'eventuale nuovo provvedimento ministeriale che il nuovo Ministro, in via di autotutela dovesse emanare in sostituzione del DM 2 aprile 2008, potrebbe già procedere ad accorpamenti (e forse divisioni) di distretti.
B) LA LINGUA DELL'ATTO
Passando ad una proposta di contenuto apparentemente minore ma comunque significativa in un'epoca in cui si avverte diffusamente un'esigenza di semplificazione e di competitività del nostro ordinamento, soprattutto nei confronti di soggetti stranieri i cui investimenti si vogliono attrarre nel nostro paese, torna di attualità una proposta ancor più risalente perché addirittura formulata nel 1995 in occasione del primissimo Congresso di Federnotai. Quella di consentire, per il caso di parti e notaio che conoscano una lingua straniera e purchè essa sia lingua ufficiale della Unione Europea, l'utilizzo di quella lingua in sostituzione dell'Italiano, fermo, eventualmente, l'obbligo di allegare una traduzione in italiano ai fini del deposito dell'atto presso pubblici registri.
Quella della stipulazione in una lingua straniera è un'esigenza molto sentita nelle transazioni internazionali nelle quali, piaccia o meno, le trattative sono svolte in una lingua diversa dall'italiano e, per tale motivo, al documento scritto nella lingua straniera si vuole dare prevalenza.
La traduzione in italiano (perché tale rimane anche se oggi assurge a dignità di originale, derubricando il documento negoziato da originale a traduzione) diventa quindi un intralcio in termini di costi, tempi ed efficienza che un sistema giuridico che vuol essere competitivo non sí può permettere.
PROPOSTE DI RIFORMA DI NORMATIVE DI INTERESSE NOTARILE
Nel recente passato il Notariato si è reso protagonista attivo di importanti riforme che hanno portato giovamento alla collettività:
la legge Mancino, fondamentale snodo per la lotta alla criminalità organizzata;
- la trascrizione del contratto preliminare e la legge sulla tutela degli acquirenti degli immobili in costruzione, importanti contributi per la sicurezza dell'accesso alla casa;
- la delegabilità di alcune fasi del processo esecutivo grazie al quale, in molte circoscrizioni di Tribunali, è stato praticamente azzerato l'arretrato delle esecuzioni immobiliari;
- l'introduzione del cosiddetto prezzo valore che ha portato ad una virtuosa emersione del valore reale delle transazioni immobiliari ed ad un conseguente giro di vite sul piano della lotta al riciclaggio di denaro.
A tali risultati si è arrivati grazie ad una serrata attività scientifica, all'attività della commissione propositiva insediata presso il CNN, ma anche col contributo della forza innovativa tipica del movimento sindacale che oggi celebriamo.
In questa direzione vogliono andare le proposte che, in estrema sintesi, vado ad illustrare.
A) PER UN TESTO UNICO DELLA IMPOSIZIONE INDIRETTA SUI TRASFERIMENTI IMMOBILIARI
Il settore dí interesse notarile nel quale sí presenta più urgente la necessità di una riforma organica é quello della tassazione dei trasferimenti immobiliari, recentemente oggetto di una serie di interventi che non sembrano affatto frutto di un disegno organico e che hanno prodotto un'inestricabile selva di complicate varianti che rendono la tassazione insidiosa per il notaio ed incomprensibile per i non addetti ai lavori.
Fermo restando che non compete al notariato stabilire quale gettito l'Erario debba attendersi dall'imposizione sui trasferimenti immobiliari, ben sarà possibile, tenendo fermo il numero finale, studiare, scrivere e presentare un testo unico sulla tassazione immobiliare che renda le regole più semplici e trasparenti.
Si potrebbe lavorare ad una riduzione del numero delle imposte (eliminando le ipotecarie e catastali che, nell'epoca dell'adempimento unico, suonano anacronistiche); ad una omogeneizzazione delle aliquote (inspiegabile 1'8% dei terreni rapportato al 7% dei fabbricati); alla soppressione di alcune illogicità (le due aliquote prima casa diverse per IVA e registro) e iniquità (l'aliquota espropriativa al 18% per i terreni agricoli); alla riduzione dei poteri di accertamento degli uffici, contrastando l'ultima inversione di tendenza ed accentuando la "catastalizzazione" del sistema; alla ricerca di un meccanismo che possa rendere la rendita catastale
un criterio più equo per determinare il valore dell'immobile (è sotto gli occhi di tutti l'attuale casualità del sistema che premia alcune località e ne punisce altre).
Arrivare insomma ad una riscrittura completa delle norme che regolano l'imposizione immobiliare con il varo di una sorta di Testo Unico.
B) IL NOTAIO E IL PROCESSO CIVILE
A tutti sarà capitato di essere richiesti di autenticare un documento diretto all'estero, in particolare diretto verso Paesi di common law, contenente quello che viene chiamato AFFIDAVIT e cioè un documento contenente dichiarazioni o constatazioni di fatti, resa da una persona volontariamente e sotto giuramento, da utilizzare a fini processuali.
E' anche noto a tutti che un simile documento, allo stato, non è autenticabile o ricevibile dal notaio. Così come è noto, e ribadito ad ogni insediamento di Ministro di Giustizia, che la situazione del processo civile in Italia è costantemente e tragicamente fallimentare.
Queste due notorietà ci paiono oggi immotivatamente inconciliabili.
Il Notariato ha dato buona prova di sé sia in occasione della temporanea stagione dei GOA sia, come già ricordato, quale delegato per le procedure esecutive. E' una risorsa affidabile in grado di offrire al legislatore una valida sponda per la soluzione ad alcuni dei problemi del processo civile.
DIBATTITO
notaio Carlo Munafò
Prima di aprire il dibattito, per il quale segnalo che la prima persona iscritta è Luigi Miranda dell'Associazione Giovani Notai, darei la parola un attimo al Presidente Fiordiliso che ha da dire un paio di cose.
notaio Gennaro Fiordiliso
Vorrei evidenziare come da queste tre relazioni che abbiamo ascoltato, che sono state di carattere tecnico, siano tuttavia emersi molti dati di tipo politico, estremamente interessanti per il notariato. Parlo di un interesse non egoistico, ma visto in prospettiva futura di sviluppo. Gea Arcella ha evidenziato brillantemente quali siano gli aspetti politici della tecnologia messa in atto dal notariato: è
un patrimonio culturale ed innovativo che si presta a suscitare molto interesse nei nostri interlocutori politici. La stessa valenza politica ha la prospettiva europea, ben tratteggiata da Liotta. Così come in Italia è opportuno il contatto con tutte le altre componenti professionali ricercando ciò che ci unisce, così in Europa riteniamo molto importante mantenere i più stretti contatti con gli altri notariati e trovare gli aspetti comuni. Chiudo con una battuta sulla relazione di Arrigo Roveda che dividerei nettamente in due parti: la prima pensata o scritta, non so bene, dopo l'ennesima "defaillance" calcistica dell'Inter ... e che risente quindi di un certo malumore che lo ha spinto ad alcune affermazioni a titolo personale; la seconda è invece la prospettiva politica che da par suo Arrigo ha presentato e proposto, che trova la Giunta Nazionale di Federnotai assolutamente sulla stessa linea.
notaio Luigi Miranda
Colleghi, cercherò di sintetizzare al massimo questo mio breve intervento. Innanzitutto permettetemi di ringraziare il Presidente Fiordiliso che ci ospita nelle giornate di oggi e di domani. Come molti di voi sanno, la nostra è un'associazione estremamente giovane e non solo per l'età degli associati. Nei suoi trenta mesi di vita però ha compiuto una serie di passi che riteniamo soddisfacenti proprio come impegno ed energia di fianco agli Organi Istituzionali, quindi al Consiglio, alla Cassa; ha condiviso le riflessioni sulla vita di categoria con Federnotai; è stata sinergica con la Fondazione. In entrambi i Congressi Nazionali, che abbiamo svolto a Firenze e a Napoli, ha dialogato in maniera proficua con le altre categorie, con i giovani Avvocati e i giovani Commercialisti, con i Ragionieri. Il prossimo settembre svolgeremo qui a Roma un incontro finalizzato a dare ancora una volta il nostro contributo e le nostre idee al Notariato che verrà, al Notariato che vorremmo. E' esattamente questo il motivo per cui l'Associazione esiste. Ciò ovviamente non può prescindere dall'analisi dello status quo. Come è stato più volte ripetuto nel corso dei lavori, lo scenario politico, negli ultimi giorni, si presenta estremamente innovativo, o almeno pare esserlo, rispetto a quello immediatamente precedente i cui protagonisti hanno desiderato essere ricordati per l'uso a dir poco frequente di termini come liberalizzazioni e competitività. Ebbene, crediamo che sia opportuno riesaminare ancora una volta questi concetti per prevenire il pericolo del ripetersi di teorizzazioni ancora una volta discutibili.
L'occasione purtroppo si è presentata soltanto ieri quando è stato pubblicato il sesto rapporto sul processo di liberalizzazione della società italiana da parte di Società Libera che è un'associazione promossa da accademici e da imprenditori. Tale rapporto definisce in chiaro-scuro l'esito delle "lenzuolate" Bersani. Il Sole 24 Ore in un articolo apparso ieri afferma che se monopoli, banche, notai, tassisti, benzinai, società di assicurazioni, case automobilistiche, farmacisti, carrozzoni pubblici come il PRA, sono in varia misura riusciti a depotenziare i tentativi di riforma, la ragione sta nel potere di interdizione delle corporazioni tra le quali c'è ovviamente anche la nostra, che tengono in pugno il Paese e che trovano la loro base costitutiva nel retroterra istituzionale, un retroterra che genera la cattiva allocazione dei talenti e alimenta infinite abilità parassitarie. Intendendo fugare qualsiasi tipo di dubbio, diciamo a voce alta che al Notariato è estranea in tutto il mondo qualsiasi abilità parassitaria. Ciò, se ce ne fosse bisogno, risulta anche dal pezzo giornalistico che semplifica drasticamente le procedure per registrare la proprietà nonché le fattispecie contrattuali che nei secoli hanno impegnato centinaia di articoli del Codice Civile e che quotidianamente impegnano Notai, Magistrati e Awocati. D'altro canto è di pochi giorni la nota pronuncia della Corte di Cassazione che riafferma con precisione l'indispensabile funzione pubblica del Notaio e la sua specialità rispetto agli atti traslativi della proprietà, per garantire la certezza dei rapporti giuridici, personali e patrimoniali. Come diceva giustamente il collega Liotta, la garanzia della funzione notarile è presente in circa il 60% della popolazione mondiale e in circa 1'80% dei Paesi dell'Unione Europea. La nostra attività realizza una certa prevenzione delle controversie e consente nei Paesi di Civil Law un contenzioso il cui costo è pari allo 0,9% del PIL, mentre negli Stati Uniti tale rapporto è pari al 2,5%. In particolare nel nostro Paese ogni utente del Notariato gode di una ulteriore tutela quale l'assicurazione collettiva, e ci piace ricordare come siamo stati la prima categoria professionale ad avvertire tale esigenza di protezione del cittadino instaurandola volontariamente prima ancora che il problema fosse avvertito dal legislatore. Come ricordava Gea, l'affidamento al Notariato del controllo preventivo sugli atti societari ha consentito di ridurre da 150 a 4 giorni il tempo medio di iscrizione nel Registro alle Imprese con un contenzioso riferito agli atti societari pari allo 0%. Il tutto con onorari che, al di là dei luoghi comuni, sono nettamente inferiori a quelli di altre categorie professionali. Sono dati la cui diffusione nella società deve essere perseguita con sempre maggiore incisività e che senza dubbio ci consentono di dire che siamo una categoria di eccellenza alla quale spesso il sistema Paese, come è stato da poco ricordato, ha fatto ricorso per far fronte a impellenti esigenze: basti pensare alle cessioni di quote che prima del '93 venivano stipulate anche dall'aldilà.
Diciamo ugualmente a voce alta che è inaccettabile che da taluni si configuri l'evoluzione delle libere professioni come un loro avvicinamento all'attività imprenditoriale. "Si fatica tuttora a considerare l'attività professionale come attività di impresa ed è in ultima analisi per tale motivo che nel nostro Paese una riforma strutturale delle professioni stenta a decollare ..." Queste parole sono state pronunciate dal Presidente dell'Autorità Garante della Concorrenza presso la Commissione Giustizia e Attività Produttiva della Camera dei Deputati 1'8 marzo 2007. "L'attività dei professionisti intellettuali è attività economica ma non è attività di impresa." Queste invece sono parole di Gianfranco Campobasso che chiariscono a tutti i reali termini della questione.
Consideriamo ugualmente inaccettabile che una chiave di volta nella prossima riforma delle professioni si individui in un accesso meno rigoroso. "Sarebbe opportuno affermare la regola generale per cui l'accesso ad una professione, dunque la possibilità di prestare i relativi servizi, sono liberi in linea di principio. A tale scopo si potrebbe ipotizzare la necessità di una valutazione di adeguatezza e proporzionalità che prenda in considerazione anche la cosiddetta ipotesi zero, cioè l'eventualità di non imporre in relazione a determinati servizi l'obbligatorietà di alcun requisito, lasciando la selezione dei professionisti migliori alle normali dinamiche di mercato." Ancora una volta, queste sono parole pronunciate dal Presidente dell'Autorità Garante della Concorrenza sempre nella medesima occasione, probabilmente dimenticando la grandezza e l'importanza degli interessi patrimoniali e personali che da parte del cittadino dovrebbero essere affidati ai beneficiari delle opzioni zero, e che nel nostro Paese la valutazione giudiziale delle regole in tema di responsabilità contrattuale richiede una durata media di 1210 giorni, esattamente più del doppio della media Europea, sei volte quella del Regno Unito e quattro volte quella della Francia. Un ultimo dato. Per il raggiungimento di una vera competitività è inoltre indispensabile una seria riforma dell'Università volta ad evitare tra l'altro che uno studente della facoltà di giurisprudenza si laurei senza aver mai visto un atto notarile, una sentenza o un atto di citazione. Un rapporto tra docenti e studenti inadeguato, un numero di borse di studio insufficiente, una proliferazione di corsi in settori non rispondenti ai bisogni della società, una composizione del corpo docente inadeguata con troppi ordinari (18.000) ed associati rispetto al numero dei ricercatori. Sono queste solo tre delle voci inserite nell'elenco degli aspetti critici dell'Università Italiana nel libro verde predisposto dalla Commissione Tecnica presso il Ministero del Tesoro sulla spesa pubblica. Grazie.
notaio Carlo Munafò
Grazie Luigi. La prima persona che si è prenotata a parlare è Enrico Santangelo che invito al tavolo.
notaio Enrico Santangelo
Il mio intervento è innanzitutto un riconoscimento a quello che ha detto Arrigo, io sono sostanzialmente d'accordo con quasi tutto quello che ha detto Arrigo, ovviamente non condivido la forte critica alla tabella per un semplice fatto: a mio parere il numero dei Notai deve essere proporzionato al numero degli atti, è un fatto assolutamente logico a mio parere, e il numero degli atti significa rispettare la funzione. Se, viceversa, un numero di atti molto elevato dovesse essere necessariamente redatto da un basso numero di Notai, significherebbe distruggere la funzione. Ma, a parte questo, ci possiamo sedere a tavolino e stabilire con precisione quale sia il rapporto e quale sia, di conseguenza, il numero giusto di notai. Io non credo nemmeno alla grande differenza di costi: uno studio nel centro di Napoli costa esattamente come uno studio nel centro di Milano e il costo di una segretaria è identico dappertutto. A parte questo, io riconosco assolutamente che tutto ciò che ha detto Arrigo, compreso la rappresentatività, mi trova assolutamente d'accordo. Ebbi modo di dire questo anche in altra occasione. Ma il mio intervento, se mi permettete, ha ad oggetto un altro aspetto: l'accesso. lo in questo momento faccio parte della Commissione che sta esaminando i candidati dell'ultimo concorso e vi dico che il sistema non funziona, non può funzionare. Mi permetto di dire i motivi che metto a vostra disposizione perché voi possiate capire che cosa significa fare parte di una Commissione esaminatrice. La legge giustamente impone che vengano corretti tutti e tre gli elaborati, quelli che hanno consegnato sono 2376: per 3 sapete meglio di me quanto fa. E' vero che la legge consente di non andare alla lettura del secondo o del terzo elaborato in caso di gravissimi errori, ma deve essere un fatto eccezionale, e quindi diciamo che abbiamo fatto i conti: il numero degli elaborati da correggere, comprendendo anche quelle persone che vengono escluse dopo il primo, è di 4000, qualche cosa in più e non di meno. La correzione (noi rispettiamo la legge) viene fatta collegialmente, il che significa che per leggere un tema di 15 pagine occorre non meno di mezz'ora tra parte pratica e parte teorica. Significa che ogni sottocommissione può esaminare nella migliore delle ipotesi sette candidati in un giorno tra mattina e pomeriggio, lavorando ininterrottamente più di nove ore al giorno. Per fare questo ci vogliono cento settimane lavorative ! Questa è la realtà, secondo la legge attuale. Tenete presente che la legge attuale consente una seppur ridicola turnazione, perché io, su quattro settimane, tre sono a Roma tre giorni alla settimana e una è la settimana di riposo. Il Presidente e il vice Presidente non possono ammalarsi, non possono mancare nemmeno una settimana. E' una cosa assolutamente impossibile perché è evidente che, se il Presidente non può venire, la Commissione non può riunirsi e quindi si perde altro tempo. Pensare che questa norma, questa legge così come è stata predisposta possa raggiungere il fine di accelerare il concorso è assolutamente impossibile, così come è stata predisposta. E' un dato di fatto, non è che si può discutere, non c'è la possibilità di farlo. Di conseguenza va modificata, tenendo presente che l'auspicabile e da alcuni immaginato aumento delle commissioni passa attraverso anche la disponibilità di tutti, ed è impossibile trovare Magistrati; tenete presente che il Presidente e il vice Presidente, Magistrati di Cassazione devono avere l'onore di presiedere la riunione perdendoci circa 2.500 euro al mese, non sto scherzando perché il Presidente e il vice Presidente che sono Magistrati di Cassazione, percepiscono una indennità che è collegata al loro ruolo di Cassazione, ma che gli impedisce di essere rimborsati delle spese che sopportano, con una perdita netta, secca di circa 2.500 euro al mese. Voi ditemi chi è disponibile a fare una cosa di questo genere. Personalmente (ma i notai è noto ... sono ricchi) io devo avere più di 10.000 euro dal Ministero che però non ha i soldi. Insomma il problema è serio. In sostanza voglio che anche voi vi rendiate conto che il modo di approccio a questo concorso deve essere modificato, o per legge imponendo al Notariato di sopportare tutte le spese del concorso, oppure attraverso la buona volontà di tutti, ma necessariamente è urgentissimo. Pensare di fare un concorso all'anno con questi numeri è assolutamente ridicolo, è una barzelletta. Grazie.
notaio Carlo Munafò
Grazie Enrico, grazie anche per il ruolo che hai in questo momento. Metteremo una buona parola con Federnotai e col nostro tesoriere ... Allora do la parola a Enzo Del Genio.
notaio Vincenzo Del Genio
Io conosco Arrigo da tanto tempo e, anche se lui non lo sa, l'ho seguito sempre con affetto perché l'ho considerato sempre un astro nascente, una persona di primo piano. Che sia uomo di valore si vede veramente nella seconda parte della relazione perché gli spunti sono tali e tanti che forse non me li ricordo nemmeno più, e per me sono degni di grandissima considerazione. La prima parte onestamente manca di quel tono, di quella classe che deve avere un capo, una persona importante. Siamo scesi un poco troppo in basso, scusate. Fatemi parlare. lo sono 40 anni che faccio il notaio, ne ho viste di tutte, tutti i peccati mortali, tutte le cose più brutte, quindi posso parlare. Il discorso è questo, è di base, che cosa è successo? Questo brutto metodo circolare che è stato inventato 30 anni fa, ha comportato o in buona fede o in malafede delle disuguaglianze terribili, e questo metodo è stato messo in contestazione soltanto adesso. Se fosse stato fatto prima, se nel tempo ci fosse stata una maggiore perequazione il discorso sarebbe stato completamente differente. Ora, è vero che abbiamo, lui dice: 160 posti di notaio, o 180 non ricordo più, a Milano: una cifra astronomica. A Napoli ce ne sono soltanto 8, ma sono più pesanti 8 a Napoli che 180 a Milano. Sapete nel nostro Distretto quanti Notai sono al di sotto di 100.000 euro? II 50%.
notaio Carlo Munafò
Scusami Enzo, poi ti ridò la parola, volevo ricordare a te e agli altri che prenderanno la parola che per quanto Federnotai sia sempre aperta alla dialettica, tuttavia il tema congressuale sul quale ci confrontiamo è un tema propositivo ed è: "Il Notariato e la società — un dialogo aperto".
notaio Vincenzo Del Genio
Se volete io posso anche smettere ma dato che non sono stato io ma uno degli organizzatori che ha messo in mezzo il discorso non possiamo dire che l'intera platea la pensa come Arrigo.
