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Anticipazioni del numero in corso, GENNAIO 2012:

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Corsivo redazionale


Non c’è alcun dubbio: il momento è molto, molto difficile.

Lo è per l’economia mondiale, per quella europea in particolare, per quella italiana in modo speciale; lo è per i lavoratori dipendenti, per gli imprenditori, per la società in tutte le sue sfaccettature.

Ma lo è (e come potrebbe essere diversamente?) anche per il notariato nel suo insieme e per ciascun notaio in particolare.

Per noi, per di più, lo è per due aspetti, due angoli di visuale apparentemente diversi, ma che, assommandosi, rendono la situazione ancora più difficile.

Il primo aspetto, quello più immediato, più riconoscibile, è quello che ci riguarda come cittadini operatori nel mercato e cioè la riduzione drastica, importante, preoccupante del lavoro (o più brutalmente del “fatturato”) che ha costretto molti studi a licenziare dipendenti, altri a ridurre drasticamente i costi in tutti i settori, altri addirittura (e non sono pochissimi) a rassegnarsi alla chiusura dei propri studi per inserirsi in strutture più grandi ed organizzate.

Dal lato dell’attualità e della quotidianità, si tratta certamente del problema principale, ma poiché “mal comune …” è quello a cui ci siamo tutti rassegnati con maggiore facilità, ci siamo organizzati a “tirare la cinghia”, a fare i necessari sacrifici (per i quali piangono persino i Ministri della Repubblica – figuriamoci se non dobbiamo piangere noi), e ad attendere tempi migliori.

Ma c’è quell’altro aspetto, quell’altro angolo di visuale più subdolo, vissuto meno quotidianamente, ma straordinariamente più grave.

Ci riferiamo, evidentemente, all’attacco ormai assolutamente “di moda” da almeno un paio d’anni, ma ultimamente diventato sempre più continuo ed ossessivo nei confronti dei professionisti in generale, ma in particolare ed in primo luogo nei confronti del notariato.

Attacco che si realizza spesso modificando la verità, partendo da vere e proprie bugie usate come presupposto certo ed incontrovertibile (vedi, a titolo di esempio, la famosa bugia della casta che si tramanda la funzione di padre in figlio), e che viene mosso oramai da ogni parte: politici, giornalisti, altri professionisti, Confindustria e così via, partendo da motivazioni ed interessi diversi, ma convergendo nei grandi slogan del momento: “largo alle liberalizzazioni – abolizione dei privilegi – viva la concorrenza – guerra alle riserve di funzione”.

Il fatto è che noi siamo veramente, sinceramente, non corporativamente convinti dell’utilità per il Paese della nostra funzione così come è attualmente strutturata (perlomeno nei suoi aspetti centrali e sostanziali), ma non riusciamo a farlo capire agli “altri” pur essendoci impegnati negli ultimi anni, con encomiabile impegno, a farlo.

Qualche volta ci viene il dubbio che quanto appena affermato non sia vero, ci viene il dubbio che la nostra visione della professione e della sua utilità sia “di parte”, sia ottenebrata, sia pure in buona fede, dal nostro particolare interesse.

E vogliamo allora provare ad esaminare le ragioni “avversarie” sforzandoci al massimo non solo di essere obiettivi, ma addirittura di immedesimarci nel modo di ragionare dei nostri detrattori.

Alcune affermazioni, infatti, se davvero ci si mette a ragionare in questo modo, sembrano meno illogiche di quanto appaiano a prima vista.

La più classica è quella delle tariffe che si può così riassumere: “la previsione di tariffe minime inderogabili difende solo la casta, è negativa per il cittadino perché rende inefficace la concorrenza”.

C’è sicuramente del vero: anche da parte nostra qualche volta è difficile sostenere che a tariffa “scontata” corrisponda necessariamente cattiva qualità. Ed infatti questa affermazione è quella meno facile da smontare all’esterno ed anche noi stessi ogni giorno di più ci andiamo rassegnando all’idea che le tariffe minime non esistano più.

Naturalmente siamo ben consci di tutto quanto al proposito di contrario potremmo dire fra di noi, ma ci siamo ripromessi di ragionare come se non fossimo notai, ma … salumieri (con tutto il rispetto).

Anche l’eccessiva esiguità del numero è difficile da difendere fino in fondo: quando i giornalisti citano le medie nazionali dei redditi dei notai, è matematico sostenere che il raddoppio del numero e quindi il dimezzamento dei redditi, li farebbe sempre rimanere “interessanti”. Anche in questo caso ci sarebbe tantissimo da dire fra di noi, a partire da una sostanziale correttezza fiscale non altrettanto ritrovabile altrove, ma anche qui vogliamo ragionare da … salumieri, e riconoscere quindi una qualche valenza alla critica sulla eccessiva riduzione del numero (resa ancora più criticabile dalla scopertura di tante sedi e dal rinvio della fase operativa della revisione delle tabelle).