Dico soltanto una parola sulla rappresentatività se me lo permettete. Che cosa significa la rappresentanza? Significa l'esigenza di determinate zone, ma non è che ci mettiamo a fare: io ho 500 notai e valgo di più: finisce il Notariato. Se volete avere maggior peso nei Congressi andate tutti e 500. Quando si va al Congresso si vota per persona che si presenta non perché io rappresento più persone perché quelle persone potevano venire al Congresso e avevano un voto come l'hanno tutti gli altri. Grazie.
notaio Carlo Munafò
Grazie Enzo, anche per il calore con cui sostieni le tue tesi. Allora, Nico De Stefano.
notaio Domenico de Stefano
Enzo Del Genio è una persona simpatica, l'abbiamo sentito tante volte, dispiace vederlo arrabbiato ma penso che faccia parte del suo repertorio anche l'arrabbiatura, per cui va tutto bene. Il tema del Congresso, ci ha ricordato il Presidente, è II Notariato e la società. lo vorrei voltare questa pagina della tabella e penso che prima o poi qualcuno ci si debba mettere davvero con buona volontà, e (lo dico con simpatia a Enzo Del Genio) questo non è il modo per voltar pagina in maniera adeguata; questo è un modo per fare polemica. Anche perché la tabella non è una cosa dei notai, cari colleghi. La tabella, la pianta organica dei notai, la distribuzione dei notai sul territorio, la maggiore o la minore concorrenza non è solo cosa dei notai. E' inutile dirsi quanto è il mio repertorio, quanto è il suo repertorio, quanto è il repertorio medio. E' inutile, sono cose che sappiamo, ci sono delle ottime pubblicazioni, però vogliamo per una volta pensare che per girare questa pagina adeguatamente, che è comunque un voltar pagina doloroso, vogliamo renderci conto che c'è anche la società ? Vogliamo renderci conto che le esigenze dei fruitori del nostro servizio sono eterogenee ? Non solo sul territorio, caro Vincenzo, ma anche nell'ambito di territori più ristretti sono eterogenee, di questo si deve tenere conto. Vogliamo renderci conto che l'Antitrust di cui abbiamo sentito il rappresentante, ha un'idea della concorrenza che farebbe veramente a cazzotti con i discorsi che invece si sentono fare e sono stati fatti e hanno dato luogo a qualche intervento più o meno a gamba tesa in questa storia della tabella ? Va recuperata una dimensione un pochino più generosa nei confronti della società, e qui credo di non essere fuori tema io, anche se sto parlando della tabella. Anche il discorso della rappresentatività, caro Vincenzo Del Genio, non è solo la questione che più notai contano di più. A parte il fatto che credo che si voti anche (almeno per una delle due Camere della nostra Repubblica) per teste e non per zone, e che credo che ci siano dei contemperamenti anche per l'altra Camera, per cui non facciamo noi della demagogia veramente inutile.
In ragione di tutto questo va recuperato il senso della società che il Notariato serve, anche nella rappresentatività. Guardate che si è visto tante volte che fenomeni che sembravano (io sono di Milano per chi non lo sapesse) milanesi poi sono diventati nazionali. Guardate che chi può disporre di uno studio approfondito alquanto segreto che é a disposizione dei Consiglieri della Cassa Nazionale del Notariato, dice che i Notai milionari in euro non stanno solo a Milano, quindi i discorsi sulla qualità, professionalità della prestazione non devono essere riferiti a zone ma vanno riferiti a comportamenti, e quindi il discorso della tabella deve essere rimesso sui piedi perché è stato messo un pochino sulla pancia e possibilmente, visto che qui siamo al Congresso di Federnotai, dovrebbe essere rimesso un po' sui piedi di chi rappresenta il Notariato istituzionalmente.
Ho finito, grazie.
notaio Carlo Munafò
Grazie Nico. Tocca ora a Gabriele Noto.
notaio Gabriele Noto
In realtà io non ho molto da dire. Mi piacerebbe fornire però un contributo a questo dibattito dicendo che non usciamo fuori tema nel momento in cui parliamo di Notariato e società. Forse noi come Notariato ci siamo abituati in questi anni a vivere in una società nella quale facevamo i conti solo tra di noi. Ultimamente il Notariato si è aperto alla società, quindi non dobbiamo spaventarci o polemizzare perché entrano nella nostra categoria degli "spifferi" della società. Al di là della simpatia e stima per i colleghi che mi hanno preceduto, vorrei fornire un contributo pacato. lo sono convinto, l'ho già espresso in altre sedi e vorrei in qualche modo farvi partecipi di questa mia convinzione, che la storia della tabella è una bolla che si sarebbe potuta evitare. Qui non è una questione di territorio. Da un certo punto di vista è una questione di legittimità, di non consentire una discrezionalità tale che un domani possa sfuggire al controllo di tutti. Il distretto che io rappresento che è tra i più penalizzati, non lo nascondo, avrebbe accettato penso di buonissimo grado un sacrificio superiore alla media del territorio nazionale, perché tutti noi ci ricordiamo che l'Italia è lunga e ci sono dei sacrifici che possiamo noi sopportare maggiormente, però la forma spesso è anche sostanza, e io credo che il problema che ha generato è stato sottovalutato da chi invece non lo doveva sottovalutare. Sul discorso del numero degli atti io avrei una piccola riserva e per questo vi inviterei ad andare sul sito dell'ISTAT nel quale dal 7 aprile di quest'anno sono distribuiti i dati sul Notariato 2006 e 2007. Sono dati nazionali. Potete fare delle scoperte interessanti, molto interessanti, incrociando i dati tra gli onorari di repertorio e il numero degli atti. La conclusione che ho tratto personalmente e che ritengo supportata dai numeri, quindi abbastanza oggettiva, è che la composizione del repertorio così come viene calcolata è del tutto svincolata dal numero di atti, tant'è vero che io stesso ho trovato un distretto che ha poco meno dell'onorario di repertorio complessivo rispetto al mio con un numero di atti superiore del 20% rispetto al mio distretto. La piccola differenza é che il mio distretto ha avuto 30 se-di e l'altro distretto ne ha avute zero. Cerco di offrire degli spunti di riflessione perché, come ripeto, al di là della discussione, noi dobbiamo prendere atto del fatto che la nostra società è fatta in un certo modo e non credo che il Notariato debba esulare, e inoltre che non è mai successo che all'interno del Notariato si guardasse a delle situazioni territoriali. L'ho detto mille volte, nel mio distretto, che è formato per 1'80% da notai meridionali, non c'è mai stata una maggiore condivisione di opinione come oggi nel giudicare esagerata, quasi iniqua, la ripartizione dei posti in tabella. In sostanza, e qui concludo, quello che vorrei far capire è che non siamo in un bieco dibattito territoriale nord-sud. A me piacerebbe che qualche consigliere nazionale venisse nei distretti a vedere come lavorano i Consigli distrettuali sul piano della comunicazione, sul piano del tentativo di porre delle regole nel Notariato. Non voglio darmi dei meriti, però io stesso sono stato impegnato in prima linea sulla faccenda della tariffa per questa storia della sentenza della Cassazione, e anche se adesso mi hanno fatto tanti complimenti non è che avessi ricevuto al momento tutti quegli incoraggiamenti ad andare avanti per una vittoria che adesso è di tutti. Anche questo era uno spunto di riflessione per dire che c'è tanta gente nei distretti che lavora per tutto il Notariato, per tutta la società, e di questo bisogna tener conto anche quando si fa la ripartizione dei sacrifici. Grazie.
notaio Carlo Munafò Grazie. Ora il collega Ersoch.
notaio Massimo Ersoch
Volevo dire concisamente, per integrare un po' quello che ha detto con la sua bellissima relazione la collega Arcella, che negli anni '60 io dipartivo da Firenze, altri da altre parti e andavamo a trovare Angelo Gallizia per studiare se per fare il programma informatico del Notariato dovevamo partire dalla parola o dalla frase. Nel 1976 presentammo al Congresso di Riva del Garda il programma di Gallizia. Tra parentesi, ci fu un momento di crisi perché dal centralone che avevamo si doveva arrivare telefonicamente e quel giorno non funzionavano le linee telefoniche. Fu approvato questo programma, una cosa divertentissima perché fu consentito di studiare il programma dal punto di vista documentario ma non dal punto di vista del programma per gestire il Notariato perché c'era paura che poi bastasse spingere un bottone per fare il Notaio. Comunque, a parte questo, si fece anche un'altra cosa molto importante, siccome la Sogei aveva avuto 5 miliardi per fare un programma per la conservatoria, 5 miliardi per fare un programma per il catasto, 5 miliardi per fare un programma per l'ufficio registro, noi realizzammo un programma unificato perché non nascessero difficoltà nel far funzionare questi programmi, lo portammo al Ministero e fu buttato in cantina perché impedivamo alla Sogei di fare tutti i programmi. Comunque, a parte questo, perché queste sono veramente cose importanti, il Notariato è dagli anni '60 che si occupa di creare il programma informatico.
Secondo argomento: per quello che riguarda le problematiche con l'autorità, Federnotai al primo e al secondo Congresso si occupò della funzione del Notaio e arrivammo alla conclusione (studiando la storia del Notariato dal mille ai giorni nostri) che il Notaio non é né un pubblico ufficiale né un libero professionista, ma é il titolare di un pubblico ufficio come il Magistrato, solo che, a differenza del Magistrato, viene gestito come libera professione. E sulla base di questo, a Capri, come ha ricordato Arrigo con qualche altro collega, siamo riusciti a sviluppare, a fare avanzare la nostra professione con l'ottenimento della competenza per le cessioni di quote e delle esecuzioni immobiliari. Invece sento ora anche i più grossi esponenti che continuano a parlare di pubblico ufficiale e libero professionista. Io non sono un libero professionista, a 75 anni sono andato in pensione, mentre gli altri professionisti continuano a fare i professionisti: io non faccio più il professionista perché sono il titolare di un pubblico ufficio. Questo volevo ricordare: che non si parli di pubblico ufficiale o libero professionista perché il Notaio non è un libero professionista né un pubblico ufficiale, ma è titolare di un pubblico ufficio gestito come libera professione. Questa è stata la chiave di volta con la quale abbiamo ottenuto a suo tempo, quando facevamo politica attiva, tutti quegli incarichi, dalle omologazioni delle società alle cessioni di quote, alle esecuzioni immobiliari. Grazie.
notaio Carlo Munafò
Grazie. lo non ho altre persone iscritte a parlare tranne Simona Guerra.
notaio Simona Guerra
Il mio intervento è solo perché la relazione di Gea (che ci ha spiegato in termini tecnici quello che noi facciamo tutti i giorni e che adesso ci sembra normale) mi ha proprio imposto l'esigenza di ricordare una persona che purtroppo non può essere qui, che è stato forse il precursore di tutta l'informatizzazione del Notariato, il primo a intuirne le possibilità e che purtroppo ci ha lasciato troppo presto senza poter vedere a che punto è arrivato il Notariato e l'informatizzazione: Canio Restaino.
notaio Carlo Munafò
Scusami Simona, mi pare di dover accomunare in questo ricordo anche Angelo Gallizia.
CHIUSURA DEI LAVORI
notaio Lorenzo Ferretto della Giunta Naz. di Federnotai
Mi pare che questo sia uno dei pochissimi Convegni che riesce a mantenere i suoi tempi perfetti. Siamo rimasti in pochi, quindi pochi minuti conclusivi per ricordare i momenti più interessanti della giornata. Ricordandovi soprattutto la puntualità per domani perché ci saranno altre tre relazioni molto interessanti e un'altra Tavola Rotonda che mi pare oggi sia stata di grande interesse e anche di una certa soddisfazione per il Notariato. Abbiamo sottolineato con il collega Liotta ma anche prima con la Tavola Rotonda, l'argomento del Notariato Europeo. E come se il Notaio italiano fosse un qualcosa di non europeo, qualcuno ha chiesto: "quando arriveremo al Notariato europeo ?"
Il Notariato italiano è simile a quello francese, tedesco, austriaco, svizzero. Siamo il cuore dell'Europa, le nuove società che si affacciano all'Europa scelgono il notariato di tipo latino. Owiamente quello di Common Law non è un Notariato, non conoscono questa figura, hanno altre forme. Tuttavia non è detto che il Notariato italiano non sia europeo. La stessa famosa direttiva Bolkestain di cui tanto si è parlato, è arrivata poi in senso esattamente opposto a quello che si diceva, però ormai tutti ricordano la direttiva Bolkestain come quella della liberalizzazione. In realtà quando è arrivata al Consiglio Europeo è stata approvata e
come l'amico Liotta ha già detto, esattamente in senso opposto.
lo ho l'impressione oggi che questa sia stata una bellissima giornata per noi che l'abbiamo seguita. Abbiamo sfiorato forse il dramma della tabella però penso che anche questo sia un argomento che debba assolutamente riguardare Federnotai. Giustamente, dice il nostro Presidente, rimaniamo nell'argomento del nostro Congresso che è stato preparato da tempo, è stato seguito ed ha dei relatori di grande rilievo. Ritengo però che anche lo squarcio che ha aperto Arrigo fa parte di Federnotai...
notaio Arriqo Roveda
Anche perché non è un Convegno, è un Congresso. Quindi è un momento di confronto politico e questo è un punto caldo in questo momento. Qualche cosa bisognava pure dirla ... è capitato a me.
notaio Lorenzo Ferretto
Un'ultima cosa. Un grazie particolare alla nostra Gea perché ha colorato di rosa questo Congresso che altrimenti sarebbe esclusivamente maschilista. Che poi noi in Giunta siamo sei e su sei tre sono validissime colleghe e perciò siamo al 50%. Quindi troviamoci domani mattina puntuali alle 9,30 per completare una doppia giornata che ritengo di grande interesse.
SABATO 17 MAGGIO 2008
APERTURA DEI LAVORI
Notaio Romolo Rummo della Giunta Naz. di Federnotai
Diamo inizio ai lavori della seconda giornata del settimo Congresso di Federnotai. Dopo la giornata inaugurale di ieri, oggi vivremo due momenti importanti. Le relazioni del Prof. Biagio Grasso e dei colleghi Dino Falconio e Federico Tassinari sulla funzione sociale del Notariato. Seguirà poi una Tavola Rotonda di confronto con le altre professioni, la Magistratura e le organizzazioni sindacali dei lavoratori. Prima di iniziare i lavori do la parola a Dario Ricolo, Presidente dell'Associazione Giovani Notai.
notaio Dario Ricolo
Buongiorno a tutti. Ringrazio il Presidente Fiordiliso e la Giunta di Federnotai per la possibilità che mi danno di portare a questa assemblea i saluti dell'Associazione Italiana Giovani Notai. Si è ragionato ieri e si ragionerà oggi di politica del Nota-dato, e ancora una volta Federnotai si fa interprete di questa profonda esigenza che il Notariato avverte oggi più che mai. La categoria ha bisogno di meditare, interpretare e decifrare un cambiamento che (l'abbiamo sentito ieri nuovamente da Paolo Piccoli) va governato e non ci deve travolgere. Meno di un anno fa, lo ricordava il presidente Fiordiliso, l'emendamento Lulli rischiava di spazzar via il Notariato, ed in questo quadro è evidente che la categoria deve esprimere indirizzi, posizioni, riflessioni, progetti per il futuro. Né basta, ìn tempi dì così intensa evoluzione sociale e politica, la sfida congressuale annuale né si può ritenere che il Consiglio Nazionale debba agire in questo contesto senza un costante dialogo con la base. A Federnotai allora il merito ancora una volta di comprendere e decifrare queste esigenze, farsene carico e stimolare l'incontro e il dialogo tra la categoria e le istituzioni. Un dialogo preziosissimo, e prezioso anche il dialogo tra il Notariato e quel che circonda il Notariato: la società civile.
E' in questo medesimo quadro di esigenza di dialogo, confronto e aggregazione, in questo medesimo quadro di esigenza di progettualità che si colloca, assai più modestamente per ora ma con decisa ambizione, anche l'esperienza dell'Associazione Italiana Giovani Notai. Nel mese di giugno scadrà il primo mandato del primo direttivo che ha gestito l'Associazione dal momento della
sua nascita sino ad oggi, ed in questo biennio, senza risorse economiche e con grande fatica, abbiamo posto le basi di un importante progetto associativo che se verrà adeguatamente coltivato e (permettetemi l'espressione) coccolato dalla categoria, potrà dare frutti davvero molto molto preziosi. Di questo sono profondamente convinto, ed è poi il motivo che mi spinge all'agire, a lavorare per coltivare questo progetto. In questo biennio il direttivo, con l'eccezione di alcuni dei suoi nuovi membri che per ragioni personali ci hanno lasciato in corso d'opera, ha lavorato con sincera passione dando vita oltre che a straordinarie amicizie personali, anche ai migliori risultati possibili. Abbiamo organizzato prima a Firenze e poi a Napoli due importanti, frequentati ed apprezzati Convegni scientifici, abbiamo instaurato un proficuo dialogo con le altre associazioni giovanili di categoria fino a dar vita ad una intesa tra i giovani professionisti che vedeva coinvolte l'AIA, Associazione Giovani Avvocati e l'Unione Nazionale dei Giovani Dottori Commercialisti, un'intesa che poi è sfociata nelle riunioni della primavera del 2007, prima a Roma e poi a Vietri, dove questa intesa, alla quale partecipava il giovane Notariato, ha incontrato le forze politiche di tutte le componenti del nostro Parlamento con un dialogo non sempre facile a dire il vero per il Notariato, ma comunque proficuo e comunque dialogo. Anche questo è un risultato certamente prezioso. Abbiamo poi riunito nel giugno 2007 durante l'emergenza Lulli, che ieri evocava Fiordiliso, una numerosa assemblea di giovani nel corso della quale abbiamo a lungo dialogato ed espresso un preciso indirizzo politico con delle precise proposte che per iscritto sono state messe a disposizione del presidente Piccoli e per suo tramite di tutto il Consiglio Nazionale.
Ancora, ìn Piemonte, grazie all'eccellente lavoro del nostro Consigliere Stucchi e del nostro associato Michele Vaira che pure voglio ringraziare per tutto quello che hanno fatto e che fanno per l'associazione, abbiamo organizzato due corsi anch'essi apprezzati e molto frequentati, il primo in tema di catasto, il secondo in tema di bilancio, che hanno avuto ripeto, uno straordinario riscontro. Ora a settembre si svolgerà nelle giornate di venerdì 19 e sabato 20 il nostro terzo Convegno Nazionale. Ci occuperemo di tutte le novità, dalla circolazione immobiliare, dalla certificazione energetica, agli impianti, alle nuove norme in materia di provenienza donativa, ancora pubblicità in tema di operazioni straordinarie delle società che coinvolgono beni immobili. Saranno due giornate di lavori intensi a margine dei quali si svolgerà, ed è questo il dato che vorrei sottolineare, l'assemblea dei Giovani Notai che dovrà rinnovare il direttivo. Quindi il più caloroso invito, a tutti i Giovani Notai che abbiano un'iscrizione a ruolo che conti meno di 10 anni, di intervenire, di far partecipare i colleghi, di promuovere questa occasione di incontro e di creare un direttivo che più del precedente abbia una rappresentanza e possa intervenire nel dialogo della categoria per dare il proprio contributo. Concludo con una breve riflessione sulla politica di categoria: si apre in questi giorni una stagione di Governo forte che promette riforme e che ha i numeri per realizzarle. Ebbene, in questa stagione, il Notariato deve essere in grado di porre sul tavolo le proprie ragioni, ed ha bisogno a sua volte di un Governo forte. Invito quindi il nostro Consiglio Nazionale, alla coesione e alla compattezza. Un grazie dawero sincero a Federnotai perché ancora una volta ci consente di riflettere su questi temi. Grazie.