Ma quando ci spostiamo uno scalino più su ed esaminiamo le auspicate “lenzuolate” che porterebbero ad allargare la facoltà di rogito (di rogito?) o perlomeno di autentica ad altri soggetti, professionisti o meno, con la scusa che ciò favorirebbe la concorrenza, l’accesso dei cittadini ai servizi, e così via, ecco che allora facciamo davvero fatica a non arrabbiarci, anche ragionando da salumieri, da idraulici, da piccoli imprenditori, da casalinghe o da qualsiasi altra ipotizzabile figura.

Primo: perché non è assolutamente vero che ciò comporterebbe una riduzione dei costi per i cittadini. I costi di studio necessari per organizzare la struttura capace di far funzionare il complesso delle attività precedenti e conseguenti ad un atto, per esempio, di compravendita immobiliare, è molto superiore a quello normalmente sopportato dallo studio di un singolo avvocato e perciò tale costo “scaricato” su un numero limitato di atti non potrà che portare casomai ad un aumento dei corrispettivi richiesti al cittadino, oppure la nuova attività finirà per interessare solo a strutture organizzate proprio a questo scopo e cioè finirà solo per regolarizzare … gli attuali studi abusivi.

Soprattutto, secondo: tutti i controlli, i meccanismi, le prassi a cui noi siamo, giustamente, sottoposti proprio per la delicata funzione a cui siamo chiamati, varrebbero anche per questi nuovi soggetti? Oppure assisteremmo a due “mercati paralleli” cioè a dire che lo stesso contratto potrà stipularsi con un notaio sottoposto a tutte queste giuste attenzioni ovvero con una “corsia preferenziale” più semplice e meno costosa?

Ci riferiamo naturalmente e solo a titolo di esempio al controllo biennale degli Archivi Notarili, all’incardinamento presso uno specifico Ufficio del Registro (il che permette un certo margine di controllo), al meccanismo di versamento delle imposte in via telematica, all’ “Unico” che permette trascrizione e voltura, ma anche, a monte, all’organizzazione territoriale, al controllo delle Coredi e così via.

Ed ancora più a monte all’accesso così controllato e così verificato da meritare forse qualche riflessione e ripensamento, ma da assicurare, tutto sommato, l’emergere della qualità che è il massimo di garanzia per il cittadino.

Su questo punto, quello della difesa della funzione, ci sentiamo di sollecitare il Consiglio Nazionale a resistere fino in fondo, diremmo fino alle estreme conseguenze, nell’interesse (ma davvero!) del sistema giuridico del Paese, prima e al di là della difesa nostra personale.

Quindi, in conclusione, studiamo pure le necessarie aperture, le opportune revisioni di singoli punti della nostra legge professionale o delle nostre prassi operative, ma restiamo assolutamente fermi nella difesa non di noi ma del nostro ruolo.

Attenzione però: la voglia di “accontentare” il legislatore, il desiderio di precorrere i tempi per non far decidere ad altri, la giusta necessità di essere pronti, non ci facciano commettere l’errore di andare troppo “avanti”.

Ricordiamoci di quel che successe con la tabella delle sedi in occasione dell’ultima revisione: nel timore di vederci richiedere 100 nuove sedi, ne offrimmo 80 ed alla fine ne bastavano 40! (i numeri naturalmente li corregga il lettore).

Non offriamo facoltà di rogito nazionale, istituzione dei “clerks”, concorrenza selvaggia, pubblicità libera e così via, quando, probabilmente, basterebbe molto meno.


 

IL SALUTO DEL NUOVO PRESIDENTE DI FEDERNOTAI


Non posso iniziare il mio primo articolo su FederNotizie senza fare i dovuti ringraziamenti a tutti i colleghi che hanno ritenuto che io potessi avere la capacità e le caratteristiche giuste per ricoprire, per il prossimo triennio, la carica di presidente di Federnotai. Un “grazie” particolare anche per il fatto di aver scelto una donna, cosa non proprio comune quando si parla di cariche “al vertice”. Non è un caso che sia Federnotai ad aprire ad una donna presidente e non è neanche la prima volta, essendo stata la carica, prima di me, ricoperta da Grazia Prevete. Questo aspetto di precursore dei tempi che spesso Federnotai ha ed ha avuto è uno degli aspetti che mi piace di più del sindacato e che mi rende orgogliosa di farne parte. Nel commentare la mia elezione ho già avuto modo di affermare che in questo momento così delicato non è proprio ideale assumere cariche: la percentuale di possibilità di dover affrontare problemi gravi e di doverne conseguentemente assumere l’onere è elevatissima. Ma è proprio in questi momenti che non ci si può tirare indietro e soprattutto non può farlo chi, come me, crede fermamente nel notariato e nella funzione di Federnotai come luogo di confronto, di laboratorio di idee e di strumento di politica. Il notariato sta affrontando emergenze da molti anni, vincendo molte battaglie e perdendone alcune. Il clima che ne è derivato incide su ciascuno di noi A volte ripenso ai miei primi anni da “notaio” quando l’unico problema da affrontare era la soluzione dei problemi dei clienti e la stesura degli atti. Momenti lontani ormai: oggi oltre a quei problemi, che hanno sempre il primo posto nella mia vita professionale, si sono aggiunti quelli “politici” che spesso hanno portato piccole e grandi delusioni. Questo non mi ha però mai fatto perdere entusiasmo verso quella che ritengo sia la vera funzione del notariato: “rendere facile ciò che è complesso”, fornire un servizio a favore dello Stato e dei cittadini.