LE SFIDE DEL NOTARIATO - SECONDA SESSIONE: LA FUNZIONE SOCIALE DEL NOTAIO
GLI EFFETTI ANTIPROCESSUALI DELL'ATTIVITA' NOTARILE RELAZIONE DI DIOMEDE FALCONIO - NOTAIO IN NAPOLI
OVVERO "FATTI NON FOSTE A VIVER COME SCRIBI MA PER SEGUIRE BUONA FEDE E SCIENZA"
Lo scritto che segue è la trasposizione quasi letterale dell'intervento dell'autore al 7° Congresso Nazionale di Federnotai in Roma (16-17 maggio 2008) sul tema: "Il Notariato e la Società: un dialogo aperto". L'intenzione di lasciare, per quanto possibile, inalterato lo spirito dialettico di una relazione "a braccio" non esime, per un verso, dall'avvertenza sullo stile del lavoro deliberatamente discosto dall'ortodossia dogmatica, né, per altro verso, dalla necessità di precisare che sí è provveduto ín una successiva fase a confezionare uno snello
corredo bibliografico.
Quanto alla parafrasi dei celebri versi 119-120 del Canto XXVI dell'Inferno, si è gradito il sottotitolo poiché, in sede di apertura del Congresso, il Presidente di Federnotai Gennaro Fiordiliso ebbe a dire che, tra i compiti notarili, svettava quello di accompagnare il cittadino nella dantesca "selva oscura" dell'intrigo normativo di leggi e regolamenti. Il richiamo all'orazion picciola di Odisseo (che da maggior corno condivideva con Diomede la fiamma antica), paradigma dell'esortazione alla dignità e al coraggio, non è perciò soltanto un –confessato – vezzo, ma un auspicio di crescente sviluppo di funzione sociale in chiave umanistica, che il Notaio ha sempre avuto nella Storia, malgrado sovente sia posta in sottordine rispetto al mero tecnicismo.
Il tema che mi è stato affidato è molto stimolante: appartiene a quella sfera d'indagine che penetra l'essenza della funzione notarile. Per questo motivo è imbarazzante parlare a un pubblico di colleghi intorno alla funzione anti-processuale, cioè intorno a quella funzione che quotidianamente viene svolta nei nostri studi: il discorso rischia di assumere una piega platonica, si rischia di parlare di un concetto di fronte all'essenza empirica di quello stesso concetto.
Ma essendo questo Congresso aperto all'esterno e rappresentando un dialogo del Notariato verso la società, le eventuali "owietà" contenute nel discorso, potrebbero essere giustificate dalla necessità di comunicare con l'esterno. E' come se parlassimo al territorio di cui la mappa è la rappresentazione: noi siamo il territorio, siamo quegli alberi, quelle pietre, quelle strade che, giorno dopo giorno, nei nostri studi svolgiamo un lavoro di controllo di legalità e di contributo all'accordo delle parti per ottenere la pace sociale' , cioè per ottenere una diminuzione del tasso di conflittualità negoziale e giudiziale.
Provo poi un ulteriore imbarazzo anche perchè il tema rischia di sconfinare nella retorica del cosiddetto atto perfetto, che non mi ha mai veramente
l Troppo spesso nell'epoca contemporanea si perdono di vista gli insegnamenti della Storia e, sull'onda dell'emulazione di esperienze sociologicamente lontane dal tessuto del Vecchio Continente, si assiste al dilagare di ideologie pericolose quanto i fascismi e che si traducono in sfascismi. L'ansia riformatoria fine a se stessa, che travolge la Politica, conduce a compiere solo la pars destruens dei discorsi, tralasciando disinvoltamente la pars costruens. Quasi come se riformare voglia dire distruggere tout-court l'esistente, senza occuparsi di sostituire a ciò che si demolisce un sistema alternativo quanto meno capace di dare adeguate risposte alle esigenze dei cittadini.
Sulla pace sociale assicurata dai notai, narrano le cronache che Carlo V, imperatore di Germania e del Sacro Romano Impero, re di Spagna e delle Colonie in America, re delle Fiandre e di altri territori e protettorati in Italia, nel novembre del 1532 visitò la Città di Vicenza, assistendo in Piazza dei Signori per ore alla sfarzosa sfilata in suo onore dell'aristocrazia. Solo per i Notai si alzò in piedi per ascoltare, nel silenzio dell'intera corte, le parole del "Rettore dei Notai", stringendo la mano a ciascuno dei componenti del "Collegio Notarile", rendendo loro omaggio pressappoco con queste parole: "I Notai sono gli artefici delle tranquillità sociale dei popoli del mio Impero perché dal loro operato si genera la certezza dei contratti e dei diritti e quindi le popolazioni non hanno ragioni di litigi. Sul loro giusto operare si regge la pace sociale del mio Impero". Cfr. F. D'ERCOLE, Nel novembre del 1532 la visita del sovrano nel Vicentino, in ll Giornale di Vicenza, sabato 5 agosto 2006, p. 35.
convinto, per quanto sia stata avanzata anche da autorevoli scrittori. In realtà, ritengo che l'atto notarile non possa essere considerato un "atto perfetto", per la semplice ragione che è un atto prodotto dall'attività umana e tutte le attività umane sono perfettibili e non perfette. La retorica dell'atto perfetto, che troppo spesso viene evocata, costituisce anche il presupposto culturale di una pericolosa recente tendenza giurisprudenziale della Corte di Cassazione in materia di responsabilità professionale. Una sentenza delle Sezioni Unite di quest'anno 2008 ha compiuto un processo di equiparazione della responsabilità professionale (che normalmente è considerata una species del genus della responsabilità contrattuale) alla responsabilità da illecito extra-contrattuale, con evidenti ripercussioni in tema di inversione dell'onere della prova e di difficoltà da parte del professionista di poter fornire la prova liberatoria del danno (subito/che ha) causato2.
Non intendo sostenere che un simile ragionamento della Cassazione costituisca l'esito della retorica dell'atto perfetto, ma credo che l'esaltazione dell'"atto perfetto" e della diligenza eccezionale che deve essere tenuta dal professionista, se portato alle estreme conseguenze, paradossalmente può generare un rischio di deriva dell'etica della responsabilità del professionista3, perchè il ragionamento svolto nella motivazione della sentenza della Corte di Cassazione si concentra sull'equiparazione della responsabilità del professionista soltanto ai fini risarcitori e quindi configura una devoluzione di questa responsabilità sul sistema assicurativo, rompendo quel rapporto fiduciario che esiste tra professionista e cliente, tra Notaio e parti che sono davanti a lui, travalicando nel semplice risarcimento dei danni o peggio in una deriva assicurativa.
2 Corte di Cassazione, sezione unite civili, sentenza 20 novembre 2007 — 11 gennaio 2008, n. 577, Presidente Carbone, Estensore Segreto, Pm lannelli (conforme), partendo da una casistica medico-sanitaria, giunge ad affermare che in tema di responsabilità professionale, ai fini del riparto dell'onere probatorio, l'attore danneggiato deve limitarsi a provare il contratto e l'insorgenza di un nocumento e allegare l'inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato.
Per una efficace critica all'indirizzo interpretativo seguito dalla Corte si veda M. GAllARA, Danno alla persona da contatto sociale — Responsabilità e assicurazione, Napoli, 2007, p. 77 e ss.
3 La mattina stessa della seconda giornata congressuale un insigne medico di fama internazionale scriveva su un noto quotidiano un concetto relativo alla sua professione, ma estensibile a tutti i mestieri nobili, e cioè quello della necessità di colmare i vuoti del rapporto professionale "con un più intenso rapporto psicologico, fatto di condivisione razionale e di empatia. Che vuol dire immedesimazione nei bisogni e problemi" del cliente (U. VERONESI, Quel bisogno di speranza che ignoriamo, in La Repubblica, sabato 17 maggio 2008, p. 39).
Sono argomentazioni del genere che impediscono di pensare all'attività professionale esclusivamente come a una prestazione monetizzabile e surrogabile, in caso di esito problematico, dal risarcimento danni. Nella prestazione professionale, e in quella del notaio per quel che più ci interessa, convivono elementi patrimoniali ed esistenziali, emotivi e relazionali che non sono riducibili a una computazione algebrica omnicomprensiva.
Questa affermazione si inserisce poi in un'epoca in cui la funzione anti-processuale del Notaio è sotto la minaccia della temerarietà esasperata delle liti giudiziarie! E' noto infatti che la giurisprudenza va affrontando sempre più frequentemente il danno da lite temeraria e c'è un ceto forense auto-riproduttivo del contenzioso forse per mancanza anche di quei controlli a monte che invece in altre professioni sono più stretti.
In effetti la funzione anti-processuale del Notaio si può ridurre in pochissime battute: è il controllo che il Notaio compie sulla legalità dell'atto e che consente, in ultima analisi, all'atto stesso di avere il minor numero possibile di punti deboli per essere attaccato in giudizio. L'atto che va in giudizio è, in definitiva, l'atto che segna il fallimento dell'opera professionale del Notaio, perchè il Notaio è quella costola del pianeta giustizia deputata alla funzione deflattiva del carico giudiziario; tant'è vero che nei Paesi in cui non esiste l'istituzione notarile, il volume giudiziario nelle materie sottoposte alla tradizionale attenzione dei Notai, come il settore immobiliare, si eleva a percentuali altissime con conseguenti maggiori "costi sistemici" del 20-30%. Se consideriamo che in Italia vengono stipulati circa due milioni di atti notarili all'anno, il 20-30% comporta una cifra fra le 400.000 e 600.000 cause evitate al sistema giudiziario, con pari funzione deflattiva del carico processuale e quindi un supporto non insignificante per il pianeta giustizia attraverso una strutturale funzione preventiva, come quella notarile.4
Allo stesso modo è un'attività anti-processuale anche quella delle omologhe: è superfluo ricordare in questa sede che dalla media di tre mesi per l'iscrizione di un atto societario, si è passati a pochi giorni. E ciò costituisce sicuramente un aiuto all'economia, ed è inoltre una ricaduta sociale, perchè si rende ai cittadini una giustizia più celere e l'attività di mercato diviene più efficiente.
Anche nel mondo delle espropriazioni immobiliari, con la delega notarile al compimento delle aste si è passati ad una media di 3-5 anni per il compietamento dell'iter espropriativo, con un alto contributo sociale, un'alta ricaduta in favore della società, consistente non soltanto nella conclusione del processo espropriativo in un tempo più breve, ma anche nell'immissione nel circuito economico di crediti e denaro che diversamente avrebbero impiegato anni per rientrare nel contesto economico nazionale.
4 Cfr. G. OBERTO, Civil Law e Common Law a confronto nell'ottica del giudice civile, Relazione presentata al Forum sul tema "Civil law - Common law. Sviluppo economico e certezza giuridica nel confronto fra sistemi diversi", svoltosi a Pesaro il 18 settembre 2005 nell'ambito del XLI Congresso Nazionale del Notariato.
E' chiaro quindi che questa funzione è estremamente importante e tra le proposte in materia di deflazione del carico giudiziario, sembrerebbe utile per esempio nel campo della giurisdizione, rivendicare al Notaio la possibilità di assorbimento di alcuni provvedimenti rimessi oggi al Giudice tutelare o ad altri collegi che in effetti potrebbero essere preventivamente sottoposti alla valutazione del Notariato senza la necessità di dovere adire la via magistratuale.
Se questa è dunque la sostanza della ricaduta sociale dell'attività anti-processuale del Notaio, vorrei però interrogarmi sul presupposto di tale attività. Questo beneficio di giustizia preventiva da dove nasce? Nasce da un'attività rimessa al Notaio, che, a ben vedere e da ultimo, è un'attività uguale e forte, speculare a quella del Giudice. Poichè il Giudice svolge l'essenza della sua attività nel processo, in un'operazione mentale che culmina nel giudizio, così l'attività del Notaio, non già orientata contro il processo ma sicuramente orientata ad evitare il processo, fonda questo suo beneficio di giustizia preventiva nell'attività di giudizio5, anche se con notevoli diversità rispetto al giudizio del Giudice. Perchè il giudizio del Notaio è un giudizio ex ante, il giudizio del Giudice è un giudizio ex post. Il giudizio del Giudice paradossalmente può anche consistere in una pronuncia che non risponde alla Giustizia, può sfociare in una pronuncia che risponde alla legalità, ma non sempre la legalità equivale a Giustizia. Si pensi alla discrasia che esiste in materia probatoria quando si configura una fattispecie di simulazione, ex art.1417 del Codice Civile, in ordine alla prova che possono portare i terzi e che possono portare le parti circa l'atto simulato. E' evidente che se al Giudice non viene presentata la contro-dichiarazione, nel caso in cui vi siano soltanto testimonianze o presunzioni gravi, precise e concordanti portate da terzi, la simulazione non può essere dichiarata e questa non è in astratto una situazione giusta, però è una situazione legale, perchè la sentenza risponde alle regole del sistema processuale e alle regole del sistema probatorio. Il giudizio del Notaio invece non incorre in questa discrasia tra la realtà giuridica e la realtà materiale perchè davanti al Notaio si verifica "in diretta" una situazione nella quale le parti espongono la loro volontà e l'attività di giudizio del Notaio consiste nel ricercare la conformità della volontà delle parti rispetto alle norme dell'Ordina
5 G. GIRINO, Le funzioni del notaio, in Riv. Not., 1983, p. 1071.
E' stato detto che il Notaio è "neutrale"', purché non si tratti di una neutralità tout court, ma di una neutralità attiva. Infatti attraverso la proiezione del dovere di consiglio, che scaturisce dalla funzione di adeguamento, il Notaio riesce a portare il suo contributo di discrezionalità tecnica alla volontà delle parti e questa discrezionalità tecnica è frutto di un'operazione di interpretazione che c'è ma non si vede: questo è anche il punto debole in ordine alla comunicazione ed all'illustrazione esterna dell'attività del Notaio, perchè purtroppo l'attività del Notaio c'è ma non si vede, è un'attività spirituale, è un'attività interpretativa.
In molti ricordiamo le pagine del Betti che paragona l'interprete del diritto al Direttore d'orchestra9. E' chiaro che ci può essere un'interpretazione dell'opera musicale che può piacere più o meno a seconda dello spirito dell'interprete che è il Direttore d'orchestra. Così c'è una banda di discrezionalità nell'attività di giudizio pre-contenzioso del Notaio che può portare anche a diverse conclusioni Notai diversi che si pronunciano sulla stessa fattispecie. Questo argomento serve anche ad escludere il "luogo comunismo", contrario al numero chiuso, perchè si tratta di un numero programmato e non di un numero chiuso, di un numero che garantisce il Notaio non in quanto tale, ma in quanto "servitore" dei cittadini, allo stesso modo in cui ai cittadini è garantito il Giudice ed è garantita l'indipendenza del Giudice: perchè se il Giudice ha un'indipendenza di giudizio garantita dalla Costituzione, dalla soggezione alle leggi, allo stesso modo l'indipendenza del giudizio del Notaio è garantita da come è "costruita" questa professione, da come è "costruito" l'esercizio di questa funzione pubblica attraverso modalità private. Infatti l'indipendenza è anche frutto del numero programmato, è frutto della possibilità del Notaio di difendersi dalla possibile corruzione attraverso il decoro della sua esistenza, garantita da un reddito che non deve essere un elemento di vergogna per la categoria nè di gogna mediatica19, ma deve essere proprio il presupposto per la titolarità del ruolo e l'indipendenza del giudizio.
6 Sulla funzione di adeguamento si vedano: M. D'ORAZI FLAVONI, Sul contenuto della prestazione notarile, in Foro it., 1959, I, p. 154 e ss., M. DI FABIO, voce Notaio, in Enc. Dir., p. 565 e ss., S. SANTANGELO, Ordinamento e funzione, in Vita Not., 1978, p. 552.
E. GRASSO, La tutela del notaio e la tutela stragiudiziale dei diritti, in Riv. Not., 1971, p. 17 e ss.
8 V.E. CANTELMO, Profilo costituzionale e tipicità della funzione notarile, in Riv. Not., 1975, p. 1125 e ss.
9 E. BETTI, Interpretazione della legge e degli atti giuridici, seconda edizione riveduta ed ampliata da G. CRIFO', Milano, 1971, p. 38.
18 Cfr.. U. MATTEI, I notai saranno pure ricchi, ma difendono la legalità, in II manifesto, venerdì 15 giugno 2007, il quale scrive: "Il notariato composto da cinquemila giuristi ha saputo organizzare un servizio pubblico, forse caro, ma uniforme e di qualità, da Bolzano a Capo Passero. D'altra parte se è vero che i notai guadagnano molto (proprio come giudici e avvocati nel mondo anglo-americano), è anche vero che esiste una buona ragione istituzionale perché ciò avvenga. Il notaio deve essere incorruttibile, deve mantenere prestigio sociale e deve perciò avere molto, moltissimo da perdere qualora si faccia corrompere". Nei giorni successivi al congresso un altro riconoscimento da parte di un autorevole magistrato giungeva ai notai: P. D'ASCOLA, I luoghi comuni, i soldi, i diritti: non spariamo sui notai, in Corriere del Veneto, venerdì 6 giugno 2008, il quale, dopo aver chiarito l'elevato contenuto specialistico della prestazione notarile, sia in diritto civile sia in diritto tributario, scalfisce la diffidenza sulla categoria per i redditi mediamente molto alti, riconosce la qualità del servizio notarile e la necessità di consegnare a mani ineccepibilmente corrette prerogative delicate fino ad oggi molto ben protette proprio dai notai.
Questo giudizio pre-contenzioso oltre a essere avvertito socialmente e naturalmente per quanto si è venuti esponendo, è anche un giudizio (precontenzioso) in qualche modo previsto dalla Costituzione, che non parla del Notaio ma che sicuramente individua lo spazio della funzione notarile in quell'articolo 41 dove si richiama la libertà dell'iniziativa economica nei limiti fissati dalla legge". La "libertà dell'iniziativa economica", in termini tecnico-giuridici, non è altro che l'autonomia negoziale, la quale non è incondizionatamente libera, ma è libera nei limiti voluti dall'Ordinamento12, che pone dei presidi di legalità. Quando l'Ordinamento dice che l'iniziativa privata si esplica nei limiti voluti dalla legge, prefigura e individua lo spazio per l'esercizio della funzione notarile, che consiste proprio nell'adeguamento della volontà contrattuale alle norme di legge. In ciò si rinviene anche un fondamento giuridico-costituzionale del presidio di legalità rappresentato dalla funzione notarile.
11 E' interessante tenere visivamente vicini l'art. 41 Cost. e l'art. 1322 c.c., i quali costituiscono le norme di orientamento teleologico per la lettura in chiave costituzionale degli articoli 47 e 28 della Legge Notarile. La linea normativa degli artt. 41 Cost., 1322 c.c., 28 (n. 1) e 47 (co. 2) L.N. viene a costituire una valida attuazione del programma costituzionale mediante l'equilibrio valutativo del giudizio di legalità notarile tra i limiti all'autonomia negoziale e l'indagine della volontà dei privati. Per utilità visiva si riportano qui di seguito gli indicati referenti normativi:
Articolo 41 della Costituzione: L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
Articolo 1322 del Codice Civile: Le parti possono liberamente determinare il contenuto del contratto nei limiti imposti dalla legge. Le parti possono anche concludere contratti che non appartengono ai tipi aventi una disciplina particolare, purché siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l'ordinamento giuridico.
Articolo 28 della Legge Notarile: Il notaro non può ricevere atti: 1) se essi sono espressamente proibiti dalla legge, o manifestamente contrari al buon costume e all'ordine pubblico; (...).
Articolo 47, comma 2, della Legge Notarile: Il notaio indaga la volontà delle parti e sotto la propria direzione e responsabilità cura la compilazione integrale dell'atto..
12 Cfr. P. PERLINGIERI, Il diritto civile nella legalità costituzionale, Napoli, 1991, p. 141; G. MIRABELLI, Dei contratti in generale, Torino, 1987, p. 27; Corte Cost. 23 aprile 1965, n. 30, in Giur. Cost., 1965, p. 283.
E questo consente anche di vanificare un altro tormentone del "luogo comunismo" relativo all'inutilità sociale del Notariato. E' vero che, probabilmente il Notaio è percepito nella mentalità corrente come "non utile", come professionista non necessario, ma confortano, al proposito, le parole di uno scrittore e filosofo libanese, Passim Nicolas Taleb, che insegna negli Stati Uniti all'Università del Massachusets, riportate in un recentissimo libro, nel quale si fa riferimento ad un nuovo tipo di ingratitudine della società modema che sottopone ad oblio quelle attività che ci sono ma non si vedono. Uno dei paradossi di questo autore può essere tranquillamente applicato anche all'attività notarile. Dice Taleb: "Supponiamo che un legislatore dotato di coraggio, influenza, intelligenza, intuito e perseveranza riesca a promulgare una legge che entra in vigore il 10 settembre 2001. Impone porte a prova di proiettile dotate di serratura in tutte le cabine di pilotaggio, con costi elevati per le compagnie aeree, nel caso che i terroristi decidano di utilizzare gli aerei per attaccare il Wall Street Center di New York. So che è assurdo ma si tratta solo di un esperimento mentale, sono consapevole del fatto che forse non esiste un legislatore dotato di intelligenza, coraggio, intuito e perseveranza, è questo il punto dell'esperimento mentale. La legge non è molto amata dal personale delle compagnie aeree poiché gli complica la vita, ma avrebbe sicuramente evitato un 11 settembre". Prosegue Taleb: "Chi viene ricordato dopo 1'11 settembre? Il politico che si è mosso per dare ricovero ai feriti, viene ricordato il Govematore della Banca d'America che sospende le borse, ma non viene ricordato il legislatore aweduto che avrebbe compiuto questa operazione" e conclude: "tutti sanno che è più necessaria la prevenzione della cura, ma pochi premiano gli atti di prevenzione"13.
E un po' questo il destino della funzione antiprocessuale. Pochi sono grati, pochi dicono che il Notaio è socialmente utile perchè non esiste una gratitudine per le forme di prevenzione. Non rimane che concludere, richiamando quello che viene considerato il padre della funzione anti-processuale del Notaio, il Camelutti14, che nel suo famoso scritto del '50 parlava di funzione anti-processuale, compendiata nella famosa frase "tanto più Notaio, tanto meno Giudice".
Nel rileggere quelle pagine ho scoperto che l'invenzione dello slogan dell'attività anti-processuale del Notaio non risale al Camelutti ma a un Notaio spagnolo, Palombino, che in un Congresso di Notai (spagnoli) aveva coniato questa espressione poi fatta propria dal Camelutti. Questo indimenticato Principe del Foro dice con fermezza che l'attività del Notaio è un'attività anti-processuale ed è anche il primo a riconoscere al Notaio una funzione sociale, fondata sull'elevato grado di preparazione della categoria. Camelutti riconosce già allora che la preparazione del Notaio è il presupposto dello svolgimento di quella funzione sociale e soggiunge in un paragrafetto finale della sua relazione intitolato "Il Notaro e le stelle" un concetto che è bene ripercorrere: "Ma bisogna pur dire che il diritto non conta molto affinché si prevengano le liti che sono poi guerre, sebbene combattute secondo le regole del diritto. Ancora una volta accade di ammonirvi a non contare troppo sul diritto e perciò a non credere che la conoscenza del diritto per quanto allargata e approfondita basti a nessuno tra gli operatori del diritto nè per "cavere", nè per "respondere", nè per "postulare". Il diritto somiglia un poco alla bussola, la quale bensì è uno strumento utile al navigante o anche necessario se volete, ma non sufficiente. Chi se ne intende sa che l'ago calamitato patisce certe influenze le quali a volte lo fanno deviare al punto che i marinai parlano della bussola impazzita. Comunque quando hanno bisogno di sapere dove vanno e soprattutto a che punto si trovano del cammino guardano le stelle. Gli uomini spesso sono più pazzi di quello che possa essere la bussola, certe volte perchè mentre non navigano vivono però senza guardare le stelle, e non pensano che la vita è un viaggio e sarebbe assurdo che alla fine si trovassero donde sono partiti, cioè che venuti dal nulla al nulla dovessero tornare. Anche il Notaro, se vuol veramente aiutarli a negoziare, che è a sua volta un navigare, deve conoscere non solo le vie della terra ma le vie del cielo".15
13 N.N. TALEB, Il Cigno nero, Milano, 2008, p. 16 (titolo originale: The Black Swan).
14 F. CARNELUTTI, La figura giuridica del Notaro, in Riv. Trim. Di Dir. E Proc. Civ., 1950, p. 921 e in Riv. Not., 1951, p. 1.
15 F. CARNELUTTI, op. cit., p. 12.
Questo invito del Camelutti a guardare le stelle, non è un invito a stare con la testa tra le nuvole, ma a tenere presente quei canoni ordinamentali fondamentali che consentono l'esplicazione della nostra funzione anti-processuale, della nostra funzione di adeguamento. Guardare le stelle significa sapersi districare nella selva oscura delle norme, verso la quale - rispondendo sempre dantescamente - noi dovremmo dirci: "Fatti non foste a viver come scribi/ ma per seguire buona fede e scienza", perchè il Notaio è colui che deve riuscire a trovare la soluzione di primo grado, di prima applicazione anche quando ci sono, come abbiamo visto nel profluvio alluvionale di questi ultimi anni, tantissime nuove situazioni giuridiche, sempre con la capacità di guardare quelle stelle, quei principi e trovare le soluzioni senza frapporre inutili ostacoli alla circolazione del diritto.
Il Notaio deve sapere anche osare perchè la funzione anti-processuale, non è solo tuziorismo, non è solo e sempre aggiungere i testimoni e cavarsela con la soluzione più prudenziale, ma significa essere interpreti del diritto, aggiornati, preparati, modemi per consentire alle parti che gli sono davanti - come quel marinaio che nella tempesta magnetica riesce a portare la nave in porto - di stipulare atti sempre conformi alle leggi della Repubblica Italiana.
Quella Repubblica Italiana in nome della quale scriviamo ogni giorno i nostri rogiti.
LA CERTEZZA DELLA LEGALITA' PER LA TUTELA DEL CONTRAENTE DEBOLE - RELAZIONE DI BIAGIO GRASSO - ORDINARIO DI DIRITTO CIVILE, UNIVERSITA' FEDERICO II, NAPOLI
Grazie, un particolare ringraziamento da parte mia perché come sapete non sono Notaio quindi per me è un particolare privilegio quello di essere stato invitato a parlare in un Consesso così importante. lo credo che questo privilegio sia dovuto alla affettuosa considerazione che il Pres. Fiordiliso ha per la mia persona e Io ringrazio di questo. Spero che, o forse mi illudo, che ci sia anche qualche altra ragione, in particolare la ragione che potrebbe essere rintracciata nella mia antica e consolidata vicinanza con il Notariato italiano.
E' una mirata vicinanza che io ho avuto negli anni passati, che si è concretata, si è manifestata, si è palesata nel decennio in cui mi sono occupato della formazione di tanti giovani che si sono avviati al concorso notarile.
E' stato un decennio molto intenso per me che mi ha messo in contatto con dei giovani di altissimo livello e in quell'occasione io ho potuto cogliere con mano la straordinaria capacità che hanno questi giovani. Poi naturalmente i casi della vita, la mia attività professionale non mi hanno più consentito di continuare questa bella attività, ma anche successivamente, ogni qualvolta ho incontrato professionalmente qualche volta dei Notai, ho dovuto constatare che si tratta sempre di professionisti di altissimo livello con cui è assai stimolante confrontarsi. E quindi è con questo spirito di ammirazione e di amicizia per il Notariato che io mi accingo a fare alcune considerazioni. Forse deluderò il Presidente, il quale voleva sentire parlare della tutela del contraente debole, in realtà su questo dirò qualcosa molto rapidamente perché tutto sommato le cose che si sono dette oggi, e anche le cose magnificamente dette da Dino Falconio, vanno tutte in questa direzione; è chiaro che la funzione anti-processuale è anche una funzione che può essere letta a sostegno di un contraente che essendo più debole ovviamente ha maggiore interesse ad evitare lo scontro processuale. Ma prima di arrivare a queste rapide considerazioni, io vorrei esprimere, approfittando forse di questa tribuna, alcune mie considerazioni sul dibattito che c'è stato in questi giorni, che c'è in questo periodo nel nostro Paese rispetto al Notariato, e Io voglio fare perché credo di potermi permettere, proprio perché non sono un Notaio, una libertà e una spregiudicatezza che da Notaio forse non avrei perché non mi sarebbe consentito, potrebbe sembrare la mia una posizione corporativa o lobbistica, e quindi con la libertà che mi posso prendere in qualità di Avvocato, Professore e osservatore esterno di questa realtà, io volevo fare alcune considerazioni anche sulle cose che abbiamo ascoltato ieri. Prima di dire qualcosa su questo però è necessario fare un quadro della situazione che noi stiamo vivendo, dirò delle cose molto note e banali, però porterò alcuni dati numerici che possono essere significativi secondo me. Voi sapete che il nostro è un Paese, si dice oramai da tempo, un Paese in crisi, e la crisi dell'Italia è dentro una crisi più ampia dell'intero occidente. La ricchezza mondiale si sta spostando verso altri Paesi. Naturalmente questa crisi è una crisi particolarmente grave per un Paese fragile come il nostro, tanto è vero che se noi leggiamo qualche indicatore ci rendiamo conto della situazione in cui ci troviamo. L'Italia attualmente è al 46° posto nella lista dei Paesi più competitivi del mondo, il commercio internazionale italiano ha perso significative quote di mercato segnando un -11,8% rispetto agli atri Paesi della Comunità Europea nel periodo 2001-2006. La produttività del lavoro nello stesso periodo dal 2001 al 2006 è cresciuta in Italia soltanto dell'i% rispetto all'8,6 della Francia e al 7,7 della Germania, quindi vi rendete conto della situazione. 30 anni or sono eravamo al terzo posto fra i Paesi per quanto riguarda lo sviluppo delle autostrade, siamo al 12° posto ora, ultimo dato perché poi potremmo continuare a lungo ma non voglio spaventarvi molto. Pensate che il numero dei containers che vengono lavorati nei sette maggiori porti italiani è di 1 milione inferiore rispetto al numero dei soli containers che vengono lavorati nel porto di Amburgo, quindi il solo porto di Amburgo tratta un numero di containers che è di 1 milione maggiore della somma di tutti i containers che vengono lavorati nei sette maggiori porti italiani, allora vi renderete conto delle dimensioni della crisi. L'Italia è un Paese fermo, del resto ieri il Presidente Attali ci ha detto qualche cosa anche con il riferimento ai redditi professionali che sono lo specchio di questo declino. E' un declino che noi ci auguriamo finisca, noi ci auguriamo che possa invertirsi questa tendenza ma certo non può venire dalla provvidenza questa inversione, bisognerà impegnarsi, e che cosa bisogna fare? Le cose che bisogna fare le sappiamo tutti, bisogna liberare il Paese dai mille lacci e laccioli che lo tengono legato. Questo è dunque necessario. Del resto è stata auspicata da tante persone, da tutti, anche dal Presidente dei Giovani Notai, una stagione di grandi e radicali riforme. lo direi che più che riforme, ci vuole una rivoluzione, una rivoluzione in senso liberale. Ora di questo siamo tutti convinti e tuttavia ogni qualvolta qualche debole riformatore ha cercato di mettere mano alle cose necessarie ci sono le lobbies, le corporazioni che impediscono questo cambiamento, tanto è vero che poi si finisce o col non farne nulla oppure con l'accettare dei compromessi al ribasso che non incidono sul problema. Perché vi dico queste cose? Vi dico queste cose perché vi voglio chiarire subito che io sono d'accordissimo sul fatto che si debba incidere molto seriamente sul nostro Paese, e proprio perché sono convinto di questo posso con altrettante convinzione dire: vediamo di non rovinare il Notariato italiano, non ci facciamo prendere da questo desiderio di un riformismo inteso come una specie di fuoco purificatore che deve ripulire il Paese da chissà che cosa e punire quelli che guadagnano un po' di più o forse che dichiarano un po' di più. Ancora ieri io ho partecipato alla bellissima Tavola Rotonda, mi sono trattenuto per sentire tutti, ma in particolare il rappresentante dell'antitrust, che ho sentito dire ancora una volta che bisogna incidere sull'assetto del Notariato perché il Notariato è una struttura chiusa, è un mercato chiuso, e dunque bisogna aprirlo. Naturalmente si cerca così, perché questa è la ragione per la quale si fa quest'affermazione, si cerca così di imitare ciò che accade nei Paesi del nord Europa, nei Paesi anglosassoni, e quindi aboliamo i filtri, magari prevediamo un numero minimo ma senza numeri massimi, che problema c'è? Ma ci rendiamo conto che facendo in questo modo noi scopiazziamo male alcuni aspetti di quelle strutture sociali? In Inghilterra i filtri ci sono eccome, non si diventa barrister con la stessa facilità con cui in Italia si diventa Avvocati. In America non si diventa lawyers con la stessa facilità con cui si diventa Avvocati in Italia. Voi sapete quanti sono, lasciamo stare il mondo anglosassone, andiamo a un mondo più vicino a noi, quello latino della Francia, sapete quanti sono i cassazionisti in Francia? Non a Parigi, in Francia? Pensate a un numero basso, facciamo un gioco, ebbene il numero basso a cui avete pensato è certamente molto più alto della realtà, sapete qual è il numero? Sono 90, non è che avete capito male, sono 90, io non credo che l'antitrust francese si stia occupando dei cassazionisti di Francia perché sono troppo pochi e quindi bloccano l'accesso, è una cosa che dico, in Italia sapete quanti sono? Non i cassazionisti ma gli Avvocati? 120.000, anzi forse adesso di più? E allora la situazione è ancora più drammatica, ma forse l'anno prossimo saranno 250.000 che ne so, sono crescite esponenziali. Allora io mi dico: che cosa vogliamo fare? Vogliamo fare inseguire queste categorie dai Notai oppure vogliamo prendere il Notariato come esempio e cercare di raddrizzare questo Paese immettendo elementi di merito e di qualità? Io non riesco a capire come si dice, giustamente, che la nostra società è una società bloccata, con forte connotazione familiare, ed è così. lo sono anche Professore Universitario, stendo un velo pietoso su quello che succede nell'Università. Ebbene, come si diventa Notai? Per cooptazione familiare? Si fa un concorso, e io vi ho detto che tra l'altro ho avuto l'esperienza, la fortuna perché ho imparato molte cose in quei 10 anni, qualcuno lo sa perché qualche giovane Notaio è passato per quel periodo con me è vero? Qualcuno è qui presente, se lo ricorda, come si diventa Notai? Si diventa Notai superando una selezione rigorosa, in alcuni casi addirittura feroce, quindi già il Notariato ha questi elementi che vengono considerati elementi essenziali per una società aperta, allora che bisogno c'è di sconvolgerla? lo credo che bisogna avere il coraggio di dire queste cose. Capisco che i Notai hanno una certa ritrosia perché forse non è così elegante dire le cose come le dico io, le ho dette da Avvocato e quindi mi sarà consentito.
Veniamo pure al contraente debole al quale tiene tanto Gennaro
presidente Fiordiliso
Ho gradito molto di più questa parte del Tuo intervento, sinceramente, sul contraente debole faremo un Congresso a parte.
riprende il prof. Grasso
...e non invitate me possibilmente, invitate un altro perché io sono per il contraente forte perché perlomeno paga molto. Dicevo all'amico Monteforte stamattina, quando prendevamo un caffé prima di entrare in quest'aula: quando noi immaginiamo le contrattazioni siamo sempre importanti, anche perché le sogniamo tutti quanti, siamo portati a pensare a queste grandi contrattazioni che coinvolgono posizioni molto ricche, pensiamo al closing, non al contratto normale. Allora in questi casi immaginiamo queste operazioni che si fanno a Milano, magari a Roma o in qualche altra città italiana, a Napoli pochissimo purtroppo, molto meno di quanto ci piacerebbe. Certo, in questi casi molto spesso le parti sono assistite da professionisti. Devo anche aggiungere che molto spesso questi professionisti conoscono più l'inglese che il diritto civile italiano, però fortunatamente ci sono i Notai presenti che alle volte seppure con garbo dovuto, perché poi si tratta di professionisti, e con essi non si può intervenire in maniera troppo vistosa, cercano di fare inserire qualcosa di utile. In queste città, in queste situazioni ci sono queste contrattazione guidate dai grandi studi professionali in cui ovviamente la parte è garantita, sono tutte parti forti, ma le altre contrattazioni non si fanno a Milano, si fanno a Castellaneta, vero Vincenzo? Si fanno ad Aversa, si fanno in centri ancora più piccoli. Ebbene lì, chi interviene con la sua qualità, con la sua professionalità, con il suo rigore, chi interviene? Un Notaio, che quantitativamente, certo magari ha meno esperienza su certe cose, ma qualitativamente è lo stesso Notaio che sarebbe presente a Milano in quell'altro tipo di contrattazione: che ci vuole di più per dire che la funzione del Notaio è quella di tutelare il contraente più debole? Non bisogna sapere nient'altro caro Gennaro, forse ti aspettavi qualche altra cosa? lo non so dire altro. Nel caso in cui il contraente, la giovane coppia di sposi che deve comprare la prima casa in un piccolo centro e magari la deve comprare da un costruttore, nel caso in cui quindi bisogna capire se poi si applichi o no la revocatoria fallimentare perché si tratta di una casa destinata ad abitazione, così facciamo una scivolata anche sul tecnicismo, ebbene, in questo caso tutti questi controlli chi li fa? Il piccolo Avvocato di paese, che è abituato a occuparsi del regolamento di confini o dello sconfinamento della pecora, oppure il Notaio il quale ha superato una selezione durissima ed ha una preparazione, una formazione sulla cultura, una struttura mentale per svolgere questo lavoro? Questo è il punto, allora perché dobbiamo distruggere tutto questo? Non si sa. Perché dobbiamo creare una situazione uguale a quella che c'è in Inghilterra, ma vi ripeto, se vogliamo somigliare all'Inghilterra allora dobbiamo fare tantissime altre cose, ma proprio tante altre cose, dovremmo incominciare a prevedere per esempio dei filtri molto severi di accesso all'Università, dovremmo prevedere la fine e l'abolizione del valore legale dei titoli di studio, dovremmo prevedere delle corporazioni di Avvocati molto forti e in grado di selezionare ferocemente i propri membri, allora avremo dei Notai che invece di chiamarsi Notai si chiamano in un altro modo ma è la stessa cosa, la funzione è la stessa. Allora se noi vogliamo conservare questa struttura, questa articolazione della nostra società che è il Notariato, che funziona così bene, io non vedo che ragione c'è di modificarla in maniera così radicale come si vorrebbe da qualcuno. lo penso che sia l'interesse del Paese, non l'interesse dei Notai, del resto io non lo sono quindi perché dovrei fare questo discorso? E devo dire che faccio l'Avvocato con molta soddisfazione, non mi cambierei, il mio lavoro mi piace, non vi invidio, vi ammiro ma non vi invidio. Però c'è un lavoro forte che voi fate e lo fate in maniera capillare con una distribuzione, un po' come i Marescialli dei Carabinieri, che stanno anche nel paese più sperduto, rappresentate la legalità, lo Stato anche nei paesi più sperduti.
Certo è chiaro, ho detto questo, ma ciò non vuol dire che qualche cosa non debba essere modificata, però agendo col bisturi non con l'accetta, col bisturi. Ieri sera ho saputo dal Pres. Fiordiliso che un certo discorso sul numero programmato è già stato avviato, questo mi fa piacere perché è evidente che diventa difficile anche sul piano politico poi giustificare un numero di Notai inferiore a 5.000 in un Paese che non è più quello agricolo degli anni '50, quindi è chiaro che un certo discorso intelligente di adeguamento alla realtà di oggi ci deve essere, ma voi lo state facendo, magari si può continuare su questa strada, così come un'altra cosa importante che ho detto più volte e che dico a tutti, chi mi conosce lo sa che io batto spesso su questo punto, è chiaro, bisogna avere la consapevolezza di essere in qualche misura dei privilegiati, dei privilegiati che hanno però meritato il privilegio, non è che lo siete perché siete nati figli del Principe o del Conte in un'epoca feudale, però dovete sapere di avere un privilegio, allora ve lo dovete meritare, ve lo state meritando con la qualità del lavoro, vi dovete meritare questo privilegio anche con il controllo ferreo sul concorso, perché se cede quello cade tutto. Il concorso è una cosa seria, deve essere una cosa seria, e il concorso per l'accesso al ruolo di Notaio è uno dei più rigorosi, forse il più rigoroso in assoluto che c'è in Italia, non lo rovinate, anzi, consentitemi di dire: controllate. lo credo che il nostro Paese abbia bisogno di tutti noi perché altrimenti non si solleva e ha bisogno delle intelligenze migliori, e quindi ha bisogno dei Notai che devono fare la loro parte, e io so che la stanno facendo, so che la faranno sempre di più e perciò sono in qualche misura ottimista sul destino del nostro Paese.
Grazie dell'attenzione.
LO SVILUPPO DELLE IMPRESE TRA TEMPISTICA DEGLI ATTI SOCIETARI E PATTI DI FAMIGLIA - RELAZIONE DI FEDERICO TASSINARI - NOTAIO IN IMOLA
Grazie. E' proprio nello spirito delle due straordinarie relazioni che precedono il mio intervento che cercherò di svolgere una breve sintesi ragionata della mia esperienza nell'ambito del gruppo di lavoro in tema di diritto societario che il Consiglio dei Notariati dell'Unione Europea ha ritenuto di costituire esattamente nel gennaio del 2005 e che, quindi, ha sostanzialmente 3 anni e qualche mese di vita.