Con questo entusiasmo mi accingo ad iniziare il prossimo triennio da presidente. Devo confessare che sono un po’ “invidiosa” del Presidente uscente che può iniziare un periodo di meritato riposo (ma sarà realmente tale? conoscendolo non ne sarei affatto certa) e che mi lascia un’eredità pesante perché è riuscito a fare molto bene la sua funzione e rende il mio compito più difficile. Non posso nascondere che sono preoccupata, ma confido molto nei miei compagni di avventura, una giunta di colleghi preparati e con molta voglia di fare bene. Parlare di programmi non é così facile per quanto ho già detto. Tuttavia é possibile tracciare delle linee generali di continuità con la passata giunta: rapporti con le istituzioni del notariato, rapporti con tutte le realtà vive del notariato, dall’Accademia del Notariato all’Associazione Giovani Notai, all’ADR, contatti diretti e personali con le associazioni locali e con le realtà dei singoli territori, presenza attiva dove serve. In questi ultimi anni, infatti, Federnotai ha saputo essere presente laddove ha trovato spazi lasciati vuoti: ha avuto il coraggio di fare un congresso sull’accesso a poca distanza da un grosso problema che aveva interessato proprio il concorso notarile.

Ha saputo, così trasformare una “caduta” in un’occasione per riaffermare la serietà e validità del concorso ma anche per interrogarsi ed interrogare sul “come” modificare e “se” modificare le regole, con un risultato sicuramente molto positivo. Ha aperto confronti con le istituzioni del notariato dimostrando nei fatti la volontà di collaborare per il bene comune e l’anacronismo di chi ancora interpreta il sindacato come estraneo o addirittura nemico del notariato tradizionale. Spero che la nuova giunta possa proseguire in questo rapporto di collaborazione ma che possa anche avere le idee e la forza per essere pungolo di novità. Non voglio qui ripetere diffusamente quanto già riportato in una recente intervista rilasciata a “Il Denaro” (chi ha voglia può leggerla sul nostro sito www.federnotai.it): posso, sintetizzando, affermare che Federnotai dovrà anche guardare all’esterno. Gli attacchi al notariato sono così diffusi da rendere la difesa del notariato materia anche del sindacato. In questo senso penso che sarà necessario trovare strumenti di informazione utili a scardinare quei pregiudizi, quei luoghi comuni dei quali siamo veramente stufi. Idee nuove per comunicare la nostra funzione, la nostra utilità. Ma per far questo c’è bisogno di un impegno diffuso. FederNotizie questo mese è inviato a tutti i notai, anche non associati, e proprio per questo colgo l’occasione per chiedere a tutti i notai un serio impegno personale. Tutto quello che si fa e si è fatto a favore del notariato e che ha permesso e permette di sopravvivere ai “Lulli” comunque denominati non è piovuto dal cielo: è frutto dell’azione generosa di tanti colleghi che spesso non hanno neanche il nostro grazie. Tra i buoni propositi per il nuovo anno ci potrebbe essere in tutti voi che leggete ora questo saluto, un rinnovato impegno, impegno che deve in primo luogo essere profuso negli studi ma che va anche, e forse soprattutto, sviluppato fuori, partecipando alle iniziative dei Distretti, sempre più numerose, ai convegni con la cittadinanza, alle riunioni distrettuali e, non ultimo, iscrivendosi a Federnotai: è necessario dimostrare nei fatti, con un minimo sforzo, la “partecipazione attiva”. Quello che maggiormente demotiva chi si impegna per il notariato non sono le critiche, che, se costruttive, sono utili, ma l’indifferenza. Indifferenza cieca di chi non ha ancora capito che da solo, nel proprio studio, non riuscirà a sopravvivere. Lo slogan potrebbe essere: “I want you” per N. Army (Notariato Army)” In altri termini: cari colleghi e colleghe cosa volete fare nel prossimo triennio per il notariato? La nuova giunta è pronta a ricevere anche le vostre idee ed il vostro aiuto. Se ciascuno di voi dedicherà una parte della propria preparazione ed intelligenza al bene comune saremo sicuramente tutti più forti e pronti a vincere la sfida di questo turbolento periodo. E, già da ora, grazie.

Lauretta Casadei – presidente eletto di Federnotai – notaio in Orte


 

 

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