Credo che l'intuizione del Consiglio dei Notariati sia stata felice individuando un momento di grande evoluzione all'interno della società in cui il Notariato deve essere organizzato al livello unitario; a livello europeo, forse, non è stato ancora fatto, per questo i Notariati hanno deciso di affidare a me il coordinamento di questo gruppo che comprende 21 Paesi, 21 Notariati su 27.
lo cerco di fare la mia parte e di esprimervi appunto con questa sintesi i problemi e possibilmente le soluzioni. Il nostro lavoro si inquadra negli ultimi mesi in un obiettivo generale che è stato assunto dall'Unione Europea ma in particolare dalla Commissione dell'Unione Europea.
Il documento di riferimento è il documento Comma 2723 datato 24 gennaio 2007 con cui la Commissione individua un programma d'azione per consentire nello spazio di cinque anni, quindi entro il 2012, di abbattere del 25% i costi che incombono, dal punto di vista amministrativo, sulle imprese grandi, medie e piccole nel mercato interno dell'Unione Europea. Questo documento della Commissione Europea è a sua volta da iscrivere nell'ambito della cosiddetta strategia di Lisbona che è finalizzata a garantire la crescita delle imprese e per esse la crescita dell'economia dei Paesi dell'Unione Europea.
Questo documento ha un settore significativo che riguarda anche i costi obbligatori che le società devono sostenere per l'attività negoziale, ma soprattutto per la loro costituzione nonché per le modificazioni statutarie e per le operazioni straordinarie. Quindi riguarda i Notai da vicino perché l'intervento obbligatorio del Notaio per costituire e modificare gli Statuti delle società non è una caratteristica italiana ma è una caratteristica di almeno 15-16 Paesi sui 27 che compongono l'Unione Europea, quindi è un fatto maggioritario.
Questo documento è stato dettagliato da una sorta di View, cioè da uno sguardo d'assieme sui costi effettivamente esistenti nei singoli Paesi. Lo stesso ha rivelato dei dati che sembrano abba
stanza attendibili, o quanto meno tali sono state ritenute nel gruppo di lavoro. Le rilevazioni sono riferite all'anno 2006. Come punto di riferimento è stata assunta la costituzione di una Srl con capitale sociale minimo, laddove un capitale sociale minimo esista. Il risultato è che per costituire una Srl in Italia i costi assunti sono solo i costi obbligatori. Cioè i costi non imposti dalla legge, quali ad esempio quelli relativi alla consultazione di un Avvocato, di un commercialista, di un consulente pubblicitario o di un qualunque altro professionista non imposto dalla legge non sono considerati. Il costo del Notai è considerato laddove l'intervento del Notaio è imposto dalla legge, laddove, invece, l'intervento del Notaio non sia imposto dalla legge non è considerato.
In particolare, questi sono i numeri: l'Italia è il primo in ordine di costi con 2673 euro; il secondo Paese è la Grecia, con un costo di 1308 euro, sopra i 1000 euro c'è soltanto l'Olanda, con 1040 euro, seguono poi Belgio e Germania, con un costo tra i 700 e gli 800 euro, i Paesi Scandinavi e i Paesi dell'est con dei costi tra i 300 e i 100 euro.
In Francia, invece, oramai da parecchi anni, non c'è più l'intervento notarile obbligatorio sugli atti societari e i costi sono di circa 84 euro (ovviamente ci sono anche i costi fiscali).
Da ultimo, il costo in Gran Bretagna è di 54 euro mentre in Danimarca è di O euro. Infatti in Danimarca è sufficiente una e-mail per costituire una Srl, senza costi per l'ufficio del registro che riconosce il numerino di ritorno: sono più americani degli americani.
Da questo View, si comprende come la situazione in Italia venga descritta in una maniera molto particolare. Al fine di favorire la crescita delle imprese, tale documento individua l'esigenza di ridurre i tempi di costituzione e fare in modo che tutti i Paesi garantiscano, ad esempio nel caso di costituzione di una società, che dalla costituzione stessa fino al momento in cui la società è pienamente operativa non debbano trascorrere più di sette giorni. Qui l'Italia grazie ai Notai fa ottima figura, si pone nei primi cinque Paesi, anche se quando il controllo di legalità non era affidato solo al Notaio ma era affidato in primis al Tribunale l'Italia era nel fondo della graduatoria.
Infine il documento cerca di individuare questo slogan che è molto forte a livello Europeo, il workshop, unico punto di riferimento obbligatorio che si vuole le imprese abbiano.
Ciascuno Stato Membro individuerà l'organo, il soggetto, la professione più adatta a questo fine, un unico punto di riferimento, e provvederà in modo che l'imprenditore che voglia costituire una società non debba muoversi nell'ambito di più punti di riferimento tra loro diversi.
Anche sotto tale profilo il documento sottolinea un certo ruolo positivo dell'Italia che si colloca ai primi posti, laddove il documento dice: "è oramai evidente che in Italia il ruolo di workshop è stato assunto dal Notaio", questo sicuramente grazie anche alla importante modifica del nostro Codice Civile, introdotta nel 2000, che ha portato al superamento dell'omologazione giudiziaria poi ribadita, con forza, dalla riforma societaria del 2001-2003.
Allora in questo contesto noi abbiamo due punti abbastanza forti, e su questi due punti forti noi dobbiamo insistere e assumere maggiore consapevolezza. Forse sul workshop si può fare ancora qualche cosa di più, ci sono già tutti i segnali per farlo, e abbiamo invece un punto debole che è quello dei costi.
La Germania ha trovato la formula tedesca per le Srl.
Infatti in tale paese si assisteva ad una sorta di emorragia di Srl le quali venivano costituite in Inghilterra, come limited. Decine di migliaia di imprenditori tedeschi, che magari non erano mai stati in Inghilterra, come il bar sotto l'angolo della strada, tramite agenzie specializzate e in qualche modo governate evidentemente da Avvocati collegati con l'awocatura anglosassone, costituivano la Srl, al costo di pochi euro tra le processioni governative, 50 euro di competenze per l'intermediario o poco più. Quindi 800 euro la Srl tedesca, 200-250 euro la Limited.
Il legislatore tedesco individua una possibile soluzione che credo sia per noi uno degli attacchi più insidiosi, più pericolosi e sui quali più intensamente dobbiamo lavorare: la costituzione di Srl tedesca attraverso un modulo.
La legge di riforma è stata messa in moto nel maggio del 2007, è ancora in stand by, sembra che il Notariato abbia recuperato qualcosa. Infatti una parte dell'Accademia tedesca, e più compattamente la Magistratura, sono alleati formidabili del Notariato nel contrastare questa iniziativa che viene dall'Unione Europea ed è fortemente appoggiata dal mondo imprenditoriale tedesco.
L'idea di questa riforma è di consentire, rinunciando alla autonomia privata, che tutte le Srl tedesche possano essere costituite con 400 euro di spesa fissa, tra i 150 euro di imposte e 50 euro di spese notarili per l'autenticazione, senza entrare nel merito. Si possono solo sbarrare delle caselle e scrivere dei nomi. Anche l'oggetto sociale è una tra tre diverse caselle, non c'è spazio per l'autonomia privata e questo lo si può fare se i soci non sono più di tre, altrimenti si è costretti a rivolgersi ad un Notaio e ad esercitare l'autonomia privata. Negli altri casi, che però anche in Germania saranno 1'80% se non il 90%, non sei costretto.
Sulla scia di questo arriva da ultimo, proprio ieri l'altro, il primo testo completo di regolamento in materie di società privata europea. Sarebbe un diritto uniforme comunitario che garantisce, potremmo dire con le parole che usa la Commissione, un'etichetta europea a tutte quelle Srl che, anche senza elementi transfrontalieri, vogliono parlare una lingua comune all'interno del mercato europeo. Questo documento, per quanto sia nei lavori preparatori, è appoggiato soprattutto da Medef, che è la Confindustria francese, dall'associazione degli industriali tedeschi e da una parte dell'Accademia.
Abbiamo intuito che per noi fosse un'insidia, e all'inizio abbiamo cercato di raffreddare, di facilitare il trasferimento di sede tra le Srl nazionali, poi la spinta comunitaria si è fatta così forte che abbiamo pensato invece di doverlo cavalcare. Fino a una settimana fa, la riunione ultima è stata fatta a Bruxelles il 7 di maggio, si diceva: ciascun Paese Membro deve garantire un solo controllo di legalità per garantire i tempi soprattutto e questo controllo potrà essere affidato alla scelta di ciascun Paese Membro o ad un'autorità amministrativa o ad un'autorità giudiziaria o ad un Notaio, si parlava di mandated notarisation, scelta notarile obbligatoria.
Purtroppo all'ultimo momento, ma non è la prima volta che questo succede, stile un po' degli ultimi due anni italiani, arriva proprio ieri l'altro la sostituzione delle parole del mandated notarisation, l'intervento obbligatorio del Notaio, con il generico certification, (certificazione).
Noi abbiamo cercato di muoverci per trovare una soluzione. Il termine che dà agli Stati Membri il Governo di replicare è fino al lunedì sera alle 18, e quindi come vedete ha tutta l'aria di essere un qualcosa di non casuale.
Allora, detto questo, cerchiamo di capire quali sono i nostri argomenti e quali possono essere le nostre soluzioni.
lo credo che quando si parla di costi noi dobbiamo subito e chiaramente far capire che questa scelta dei costi obbligatori preventivi non è una scelta corretta, perché il ruolo del Notaio è un ruolo che, laddove il Notaio c'è, e c'è il Notaio di tipo latino, con le sue caratteristiche, consente di risparmiare una serie di costi facoltativi che è impensabile che l'imprenditore medio-piccolo sostenga.
Non crediamo che i danesi spendano meno, e non è detto che le spese facoltative che l'intervento obbligatorio del Notaio che sta dentro quei 2673 euro in Italia non sia poi così negativo per la prospettiva del Notariato latino. Cerchiamo di acquisire dei dati e cerchiamo di spenderli. Poi c'è il costo obbligatorio successivo del contenzioso, non mi resta che rinviare alla relazione di Dino Falconio. Quanto incide il costo della giustizia contenziosa: dal Congresso svoltosi a Pesaro risulta 1,5 contro 2,5, anzi, da 1,3 a 1,5 nei Paesi dell'Europa continentale a 2,5 nel mondo anglosassone. Sono numeri significativi.
Poi c'è un secondo tipo di scenario che noi dobbiamo individuare e fare valere a beneficio della nostra posizione: la sottovalutazione dei rischi. C'è una sottovalutazione non solo del rischio contenzioso come ho già detto, ma anche del rischio sicurezza. lo ho una pagina del Daily Telegraph che è un giornale inglese del 4 gennaio 2008 che individua una serie di frodi che sono state poste in essere iscrivendo nella Company House, cioè nel registro delle imprese britannico, degli atti che sono falsi, totalmente inventati al solo scopo di creare una legittimazione per emettere certe carte di credito. In questo caso ci si riferiva a uno scandalo che voleva colpire le società che vendono servizi petroliferi, distributori, e la conclusione del registro, della Company House è: "dobbiamo accettare tutti i documenti che ci vengono spediti in buona fede, non abbiamo alcun potere per verificare la validità dei dati e la firma del documento".
E ancora vi è il rischio opacità, c'è un equivoco: l'equivoco è quello di pensare che tanto meno costi sostiene l'impresa che si costituisce, tanto più si possa garantire la trasparenza, la semplicità, la leggibilità e l'utilità del pubblico registro. Non è così, questi due obiettivi che sono parimenti due bandiere alte da parte dell'Unione Europea, abbattimento dei costi di partenza dell'impresa e garanzia della trasparenza dei pubblici registri, non sono sempre convergenti. Finché possono esserlo, dobbiamo favorire questi due obiettivi, ma quando diventano divergenti dobbiamo trovare un punto di equilibrio. Meno costi all'inizio può significare più opacità del registro e quindi più costi. Non c'è solo l'impresa che si costituisce, ma c'è anche l'impresa che vuole comprendere con chi deve stipulare un contratto e avere certezza al riguardo, altrimenti spuntano le legai opinions del mondo anglosassone che, come credo che a nessuno di noi sfugga, non sono gratuite.
Fermo questo inquadramento, questo scenario, questa sfida politica che viene posta al Notariato, quale è allora la reazione, la soluzione, la risposta che deve venire dal Notaio singolo, da ciascuno dei 4000, 5000, 6000, domani Notai italiani sul campo?
La risposta deve essere quella di puntare sulla qualità, e qui dobbiamo veramente rimboccarci le maniche. La qualità non è solo la certificazione, che pure è fondamentale, la qualità è anche legalità sostanziale.
Che salto abbiamo fatto dalle massime burocratiche dei Tribunali che leggevamo fino a 7-8 anni fa alle massime intelligenti, aperte, innovative che leggiamo da quando le scrivono i Notai? Poi c'è chi è in un osservatorio naturale privilegiato come i colleghi milanesi, ma ci sono vari altri Notariati che si sono mossi e che meritoriamente hanno prodotto delle soluzioni nuove che prima erano porte chiuse, e così dobbiamo continuare, ma questa innovazione non deve essere solo appannaggio dei Consigli notarili, deve essere anche una caratteristica del nostro operare sul campo.
Si accennava nel titolo al patto di famiglia. Anch'io ovviamente non voglio dedicare troppo spazio all'analisi della normativa sul patto di famiglia, ho già cercato di farlo in altra sede. Dico che il numero di patti di famiglia conclusi è terribilmente basso. lo posso comunicarvi solo l'esperienza di una cinquantina di patti di famiglia che ho perfezionato soprattutto in merito alle piccole e talvolta piccolissime imprese. La leva è quella di mettere il patto di famiglia di fronte alla donazione di quote o di aziende, in genere di quote, qualche volta d'azienda. Per quanto il patto di famiglia sia incerto, per quanto la prudenza notarile ci deve consentire, ci deve imporre di accantonare l'idea di poter far patti di famiglia senza tutti gli aventi diritto, non si può fare una scommessa sulla pelle dei clienti, mal che vada è sempre una donazione se ci mettiamo un'opportuna clausola in questo senso, e neanche nei trasferimenti diretti dal disponente a favore degli altri familiari siamo sollecitati in questo senso. Ma anche fermandoci nei confini del più sicuro, noi garantiamo qualcosa in più della donazione. La trovo veramente una cosa straordinaria, però i patti di famiglia sono pochi, perché per fare i patti di famiglia non basta avere brillantemente superato un concorso complicatissimo, che noi dobbiamo difendere con tutte le forze e controllare con tutte le nostre capacità, ma bisogna anche continuare a sentirsi sotto concorso, continuare a sentirsi nel dovere di approfondire. Lo facciamo, probabilmente lo dobbiamo fare di più, ma questo tipo di innovazione, che è il punto d'approdo, è il porto sicuro del Notariato: riuscire a vendere qualità e innovazione che va oltre il controllo di legalità, è un'innovazione che si deve anche esplicare nella normale costituzione di Srl, e in questo senso abbiamo pensato proprio ieri di varare un Convegno che si terrà nel mese di ottobre, probabilmente a Bari, ad opera della Fondazione del Notariato. Questo convegno mette da parte tutte le cose scontate ed individua una serie di opzioni che lo Statuto di una Srl può consentire e che, se studiate e verificate con attenzione, possono consentire al Notaio di fare bella figura, di mantenere quel costo 2673 euro di fronte a clienti soddisfatti. Grazie.
TAVOLA ROTONDA: "ASSOCIAZIONI SINDACALI E PROFESSIONI"
notaio Vincenzo Pappa Monteforte –segretario della Giunta Naz.di Federnotai
Saluto tutti gli intervenuti. Apriamo la Tavola Rotonda che concluderà questo settimo Congresso di Federnotai. Devo dire che un po' mi dispiace perché con questo Congresso la Giunta Nazionale si avvicina al traguardo della naturale scadenza. Per me si tratta del secondo triennio dopo la prima entusiasmante esperienza sotto la presidenza di Egidio Lorenzi e, in quanto non rinnovabile stante il principio della rotazione delle cariche (da sempre vessillo del movimento sindacale), io scadrò alla fine di questo triennio. Prima di allora tuttavia l'entusiasmo per un confronto di idee, per un dialogo fra esponenti di primo piano della società civile sulla riforma delle libere professioni, mi ha convinto ad accettare il ruolo di coordinatore di questa Tavola Rotonda. Vediamo chi sono i partecipanti, in rigoroso ordine alfabetico: Gennaro Fiordiliso, Presidente di Federnotai, al quale credo vada tributato un applauso per l'impegno profuso in questi tre anni in difesa del notariato. Lui è riuscito ad evitare fughe in avanti del Sindacato, nonostante le diverse anime che ha ritrovato all'interno della sua Giunta; Giancarlo Laurini, dico solo "notaio" senza elencare le altre sue innumerevoli cariche; il ragionier Ezio Maria Reggiani, Presidente del Sindacato Nazionale dei Ragionieri Commercialisti; il dottor Lamberto Santini, Segretario Confederale della UIL; l'avvocato Bruno Sazzini, Segretario Generale dell'Associazione Nazionale Forense e il dottor Gaetano Stella, Presidente di Confprofessioni. Di riforma delle professioni intellettuali si parla ormai da svariati anni; sull'essenzialità di un intervento riformatore non esistono dubbi, indipendentemente dagli schieramenti politici. Il mondo professionale deve essere reso più moderno, più funzionale nell'interesse dei cittadini. Purtroppo però quando da queste premesse generali si passa alla stesura di un testo normativo, si operano dei distinguo, anche all'interno delle maggioranze di Governo, che rendono difficile la definizione di un documento condiviso. Tante sono le proposte di iniziativa parlamentare più o meno condivisibili, tutte comunque utili per aiutare a ritrovare argomenti unificanti. Proprio con un quadro d'insieme dei vari documenti e delle varie proposte apriamo questa Tavola Rotonda. Chi più di Giancarlo Laurini poteva aiutarci a comprendere lo stato dell'arte ? Deputato al Parlamento, componente della Commissione Giustizia della Camera, senza citare il "palmares" notarile.
Lui ha accettato, con l'entusiasmo e la cortesia di sempre, di intervenire al nostro Congresso. Di questo lo ringrazio personalmente e gli passo direttamente la parola per evitare di sottrarre tempo con la mia introduzione al dibattito e alla discussione che seguirà. Grazie.
notaio Giancarlo Laurini
Grazie. Sono naturalmente io che ringrazio te, il presidente Fiordiliso, la Giunta di Federnotai per l'invito graditissimo a questo Congresso estremamente interessante. Avete trovato e attivato una formula, questa delle Tavole Rotonde, degli interventi con dibattiti intermedi, molto efficace. Abbiamo ascoltato ieri con grande interesse le cose che sono state dette nel corso della Tavola Rotonda sul Notariato, legalità e liberalizzazioni, e quelle dette questa mattina altrettanto estremamente interessanti. Infine si aggiunge adesso questa Tavola Rotonda con un unico filo conduttore che evidentemente è quello del rapporto liberalizzazioni, modernizzazione del nostro Paese, del nostro sistema, ruolo delle professioni, in che misura va intesa correttamente la liberalizzazione, il ruolo, all'interno delle professioni, del Notariato.
Vengo invitato a fare lo stato dell'arte. Bene, io posso dire che a questi due anni trascorsi in Parlamento se ne sono aggiunti altri 15 di militanza nel problema della riforma delle professioni. Ricordo già alla fine degli anni '80 quando il Presidente del Consiglio Nazionale del Notariato era Roberto Barone, che proprio il Presidente del Consiglio Nazionale partecipava al Ministero in via Arenula alle riunioni delle prime Commissioni sulla riforma delle professioni. Da lì poi si è continuato attraverso il CUP, poi in Parlamento con due legislature e mezzo, le ultime due poi (la 13esima e la 14esima) che si erano concluse per quello che attiene alla riforma o progetto di riforma delle professioni con due testi, la prima, la 13esima legislatura, con il testo elaborato dalla Commissione Mirone e poi la successiva legislatura, la 14esima, la 2001-2006, dalla Commissione Vietti. I testi erano stati il frutto di una concertazione, di un lungo lavoro fatto all'interno della Commissione ministeriale con la partecipazione di rappresentanti degli Ordini professionali, che hanno segnato poi, e questo mi piace sottolinearlo, un notevole salto di qualità da parte del mondo professionale, con il maturare della convinzione, da parte degli Ordini professionali, della necessità della riforma. Ciò per modernizzare, non certo per castigare o ingiustamente punire, il mondo delle professioni e, tanto meno, questa o quell'altra categoria. Quindi ha segnato un salto di qualità nel mondo delle professioni, nell'approccio al problema, ha segnato un salto di qualità anche se la classe politica non è stata capace di portare fino in fondo questa presa di coscienza della necessità di una riforma. Purtroppo la 15esima legislatura, quella testé conclusa, non era cominciata bene perché nonostante le premesse che c'erano e il lavoro fatto fino ad allora, Governo e maggioranza sono partiti a testa bassa con il Decreto Bersani intervenendo in maniera forte, incisiva su punti focali, centrali di quella che doveva essere, dovrà essere, la riforma delle professioni. Sui temi della pubblicità, delle tariffe, delle società professionali, evidentemente ha messo i piedi nel piatto o sulla tavola creando immediatamente contrasto e disagio fra i protagonisti di quella che doveva essere la riforma, e quindi è cominciata una lunga discussione all'interno della Commissione Giustizia in particolare sui vari disegni di legge che erano stati presentati. C'è stato il disegno di legge Mastella che poi era Mastella-Bersani, e quindi l'interruzione della legislatura non ha dato la possibilità di concludere, quando ormai c'era anche un tentativo di testo unificato posto in essere dai relatori di maggioranza, o di testo unificato tra il testo della maggioranza e i testi presentati di iniziativa parlamentare. A questo punto ci sono state le audizioni degli Ordini ed è stato fatto un grosso lavoro arrivando a determinati punti fermi sui quali grosso modo c'è intesa tranne evidentemente qualcuno più contestato. lo mi limiterò qui a indicarli, poi dopo potremo discutere sull'uno o sull'altro. Quello che mi preme dire è che su questi punti c'è una generale intesa abbastanza vasta, direi by-partisan e anche da parte del mondo delle professioni che da sempre si esprimeva abbastanza coerentemente in quasi tutte le proposte di legge di iniziativa parlamentare ed anche nella proposta di iniziativa popolare presentata dal CLIP. Dal complesso di queste proposte, dal complesso della discussione che si è svolta in questi due anni in Parlamento, in Commissione Giustizia e nel Paese, da una parte si è cominciato anche a prendere coscienza che troppo spesso si era richiamata ed enfatizzata l'Europa: l'Europa come il luogo dove si andava a smontare il sistema ordinistico italiano e anche di quegli altri Paesi (che poi non sono pochi e sono molto importanti in Europa) nei quali esiste un sistema ordinistico diverso dal sistema del mondo anglosassone. Nel quale sistema anglosassone poi, come tutti sappiamo, ci sono associazioni che si chiamano così, ma che sono molto ma molto più severe nell'accesso ad esse dei professionisti e nel controllo della loro attività, seguendo ciò che avviene non solo nella vita professionale, ma anche prima, partecipando alla vita delle università dove si formano i professionisti e avendo e dando indicazioni e collaborazioni per la migliore formazione dei futuri professionisti. Quindi non è vero che un buon sistema professionale deve essere abbandonato a sé stesso, totalmente liberalizzato nell'accesso, nel controllo, nella natura degli organismi che lo governano. Come dicevo, c'è stata quindi una presa di coscienza di quella che è un'aria un po' nuova che comincia ad esserci in Europa: basta ricordare le sentenze dell'Alta Corte di Giustizia presso la quale ormai si è consolidato l'orientamento secondo il quale ciascun Paese ha la possibilità di dettare determinate regole vincolanti per le proprie organizzazioni professionali, che si tratti di pubblicità o che si tratti di tariffe. Nel merito poi si potrà entrare dopo. Quindi è un'Europa che aiuta i Governi, i Parlamenti, i singoli Paesi dell'Unione a interpretare sé stessa, a capire che cosa in realtà in Europa si vuol fare, verso dove si vuole andare in questo settore. Quali sono i punti ? Ormai non si contesta più la necessità, l'utilità, della presenza degli Ordini professionali nel sistema Paese, nel sistema professionale, se ne deve accentuare il sistema organizzativo, la caratura essenzialmente pubblicistica, e questo li distingue poi dalle associazioni di cui diremo una parola dopo, per avere una funzione di tutela innanzitutto del cliente, del cittadino che fruisce del servizio professionale. Poi segue il compito di controllo deontologico dell'attività dei propri iscritti, l'iscrizione alle casse professionali e tutto quello che si collega alla funzione dell'Ordine professionale che è e deve essere, ente pubblico non economico. Quindi non più eliminazione, ma mantenimento degli Ordini con questa funzione essenziale. Altro punto importante: la definizione della professione liberale come professione intellettuale, come attività intellettuale. Perché è fondamentale? Qui abbiamo lottato moltissimo in Commissione Giustizia, perché si diceva: "che bisogno c'è di qualificare l'attività professionale come attività intellettuale ? E' un'attività professionale produttiva e basta". No, perché si deve assolutamente rimarcare la differenza fra l'attività professionale e l'attività di impresa, differenza che va assolutamente sottolineata e mantenuta ferma per tutti gli effetti che ci sono dopo. Questo significa che alla non menzione della differenza si dà una valenza molto forte e molto indicativa, e quindi su questo punto abbiamo fatto grossa battaglia, però, credo, perfino i relatori di maggioranza ribaltando quello che era stato detto nel disegno di legge governativo, avevano accettato.
Altro punto fondamentale: l'accesso per le professioni regolamentate in base agli esami così come previsti e con sistema concorsuale per le professioni che esercitano pubbliche funzioni. Il tirocinio, un aspetto molto importante, e anche lì la necessità da una parte di snellirlo, dì renderlo anche più invitante per i candidati alle diverse professioni anche dal punto di vista economico nelle forme che, insieme agli Ordini, si possono stabilire, ma con una durata minima fissata. Si voleva addirittura bloccare il periodo di tirocinio, mentre la cosa più logica è che ci sia un minimo stabilito con una parte che si può anche immaginare (per qualche attività professionale) da farsi durante l'università, oppure alla fine del percorso universitario, ma in modo tale da dare la possibilità a ciascuna professione di modulare il periodo di tirocinio in funzione delle proprie esigenze. Non si può ingabbiare il sistema in questo modo: tutto uguale per tutti. In fondo è la dimostrazione della necessità che in questo settore è importantissimo il rispetto dell'autoregolamentazione che ciascuna categoria professionale, nelle dovute forme, attraverso gli Ordini, con il controllo e l'intesa col Ministero Vigilante, deve potersi dare. Altrimenti, se si vuole tutto stabilire dal centro e per legge, inevitabilmente si finisce col non fare il meglio, non dare la possibilità a ciascuna attività professionale di essere adeguata alle esigenze. Circa il sistema tariffario, si è discusso tanto, però è uno dei punti importanti della riforma in cui bisognerà tener conto certamente di quello che è stato detto a livello europeo per quello che riguarda il Notariato e non solo il Notariato e, a livello interno, del recente orientamento della Corte di Cassazione.
Ancora un punto importante: le società professionali, l'esercizio della professione in forma societaria. Ormai il principio è accettato, bisogna vedere la forma più adeguata a seconda che si tratti di professioni tecniche o di altro tipo. La multi-professionalità: anche questo è un principio che deve entrare nel nostro tempo, nel nostro sistema, però con una salvaguardia rappresentata dalla necessità che il singolo Ordine professionale dia parere vincolante ìn ordine alla possibilità che i propri appartenenti possano far parte di società multiprofessionali. Questo perché è evidente che ci sono professioni nelle quali la multiprofessionalità non può essere imposta, anzi, le caratteristiche, la specificità della professione (penso certamente al Notariato) è tale che, con i principi di terzietà assoluta che devono governarla, la multiprofessionalità non è accettabile. Infine una parola su Ordini e associazioni, e quando parlo di associazioni non mi riferisco alle associazioni sindacali, mi riferisco alle associazioni cosiddette riconosciute di cui tanto si è discusso e che, è bene ricordare, sono comparse per la prima volta sulla scena nazionale negli anni '90 in sede CNEL. Ricordo che facevo all'epoca parte del CNEL, e si cominciò a discutere della necessità di dotare le professioni non regolamentate, le cosiddette professioni emergenti, quelle che non hanno un Ordine, dì una organizzazione dì carattere privatistico, non come l'Ordine, per organizzare e dettare alcune linee. Così sono nate le cosiddette associazioni riconosciute. Che cosa è successo? E chiudo. Durante questi anni il concetto, la possibilità dell'associazione di questo tipo, si è esteso e si è prospettata la possibilità che di queste associazioni che vanno poi iscritte in un registro nazionale tenuto dal Ministero di Giustizia, possano far parte anche coloro i quali esercitino attività rientranti nelle professioni regolamentate. Pensate al Dottore Commercialista per esempio, si laurea in economia, poi, anziché fare la pratica e l'esame di Stato, ed iscriversi all'Ordine ed alla Cassa professionale, si va ad iscrivere alla "associazione specialisti nel bilancio", per esempio, e senza aver fatto tutto quel percorso, si fregia di un titolo e dell'appartenenza ad un'associazione riconosciuta dallo Stato. Non un'associazione assolutamente libera come oggi ce ne sono tante in questo come nel settore medico come in altri settori, ma una associazione riconosciuta. Succederebbe quindi che l'Ordine resta come asse portante del sistema professionale e per le professioni non regolamentate vi sono le associazioni, ma in realtà vi è il rischio e la prospettiva dello svuotamento degli Ordini professionali attraverso questa possibilità di iscriversi alle associazioni seguendo un percorso molto più facile e quindi ponendosi sul mercato come consulente o altro, a seconda del tipo di professione. Ecco la necessità allora di stare attenti a questa situazione. Devo dire che è stato uno dei punti che poi ha fatto interrompere il percorso nelle legislature precedenti, è uno dei punti sul quale bisogna essere molto attenti e molto accorti per evitare confusioni, quelle confusioni dei ruoli che come non fanno bene tra le professioni, non fanno certamente bene nel sistema professionale tra gli Ordini professionali e le associazioni. Questo è un po' lo stato dell'arte per rispondere alla richiesta del nostro moderatore. Speriamo che in questa legislatura il Governo e la maggioranza si diano da fare perché i tempi ci sono per poter finalmente partorire una riforma delle professioni realmente adeguata alle esigenze della nostra società fatta senza strumentalizzazioni, senza spirito punitivo ma nell'intento di dotare il nostro Paese di un sistema professionale più moderno. Grazie.
notaio Vincenzo Pappa Monteforte
Grazie Giancarlo. Proprio prendendo spunto da queste tue ultime riflessioni volevo formulare una domanda al dottor Gaetano Stella, che è il Presidente di Confprofessioni, la Confederazione che tutela gli interessi dei liberi professionisti, è parte sociale e sottoscrive il contratto collettivo nazionale di lavoro. Volevo articolare una domanda di questo tipo: come si può legittimare la coesistenza di Ordini, di Collegi e di associazioni riconosciute nella riforma delle professioni? Quale sarà il ruolo degli Ordini in una modifica di questo tipo? E in più, dovrà rimanere fermo l'obbligo di iscrizione previdenziale anche per gli iscritti alle associazioni riconosciute oppure no? Lei come ipotizza una riforma in questi termini?
dott.Gaetano Stella
Una serie di domande. Diciamo innanzitutto che, come ricordava poco fa l'Onorevole Laurini, è passato un sacco di tempo e non siamo ancora riusciti ad arrivare alle conclusioni di questo percorso. Sono molti anni che se ne discute, sicuramente non hanno aiutato alcune situazioni che riguardavano anche il sistema delle professioni. Qualche volta non c'è stata quella sufficiente coesione tra i vari organismi in campo e quindi probabilmente questo non ha aiutato a trovare delle soluzioni condivise. Adesso siamo stati esposti, come abbiamo appena sentito, anche a strumentalizzazioni di vario genere e forse non siamo stati capaci di replicare in modo adeguato e quindi talvolta ne siamo usciti mortificati e sviliti. La realtà professionale è portata ad interpretare, ad anticipare l'evoluzione in campo economico e sociale, ma è spesso anche priva di adeguati strumenti di gestione dello sviluppo di questo cambiamento in quanto scollegata dal reale andamento sociale, scientifico ed economico. Siamo ancora minacciati (anche se adesso il Governo è cambiato e quindi si auspica un diverso trattamento dei professionisti) dalla regolamentazione comunitaria che viene letta come la parola liberalizzazione e che può ancora calare sulle nostre teste, magari guidata sempre dall'Antitrust che so che ha partecipato ai lavori ieri e non ha perso l'occasione di richiamarla anche se queste liberalizzazioni sono contrarie un po' alla nostra cultura ed alla nostra realtà. Comunque i testi in circolazione sono già molti, sono molto condivisi, quindi si potrebbe partire da quelli sui quali c'è già stata una certa condivisione. Tuttavia non bisogna pensare che la riforma debba essere solo di tipo ordinamentale, come è venuto fuori nel dibattito in questi ultimi anni, perché altrimenti finirebbe con l'incidere poco o niente sulla vita lavorativa dei professionisti. Bisogna riconoscere, anche se in ritardo, l'esistenza di professioni diverse rispetto a quelle tradizionali e quindi la necessità di regolamentarle, anche se non vogliamo chiamarlo "sistema duale" come troppo spesso lo si è voluto definire. Esiste un sistema delle professioni regolamentate, disciplinate in Ordini la cui esistenza adesso giustamente si dice che non viene più messa in discussione, ma nello stesso tempo è giunto anche il momento di mettere mano alle competenze professionali evitando le famose sovrapposizioni e le confusioni tra profili professionali vecchi e nuovi. Nel momento in cui si mette mano alla riforma delle professioni bisogna avere il coraggio anche di affrontare temi di questo tipo. Forse i notai sono un po' fuori da queste problematiche perché voi avete una funzione pubblicistica forte, però bisogna avere un po' più di coraggio, perché altrimenti rischiamo di fare una riforma delle professioni soltanto di tipo ordinamentale. Noi abbiamo sollevato un'obiezione e abbiamo detto che c'è la terminologia professioni e professionisti che non sono sinonimi e che diciamo che i professionisti sono distinti dalle professioni. La differenza è sottile ma è centrale perché a volte è uno di questi nodi che ha sempre strozzato la riforma delle professioni: l'ambiguità che circonda la rappresentanza delle professioni e dei professionisti. Albi e Ordini hanno fino adesso indossato una duplice veste, da una parte garanti o guardiani degli iscritti nei confronti dei cittadini per garantire la qualità della prestazione, della deontologia, ma al tempo stesso anche paladini degli iscritti e dei professionisti e sostenitori degli interessi e dei diritti dei professionisti. Questa situazione ha provocato una sovrapposizione di ruoli e di funzioni che ha generato confusione e dispersione rispetto ai cittadini e alle istituzioni se non addirittura anche un sotterraneo conflitto di interessi che ha impedito un reale rinnovamento delle stesse strutture deputate al governo e alla disciplina degli iscritti, cioè gli Ordini professionali. La Confprofessioni è la parte sociale dei professionisti e la firmataria del contratto collettivo dei dipendenti, partecipa ai tavoli governativi in rappresentanza del mondo professionale, si sta battendo per estirpare alla radice questa anomalia del sistema ordinistico rivendicando un ruolo distinto e legittimo di rappresentanza degli interessi diffusi e speculari delle responsabilità dei professionisti. Occorre sicuramente un atto di coraggio in questo senso e bisogna quindi presentarsi davanti alle istituzioni e al Paese come una forza compatta. Noi abbiamo sempre dialogato con il CUP, ci mancherebbe altro, però qualche volta il CUP ha preso iniziative di rappresentanza che non gli competevano e, nonostante la disponibilità a partecipare al dialogo, poi di fatto ha presentato un'iniziativa popolare per proprio conto senza neppure contattarci. Ha ritenuto di poter andare avanti, procedere da solo. Invece bisogna presentarsi come una forza compatta e articolata dove però non si deve confondere – ripeto un'altra volta – professioni con professionisti e stabilire chi debba garantire la correttezza e la qualità della prestazione professionale e chi deve invece guidare i liberi professionisti, lavoratori della cono-scienza, ai tavoli delle istituzioni quando si affrontano le scelte economiche per lo sviluppo del Paese e del benessere dei cittadini. E' necessario delineare un nuovo status del professionista avendo un po' di coraggio anche in questo senso, volendo stabilire chi è questo professionista, quindi anche prevedere delle diverse forme di esercizio della professione sotto il profilo fiscale, previdenziale e di rispetto delle norme. Dopo posso tornare sull'argomento delle professioni. Finisco velocemente. Nel senso che dobbiamo valorizzare le professioni nell'ambito anche delle politiche pubbliche, nel territorio, incentivazione per l'innovazione, prevedere la famosa distinzione fra professionista e impresa, ma anche il professionista deve avere la possibilità, se investe, se vuole crescere, competere, deve avere la possibilità che vengano previste anche delle forme di contribuzione a suo favore, quindi per essere proiettato nel futuro senza per altro cedere a quelle famose logiche mercantilistiche in cui altri vorrebbero farci ricadere per poter appropriarsi delle nostre funzioni e dei nostri ruoli. In questo modo possiamo uscire dall' "impasse" della riforma e dare una corretta collocazione ai professionisti in un contesto economico e sociale alla pari di altre rappresentanze imprenditoriali e sindacali. Grazie.
notaio Vincenzo Pappa Monteforte
Mi dispiace se sono costretto a contenere i tempi degli interventi, ma purtroppo il tempo a disposizione non è tanto. Proprio prendendo spunto dai riferimenti alla competenza e alla sovrapposizione tra i diversi professionisti nell'ambito delle riforme delle libere professioni, volevo formulare una domanda al Ragionier Reggiani. Come ritiene che possa ipotizzarsi, nell'ottica delle riforme, il tema delle specializzazioni professionali. Purtroppo siamo costretti a vivere sulla nostra pelle ripetuti attacchi da parte di altri ordini professionali, per esempio recentemente in materia di cessioni di quote di Srl, o di cessioni di azienda. Lei ritiene che effettivamente possa esistere una competenza di ragionieri o di commercialisti in queste materie oppure no? Inoltre, molto sinteticamente, che cosa pensa delle società interprofessionali e della partecipazione ad esse di soci di capitale?
rag.Ezio Maria Reggiani
Grazie. Buongiorno a tutti. Vi ringrazio anche perché, oltre che interessante, è intrigante quell'argomento che mi è stato portato come assist. Non sarò, forse, come figura non credo, ma come intervento gradito a tutti, ma se mi si segue un attimo penso invece di sì. lo ho la presunzione, posso sbagliare, ma ho la presunzione, consentitemi, di avere le idee abbastanza chiare sul fatto che noi professionisti, prima ancora di categoria professionale, abbiamo l'occasione credo unica in questa fase di poter giocare un ruolo determinante. Con la politica in generale, ma in realtà non solo con la politica, ma anche con le altre parti sociali, con Confindustria, Abi e quant'altro.
Alla fine la politica si fa nei "Ballarò", nei "Porta a porta" o nei "Matrix" e, se si stava ad ascoltare quelle trasmissioni, alla fine veniva fuori che noi eravamo una manica di protezionisti per non dire di peggio, bloccati oltre ogni limite su una questione puramente di casta, di protezione delle proprie posizioni. Se poi esistessero davvero ancora queste protezioni ! lo sono figlio di farmacista, oltre che ragioniere commercialista, e poi se ci volete mettere tutto sono anche interista, quindi in questa fase le ho addosso proprio tutte, per cui onestamente anche se è vero che è differente completamente il ruolo, non mi permetterei certo in casa vostra di creare dei rapporti differenti, però per certi versi il farmacista oggi insieme ad altre figure professionali è particolarmente attaccato anche per questioni di pianta organica, per questioni di differenti modi di svolgere la professione nel resto d'Europa, con l'apparente teoria della valorizzazione a favore del mercato e dei consumatori. A me è piaciuto invece il riferimento non ai consumatori in questa fase, anche se su qualche articolo del vostro Congresso veniva richiamato quel termine. A me piace parlare di cittadini, come ha detto prima giustamente l'Onorevole Laurini. Cittadino che è, e voi lo sapete e lo insegnate, un mix di diritti e di doveri. Il consumatore è un'altra cosa, quando ci rivolgiamo a dei professionisti non siamo dei consumatori, siamo dei cittadini che hanno diritti e doveri. Nel diritto e nel dovere, e arrivo, ha il diritto di sapere a che professionista o a che figura professionale si rivolge, con quali competenze e come fare a riconoscere le competenze, che poi è anche un po' diverso dalle specializzazioni. Prendiamo i medici, tanto per essere chiari, un medico generico è competente, poi ci sono 48, un numero a caso, 48 specializzazioni dei medici, il che potrebbe essere riportato anche nel settore dei ragionieri o dei dottori commercialisti. La specializzazione è qualcosa di profondamente diverso dalla competenza. lo credo che ci siano altre figure, non soltanto i dottori e ragionieri commercialisti, non dovrei dirlo io, c'è la rappresentanza dell'associazione nazionale forense, gli avvocati competenti su certe materie societarie e su certi altri aspetti. Tutto ciò non deve vederci necessariamente in conflitto. Questo é l'errore che noi facciamo spesso, e così finiamo come i famosi capponi di Renzo. No, non dobbiamo fare tra noi i capponi di Renzo, perché poi alla fine vengono comunque spennati. Io sono presente come Presidente del Sindacato Nazionale Ragionieri, però sono presente anche con la mia qualifica di Presidente del Fondo Professioni che è l'organismo di Confprofessioni che finanzia la formazione di dipendenti di studi professionali. Noi crediamo fortemente allo sviluppo di Confprofessioni come comparto, come nostra "casa", dove i professionisti possono chiedere e speriamo, riuscire ad ottenere qualcosa di più. lo quindi ci credo alle competenze, però credo anche che se noi tornassimo a prima della famosa 310 Legge Mancino, quale mai sarebbe la differenza? C'erano i Dottori o i ragionieri commercialisti o gli Avvocati, si registrava, quello che avveniva avveniva, quello era un mercato libero e quello era assolutamente l'esasperazione che poi portava probabilmente alle problematiche sulla sicurezza. Quello è stato il fatto che ha portato alla riforma: la necessità della sicurezza e la necessità di identificare i soggetti. Sono passati ormai 12 o 13 anni, ed ora a noi chiedono liberalizzazione continua, a noi chiedono di adeguarci al mercato, e di fatto poi ripeto, è solo una capacità di altri di accedere al nostro mercato. A noi chiedono e impongono regole, termine tecnico, paranoiche e ci impongono delle limitazioni, per cui il termine paranoico lo riferivo prettamente alla normativa anti-riciclaggio tanto per non nasconderci dietro un dito. Noi siamo in modo particolare i professionisti assoggettati ad una normativa anti-riciclaggio che ci impone di denunciare il sospetto, che ci impone norme giuridiche, e qui davvero mi insegnate, inesistenti, che nei Tribunali in Italia non sarebbero prese neanche come prove Però noi vi siamo tenuti con responsabilità pesantissime; per cui o non lo fa quasi nessuno o invece al contrario dovremmo farlo tutti per tutti i nostri clienti sistematicamente. Questo è il vero problema. Anche qui la normativa europea (a parte che è stata richiesta dagli Onorevoli italiani, da una Onorevole italiana in particolare) viene applicata in forma distorta rispetto al resto. Per fortuna noi abbiamo chiesto e ottenuto almeno che, come in Germania, ci fosse la possibilità di fare filtro tramite l'Ordine provinciale, ma solo quello abbiamo ottenuto, nulla di più. Nella realtà poi vedete le agenzie di trasferimento di denaro per gli extracomunitari che hanno decuplicato il giro d'affari senza nessun controllo, quindi noi siamo penalizzati, a noi dicono di liberalizzare la nostra professione in tutto e per tutto, a parte che i ragionieri dottori commercialisti non hanno competenze riconosciute, ma in realtà il ragionamento è che il mondo gira diversamente, a noi colpevolizzano e agli altri permettono di liberalizzare alla grande. E non solo le agenzie per il movimento del denaro, ma anche le agenzie sulle scommesse: quindi fondamentalmente il mondo si muove a più velocità. Noi per certi versi veniamo sistematicamente penalizzati a livello fiscale (poi chiudo perché non voglio assolutamente usufruire di troppo tempo) e dl fatto veniamo sempre più assoggettati all'impresa anche a livello fiscale. In realtà (è una battuta che mi piace e che uso ogni tanto): "in Italia tenere aperto uno studio, quella è un'impresa !" Consentitemi un'ultima richiesta al Presidente di Federnotai: come Sindacato Nazionale Ragionieri abbiamo riflettuto sul fatto che se un professionista dovesse ammalarsi improvvisamente e magari gravemente e per questo motivo non rispettare una scadenza per una pratica di un proprio cliente, sarebbe soggetto "al danno ed alla beffa". Abbiamo provato già per due legislature a presentare una proposta di legge che consente al professionista di potersi ammalare poco prima della scadenza e di poter avere problemi di salute grave od infortuni prima della scadenza, senza che il cittadino suo cliente sia responsabile. Chiediamo quindi a Federnotai di aiutarci (sia come partecipazione, sia come soggetti autenticatori) a raccogliere le necessarie 50.000 firme per una iniziativa popolare. Ve la sottoporremo, se la valuterete positivamente mi auguro che nei vostri studi possa essere proposta la firma dei cittadini e dei colleghi. Grazie.
notaio Vincenzo Pappa Monteforte
Il ragioniere Reggiani ribadiva l'importanza di evitare conflitti futuri tra i professionisti.
rag.Ezio Maria Reggiani
No, ho risposto prima, mi scusi se mi permetto. Certo, penso che le competenze possano essere date ai professionisti: Dottori, ragionieri commercialisti, Avvocati. Non ho nessun problema a darle questo tipo di risposta se è quello a cui si riferisce, per quanto riguarda non solo le cessioni ed i trasferimenti, ma anche gli affitti.
notaio Vincenzo Pappa Monteforte
Il ragionier Reggiani ha ribadito l'importanza di evitare conflitti tra professionisti. Volevo formulare una domanda all'avvocato Sazzini. Mi rendo conto della difficoltà di rispondere di fronte ad una platea di questo tipo, però è importante che ci sia questo confronto. Vorrei che Lei toccasse gli argomenti della possibilità per gli avvocati di autenticare gli atti di vendita, dei minimi tariffari e del cosiddetto "emendamento Lulli". Lei che cosa ritiene in proposito ?
avv. Bruno Sazzini
La prima domanda se è effettuata a Bruno Sazzini, Segretario del Sindacato Avvocati, la risposta non può essere che sì, credo che ci sia lo spazio. Dopo tuttavia ci vogliamo ragionare perché conviene a tutti evitare che nell'ambito di professioni contigue come è la nostra e la vostra si innesti una sorta di guerra delle competenze che non fa bene a nessuno. Partiamo da un presupposto che è comune anche agli amici commercialisti. Prima della legge del '93 le cessioni di quote e i trasferimenti d'azienda venivano fatti tanto dagli avvocati quanto dai commercialisti. Le esigenze che sono state sottese alla legge Mancino poi erano le esigenze, chiamiamole così, di diritto "pubblico" finalizzato al controllo e ante literam ad un'identificazione delle parti in una visione anti-riciclaggio che a quell'epoca si innestava con i reati connessi al trasferimento di capitali criminosi della mafia. Oggi questa parte è già supplita, visto che abbiamo anche noi l'obbligo dell'anti-riciclaggio, dall'addossare ai professionisti questi obblighi sulla provenienza eventuale dei capitali sospetti. Quindi ribalto su di voi il paradosso: perché agli Avvocati viene imposta una norma anti-riciclaggio e il dovere di identificazione con tutti gli oneri e con pochissimi onori, quando poi le finalità di diritto pubblico e di interesse pubblico dovrebbero essere comunque supplite dall'intervento notarile ? Si è detto prima, e forse questo è l'approccio più corretto, che quello che va identificato veramente è il costo sociale di queste trasmigrazioni di competenza e la verifica se, all'interno di questa trasmigrazione, vi possa essere un'utilità collettiva, nel senso di un pubblico interesse a tutela della collettività, ma anche a tutela dei consumatori. Prima è stata data un'indicazione secondo la quale i contenziosi sarebbero diminuiti nel corso degli anni per le cessioni d'azienda e i trasferimenti di quote. Non condivido totalmente questo aspetto, anche perché probabilmente bisogna distinguere a quale tipo di contenzioso ci si riferisce, cioè, se a contenzioso legato alla mera stesura e alla formulazione dell'atto o alle patologie delle cessioni stesse che risultano poi in realtà eguali in tutti questi anni legate poi alle posizioni soggettive. Lo stesso vi è poi una tendenza delle professioni ad allargare i propri spazi per cui abbiamo assistito anche, riconosciuto e poi recepito dalla legge, alla possibilità per i commercialisti e gli avvocati di partecipare alle esecuzioni immobiliari, quindi di essere nominati custodi e di partecipare alle vendite immobiliari. Fino poi ad ulteriori emendamenti compreso quel
lo che ci ha posto in conflitto sulla possibilità riconosciuta agli avvocati di fare i trasferimenti fino a 150.000 euro e poi dopo ritirato velocemente con una forte polemica fra i nostri rispettivi Ordini.
Quindi in realtà probabilmente quello che dobbiamo domandarci è un altro aspetto. E' evidente che le nostre professioni, che sono professioni contigue, sono sbilanciate dal lato dei numeri. Di fronte alla ristrettezza dei notai. vi è un mondo dell'avvocatura che volge oggi a numeri molto grandi (180.000 e tendenzialmente 200.000); in una situazione inoltre di mal funzionamento del sistema giustizia, perché, se tutto funzionasse, probabilmente un avvocato non penserebbe di fare altro. Queste forme di disfacimento della pubblica amministrazione fanno sì che si cerchino spazi o si recuperino spazi anche per l'avvocatura che ritiene di avere le condizioni e le capacità per poterli svolgere. Molta parte di quello che è stato detto fino ad ora, tuttavia, è stato mantenuto sui principi generali. In realtà bisognerebbe fare uno sforzo di concretezza e misurare tutte le affermazioni che facciamo su quello che in realtà è il risultato pratico. Mi è stata fatta la domanda sui minimi tariffari e sui massimi tariffari. Siamo partiti – l'abbiamo detto e tutti l'abbiamo contestato – con una presa di posizione assolutamente negativa sull'impostazione che è stata data dalle cosiddette "lenzuolate" Bersani. Noi ad esempio come AF abbiamo anche cercato il dialogo con l'Antitrust, dialogo che in parte è stato fruttuoso perché si sono ottenuti gli emendamenti attraverso i quali é stata riconosciuta la salvaguardia delle tariffe ai fini strettamente giudiziali, quindi con la spiegazione dei principi di soccombenza, di remunerazione pubblica nel gratuito patrocinio e nelle difese d'ufficio. Il discorso dei minimi tariffari ha poi preso la piega che avete conosciuto nella versione definitiva Bersani. Alla fine se ci domandiamo gli effetti pratici di questa scelta se hanno inciso nel mutare della professione, la risposta è nel senso che diceva prima Reggiani, cioè, nella professione di tutti i giorni non è cambiato più di tanto, nel senso che il rapporto con il cliente o con una committenza normale con riferimento alle tariffe rimane invariato. Quello che è cambiato è con la committenza forte: mai come immediatamente dopo il Bersani (anche se erano fenomeni già conosciuti) sono "fioriti" gli avvocati convenzionati con le banche e gli avvocati convenzionati con le assicurazioni. E' un fenomeno che si è accentuato, tant'è che sono cominciati a girare tariffari o proposte di tariffari ai colleghi di questo particolare comparto che definire osceni è dire semplicemente una bella parola. Questo poi ha anche un riflesso sotto il profilo che qui a noi interessa dell'accesso alla Giustizia come bene della collettività perché vi rendete conto che su questa sperequazione di partenza tra un Avvocato convenzionato che quindi riduce i costi rispetto al giudizio e quello del cittadino che comunque a questo giudizio va secondo le tariffe o secondo il contratto che assume con il proprio legale, vi è una differenza che potrebbe essere solo evitata se il sistema giustizia desse in tempi ragionevolmente brevi una risposta. Questa poi delle tariffe soprattutto per le nostre professioni di avvocato e di notaio, voi lo sapete, ha trovato delle correzioni dall'Europa: prima la famosa pronuncia della Corte Europea che ha stabilito in base ad un principio che è un principio europeo, il cosiddetto principio di proporzionalità, in base alla quale le deroga di norme europee vi può essere laddove si debba rispondere a un pubblico interesse. Nel caso delle tariffe legali il pubblico interesse era la compresenza di due fattori che erano funzionali: la soddisfazione del consumatore da una parte e dall'altra l'esigenza di far funzionare la giustizia. Tutte e due sono state ritenute esistenti e quindi presenti laddove queste servono a impedire che ci sia un numero di avvocati eccessivo nel Paese di riferimento. A maggior ragione per l'Italia che, come abbiamo detto, è quello che in assoluto ha il maggior numero di legali, è giusto che vi sia una barriera posta almeno come indice a salvaguardia della qualità generale. Questo però non esclude che il discorso sia abbandonato completamente, perché comunque (parlo per la mia professione) se questo è un principio pacifico e accettabile per la difesa giudiziale e per l'assistenza legale in giudizio, diventa un terreno minato per la consulenza extra-giudiziale, e non è a caso che sia stata aperta una procedura di infrazione sui massimi tariffari da parte dei Commissari Europei, perché probabilmente il grande business è proprio sulla materia della consulenza dove abbiamo la doppia consulenza, quella interna delle associazioni e quella esterna da parte degli studi professionali. Mi riprometto eventualmente di ritornare sull'argomento.
notaio Vincenzo Pappa Monteforte
lo per la verità non concordo fino in fondo su alcune affermazioni, ma penso che ritorneremo sul punto. Volevo invitare per la risposta il dottor Santini della UIL. Tutela del contraente debole, assimetrie informative, regole del mercato, mercato delle regole. Che cosa si aspetta il Sindacato?
dott.Lamberto Santini
Grazie. lo innanzitutto oggi, con grande umiltà ma con grande interesse, ringrazio Federnotai e il presidente Fiordiliso, non solo per la relazione che ho letto e apprezzato e per gli interventi che stamattina ho ascoltato, ma anche per la presenza delle altre associazioni e degli Ordini. Come UIL in questo caso dico che a volte alcune situazioni di difficoltà, di non conoscenza, di problematiche inutili o gratuite, nascono da una scarsa consapevolezza del dialogo. Noi, in questo anno e mezzo / due, abbiamo avuto insieme a CGIL e CISL la possibilità di dialogare con Federnotai con convinzione. E' stata una scelta, non siamo ancora d'accordo su alcuni temi perché giustamente il percorso è difficile, controverso, gli interessi sono da un lato e dall'altro. La sottile differenza fra consumatori e cittadino noi non la vediamo perché io rappresento anche i consumatori e come Sindacato dei cittadini dico: difendo il cittadino a tutto tondo e a 360 gradi senza aggettivi. Tuttavia credo che il dialogo, il rapporto, la trasparenza anche di questi rapporti permette comunque un lavoro proficuo non tanto a nostro favore, ma a favore del cittadino. Ho letto diverse affermazioni all'interno della relazione del presidente Fiordiliso che a nostro avviso sono condivisibili e io dico che sono anche frutto dello scambio di rapporti che in questi mesi abbiamo avuto, e che io credo debba essere allargato. La UIL ritiene che – come diceva l'Onorevole Laurini – la sedicesima legislatura può partire da presupposti positivi, perché molto lavoro si è fatto su questo tema delle professioni. Circa l'Europa, non sottovalutiamo la Direttiva 36/2005, perché noi dobbiamo avere la forza di entrare proprio in quel contesto. Lo stesso CNEL dà indicazioni importanti. lo ho seguito direttamente a livello europeo la riforma del diritto societario, la società cooperativa e la società cooperativa europea, e se non si é presenti e insieme non riusciamo a fare conoscenze e aggregazione, passano meccanismi e penalizzazioni che fino ad oggi hanno portato a questa situazione che il Paese Italia sta scontando. Si hanno penalizzazioni non solo dal lato economico ma anche dal lato delle normative. Ho avuto dei rapporti coi colleghi rispetto al fisco e altri meccanismi legali tedeschi, inglesi, eccetera. La realtà europea è a macchia di leopardo con interessi pesantissimi. Le società chiamiamole anglosassoni, sono fameliche, e allora, entrando nel contesto generale, arroccarsi non serve. Quando noi chiediamo trasparenza, rapporto, dialogo, bilateralità, credo che l'esempio che noi portiamo rispetto al discorso della riforma delle professioni, sia il segnale che voglio mandare stamattina: dobbiamo accentuare le sedi di confronto, di verifica, di consultazione e permettere di entrare in alcuni temi quali, per esempio, quello della formazione. Sentivo prima Reggiani che parlava del Fondo Professioni. Noi abbiamo in Italia cooperative, non so se tutti lo sanno, ma anche fondi di formazione professionale pagati dalle imprese che tendono a fare qualità rispetto anche al passato, e questo è un vettore che dobbiamo sfruttare al massimo perché significa per gli Ordini esternare garanzia e per il Paese crescere e dare risposte. Venendo alla domanda che lei faceva, è chiaro che esistono degli interlocutori e quindi dei percorsi per quanto riguarda i soggetti deboli che noi guardiamo con grande interesse, e io qui voglio spezzare una lancia rispetto agli Ordini professionali. Tenendo conto di guardare in avanti non indietro sulla scia anche del dibattito che c'è stato nella Commissione di giustizia e al CNEL. Cioè, in un momento in cui la globalizzazione viene vista da qualcuno come un'opportunità ma da gran parte come un rischio, ed esiste invece il rischio dell'arroccamento, noi dobbiamo attraverso la conoscenza e la liberalizzazione di alcuni percorsi fortemente formativi dare una risposta che salvaguardi non soltanto gli Ordini o gli operatori degli Ordini, ma soprattutto il cittadino. Noi stiamo facendo le Conferenze d'organizzazione, ma stiamo rimettendo in discussione noi stessi attraverso un percorso di rafforzamento della rappresentanza dei veri interessi, perché attraverso questo percorso siamo convinti che non solo facciamo un servizio al Paese ma diamo delle riposte concrete. lo credo che la figura del notaio in questo Paese rispetto anche al dibattito che sentivo stamattina, sia una figura strategica se però guarda avanti e soprattutto tende a dare servizi in trasparenza e in qualità, e in questo credo l'Europa, l'Europa vera, quella del futuro, non della burocrazia, ci può aiutare, può aiutare la stessa figura strategica. Quando Falconio parla di attività del notaio nell'ambito della costituzione, pone al centro un problema, quello appunto della tutela del soggetto più debole rispetto a chi è aiutato da grandi professionisti. Allora, chiudendo, un dato: sentivo prima parlare di 107 e quindi di agenzie che gestiscono le rimesse all'estero: io seguo anche i crediti e le assicurazioni oltre che turismo e commercio nel mio comparto e sono fortemente preoccupato. Quando parlo con i miei colleghi dell'Ufficio Italiano Cambi sento quanta difficoltà trovano e hanno trovato, adesso sono inseriti in Banca d'Italia, ma i problemi non sono cambiati. La massa più grossa delle rimesse all'estero non è delle banche ma é gestita dal Money Transfert e da agenzie private che indubbiamente danno il senso di quanta regolamentazione buona sia necessaria in questo Paese, e credo quindi che alcune figure strategiche allargate e soprattutto professionalizzate rappresentino una scelta fondamentale di progresso, non di regresso. Per finire dico che la formazione, il tirocinio, l'apertura degli Ordini professionali e quel dato che emergeva rispetto alle società multi-professionali, ma anche il binomio del sistema duale fra Ordini e associazioni, rappresentano tutti argomenti, a nostro avviso, di discussione e di confronto su cui dobbiamo fare approfondimento, perché siamo convinti che troveremo soluzioni utili al contesto complessivo, ma anche ai soggetti più deboli. Nessuno metterà in discussione più il meccanismo dell'Ordine, ma tenderà a trovare proposte e risposte. La legislatura che si è aperta con tutto il dibattito che c'è stato preventivamente può permettere non solo un livello di qualità migliore ma anche la caduta di alcuni particolarismi che oggettivamente a mio avviso rappresentano una cosa da perdere e non da guadagnare. Nuovamente ringrazio per questa opportunità dicendo che rinnovo anche a nome dei colleghi di CISL e CGIL questa disponibilità a un confronto proficuo.
notaio Vincenzo Pappa Monteforte
Il dottor Santini nel suo intervento ha citato l'importanza della qualità della prestazione. lo dico a Gennaro Fiordiliso di interpretarne il pensiero e di applicare questi concetti alla specificità professionale del notaio. Dico meglio: capillarità e qualità della prestazione, specificità professionali: come è possibile che si dia ad altri professionisti la possibilità di intervenire in alcuni settori che si caratterizzano per un intervento imparziale del notaio, che ha proprio un DNA di imparzialità ?
notaio Gennaro Fiordiliso
Vorrei anzitutto dire a Santini ed ai Sindacati che Federnotai è proprio convinta di questa strada: alcuni degli incontri con i Sindacati sono stati estremamente importanti ed arricchenti per noi. Abbiamo scoperto con interesse che oggi anche i Sindacati parlano di qualità e quindi ribadiamo che altra cosa è vendere la quantità ed altra cosa è vendere la qualità. Una cosa invece mi lascia perplesso, negli interventi degli amici Sazzini e Reggiani, e che chiederei di commentare anche al dottor Stella, nella sua veste di Presidente di Confprofessioni, ed è il fatto che c'è una notevole distonia e confusione fra liberalizzazioni e riforma delle professioni. Da un lato si dice: "attenzione le liberalizzazioni che tendono ad assimilarci alle imprese, non vanno bene, perché siamo tutti professionisti intellettuali". E noi siamo perfettamente d'accordo. Però poi si dice anche sì alle liberalizzazioni interne fra le varie competenze professionali. A me pare che questa sia una incongruenza notevole. Chiudo con una battuta ironica o auto-ironica: "io sono bravissimo e preparato; ho preso 30 e lode in procedura ed in diritto penale; sono molto competente in materia societaria ed ho preso 30 e lode in diritto commerciale e scienza delle finanze. Ebbene, posso fare il penalista, redigere bilanci e fare le dichiarazioni dei redditi ?"
dott.Gaetano Stella
lo volevo chiarire che mi riferivo alle professioni non riconosciute; alla necessità di evitare sovrapposizioni di ruoli fra le associazioni e le professioni regolate dagli Ordini.
notaio Gennaro Fiordiliso
Cerchiamo all'interno di Confprofessioni di trovare ciò che ci unisce perché non possiamo unirci solo quando dobbiamo difenderci dall'Antitrust, o dall'ABI o da Confindustria e poi, al nostro interno applichiamo invece un sistema selvaggio di liberalizzazioni. lo ho il massimo rispetto degli avvocati: mio padre era avvocato, e certo non saprei fare l'avvocato; ho il massimo rispetto dei commercialisti: mio fratello è commercialista e professore universitario e certo non saprei fare il commercialista. Ho invece la presunzione e la quasi certezza di saper fare bene il mio mestiere, la mia professione per la quale ho studiato.
Permettimi di replicare innanzitutto sulla questione delle liberalizzazioni: sostengo che è opportuno nella riforma delle professioni, se vogliamo veramente evitare inutili contrapposizioni e confusioni, essere estremamente chiari sulle reciproche competenze.
avv.Bruno Sazzini
Mi dispiace che poi tutto ritorni in polemichetta, nel senso che in realtà, scusatemi. l'esempio che faceva il dottore io ve Io ribalto: "perché io che sono bravissimo a fare diritto societario, sono bravissimo a consigliare, non posso fare la cessione di quote?" Allora non è, non credo che sia questo il terreno di discussione, perché alla fine andiamo proprio a dividerci, ed è quello che lascia spazio ad altri. Credo che tutte le categorie devono individuare quello che è il proprio core-business. lo credo che l'attività dell'avvocato sia essenzialmente un'attività giurisdizionale, e quella deve essere portata e valorizzata. Ciò non esclude che ci sia uno spazio per la consulenza, perché un problema che riguarda voi, che riguarda noi nei confronti ad esempio delle associazioni non riconosciute, è quello di caratterizzarci nei nostri rispettivi ambiti per la qualità. Noi viviamo in un mondo di diritti e dobbiamo cominciare a far capire, non dicendocelo tra di noi (perché alla fine rimane tutto autoreferenziale e non passa all'esterno), ma dicendolo chiaro all'esterno, che il mondo dei diritti necessita di qualità e deve passare l'idea che la qualità è quello che caratterizza la professionalità.
notaio Vincenzo Pappa Monteforte
Grazie. Allora proprio in quest'ottica volevo chiedere a Giancarlo Laurini come la riforma delle professioni può intervenire sul punto delle specificità professionali.
notaio Giancarlo Laurini
Dall'inizio del dibattito all'interno del CLIP, tra i Presidenti degli Ordini e poi via via nelle altre sedi su un punto siamo stati sempre molto fermi: "La riforma delle professioni è una riforma di sistema, non è una riforma delle competenze professionali di ciascuna categoria professionale." Perché ove mai così fosse si creerebbe uno sviamento totale della finalità della riforma, si creerebbero conflittualità, è stato detto opportunamente, fra le diverse categorie professionali che non farebbero che ostacolare il percorso della riforma che deve essere un percorso ed una riforma di principi, dei grandi principi professionali che ci uniscono tutti, che si ispirano a quei grandi valori. Quelli cioè della cultura, della tradizione della nostra Europa, quella nostra Europa che di fronte al consumismo americano, di fronte alla straordinaria avanzata dell'economia asiatica con problemi e conseguenze diverse, molto timidamente riesce a far valere questi suoi valori straordinari che sono la base di tutto. Allora, tornando alla riforma, non dobbiamo occuparci di competenze e tanto meno di riserve. Va salvaguardata la specificità di ciascuna professione. Noi siamo uniti tutti dai grandi valori, lo abbiamo detto, ed abbiamo ciascuno una specificità, lo ha sottolineato molto bene Fiordiliso, che nasce dalle propensioni di ciascuno di noi, dalla formazione, dai compiti. Dobbiamo tener ben ferma questa visione e dobbiamo tener ben fermo un altro punto, cioè quali sono le esigenze della società? Le esigenze dei cittadini sono che una determinata attività venga svolta da chi ha certe caratteristiche, una certa formazione. Chiediamoci quindi di conseguenza quali siano gli atti nei quali è necessario non soltanto un intervento di competenza tecnica e professionale, ma è necessario un intervento di controllo della legalità, è necessario un intervento che dia alla prestazione finale una doppia valenza, quella della correttezza e della migliore soluzione sul piano tecnico professionale e quella della garanzia per il cittadino e per lo Stato di aver posto in essere un assetto stabile, duraturo ad un determinato rapporto economico-giuridico. Allora, se noi questo facciamo e mettiamo insieme le specificità di ciascuna professione, le necessità della società e dei cittadini di avere determinate caratteristiche in certe prestazioni professionali e per certi segmenti, noi la risposta la troviamo, non c'è più la lotta con i Dottori commercialisti, non ci deve essere perché qui nessuno discute con gli amici dottori commercialisti, ragionieri commercialisti ed avvocati, sul fatto che ciascuno possa e debba dare il meglio di sé nella consulenza e che quindi ben possa un avvocato o un dottore commercialista impostare con il suo cliente un certo tipo di atto nel settore delle cessioni delle partecipazioni societarie o delle vendite degli esercizi commerciali. Il problema però è un altro, che al di là di questo per cui siamo tutti competenti, vi è poi quella specificità dell'intervento del notaio che ha quelle caratteristiche e quelle finalità che abbiamo detto. Allora la risposta non è da trovare tra di noi, ma con lo Stato. Se lo Stato, se la società ritiene che ci voglia anche quel plus in quel determinato segmento delle cessioni societarie o nella costituzione di una società di persone, che va al di là delle competenze che abbiamo, commercialisti, avvocati, notai, professionisti legali in genere, quel plus rappresentato dalla pubblica funzione, ebbene, è inutile che continuiamo a discutere su cose inesistenti, su problemi che ci dividono inutilmente verso l'esterno e non fanno né l'interesse dei cittadini che sono i destinatari delle nostre professioni né l'interesse del migliore sviluppo delle nostre rispettive professioni.
notaio Vincenzo Pappa Monteforte
Grazie Giancarlo. lo formulerò ancora una domanda ad ognuno dei partecipanti alla Tavola Rotonda. Vi prego di contenere i tempi della risposta nell'ordine di 4-5 minuti, non di più. Una domanda al dottor Stella sulla disciplina del praticantato. Domanda per noi particolarmente importante perché Federnotai da tempo sta lavorando con i Sindacati per trovare un accordo in ordine ad una sorta di retribuzione, rimborso spese da riconoscere ai praticanti notai sempre nell'ottica della formazione degli stessi. Quindi rimanendo fermo il limite temporale all'impegno quotidiano, l'assenza di qualsiasi prerogativa in ordine ad una futura assunzione e infine la necessità di evitare un nuovo precariato del mondo notarile. Lei che cosa ne pensa in proposito ?
dott.Gaetano Stella
Il praticantato non l'abbiamo mai voluto disciplinare perché le organizzazioni sindacali avevano voluto ancora nel passato inserirlo come appendice nel contratto collettivo dei dipendenti degli studi professionali, ma l'abbiamo sempre ritenuto come una questione che riguardava gli aspetti più ordinamentali della professione. Infatti sono previsti nel codice deontologico di quasi tutte le professioni. Oltretutto teniamo presente che non tutte quante le professioni hanno il praticantato organizzato allo stesso modo. Alcune ce l'hanno obbligatorio, alcune non ce l'hanno obbligatorio, per cui evidentemente era difficile trovare una soluzione con le organizzazioni sindacali dei lavoratori dipendenti. Noi, con il contratto collettivo, abbiamo pensato soprattutto ai lavoratori dipendenti che sono sicuramente una grande risorsa e lavorano a stretto contatto con il datore di lavoro. Abbiamo cercato di offrire una serie di tutele, le abbiamo chiamate "welfare contrattuale" all'interno del con tratto collettivo. La cassa di assistenza sanitaria integrativa, la CADIPROF è una di quelle, e anche lì abbiamo cercato di dare ai lavoratori dipendenti dei nostri studi professionali, pagando 13,00 euro al mese per 12 mensilità, un'assistenza sanitaria integrativa oltre alla previdenza complementare, oltre la formazione continua di cui si parlava prima. Sul problema dei praticanti sicuramente c'è questa iniziativa da parte di Federnotai di avviare un protocollo di intesa con l'organizzazione sindacale, però teniamo presente che è importante che ci sia un raccordo di tutte queste attività attraverso lo strumento contrattuale di Confprofessioni, in quanto Confprofessioni è la firmataria del contratto collettivo che è diventato l'unico contratto collettivo del comparto professionale. Quindi se si dovesse disciplinare il praticantato non possiamo dimenticare che è di competenza ordinistica e forse è inopportuno farlo ricadere sotto il controllo delle organizzazioni sindacali dei lavoratori dipendenti. Da parte di alcuni Ordini, nell'ambito di una sorta di auto-regolamentazione, ci si è adeguati alle indicazioni dell'Antitrust o di Bersani, in alcuni casi anche disciplinando il rapporto di praticantato, e riconoscendo ai praticanti una sorta di rimborso spese, di gettone di presenza, oppure di borsa di studio, cioè una serie di elementi di retribuzione. La situazione che riguarda la vostra categoria è un po' diversa sotto questo profilo rispetto ad altre categorie di professionisti in quanto il praticante non è soltanto inteso per il periodo prima del concorso, ma c'è un periodo che potrebbe essere successivo, prima dell'inizio del rapporto professionale. Questo potrebbe essere un tipo di rapporto diverso che potrebbe essere disciplinato all'interno di un protocollo aggiuntivo rispetto al contratto collettivo nazionale.
notaio Vincenzo Pappa Monteforte
Grazie dottor Stella. Volevo chiedere al ragionier Reggiani di dirci qualcosa circa la riforma dell'accesso alle professioni. Logicamente, se vuole, può anche puntualizzare rispetto all'argomento trattato prima.
rag.Ezio Maria Reggiani
No, soprattutto mi impegno a mantenere i tempi stavolta perché prima ho abusato e mi scuso. Ho poco da puntualizzare in realtà. Se non ribadire quello che cercavo di dire anche prima e cioè che se si riconosce, come diceva prima il Presidente, che anche noi abbiamo competenza nell'ambito del diritto societario, allora ecco che mi va benissimo che ritroviamo le cose che ci uniscono piuttosto che quelle che ci dividono. Se sei iscritto a un Albo, si spera che tu abbia almeno competenza nell'ambito di quello. Poi ci sono i ruoli, ma anche qui non è facile la individuazione: pensiamo per esempio come si trasferiscano enormi capitali nelle Spa senza passare né dal commercialista né dal notaio. A me sembra che sia tutto paranoico questo. Basta andare in Banca e fare il vecchio fissato bollato, "fissato bollito" come Io chiamavo io. Ci sono delle distonie nella nostra società ancora onestamente da ridefinire, e credetemi, sono convintissimo, la nostra iniziativa non è quella di chi vuole tirare a casa lavoro a scapito di qualcun altro. Il concetto è giusto: partiamo dall'esigenza della società. Se poi questo consente a più categorie professionali di riordinare alcuni aspetti, alcuni assetti del mercato nostro ma che va a favorire il mercato in generale, perché no ? L'assenza di regole non può essere il nostro obiettivo perché allora chiunque esca, va in macchina, il più grosso passa e chí va più veloce arriva, cioè, non ci può essere nulla senza regole condivise ma regole, perché poi ci sono le società che trasferiscono soldi all'estero ma per miliardi di euro e così via. Quanto al discorso delle liberalizzazioni e dell'accesso. Vedete né il CNEL, né il CENSIS, né nessun'altro ha un vero quadro delle libere professioni. Se voi andate al CNEL ti danno una statistica che va dalle forze armate agli astrologi, qui in questa enorme forbice ci siamo "anche noi" come professioni ordinistiche. Per forza poi esce, a seconda dell'utilizzo che se ne vuol fare, tutto e di più su quello che è il mondo delle libere professioni, sui liberi professionisti che di fatto proteggono gli evasori o sono loro stessi ed essi stessi per primi evasori e quant'altro. Occorrerebbe riordinare e invece quello che prevale è la confusione. Partiamo dall'esigenza della società, partiamo dall'esigenza del cittadino e vedrete che ci sarebbe sicuramente spazio al di là di tutto quello che viene utilizzato strumentalmente. Anche le riforme europee, non è vero che sono, ma è stato detto chiaramente, che sono quelle che ci vogliono far passare, e nessuno vuol fare il protezionista a tutti i costi, anzi, guardiamo avanti. Oggi stiamo regredendo, ma stiamo regredendo come volume di lavoro non come lavoro, perché quello è sempre peggio, stiamo regredendo come volume di lavoro e rischiamo di regredire come qualità perché ci viene chiesto tutto subito e di più, regole paranoiche – come si diceva prima – su alcuni aspetti, totale assenza di regole per altri. In realtà se noi riordinassimo un attimo anche la nostra professione, quello che ci unisce e non quello che ci divide, allora sì, sono io il primo che vi viene a dire di nuovo, e magari si subisce un'altra protesta, sì, piacerebbe anche a me non fare l'atto pubblico, chiaramente ma al limite fare un certo tipo di attività nell'ambito del diritto societario, ma guardiamo e vediamo che cosa possiamo fare invece per trovare un riordino insieme che porti vantaggio al Paese. Perché sono convinto che i professionisti
sono oggettivamente "traghettatori di democrazia" perché senza i professionisti in area tecnica, giuridica, economica, sanitaria, le norme del legislatore nazionale o regionale non le porta nessuno o quasi alla conoscenza ed all'applicazione da parte del cittadino. Noi educhiamo, scusate se ho ancora una forma di presunzione, educhiamo il cittadino. Quindi senza di noi, e qui è una voluta forzatura, mancherebbe un pezzettino di democrazia.
Grazie.
notaio Vincenzo Pappa Monteforte
Grazie. Le ultime due domande in rapida successione. Per l'avvocato Sazzini e subito dopo per il dottor Santini. Vi prego però di contenere i tempi della risposta. Il ragionier Reggiani ha ricordato l'importanza dei professionisti come "traghettatori di democrazia" Come ritiene avvocato che si possa mantenere ferma la distinzione tra l'attività professionale e l'attività di impresa?
avv.Bruno Sazzini
Proprio sul Sole 24 Ore di stamattina si riferisce di un Convegno a Roma con la Cassa Nazionale Forense dove si parlava di strutturare, soprattutto per i giovani, l'approccio alla professione in una maniera soprattutto associata dicendo: "oggi l'unico modo per affrontare la professione di Avvocato è mettersi tutti d'accordo, fare un'associazione, cercare di essere aiutati dalla Cassa in modo da approcciare e da coprire tutte le aree possibili, eccetera."
Contemporaneamente nello stesso articolo veniva data la notizia che grandi studi inglesi, attraverso una modifica che è intervenuta nella legislazione inglese, si stanno quotando in Borsa, con dei limiti che l'articolo non accennava, però vi era proprio il contrasto tra i due mondi, tra un mondo che vive la professione anche come business e il mondo che invece è legato a una visione tradizionale delle professioni intellettuali quale quello di stampo latino. La domanda non è tanto forse qual è la distinzione tra i due mondi, è come si governa questo mondo che vede queste due forze contrapposte, perché purtroppo la sensazione è che se non ci attrezziamo in una maniera che veda coinvolte tutte le professioni nello stabilire dei paletti ben fermi, questa professione esercitata in forma di impresa, che risponde a certe realtà professionali soprattutto di matrice anglosassone, tende ad essere sempre più egemonizzante. Non tanto attraverso una discussione teorica sui compiti degli Ordini e sui compiti dell'impresa, quanto piuttosto sul piano fattuale, soprattutto per evitare una lenta, costante sottrazione di quote di mercato, tanto per gli avvocati quanto per molte altre categorie professionali, e questo credo che sia il vero limite e il discrimine sul quale va valutata l'azione delle libere professioni.
notaio Vincenzo Pappa Monteforte
Grazie. Ultima domanda per il dottor Santini. Che cosa attende il mondo sindacale e politico dalla riforma delle professioni ?
dott.Lamberto Santini
Due battute partendo anche da quell'affermazione che faceva adesso Stella rispetto al praticantato, dice: "è di pretta competenza ordinistica." Capisco tutto, dico però che noi ci stiamo evolvendo anche come specie, parlo come Sindacato, dopo due anni abbiamo finalmente ripreso in mano il discorso della contrattazione e quindi una contrattazìone diversa, più mirata. Anche gli Ordini su temi delicatissimi come questi debbono approfittare delle congiunture.
notaio Gennaro Fiordiliso
Chiedo scusa per la mia ignoranza, poiché in materia sicuramente ho meno preparazione tecnica di lei e del dottor Stella. Quando si parla di praticantato si dice che spetta all'Ordine, ma la competenza dell'Ordine non so fino a che punto sia davvero tale e possa toccare anche i temi della retribuzione o dell'inquadramento al lavoro. Sono due aspetti diversi, non so se l'Ordine può interferire. Per quanto riguarda la disciplina nessuno ha mai contestato. Il problema della retribuzione di lavoro del praticante non so se sia dì competenza dell'Ordine. Confesso la mia ignoranza ma avrei forti dubbi.
dott.Lamberto Santini
Guardiamo lo scenario che si sta aprendo, ma venendo alla domanda e concludendo dico che concordo con quello che diceva l'Onorevole Laurini. Questa è una riforma di sistema perché l'alternativa è Io scenario che presenta una globalizzazione che diventa devastante per le aree tradizionali e penalizzerà soprattutto l'Europa. Quindi noi non vogliamo l'Europa con le mura alte 500 metri, vogliamo un'Europa che parte ed esce fuori con i valori, perché le nuove aree di implementazione economico-sociale stanno giocando un'altra partita, e qui credo che occorra che in Europa il vero punto centrale siano: la qualità e la socialità. Grazie.
notaio Vincenzo Pappa Monteforte
Grazie. lo mi limito a ringraziare i partecipanti al dibattito odierno e tutti voi che avete avuto la pazienza e la cortesia di rimanere sino alle 13,30 in questa sala.
CHIUSURA DEI LAVORI
notaio Gennaro Fiordaliso
Chiudo i lavori in pochissimi minuti. Questo Congresso, iniziato ieri pomeriggio, ha avuto un filo conduttore culminato, credo, soprattutto nella fase finale, con questa Tavola Rotonda sulla riforma delle libere professioni, che è poi sfociata anche in una analisi socio economica della nostra attuale società. Il notariato è aperto a tutte le innovazioni perché é interlocutore attento a tutti gli aspetti della società, senza limitarsi alla nicchia della nostra professione. Questa Tavola Rotonda ha avuto anche spunti polemici, ma io credo che la polemica
debba essere sempre propositiva e costruttiva. Vorrei riassumere questa Tavola Rotonda, e forse l'intero nostro Congresso, prendendo come spunto tre espressioni verbali tratte dall'ultimo intervento del ragionier Reggiani: dialoghiamo, guardiamo avanti, siamo "traghettatori di democrazia". Bene, questo è uno spunto non per chiudere questo settimo Congresso di Federnotai, ma per aprire una nuova stagione in cui il notariato, insieme a tutte le componenti sociali, professionali e sindacali, può dare un vero contributo serio allo sviluppo ed alla ripresa del nostro Paese. Grazie.